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Mondo di pietra

Mondo di pietra
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Consegna prevista Novembre 2023
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Anuela, un nome strano per una ragazza strana. Quando la maestra assegna alla classe una ricerca, lei non esita a scegliere l’argomento: la morte. Un argomento strano, per una ragazza strana con un nome strano. Un bibliotecario alquanto singolare e un libro che proprio normale non è faranno il resto.
Così, senza troppi preamboli Anuela, col suo bagaglio di dolore e risentimento del quale è prigioniera, viene inspiegabilmente scaraventata indietro nel tempo finendo nella preistoria e da lì, dalla culla dell’umanità, inizierà il suo cammino di crescita personale e spirituale.
Mondo di pietra è un racconto storico, ma anche un viaggio da affrontare per riflettere sulle emozioni, sull’amicizia, sul senso della vita e della morte.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivo da sempre, da che ho memoria, diari, racconti, idee, trame. Ho sempre scritto per me stessa perché la scrittura è il mio portale, la chiave per avventurarmi ed esplorare mondi diversi dal mio.
Questo racconto è nato quasi per caso in un momento in cui la somma di emozioni, esperienze, dolori più o meno grandi aveva raggiunto il culmine e aveva bisogno di trovare una sua forma, uscire e viaggiare nel mondo e… nel tempo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La biblioteca, un libro e uno strano bibliotecario

I luoghi che piacevano veramente ad Anuela erano pochi e la biblioteca era senza dubbio uno di questi. Innanzitutto in biblioteca bisognava fare silenzio, per non disturbare, quindi la gente doveva stare zitta. Questo le piaceva.

Poi in biblioteca ogni cosa era al suo posto, sullo scaffale, numerato, in ordine. Non come nella vita, dove tutto era confuso e caotico. Anche questo le piaceva.

Poi in biblioteca c’era la bibliotecaria.

Anuela non amava la gente, ma la bibliotecaria non era “gente”, lei era una strana: lei sì che era strana forte! Persino più strana di lei e questo le piaceva tantissimo!

Si chiamava Alma, era una zitella vecchia, vecchia, vecchia che aveva passato tutta la sua vita tra i libri. La sua pelle era rugosa e raggrinzita, come quella delle tartarughe e portava i lunghi capelli bianchi raccolti in una crocchia sul capo, come faceva la nonna di sua nonna. Indossava abiti che era azzardato definire vintage…

Innanzitutto indossava sempre la camicetta col colletto ricamato. Nessuno mette più le camicette bianche col colletto ricamato! Nemmeno le nonne!   Invece Alma sì. Comunque la  mise che Anuela preferiva in assoluto era il golfino di lana rosa a pallini fucsia e la lunga gonna verde a rombi… spettacolo!

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Ad ogni buon conto la cosa più sorprendente di quella donna non era l’abbigliamento, bensì l’archivio!

Ormai in tutte le biblioteche si usa un motore di ricerca, un programma appositamente studiato; è tutto dematerializzato, non esistono più gli archivi cartacei. Alma però era un dinosauro tecnologico e, come diceva lei, “quelle diavolerie lì” (i computer) nella “sua” biblioteca non erano ancora entrati e se cercavi un libro dovevi ancora sfogliare i cartoncini. In ogni caso nessuno sfogliava i cartoncini nella biblioteca di Alma, non ce n’era bisogno, si faceva molto prima a chiedere a lei. Sì, ad Alma, perché lei conosceva esattamente la collocazione di ogni singolo titolo, di ogni singolo volume, di ogni singolo tomo di quella biblioteca. Della “sua” biblioteca.

A volte i ragazzini lo facevano apposta, la mettevano alla prova…

«Alma, scusa… Sto cercando Il signore degli anelli»

«Gran bel libro, un po’ pesantuccio. Ci misi tre mesi a leggerlo nel… dunque, lo lessi, nel…nel…»

«Alma!»

«Sì sì: 823.91 TOL»

«Scusi, dove trovo Harry Potter?»

«Uh, il maghetto! Che meraviglia sarebbe avere la bacchetta magica, eh?!»

«Alma!»

«R.820.ROW»

«Scusa Alma, dev’esserci  un errore, non trovo La gabbianella e il gatto

«No, no! Non c’è nessun errore! Il fatto che non trovi La gabbianella e il gatto, come lo chiami tu, dipende dal fatto che non ci troviamo in una VIDEOteca, ma in una BIBLIOteca!»

«Quindi?»

«Quindi il libro si intitola Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare! Ignorante!»

«E quindi lo trovo…?»

E le discussioni andavano sempre così, più o meno.

Quel giorno però, entrando in biblioteca, Anuela ebbe una sorpresa: Alma non c’era. Non era mai successo prima, ebbe un brutto presentimento, Alma era così vecchia…

Al suo posto, dietro al bancone c’era un signore anziano, pelato, con una lunga barba bianca; indossava una giacca di velluto blu, vecchia e logora e dalle maniche, troppo corte, spuntavano due manine bianche, lunghe e sottili, leggermente tremolanti. Anuela notò che indossava svariati orologi da polso, almeno quattro o cinque per parte.

Per la serie, se non son strani non li vogliamo…

La ragazza si avvicinò al bancone titubante, l’uomo era intento a compilare dei moduli e non la guardava; dal taschino della giacca, dal quale pendeva una catenina argentata, tirò fuori un orologio a cipolla e guardando l’ora brontolò: «Sei in ritardo».

Anuela aggrottò le sopracciglia e si guardò intorno, ma non c’era nessun altro…

«Come scusi?»  ma non ottenendo risposta continuò «cercavo la signorina Alma…»

«Oggi ci sono io.»  rispose il vecchio seguitando a non guardarla.

«Capisco.»  Anuela moriva dalla voglia di chiedere come mai Alma non c’era, ma non voleva dare l’impressione di interessarsi troppo a qualcuno, non lo faceva mai.

«Allora… Allora chiedo a lei…»  nessun cenno di risposta «Sto cercando un libro sulla preistoria.»

L’uomo fece pesare un lungo silenzio, poi sempre senza alzare lo sguardo chiese: «In generale o un periodo in particolare?».

«Sugli uomini primitivi, devo fare una ricerca.»

«Perché?»

«Come perchè  chiese Anuela titubante.

«Ti ho chiesto perché devi fare una ricerca sugli uomini primitivi. Posso capire meglio di che libro puoi aver bisogno.»

«Ah! Ce l’ha chiesto la maestra, dobbiamo scegliere un aspetto della loro vita e approfondirlo.»

«Capisco. E tu hai scelto…?»

Ecco… appunto.

«Va beh, lei ha da fare, me lo cerco da sola.»  Anuela sospirò e fece per allontanarsi.

«Aspetta, aspetta! Vieni un po’ qui ragazzina!»

L’uomo si era alzato in piedi (ma non c’era molta differenza) e le faceva cenno di avvicinarsi.

«Ti vergogni? Che argomento hai scelto? Su!»

Il vecchio riprese a compilare i suoi moduli, mentre Anuela si contorceva le mani e malediva il momento in cui aveva deciso di andare in biblioteca. In fondo la ricerca l’aveva già fatta!

Questa dev’essere una punizione divina per aver pensato di fare un dispetto ai miei compagni prendendo in prestito il libro più bello che c’è.

«La morte.»  sussurrò la ragazza in un soffio guardandosi le scarpe.

L’uomo smise di scrivere e alzò un sopracciglio squadrando la ragazza da sotto in su: «La morte?!»

«La morte.»

«Strano!»

«Lo so.»

Certo che è strano. I ragazzi della mia età si interessano poco alla morte, molto di più al sesso!

I suoi compagni adoravano parlare di sesso lontano da orecchie indiscrete, scambiandosi confidenze e nuove scoperte. Ma la morte no. Nessuno parlava mai della morte. La morte è una cosa brutta… triste… fa paura…

Ma Anuela era diversa, perciò quando la maestra aveva detto di scegliere un argomento, lei l’aveva scelto. La morte.

Il modo in cui quelle creature un po’ uomini, ma ancora un po’ animali, potevano affrontare la morte, l’aveva incuriosita.

Saranno stati più o meno come i cani? Insomma, se a un cane muore la mamma o un fratello, non se accorge più di tanto… magari subito sì, ma passa in fretta.

Per le persone era diverso, le persone parlano. E questo ad Anuela piaceva poco. Da quando sua madre era morta, tutti l’avevano sempre riempita di parole.

Uno stupido mare di stupide parole.

Parole che lei non sopportava, che non le avrebbero mai restituito la sua mamma, ma che comunque, nel bene e nel male, in quegli anni l’avevano accompagnata.

E loro? Come facevano quegli uomini-scimmia? Loro che le parole non le avevano…

Senza aggiungere altro, il vecchietto si alzò e si avviò nel lungo cunicolo tra gli scaffali; Anuela lo seguì.

Osservandolo da dietro, mentre camminava, la ragazza notò che anche i pantaloni erano troppo corti e che i piedi erano enormi per un ometto di quella statura.

Che tipo!

Il vecchio si arrestò di colpo, rischiando di farsi tamponare, si infilò tra due scaffali e ne uscì con un enorme tomo polveroso e ingiallito. Decisamente non era il meraviglioso volume illustrato…

«Io credo che forse troverei qualcosa di più adatto a me, nella sezione ragazzi…»  tentò Anuela.

«No. Questo è adatto a te.»

Grande storia del Piemonte dalla preistoria ai giorni nostri lesse Anuela osservando l’enorme librone e soppesandolo con lo sguardo.

Mi toccherà trascinarlo per portarlo fino a casa… punizione divina…

Ritornarono al bancone e l’ometto segnò il prestito.

«Come ti chiami?»

«Anuela.»

Per la seconda volta l’uomo sollevò il sopracciglio e la squadrò da sotto in su.

«Hai un nome strano.»

«Lo so, sempre avuto…»

«Nome strano… argomento strano…» il vecchietto fece una pausa «perché mai una ragazzina di quanti… nove anni?»

«Dieci.»

«Dieci anni… vuole fare una ricerca sulla morte? Con tutti gli argomenti che potevi scegliere, perché questo?»

Anuela si limitò ad alzare le spalle, non sapeva cosa dire a quell’uomo. Aveva solo voglia di chiudere quella bizzarra conversazione e tornarsene a casa.

«Lo vuoi scoprire? Intendo, veramente…»  il tono di voce dell’uomo si era fatto cospiratorio.

La ragazza aggrottò la fronte «Cosa intende dire?»

Il vecchio tirò fuori qualcosa dalla tasca e lo porse alla ragazza, sembrava…

«Cos’è, un dente? Sembra il dente di un animale.»  mormorò la ragazza.

«Di lupo!»

Anuela storse la bocca e fece per restituirlo, ma il vecchietto fece cenno di no.

«Tienilo! Ti aiuterà a trovare quello che cerchi.»

«Ma io non cerco niente.»

«Oh sì invece! Tienilo, è tuo.»

Perplessa Anuela si infilò il dente nella tasca della felpa, prese l’enorme librone e fece per uscire.

«Buongiorno.»

«Arrivederci Anuela, credo che ci rivedremo presto.» mormorò il vecchio bibliotecario riprendendo a compilare i suoi moduli.

* * *

Mentre tornava verso casa Anuela ripensava allo strano incontro nella biblioteca. In tutti quegli anni aveva sempre pensato che Alma fosse bizzarra, ma ora non ne era più così tanto sicura. Quell’uomo andava oltre ad ogni stranezza!

Comunque aveva perso il suo tempo: non aveva il libro che voleva e per di più le toccava scarrozzare quell’enorme mattone fino a casa! Le braccia le iniziarono a dolere e ad indolenzirsi. Quando arrivò finalmente in camera sua lo lanciò sul letto esausta. Il tomo fece un bellissimo rimbalzo sul materasso e andò a schiantarsi sul pavimento con un tonfo sordo, spalancando le sue vecchie pagine.

Anuela si chinò per raccoglierlo: non era il meraviglioso volume che cercava, ma aveva comunque delle belle illustrazioni. Si sedette sul letto e prese a sfogliarlo. Rimase affascinata da una bellissima immagine a due pagine: un gruppo di uomini primitivi armati di armi rudimentali, fronteggiavano un branco di lupi che cercava di avvicinarsi alla loro preda. La cosa interessante era che anche insieme agli uomini c’erano dei lupi, o forse erano cani? Le differenze erano davvero minime.

Mentre scrutava la raffigurazione cercando di capire se erano cani o lupi, ad un tratto Anuela ebbe come l’impressione di vedere una coda che si muoveva. Scosse la testa e si fregò gli occhi, la stanchezza le giocava brutti scherzi.

Guardò nuovamente, con maggiore attenzione…

Ovviamente tutto fermo… come deve essere!

Improvvisamente però udì un suono, basso e cupo, come se un cane stesse ringhiando proprio lì accanto a lei.

Si alzò di scatto, allontanandosi dal letto. Iniziava forse ad avere allucinazioni?

Chiuse gli occhi portandosi le mani alla testa, inspirò profondamente per cercare di calmarsi e…  sentì l’odore inconfondibile della terra umida, del legno, del muschio… misto a puzza  di sudore e… sangue!

Riaprì immediatamente gli occhi: tutto era normale, era nella sua stanza, fuori c’era il sole e sul letto c’era il libro.

Si avvicinò di nuovo per osservarlo meglio, il cuore le batteva un po’ più veloce del solito, il respiro si era fatto affannoso e la mano le tremava leggermente quando sfiorò l’immagine con le dita… Immediatamente uno strano, gelido formicolio iniziò a salire dalle dita al polso, al braccio e… in poche frazioni di secondo era già alla spalla. Anuela cercò di allontanare la mano, ma le dita erano come incollate, non riusciva più a staccarle: una forza potentissima la teneva attaccata alla pagina e con suo sommo stupore la attirava verso il basso. Lentamente, come risucchiata da un liquido denso e vischioso, la mano, seguita dal braccio, iniziò a scivolare lenta dentro l’illustrazione, mentre i colori si confondevano e tutto perdeva i contorni. Anuela voleva urlare e ci provò, ma dalla sua gola non uscivano suoni: la paura si era mangiata tutto!

Molto velocemente, prima la mano, poi il braccio, furono risucchiati tra le pagine del libro e presto tutto il resto del corpo fece la stessa fine.

La stanza di Anuela rimase vuota, nell’aria solo un vago odore di terra umida e muschio e sul letto solamente il grande libro spalancato.

2023-02-08

Aggiornamento

👣𝓘𝓵 𝓹𝓻𝓲𝓶𝓸 𝓹𝓪𝓼𝓼𝓸 𝓭𝓲 𝓸𝓰𝓷𝓲 𝓷𝓾𝓸𝓿𝓪 𝓪𝓿𝓿𝓮𝓷𝓽𝓾𝓻𝓪 𝓮' 𝓼𝓮𝓶𝓹𝓻𝓮 𝓲𝓵 𝓹𝓲𝓾' 𝓭𝓲𝓯𝓯𝓲𝓬𝓲𝓵𝓮: 𝓹𝓻𝓸𝓿𝓪𝓻𝓬𝓲, 𝓸𝓼𝓪𝓻𝓮, 𝓵𝓪𝓷𝓬𝓲𝓪𝓻𝓼𝓲 𝓮 𝓹𝓸𝓲 𝓬𝓱𝓲𝓼𝓼𝓪'… Finalmente si parte! Il mio nuovo progetto sta prendendo forma! Chi mi conosce sa che amo molto scrivere e che scrivo da tempo; ho il cassetto, o per meglio dire la cartella del drive, piena zeppa di racconti, testi, trame, romanzi iniziati e, spesso, mai finiti. Uno di questi racconti era lì, pronto, in attesa di vedere finalmente la luce. Quando si è presentata l’occasione ho deciso di lasciargli spiccare il volo, o almeno di provarci! Desidero 𝗿𝗶𝗻𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗲𝗻𝘀𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 tutti coloro che già nei primissimi giorni della campagna hanno voluto sostenere questo progetto preordinando “Mondo di pietra”. Il loro supporto, l’affetto, l’entusiasmo e la curiosità dimostrati sono stati per me preziosissimi! 𝐎𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞! 𝐒𝐞 𝐥𝐨 𝐯𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐞 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚' 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐬𝐩𝐢𝐜𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐥𝐨!

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Elena Masocco
Mi chiamo Elena Masocco e sono nata a Savigliano, in provincia di Cuneo nel 1980. Sono moglie, mamma e maestra e chi mi conosce mi definisce come una persona solare, espansiva e creativa. Amo la musica, la scrittura, la scuola e la storia, ma non solo la storia cosiddetta “grande”, in particolare mi interessa accendere i riflettori sulla storia nostrana, quella locale, che troppo spesso ci si dimentica di raccontare, soprattutto ai giovanissimi. Scrivo da sempre, racconti di ogni genere, soprattutto per me stessa, cercando di unire le mie competenze in campo educativo, alla mia passione per la scrittura per creare racconti che siano allo stesso tempo avvincenti e istruttivi, adatti ai più giovani, ma gradevoli anche per gli adulti.
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