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Motor Valley - La nascita dell’Elettrico

MOTOR VALLEY – la nascita dell’Elettrico
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Consegna prevista Settembre 2022
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‘Motor Valley– La nascita dell’Elettrico’ è il diario adrenalinico degli eventi che nel 2013 hanno portato allo sviluppo di un prototipo di auto elettrica – derivata da un modello di serie – che in segreto ha sfidato sulla pista di Varano De’ Melegari (Parma) l’equivalente versione tradizionale.
L’epilogo sarà sorprendente, con impatti significativi non solo per il futuro della Motor Valley, ma dell’intera industria Automotive.
Una storia avvincente che onora la cultura della Terra dei Motori e delle sue incredibili persone, e che mescola la passione per le auto, la competizione e la velocità con i conflitti e le intese tra aziende automobilistiche, in un susseguirsi di colpi di scena, successi, difficoltà, boicottaggi e contro-boicottaggi.

Perché ho scritto questo libro?

Voi dove eravate giovedì 2 maggio 2013?
Io ero all’autodromo di Varano De’ Melegari – fuori Parma – testimone della sfida più incredibile che il mondo dei motori abbia mai visto.
Una storia talmente coinvolgente e piena di colpi di scena che non ho potuto fare a meno di narrare in un romanzo – una lettura imperdibile per chi ama l’Automotive ed il Motorsport.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1: LA PROVA DELLA BMW E21

L’anziano con il cappello
Data/Ora: giovedì 14 marzo 2013, ore 15:25

Con una mano sul volante e l’altra appoggiata sulla leva del cambio, mi godo il sei cilindri tedesco che borbotta pacato, il rumore è profondo e senza ‘buchi’, proprio come deve essere.
Guido tranquillo, poco sopra il limite di velocità, su queste strade di campagna prive di traffico che collegano la periferia di Modena con la vicina Carpi; di tanto in tanto guardo distrattamente i campi ocra e verdi scorrere rapidi attorno a me; c’è ombra e luce, con le nuvole che spesso offuscano il cielo.

Quest’auto mi sta dando soddisfazione: si comporta bene e, nonostante l’età, è piacevolmente reattiva.

Mi chiamo Alex Benso, e sono alla guida di una BMW E21 azzurro ‘Basaltblau’ del 1975 che abbiamo personalizzato ‘racing’ per conto di un cliente.
La sto provando su strada per verificare che sia tutto a posto, perché la consegna di questo gioiellino al legittimo proprietario è prevista già per lunedì; a dire la verità, mi piange il cuore vederla tornare a casa.
Ci sono serviti due mesi di lavoro per trasformare un’auto classica di tutto rispetto, la prima versione della Serie 3, in un bolide da pista.
Sotto il cofano oggi c’è un motore da 2,5 litri da più di 170 CV con nuove guarnizioni, kit frizione, volano sportivo e un moderno collettore di scarico estremamente performante; inoltre: freni a disco sulle quattro ruote, un body kit molto allargato con spoiler sul bagagliaio, cerchi in lega nero opaco da 15 pollici, sedili da corsa e volante Sparco, nuove sospensioni sportive con ammortizzatori Bilstein, e tanto, tanto altro ancora.

Le auto a volte ricordano le persone, e questa in particolare assomiglia a una donna non più giovanissima, elegante ma spregiudicata, che ti graffia con malizia quando meno te lo aspetti.

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Questo è il mio mestiere da tre anni esatti: l’azienda per cui lavoro restaura, prepara e personalizza auto d’epoca per clienti appassionati ed esigenti; in Athena Design sono il direttore operativo in giacca e cravatta che però, se serve, risolve i problemi sporcandosi di grasso le mani.
Questo pomeriggio vesto i panni del collaudatore – è più forte di me, devo controllare e ri-controllare sempre tutto.

Davanti a me appare un’utilitaria che procede molto lenta nella mia stessa direzione; alla guida probabilmente c’è il proverbiale anziano con il cappello in testa.
Schiaccio l’acceleratore, la velocità aumenta, ma con fatica; sono in quinta, ho pochi giri, devo per forza scalare.
Faccio una rapida doppietta per agevolare l’ingresso della terza, riaffondo l’acceleratore.
I giri aumentano, stavolta con molta più convinzione, ed il motore entra prontamente in coppia; il rombo autoritario del sei cilindri si fa sentire.
Vai!
Il retrotreno dà una leggerissima sbandata che gestisco facilmente, anzi la sfrutto per allargarmi e superare in scioltezza.
Amo le trazioni posteriori.
Amo il cambio manuale.

Con l’utilitaria che si allontana nello specchietto retrovisore, passo in quarta ed allento la pressione sull’acceleratore.

Nulla fa presagire ciò che sta per succedere e le pesanti conseguenze sul mio futuro.
Un’insolita carriera
Data/Ora: giovedì 14 marzo 2013, ore 15:28

Alcune persone fanno meditazione oppure yoga per riuscire a raggiungere la calma interiore; io ottengo lo stesso risultato quando sono da solo al volante di una bella auto, come in questo momento.
In pochi minuti mi rilasso e la mente vaga.

“Cosa ha portato un piemontese come Lei qui in Emilia Romagna, nel bel mezzo della Motor Valley?”
Fu la prima domanda che mi rivolse Idan Heim, fondatore e proprietario di Athena Design, durante il mio colloquio di assunzione proprio tre anni fa.
Carnagione olivastra da mediorientale, collanina d’oro al collo, un grosso orologio svizzero al polso – non è il tipico modenese.

“Nasco e cresco a Torino, la città dell’auto; sono figlio d’arte, papà era progettista meccanico in DaimlerWagen.”
Non aggiunsi che da piccolo giocavo nella mia cameretta con carburatori e pistoni.
Continuai: “Anni dopo, con in tasca una laurea in ingegneria meccanica del Politecnico di Torino…“ (trascurai di dire: ‘…per soddisfare la mia passione esagerata per le auto da corsa…’) “…mi trasferisco tra Parma, Reggio Emilia e Modena; qui inizia una carriera che mi porterà in giro per il mondo al seguito di diverse scuderie di auto da corsa, fino a diventare un Ingegnere di Pista in Formula 1.”
Feci una pausa per raccogliere le idee.
Idan Heim si aggiustò gli occhiali da vista tondi e con un cenno mi esortò a proseguire.
Entrai nel dettaglio.
“L’Ingegnere di Pista si occupa di raccogliere le valutazioni del pilota ed i dati circa il comportamento dell’auto da corsa, per poi decidere la messa a punto, indicando ai meccanici quali modifiche apportare alla vettura – agendo, per esempio, sulle barre di torsione o sull’incidenza degli alettoni.”
Nel mio ruolo, per alcuni piloti ero un babysitter, per altri un confidente, per altri ancora uno zuccone testardo; per il resto della squadra – in particolare per i meccanici – un pignolo e autoritario rompiballe.
“Cosa la spinge a voler cambiare lavoro?”, mi domandò dopo avermi scrutato per qualche istante.
“Raggiunti certi livelli, la ‘pressione’ alla lunga diventa intollerabile.
La competizione incessante logora, tutto gira attorno a qualche millesimo di secondo guadagnato.
Si sale e si scende continuamente dagli aerei.
Si vive negli hotel in giro per il mondo.
Va bene per un periodo della tua vita, ma poi basta.”
Ho sempre pensato che così come i cani invecchiano sette anni per ogni anno di un uomo, un anno da Ingegnere di Pista in Formula 1 ne vale sette di qualunque altra professione.

Il colloquio ebbe esito positivo e fu così che a marzo 2010, all’età di quarant’anni, iniziai a lavorare a Modena per Idan e la sua Athena Design; le auto classiche anni ‘60/’70, spesso autentici capolavori, sono diventati da allora il mio pane quotid…

…cosa diavolo succede?!! Le mie riflessioni sul passato vengono bruscamente interrotte nell’immediato presente da una strana reazione dell’auto.

Imprevisto
Data/Ora: giovedì 14 marzo 2013, ore 15:29

…cosa diavolo succede?!!

Mi guardo in giro, inquieto, cercando qualche indizio; mi sforzo di razionalizzare ciò che i miei sensi hanno rilevato.
Quando c’è un allarme la mente funziona alla velocità della luce; il mio cervello rievoca rapidamente cosa è successo negli ultimi cinque secondi, fa ‘tornare indietro il film’ a pochi istanti fa, quando attraversando i binari del passaggio a livello di Soliera, ho avvertito una reazione inconsueta sul volante.
Poco prima, ricordo perfettamente, avevo fatto terza, seconda in vista della curva, poi di nuovo gas, non troppo perché – appunto – c’è il passaggio a livello della ferrovia tra Modena e Mantova; è proprio sui binari che la perfezione meccanica di questa BMW improvvisamente si è interrotta.
Fino a quel momento l’auto aveva sempre reagito con precisione e rapidità ai comandi dello sterzo.
Poi…?

Mi rendo conto che sulla strada dritta subito dopo i binari l’auto sta iniziando a deviare verso sinistra, di propria iniziativa.

…ripeto fra me e me, cosa diavolo succede?!!

Giro il volante dalla parte opposta, senza alcun effetto – mi accorgo subito che lo sterzo è diventato stranamente leggero.
Panico!!
Mi rendo conto di aver perso il controllo della BMW.
Sono già nella corsia opposta, e mentre l’auto si dirige sempre più a sinistra, giro – inutilmente – il volante sempre più a destra e d’istinto freno con forza.
Ecchecazzo?!?
In un attimo ho già oltrepassato la corsia opposta, per fortuna non ci sono altri veicoli provenienti in senso contrario, e inevitabilmente continuo fuoristrada, sullo sterrato che corre lungo la strada.
No! No! No!

Senza ABS, in queste condizioni – le ruote di sinistra sul brecciolino, quelle di destra (ancora per poco) sull’asfalto – la mia brusca frenata innesca una decisa sbandata verso destra.
Impulsivamente, con forza stringo il volante di pelle nera.
La velocità è diminuita, ma non abbastanza, e capisco che non c’è più niente da fare.
In quello che sembra un rallenty televisivo, dopo qualche metro la mia BMW va a sbattere di lato, proprio all’altezza della mia portiera, contro un albero all’ingresso di una villetta; un ramo robusto rompe con violenza il mio finestrino mentre l’auto si arresta con un tonfo sordo e definitivo, e una rumorosa pioggia di frammenti di vetro mi colpisce con violenza da sinistra.

Nel silenzio che segue l’impatto, sento il mio cuore che batte all’impazzata.

…vaffanculo…!

Mentre mi sforzo di scendere dalla parte del passeggero, parecchio scosso, mi rendo conto di avere la mano sinistra insanguinata.
Arriva Emiliano
Data/Ora: giovedì 14 marzo 2013, ore 16.09

Emiliano Baraldi si guarda attorno, sforzandosi di capire la dinamica dell’incidente.
Dopo qualche secondo, si gira verso di me con un mezzo sorriso: “Alex, non sei più capace di andare dritto? Guarda che casino che hai combinato!”

Davanti alla BMW con il cofano alzato, c’è il nostro carro-attrezzi.
Emiliano è un collega di Athena Design, il garzone tuttofare: si occupa delle commissioni, fa qualche semplice manutenzione, pulisce le auto, eccetera.
È il tipico emiliano – nel suo caso, di nome e di fatto – che va d’accordo con tutti e che ama scherzare, un ragazzotto semplice e verace, non particolarmente brillante.
Questo pomeriggio è venuto in mio soccorso.

Indicando l’auto, gli rispondo, “Adesso che la carichiamo, occhio allo sterzo…”
Emiliano mi guarda perplesso, non ha capito la mia allusione.
Sospiro e ci riprovo: “Prova a girare il volante…”
Emiliano si infila nell’auto dal lato del passeggero e si allunga verso il posto di guida.
Sento un’esclamazione.
Non appena fuori dal veicolo, mi guarda sorpreso: “Gira a vuoto!!”
Gli spiego pazientemente: “Abbiamo fatto diventare il piantone dello sterzo a triplo snodo, è stato modificato per girare attorno ai nuovi scarichi realizzati su misura; la saldatura di uno dei giunti ha ceduto di netto.”
“Mamma mia, Alex…  …ma come è possibile che si rompa così?”
Faccio spallucce.
Vorrei suggerirgli di chiedere al nostro capo Idan, il quale pur di risparmiare anche solo un euro, non si fa scrupoli di coscienza ed accetta qualsiasi compromesso, sia per quanto riguarda la manodopera, sia per i materiali utilizzati; non è un caso se l’azienda impiega numerosi stagisti – che lavorano praticamente gratis – con risultati a volte disastrosi.
Athena Design potrebbe fare il salto di qualità se solo si investisse qualche soldo, Idan ed io ne abbiamo discusso fin troppe volte, anche animatamente, ma niente da fare.

Emiliano si accorge solo ora che ho un fazzoletto sporco di sangue avvolto stretto sulla mano sinistra.
Minimizzo: “Non è niente, basterà un cerotto”; in realtà la ferita mi fa un male cane, e continua a perdere lentamente sangue.
Non la beve: “No no, adesso carichiamo al volo la BMW e prima di rientrare in azienda ti accompagno al Pronto Soccorso del Ramazzini.”

Odio gli ospedali…

Meno di mezz’ora dopo, dopo aver ringraziato e salutato Emiliano, sono all’Ospedale Ramazzini, in centro a Carpi.
Entro un po’ spaesato al Pronto Soccorso e vengo immediatamente notato da una infermiera.
Si accorge della mia povera mano e, perentoria, mi ordina di seguirla.

Al Ramazzini
Data/Ora: giovedì 14 marzo 2013, ore 17.28

Al Pronto Soccorso di Carpi non si perde tempo: in pochi minuti un dottore di poche parole mi ha medicato la mano, fornito qualche indicazione (inutile) e congedato con indifferenza.
Meglio così, significa che non è niente di grave.

Mi accomodo nella sala d’attesa all’ingresso e chiamo un taxi per tornare a casa; arriverà in pochi minuti.
Intorno a me le sedie sono tutte vuote, più in là c’è solo una signora in piedi che osserva le pubblicazioni dell’Ospedale disposte su alcuni scaffali inclinati.
Guardo la mia mano tutta incerottata; oggi me la sono cavata con qualche graffio o poco più, ma poteva finire molto male. Sono ancora parecchio scosso, è la prima volta che mi ritrovo con il volante che improvvisamente ‘gira a vuoto’, come ha detto Emiliano.

Mi vibra il cellulare; sul display leggo il numero dell’azienda.
“Pronto…”
È Marzia Righi, la segretaria del mio capo: “Alex, ascolta, appena puoi vieni in ufficio, devi firmare un po’ di carte per Idan.”
Non dice ciao, non mi chiede come sto, Marzia è irritante come al solito.
Differentemente dal solito, sembra però allegra e compiaciuta – la cosa mi insospettisce.
Sbrigativo, le chiedo: “Per l’assicurazione?”
“Sì, anche. E così porti via anche le tue cose.”
Lo dice senza nascondere una certa soddisfazione.
Rimango sconcertato, devo aver capito male.

“Marzia, cosa stai dicendo?!?!”
“Quando passi, ti spiegherà meglio Idan.”
Passo da zero a cento in un secondo, mi monta una rabbia incredibile.
Reagisco molto male, faccio veramente fatica a non alzare la voce: “Marzia, sei solo una zitella acida, sempre incazzata con il mondo; ecco perché in azienda nessuno ti sopporta.
Passami immediatamente il capo, ci voglio parlare subito.”
“Alex, sei solo un cafone, Idan avrebbe dovuto cacciarti molto tempo prima.”
“Passamelo senza fare troppe storie e vattene al diavolo.”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Andy Cavallini
Mi chiamo Andy Cavallini e sono un ingegnere prestato al Marketing; oggi lavoro come Product Manager in una multinazionale high-tech che ha la propria sede principale a Parma.
In passato ho pubblicato numerosi articoli su riviste tecniche, nonché un libro sul Telelavoro; con 'MOTOR VALLEY - la nascita dell’Elettrico' mi cimento con la mia prima opera di narrativa.
Andy Cavallini on InstagramAndy Cavallini on Wordpress
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