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Memento, trenta giorni di noi

Memento, trenta giorni di noi
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Consegna prevista Marzo 2023
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La protagonista di questa storia ha permesso a qualcuno di entrare, prepotentemente, nel guscio caldo e confortevole plasmato da una vita di sofferenze, ma qualcosa accade e il piano si incrina. Questa storia inizia così, con la perdita. Trenta email giornaliere a colui che le ha spezzato il cuore, email di pancia, irriverenti, vagabonde, senza filtri. Trenta lettere che parlano di lei, di come era prima, di come non potrà più essere. La trentunesima, finalmente, è una risposta, ma del tutto inaspettata e capace di rompere definitivamente un equilibrio già fragile. Questo romanzo è un viaggio. Nella vita della nostra lei, ma anche dentro di noi. Di noi che almeno una volta ci siamo sentiti soli, sconfitti, inadeguati, traditi, che ci speriamo senza sapere coscientemente di farlo. Di noi che quel giorno abbiamo pensato “Ho davvero perso tutto stavolta, non sorriderò mai più” e poi, puntualmente, quando una cosa è stata davvero divertente abbiamo riso di gusto, e non abbiamo più smesso.

Perché ho scritto questo libro?

Come tutti, anche io ho perso a volte chi era importante per me, dunque ho deciso di scrivere qualcosa che portasse speranza, risate, riflessioni. Ho rubato le storie dagli occhi tristi delle persone che ho incontrato, le ho lette nelle loro mani mai ferme, imprigionandole nel tempo come le striature su una biglia di vetro. Il dolore ci rende tutti simili, per niente soli, e alla fine, incredibilmente, finalmente paghi, perché il sangue è sangue ovunque, ma anche la gioia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Quando per la prima volta mi hai detto “ti amo” io non ci volevo credere, cioè infondo lo sapevo che era così, lo sapevo da mesi, lo dimostravi ogni volta che mi guardavi, mi sfioravi, ti preoccupavi delle cose più piccole, ma sentirlo era un’altra cosa. Soprattutto per una come me. Una che dalla vita ha avuto tanti di quei calci in faccia da non poterci credere, non davvero, che uno come te, cazzo davvero uno come te, bello in modo misterioso e non scontato, uno affidabile ma non noioso, intelligente senza essere presuntuoso, generoso e sveglio potesse davvero innamorarsi di una come me. E invece è successo. E tutti quei calci ricevuti improvvisamente sono diventate spinte, come Samarcanda, hai presente la vecchia morte che guarda il soldato e si chiede come mai sia ancora così lontano e proprio per questo lui si mette a correre e le va incontro? Ecco.

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Tutte quelle spinte mi hanno portato da te. In un modo contorto e duro, come lo strappo di un cerotto che fa male, ma che poi dà sollievo. Si cresce in molti modi. Io sono cresciuta nell’assenza, di tante cose. Sono stata abbandonata in ospedale, il giorno in cui sono nata. La donna che mi ha dato la vita aveva deciso che ero troppo piccola, troppo fragile, troppo pelosa forse, chi lo sa? Mi ha lasciato solo una copertina misera con un elefantino, davvero umile e malandata, ma estremamente pulita. Hai presente quando ho detto che tua sorella era stata lasciata in quella casa come una bambola rotta? Io non ero rotta, ero uno scricciolo pieno di capelli corvini, si, ma funzionavo benissimo. Eppure si sono dimenticati di me, si sono dimenticati di amarmi. Una macchia cosi, sai, non te la levi più. Per tutta la vita provi a grattarla via, a strofinare, a tagliarla via, ma niente da fare, lei sta sempre lì, a ricordarti che non sei stata abbastanza. Ho cambiato quattro famiglie prima di trovare quella disposta ad adottarmi, le prime tre mi avevano restituita. Non te l’avevo mai detto, lo faccio ora. Lo avevo custodito come un segreto prezioso, ma non era prezioso, è solo che mi faceva vergognare, non so neanche il perché. Mi hanno restituita perché non piangevo. Mai. Neanche quando dovevo mangiare, neanche quando dovevo essere cambiata. Me ne stavo lì, in silenzio, a fissare seria le persone che avevo intorno.

Quindi forse credevano che non funzionassi proprio benissimo, che avessi qualcosa di rotto. Ma di rotto non c’era niente, avevo solo capito subito che chiedere ti rende schiavo. Che se chiedi ti possono dire di no. E un no, grosso come una casa, anzi, grosso come un ospedale, me lo avevano detto proprio appena nata. E non so come avevo fatto a capirlo, a soli pochi giorni dalla nascita, ma infondo si vede che ero una bambina sveglia. Alla faccia di chi diceva che ero rotta. Forse facevo un po’ paura. Forse essere fissati da qualcuno che non sembra incapace di piangere, ma semplicemente disinteressato a farlo, mette a disagio chi invece piange per un non nulla, e si emoziona per ogni cosa. Forse la più grande assenza della mia vita, da bambina, è stata questa. L’assenza delle emozioni. Chissà magari è per questo che ora mi emoziono per ogni cosa, per mettermi in pari. È per questo che ora saltello eccitata per tutto ciò che mi impressiona, e sono parecchie le cose pronte ad impressionarmi. In modo particolare mi impressiona chi è privo di slanci, chi non è in grado di amare il bello che vede, ma soprattutto chi non è capace di dirlo. E forse è per questo che ti giravo intorno come uno squalo, che non ti ho mollato un attimo fino a che non hai ammesso che si, mi amavi, mi amavi davvero, anche se non ti piaceva dirla questa parola, anche se preferivi far parlare i fatti. Ma io, dei fatti, io che vivo da sempre in un mondo tutto mio – un mondo dove i genitori adottivi non muoiono in un incidente quando hai diciassette anni e così te ne devi andare dieci mesi in un istituto pulcioso, un mondo dove non fai tanto di quel sesso occasionale per vedere se sporca più di quella famosa macchia per poi accorgerti che si, sporcava un sacco, ma era solo sporco che si aggiungeva a sporco, un mondo dove smettere di mangiare e diventare ancora più scricciolo, dove tagliare la vena sbagliata e girare da sola nel bel mezzo della notte tra gli spacciatori non serve a morire, ma solo a farti sentire più viva- io, in quel mio mondo, dei fatti ho sempre voluto farne a meno, preferivo i sogni. 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Marta Inkedsoul
Il mio nome è Porzi Marta ma tutti mi conoscono come Marta Inkedsoul. In parte a causa del mio aspetto, per il corpo pieno di tatuaggi, un po’ per la mia attitudine all’utilizzo delle parole. Scrivo da quando riesco a ricordare e piano piano l’ho fatta diventare una professione. Viaggio per il mondo osservando, rubando con gli occhi tutto ciò che può contribuire a rendere migliore me, e il mio lavoro. Un crogiuolo di volti, panorami, culture ed esperienze. Questo è il mio quarto libro, ma testa e computer sono colmi di molto altro.
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