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Per Milano, sola andata: le tragicomiche avventure di una tedesca in Italia

Per Milano, sola andata: le tragicomiche avventure di una tedesca in Italia

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Dicembre 2022

L’Italia mi ha reso un’altra persona. Questo libro raccoglie tutti i momenti nei quali mi sono avvicinata alla cultura italiana. Spesso sono inciampata. Ci sono stati momenti buffi e tragicomici. Vorrei trasmettere attraverso piccoli racconti la leggerezza grazie alla quale mi sono ambientata e ho trovato il mio posto nel Belpaese.
Sono arrivata come ragazza alla pari a Milano, poi ho deciso di restare. E durante i miei cinque anni di permanenza non mi sono mai fermata: ho viaggiato continuamente, cercando di avvicinarmi sempre di più alla vera cultura italiana. Tanto che ormai mi dicono “Non sembri tedesca!”.

Perché ho scritto questo libro?

Spesso racconto le mie piccole, sfortunate e buffe avventure vissute in Italia: ho pensato di raccoglierle in un unico libro ironico sulla vita qui, vista dagli occhi di una ragazza tedesca. Buon divertimento!

ANTEPRIMA NON EDITATA

Lampugnano

Sono agitata: oggi mi trasferisco a Milano! Ho trovato una famiglia che mi ospiterà per i prossimi nove mesi e in cui lavorerò come ragazza alla pari. È già da molto che ho questo sogno nel cassetto: voglio imparare una nuova lingua e conoscere il Bel Paese. Conosco poche parole italiane, ma penso di potermela cavare.

Quando arrivo con mia mamma a Stoccarda, da dove partirà il mio pullman, leggo questo messaggio: La partenza per Milano è in ritardo di un’ora. Ci scusiamo per il disagio.

«No! Il pullman è in ritardo» esclamo.

«Così abbiamo tempo di prenderci ancora un caffè.»

«Ma ne abbiamo già bevuti tre stamattina.»

«Almeno passiamo ancora un po’ di tempo insieme prima della partenza. Sarà difficile per me quando non sarai più a casa.»

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Così ci beviamo il quarto caffè della mattinata e scrivo alla signora Helen, dalla quale andrò a vivere. La informo del ritardo del pullman e lei mi manda una foto del suo cane con la bambina: Ti aspettiamo. Non ci sono problemi. Chiamami appena sai quando arriverai.

«Guarda cosa mi ha scritto. La bambina sembra veramente carina.»

«Sì, anche il cane. Spero che ti troverai bene.»

Quando andiamo alla stazione non c’è ancora nessun pullman e inizio a innervosirmi. Mia mamma cerca di tranquillizzarmi e dopo una lunga attesa vedo arrivare il pullman. Salgo con la mia valigia gigantesca mentre mia mamma cerca di trattenere le lacrime. La guardo dal finestrino: mi guarda con malinconia e mi saluta.

Scrivo un messaggio a Helen, facendole sapere a che ora arriverò a Milano. Lei mi risponde dicendo che sarà alla stazione al mio arrivo e di ricontattarla appena il pullman esce dall’autostrada.

Mi metto le cuffie e ascolto Au Revoir, una canzone tedesca che parla di partenze. Mi sento in pace con me stessa: anche se sto lasciando il mio paese, sto partendo per una nuova avventura. Mi addormento e quando mi sveglio siamo già in Italia. Si è fatto buio e non vedo bene il paesaggio, ma dopo poco noto un cartello stradale con scritto “Milano”. Così chiamo la signora per dirle che sto per arrivare.

«Ok, partiamo subito per venirti a prendere. Abbiamo già prenotato un tavolo per mangiare la pizza stasera.»

Quando il pullman si ferma non trovo nessuno ad aspettarmi: solo una stazione vuota e un grandissimo parcheggio. Questo posto sembra molto squallido, mi fa un po’ paura. L’autista mi aiuta con la valigia e dopo poco riparte. Eccomi qui: sono appena arrivata a Milano e già mi sento smarrita.

Chiamo Helen: «Ciao Paula, tra 15 minuti siamo lì.»

Mi guardo intorno. Vedo due uomini andare avanti e indietro. Dopo alcuni minuti, si ferma una macchina accanto a me. Dentro ci sono un ragazzo e una ragazza. Mi dicono qualcosa in italiano, ma non li capisco. Chiedo loro di parlare in inglese.

«Vuoi un passaggio? Questo posto non è sicuro per una ragazza a quest’ora.»

«Grazie mille per la proposta, ma sto aspettando qualcuno che mi viene a prendere.»

Così partono e sono di nuovo da sola e ho ancora più paura di prima. Quando arriverà finalmente? mi chiedo.

Da quel momento, passa un’eternità fino a che finalmente mi chiama Helena chiedendomi: «Dove sei?» – «Sono rimasta dove mi ha lasciato il pullman». È confusa perché si trova anche lei alla fermata del pullman. E così aggiunge: «Vai verso l’uscita. Forse non possiamo entrare con la macchina fino alla fermata stessa».

Allora vado verso l’uscita e finalmente trovo lei e la bambina. Mi salutano e mi portano in una pizzeria bellissima nel centro di Milano.

Eravamo da un’ora nello stesso posto senza trovarci. In tedesco c’è un detto che descrive situazioni simili, e in italiano si può tradurre così: “Meglio tardi che mai!”.

La sorpresa soppressa

Oggi voglio andare in centro per scoprire la città. È da una settimana che vivo a Milano e ho sempre preso la metropolitana per muovermi: vorrei provare a prendere un altro mezzo.

Uscita di casa, vedo delle persone in attesa alla fermata del pullman e penso: Perché non provare il bus? Leggo le informazioni sul cartellone: passano due autobus a questa fermata, e uno si ferma anche in Duomo. Cerco di capire tra quanto arriverà, ma leggo solo “soppresso”. Mi viene da sorridere, è veramente bello come la gente esprime le cose qui in Italia!

Proprio in quel momento passa l’altro pullman e salgono tutti tranne me, che resto in attesa dell’altra linea. Continuo ad aspettare altri venti minuti e poi penso: È meglio andare a piedi, non sapendo ancora quando arriverà il mio pullman. Comunque, gli italiani hanno veramente dei modi carini per esprimersi!

Poche settimane dopo esco con delle amiche e alla fine della serata decidiamo di prendere il bus per arrivare a casa. Anche questa volta c’è scritto “soppresso”.

La mia amica americana Evie chiede: «Ma cosa vuol dire soppresso?».

«Che non si sa quando arriva» spiego io.

Mentre aspettiamo passa un ragazzo. «Perché aspettate qui? Non passa nessun mezzo qui. È soppresso.»

«Sì, lo sappiamo.»

«E allora per quale motivo state aspettando qua?»

«Perché vogliamo prendere bus.»

Finalmente capisco perché il pullman non arrivava mai: Il ragazzo ci spiega il significato della parola “soppresso”, che non significa “sorpresa” come pensavo! Peccato… ma meglio tardi che soppresso.

Appuntamento sotto la pioggia

Ciao, mi ha fatto piacere conoscerti. Ti va di uscire domani sera?

Ciao, anche a me. Sì, io ho tempo domani. Dove ci vediamo?

Mandami il tuo indirizzo. Ti vengo a prendere alle 8.

Non vedo l’ora di rivedere questo ragazzo! L’ho conosciuto in discoteca lo scorso fine settimana, quando sono uscita con alcuni amici, e adesso mi chiede di uscire.

Il mio primo appuntamento qui a Milano! Non vedo l’ora che sia domani.

Da quando mi sono svegliata, penso a Nicola, è così attraente! Finalmente ho finito anche di lavorare per oggi e posso andare a prepararmi. Faccio la doccia, poi inizio a provare i miei nuovi ombretti e poi passo ai capelli. Voglio essere perfetta! Mentre mi preparo ascolto un po’ di musica tedesca che mi rende sempre felice. Quando la spengo, guardo fuori dalla finestra e vedo che sta ancora piovendo da stamattina: quando inizia a piovere a Milano, poi non smette mai. Per fortuna non devo prendere i mezzi, posso stare tranquilla anche per i capelli appena piastrati. Mi sposto nella mia stanza per cercare qualcosa da mettermi e controllo l’ora: sono le 7. Finisco di prepararmi e mentre aspetto guardo un po’ Facebook.

All’improvviso mi arriva una chiamata: è lui! È sotto casa. Quanto vola il tempo! Prendo la mia borsa, metto la giacca ed esco. No, mi sono dimenticata l’ombrello. Rientro e lo prendo.

Vedo la sua macchina accesa e mi avvicino, mentre lui esce e mi viene incontro.

«Ciao, come stai?»

«Ciao, bene grazie! Ma c’è una pioggia…»

Lui mi apre la portiera e sorridendo dice: «Sto per portarti in un posto così bello che non ricorderai neanche che piove».

Mi sento una principessa!

Parliamo un po’ di ciò che abbiamo fatto durante la giornata e io mi sforzo di parlare in italiano per esercitarlo. All’improvviso esclama: «Siamo arrivati, devo solo trovare un posto per parcheggiare… Ecco!».

Parcheggiamo quasi di fronte al locale, dobbiamo solo attraversare la strada. Tento di aprire lo sportello ma mi blocca: «Aspetta, ti aiuto io». Scende e viene ad aprirmi. È come se fossi un film, penso e dimentico persino il diluvio intorno a me. È un vero cavaliere! Tiene l’ombrello per me e mi dà la mano. Sorrido e dico: «Grazie mille. Sei gentile».

Stiamo aspettando di attraversare la strada, quando una macchina attraversa la strada di corsa e ci schizza, bagnandoci dalla testa ai piedi.

Mi blocco. Poi provo a togliermi un po’ di acqua sporca dal viso. Che disastro! Persino i capelli sono fradici. Guardo Nicola senza dire nulla, mentre lui cerca di scrollarsi di dosso l’acqua e si lamenta: «Ma che stronzo!». Poi si volta verso di me e dice: «Mi dispiace veramente. Qui in Italia è un disastro con i tombini. Sai che è molto importante costruire i tombini a livello? Studio ingegneria e vorrei migliorare la città con il mio futuro lavoro. Mi rendo conto che possa causare problemi quando i tombini non sono allo stesso livello della strada. Guarda lì: ci sono troppo pochi tombini e non sono a livello. In ogni tanto mi viene la voglia di spiegare ai cantonieri come fare il loro lavoro».

Ascolto la sua spiegazione e sono stravolta – che cosa mi sta raccontando questo ragazzo? Inizio a ridere e rispondo: «Va bene. Ma ora bere. Alcol fa bene quando bagnati». Anche lui ride ed entriamo.

Scappo subito in bagno per salvare il salvabile. Persino il mio mascara è spalmato ovunque. Provo a pulirmi il viso e ad asciugarmi: tutto inutile, neanche l’asciugacapelli elettrico è d’aiuto, e non voglio far aspettare Nicola troppo a lungo.

Mentre beviamo i cocktail ricomincia a parlare dei tombini. Non capisco bene cosa mi sta raccontando perché non conosco le parole che usa, ma anche se non lo capisco il suo discorso sulla costruzione stradale non mi interessa proprio. Una volta finito il suo monologo, mi dice che la vista del locale è molto bella e che mi porterà dopo sul balcone per farmi vedere tutto per bene.

«Ma piove lì?» chiedo.

«No, stai tranquilla! Il balcone è coperto dal tetto.»

«Tetto?»

«Roof.»

«Allora voglio sì balcon.»

Prendiamo le sigarette e usciamo sul balcone. La vista su piazza Cinque giornate è veramente magnifica!

Tornando al nostro tavolo mi dice che l’indomani si deve svegliare presto e decidiamo di rientrare dopo i drink. Mentre mi riporta a casa guardo fuori dal finestrino e ripenso alla serata passata insieme. Nicola è un po’ strano.

Sono un po’ delusa perché l’appuntamento non è stato come l’ho immaginato. Mi chiama Isabella e mi chiede come sia andato l’appuntamento con Nicola: le racconto della macchina che ci ha schizzato l’acqua addosso. Ridendo esclama: «Sai che in Italia si dice: Sposa bagnata, sposa fortunata? Potrebbe essere un buon segno!».

«No Isa, non mi piace lui! Parla di tombini e di strane cose. Sai come si dice in tedesco? Piove sempre sul bagnato.»

Una persona sfigata

Buongiorno, ci vediamo alle 9 al bar davanti all’università per fare un ripasso prima dell’esame. Vieni anche tu?

Buongiorno Isa, sì molto volentieri. A dopo!

Mi sale l’ansia. Oggi darò il mio primo esame orale in italiano. Ho studiato talmente tanto che mi scoppia la testa. Cerco di distrarmi e ascolto un po’ di musica mentre mi preparo. Devo sentirmi comoda, a mio agio, ma voglio allo stesso momento sembrare professionale. È veramente difficile trovare i vestiti adatti per una giornata del genere…

Alla fermata del tram tiro fuori di nuovo gli appunti e l’ansia torna a salire. Non voglio fare una brutta figura. È vero che ho studiato, ma è l’italiano a preoccuparmi. Se potessi parlare in tedesco, saprei cavarmela anche davanti a una domanda difficile… Oggi dovrò dimostrare di aver studiato abbastanza.

Entro nel bar e subito vedo due dei miei compagni seduti a un tavolo. Li saluto e vado a prendermi un caffè. Quando li raggiungo esclamo: «Sono nervosissima! Ho studiato, ma mi sento da dimenticare. Non so parlare poi».

«Stai tranquilla, Paula. L’importante è che hai studiato. Non ti devi preoccupare. Andrà benissimo.»

Arriva l’ultima ragazza del nostro gruppo e dopo una breve chiacchierata cominciamo a ripassare, interrogandoci a vicenda.

Quando sono le 10:30 usciamo dal bar. Fumiamo l’ultima sigaretta, chiariamo gli ultimi dubbi e poi entriamo in università. Man mano che ci avviciniamo all’aula, divento sempre più silenziosa.

Ecco la professoressa: è giovane e non sembra severa. Comincia l’appello e io cerco di tranquillizzarmi. Mentre aspetto il mio turno, ascolto le interrogazioni degli altri. Sono tutti ben preparati. Quando è il mio turno, mi siedo davanti a lei che mi chiede di farle vedere la mia carta d’identità. Vuole sapere se sono in Italia per fare l’Erasmus e io le spiego che sto facendo la triennale, poi comincia l’interrogazione: si tratta di domande generiche a cui so rispondere, mi sento sempre più tranquilla. Ho studiato e so rispondere, anche se non mi ricordo sempre tutto nel dettaglio.

Poi mi chiede di descrivere l’intreccio di un romanzo. Dico tutto ciò che mi ricordo e lei commenta: «Va bene! Ora le faccio l’ultima domanda: può approfondire il personaggio maschile del romanzo?».

Lo faccio, ma lei non sembra ancora soddisfatta: mi chiede di caratterizzarlo. Cerco di trovare i termini corretti e all’improvviso ricordo un dettaglio molto particolare. Però non mi viene in mente l’aggettivo adatto. Provo a pensarci: «… è un personaggio… è una persona… molto… SFIGATA. Sì, sfigata! È una persona molto sfigata».

La professoressa abbassa lo sguardo e sorride. Ma cosa ho detto di male?

«Va bene così. Le darei un 24. Vuole confermare il voto?»

«Sì, grazie mille!»

Firmo il foglio ed esco dall’aula. Lì vedo i miei amici che mi chiedono com’è andata e quali domande mi ha fatto. Spiego tutto con precisione e loro non mi lasciano nemmeno finire che scoppiano a ridere. Dopo un po’ finalmente mi spiegano tutto.

È così che mi rendo conto che oggi ho imparato tante cose, molte delle quali, ahimè, dopo l’esame: non devo avere paura degli orali, è normale sbagliare quando si parla un’altra lingua e, soprattutto, che sbagliando si impara.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Marco Rognini

    (proprietario verificato)

    Non vedo l’ora di ricevere il libro 🙂

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Paula Breukel
Sono Paula Breukel, ma va bene anche se mi chiamate Paola. Sono nata in un piccolo paesino vicino a Ulma, nel sud della Germania. Subito dopo il liceo ho deciso di trasferirmi a Milano; la città mi ha affascinato fin da subito e il tempo è sembrato volare velocemente. Sono poi inciampata nel mondo della televisione e, alla fine, sono approdata al mio personale canale YouTube, nel quale racconto la mia visione dell’Italia, che ora sta diventando un libro!
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