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Montagna Russa

Montagna Russa
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Consegna prevista Marzo 2023
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Viviamo tutti su una montagna russa. Gli sbalzi d’umore sono comuni, soprattutto tra i giovani, i quali però di norma sono più fragili e che spesso credono di avere davvero qualcosa che non va; credono di essere “rotti”, quando invece non è così.

Ecco qui allora “Montagna Russa”, la raccolta di racconti volta a dipingere il panorama della discesa più tosta di questa giostra. Un salto nel vuoto, raccontato attraverso gli occhi di diversi personaggi e quelli dell’autore stesso. Racconti con l’intento di far riflettere e che tutti assieme portano un messaggio, che solo chi resisterà fino alla fine della corsa potrà comprendere a pieno.

E allora che aspetti? Hai abbastanza fegato per salire di nuovo sulla montagna russa?

Perché ho scritto questo libro?

Volevo mandare un messaggio a tutti quegli adolescenti che proprio come me si credono “rotti” e che credono di essere gli unici a vivere su di una montagna russa; non è così, ci viviamo tutti, tutti abbiamo alti e bassi e tutti siamo crollati almeno una volta. Ciò che è davvero importante in questi casi, però, è sapersi rialzare e provare a vedere ciò che di bello ci pone davanti la vita, in mezzo a tutto quel dolore.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La cena

Finalmente siamo riusciti ad organizzare qualcosa. Una cena, dopo un mucchio di rinvii tra scuola e sbattimenti vari, in cui conoscerci meglio. Lui pareva tenerci così tanto, quindi alla fine mi sono decisa ad impegnarmi e a crederci pure io a quei sentimenti di cui parlava. Il suo entusiasmo mi ha travolta, e ora credo di essermi innamorata pure io.

Ci eravamo incrociati a scuola. Uno scambio di sguardi scaturito in una corta e piacevole chiacchierata che pareva esser fine a se stessa. Poi ho sentito che aveva mosso mezza della sua classe per trovare il mio nick Instagram, e già da lì avevo sentito puzza di qualcosa di più. Ma io non ero interessata. Non è che mi attraesse più di tanto. Certo, era intelligente, dolce e carismatico, ma non so, non mi trasmetteva nulla di più di una semplice amicizia. Io questa cosa gliel’ho detta almeno tre volte. Tre pali si è preso quel ragazzo. Eppure, dopo aver fatto un incredibile slalom, una cena è comunque riuscito a strapparmela.

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Non ricordo perché fuggissi così tanto. Forse per le traumatiche esperienze di cuore avute in passato, o, seriamente, per una mera questione di fisico. Sono sempre stata stronza, sotto sotto, anche se non lo do facilmente a vedere. Ma quale ragazza di 17 anni non lo è almeno un po’? Poi sono cambiata. La quarantena mi ha cambiata. Ora sono una ragazza più matura, lo giuro. Questa cena ne è un esempio, spero se ne accorga.

Eccolo che esce dall’auto del padre. È così elegante. Decisamente troppo. Vado e gli tiro uno schiaffo scherzoso, chiedendogli come si sia azzardato a venire conciato in quel modo senza dirmi niente. Mi confessa che era l’unica cosa che gli sembrava adatto mettersi. Mi scappa una risata involontaria vedendo la cinquina che gli ho stampato sulla faccia. Gli chiedo scusa, anche se penso “Ben ti sta!”.

Entriamo nella pizzeria e ci accomodiamo. Dice che conosce persone qui, e che quindi ci serviranno come se fossimo di casa. Per l’ennesima volta in due settimane ribadisce che non mi devo azzardare a tirare fuori il portafoglio. Non ci penso nemmeno. Smezziamo al massimo, altrimenti rischio di sentirmi in debito con lui. Il bacio non glielo lascio così facilmente, e le gambe nemmeno per sogno. Deve essere una serata tranquilla e se mi scoccio devo potermene andare senza sensi di colpa. Alla fine arriviamo a un patteggiamento, e la mia proposta di dimezzare il conto viene presa in considerazione. Non so perché, ma quel suo sorriso mi dice che le cose non andranno così. Ma fa niente, gli offrirò un’altra cena e saremo pari.

Il locale è davvero carino, il personale sembra rapido e dall’odore sla pizza sembra squisita. Nel peggiore dei casi sarà stata una rapida cena con un buon sapore in bocca e l’aspro nel cuore. In quello di entrambi, ma soprattutto nel suo. Cavolo, e se davvero poi ci ripenso stasera? Se capisco che quello che provo non è amore ma seriamente solo amicizia come gli ho sempre detto ed è sempre stato? Come glielo dico? Quando glielo dico? Prima o dopo il conto?

Ok, devo riprendere il controllo di me stessa. Devo ricordarmi dei discorsi che gli faccio sempre quando mi dice che è giù, cercando palese compassione. Devo smettere di pensare. Pensare troppo rovina tutto. L’ho imparato a caro prezzo in passato e non posso permettergli di farmi tornare quella di una volta. La vecchia me stava male. La nuova me sta bene. È lui a dover crescere, mica io. Che razza di parassita… no, dai, povero.

Oh merda si è alzato. Va in bagno. Non è che ho pensato a voce alta? Prendo il telefono per ammazzare l’attesa. Scrivo alla mia amica della serata, prima che inizi a tartassarmi di messaggi mentre mangiamo. Con qualche risentimento digito: “Le cose con Luca vanno bene. È venuto vestito elegante lo scemo, e io sono qui con la giacchetta verde! Che figura. Poi ti dico come va. Il bacio non glielo dò se non mi fa pagare la mia parte”.

Eccolo è tornato. Lancio il telefono sul tavolo come se l’avessi usato solamente per guardare l’ora. C’è qualcosa di strano in lui. Qualcosa di diverso. Ha un ciuffo ribelle, ma non è solo quello. Il sorriso è a posto. È felice e dolce come al solito.

Alessia risponde ai miei messaggi: un doppio punto di domanda. Le chiedo se le avessi già detto della cena con Luca. Strano, a lei dico sempre tutto.

Rialzo lo sguardo verso di lui. Sta bevendo un calice di vino. Il cameriere ce lo ha appena servito. Lo agita ed assapora come se fosse un intenditore. È palese che ne sappia poco e nulla, ma comunque è carino il modo in cui lo nasconde.

Ricontrollo il telefono. Ale sta scrivendo. Non so come mai, ma ho il respiro pesante. Luca mi vede agitata e mi chiede se è tutto a posto. Annuisco e appoggio il telefono. Il messaggio può aspettare. È la nostra serata e devo dedicarla tutta a lui per ripagare tutte quelle nottate in cui è rimasto sveglio in attesa di un mio messaggio. Eppure Ale mi sta preoccupando. Sono passati tre minuti e ancora non ha inviato nulla. Non è una che scrive poemi ed andiamo d’accordo proprio per questo.

Mi allungo verso Luca e cerco di sistemargli il ciuffo ribelle. Non capisco da dove sia uscita tutta questa confidenza, ma finché non mi dice nulla so di non essere inopportuna. Questa questione dell’essere opportuna oppure no me l’ha trasmessa lui, e come un virus mi ha infettato di quelle stesse paranoie che ho sempre cercato di fargli superare. Forse perché la vecchia me non se ne è proprio andata. È ancora lì ed aspetta il momento giusto per risalire a galla. Non so se voglio tornare quella di una volta. Sicuramente io e lui staremmo meglio assieme, ma non posso fare a me stessa una cosa del genere per un ragazzo. Nemmeno per il più dolce del mondo.

Mi piace la vita spensierata che sono riuscita a costruirmi, eppure in questo momento penso ancora ad Ale. Sta ancora scrivendo, dato che non ho nessuna nuova notifica, oppure magari ha semplicemente cancellato tutto. Chissà se si è offesa. Sto divagando. Torno con il focus su Luca.

Ordina una pizza per entrambi. Non ho ben capito cosa mi abbia consigliato, ma va bene così. Mi piace sperimentare, o almeno credo. Lui ha ancora qualcosa di strano. La cosa mi manda in paranoia. Il profumo è sempre lo stesso. I capelli sono sistemati. Il vestito non ha macchie. Il viso è lindo e pulito. Forse è la luce nella stanza ad esser cambiata. Nah non può essere. E poi mi sto preoccupando troppo; devo godermi di più la serata. Lui intanto mi sta parlando di come la sua vita stia andando alla grande: di come la scuola, lo sport, le amicizie, stiano prendendo il verso giusto. Sono contenta per lui. Rimango ad ascoltarlo parlare perché il suono della sua voce e il modo in cui parla mi piacciono. Mi prendono come poche cose al mondo. Forse è proprio questo lato di lui ad avermi convinto ad accettare. È così persuasivo, mai logorroico e soprattutto premuroso. Tanto premuroso che ora si è accorto di aver monopolizzato la discussione.

Mi chiede come stia andando la mia vita di vita. Non proprio alla grande, ma non posso rovinare la serata in questo modo. A dire il vero non so perché le cose non stiano andando benissimo, anche se probabilmente si tratta solo di un periodo no. Lo spero. Questa volta è lui a farmi la ramanzina sul come stare meglio con se stessi. Usa le mie stesse parole per farmi la predica sul pensare troppo. Devo esser stata davvero una brava insegnante.

Mentre parla arriva la notifica del messaggio di Ale. Vedo il suo nome con la coda dell’occhio ma non posso, o voglio, distogliere lo sguardo da lui. È carino persino il modo in cui gesticola. Credo di essermi innamorata sul serio.

Arriva la pizza. Pomodoro, mozzarella di bufala, pomodorini e rucola: la sua preferita. Io non l’ho mai provata, anche se posso già immaginare il sapore dalle centinaia di volte in cui me ne ha parlato. Prendo forchetta e coltello e tagliò la prima fetta. Da ragazza educata il primo assaggio lo faccio con le posate. Una volta in bocca, sento un buco nello stomaco. Un pugno, altro che un buco.

Cerco di nascondere il tutto, ma so che c’è qualcosa che non va e credo che lui l’abbia capito. Mi chiede se stia bene. È tutto a posto e non capisco il motivo della preoccupazione. Ho davvero reagito così male? Sorseggio dal calice ma è come se avessi la pancia bucata e mi sento i pantaloni bagnati. Preoccupata, controllo di non aver fatto la cazzata, ma i pantaloni sono a posto. La giacca invece è macchiata. Una chiazza scura sul petto, vicino al cuore. Sarà stato il sugo. Sicuramente prima non c’era. Ho passato ore davanti allo specchio per prepararmi.

Sento un vetro rompersi ed un uomo piangere. Un cameriere avrà rotto un bicchiere, nulla di grave. Luca continua a preoccuparsi per me e io gli ribadisco che è tutto a posto. Cos’ho che non va? Distolgo lo sguardo da lui e noto che mi guardano tutti. Chi solo volgendo lo sguardo e chi l’intero busto. “Qualcuno può spiegarmi cosa ho che non va?!” chiedo, perdendo le staffe. Non so perché mi sia alterata così velocemente. Sento un peso sul petto e il pianto continua. Mi alzo dal tavolo e sento come una scossa. Le luci si spengono per un attimo e il pianto si fa più intenso. Ho un attacco di panico. Luca si alza. Vorrei che mi prendesse la mano, ma rimane in piedi di fronte al tavolo, guardandomi con il viso triste. Gli scende una lacrima dagli occhi. “No Lu’… perché piangi?” chiedo, preoccupata. Non mi risponde. Il lamento diventa un grido di dolore. La situazione sta degenerando. Prendo il telefono con l’intento di chiamare mia madre e farmi venire a prendere, ma l’occhio mi cade sulla notifica di Alessia. Apro il messaggio. “Marty. Luca è morto. Fattene una ragione…”. Come è morto? È qui di fronte a me! Sento un’altra scossa. Le luci si spengono e c’è un ultimo intenso grido di dolore. Quando si riaccendono c’è silenzio e siamo solo io e lui nella stanza. Mi agito guardandomi attorno e la sedia cade. Sento una goccia che mi cade sulla testa e poi subito un’altra. Il soffitto non ha perdite ma non è questo il punto. Dove sono tutti? E perché Alessia crede Luca morto? Allungo la mano verso di lui perché ho paura. Mi si bagna con altre due gocce. Una è rosso sangue mentre l’altra è trasparente e salata come una lacrima. Ho ancora più paura ma continuo ad allungarmi verso di lui. So che saprà difendersi e risvegliarmi da questo incubo. Non riesco a raggiungerlo. È come se fosse lontano, nonostante disti un metro da me. Dice qualcosa ma non lo sento.

Le luci si spengono un’altra volta e mi risveglio nel letto, tutta sudata, come dopo un incubo. Per fortuna è stato solo un sogno. Mi sdraio nel letto e cerco di trovare sonno. Domani ci si sveglia presto per andare a scuola. Penso a tutto ciò che ho di bello e che mi fa stare bene. Il buio mi fa paura, ma sono piena di pensieri positivi e riesco a ritrovare la calma. Noto, però, che manca qualcosa. Come un pezzo in un puzzle. Un buco che rovina tutto. Inizio a pensare, ma, come ben so, pensare rovina tutto, infatti noto che non sto pensando a Luca. Eppure lui è speciale. Aspetta, Luca? Quale Luca? I pensieri positivi iniziano a svanire. Non so se sia meglio riaddormentarmi con il dubbio oppure indagare sulla cosa. La mia curiosità prende il sopravvento. Accendo il telefono per scrivere ad Alessia. Sono solo le 23:00, sicuramente sarà sveglia e saprà come farmi stare serena. Aperto WhatsApp noto che c’è una chat archiviata. Strano, non archivio mai le chat. La mia curiosità mi trascina sempre più affondo e la apro. È di un certo “Luca”.

Ora ricordo. Ci eravamo incontrati a scuola e ci scrivevamo ormai da mesi. Per lui c’era qualcosa in più ma per me era solo questione di amicizia. L’ho aiutato a superare un brutto momento ed abbiamo legato di più. Si ostinava per organizzare una cena ma non ricordo di averla mai fatta. Poi un vuoto.

Indago per sapere di più, e nel giro di qualche secondo trovo un messaggio papiro. Lo leggo. E lui che si lamenta del periodo di merda e che si scusa di esser stato un peso. Mi dice che sarà meno assillante dato che non riusciamo più ad avere una lunga chiacchierata come le prime volte, e che la cosa lo fa stare ancora peggio. Mi dice che sono l’unica cosa che lo fa stare bene, ma anche una di quelle che lo fa stare più male. Quando lo ignoro, non riesce a non pensarmi e rimane con un costante peso sul cuore. Non sta bene e non ci sono io ad aiutarlo. Mi chiede scusa per tutto, nonostante non ce ne sia motivo, e conclude. Messaggio inviato ieri. Non mi ricordo se l’avevo già visualizzato, ma sicuramente non gli avevo risposto. Inizio anche io ad avere il suo stesso respiro pesante. Il buio mi mette ansia. Mi fa paura. È come se lo vedessi lì. Ora ricordo. Si è ucciso ieri notte, me lo ha detto Alessia stamattina. Forse, se solo gli avessi risposto, non sarebbe successo. È colpa sua, ma anche mia. O forse è solo colpa mia?

Mi sento male. Ho la nausea. Vomito nel letto e piango. Sento qualcuno correre verso la mia stanza. Lo vedo, lì, nel buio. È Luca. Scompare quando qualcuno accende la luce. È Mamma. “No Marty… perché piangi? È tutto a posto ora. Fa niente per le coperte”.

Non sa di che parla. Non è tutto a posto, non lo è affatto. Lui è ancora lì. Anche se non lo vedo, lo percepisco. Nella stanza. Nel mio cuore.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Manuel Bonacci
nato nel 2004 a Desio, in Italia. All'età di 14 anni viene spinto dal suo professore di italiano a coltivare il suo giovane talento per la scrittura, a cui si dedica negli anni subito successivi quando nel 2021 inizia a dedicarsi alla sua prima vera opera letteraria: "Montagna Russa" una raccolta di racconti rivolta ai ragazzi della sua stessa età, con uno stile più incentrato sulla narrazione interiore e sulla riflessione da parte del lettore.

Attualmente ha intenzione di proseguire gli studi nel ramo ingegneristico, senza però rinunciare alla sua realtà creativa.
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