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Nanà. Una vita per odiare

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Consegna prevista Agosto 2023
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Nanà è una bambina cresciuta troppo in fretta. Nell’età adolescenziale è diventata donna senza nemmeno volerlo. Ha vissuto diversi orrori durante la guerra, è stata privata dai suoi affetti. Ha vissuto una vita lacrime e perdite. Ogni persona a cui si avvicinava a lei la vita glielo portava via. La sua certezza è l’amore per i suoi figli, l’unica ragione di vita. Nel corso della sua esistenza proverà un dolore così forte, che solo leggendo tutta la storia, riusciremo a sapere se riuscirà a sopportare tutto!

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di un’emozione forte. Ho creduto in questo progetto dal primo giorno che ho cominciato a scrivere. Ho trovato la grinta che avevo un po’ perso, la vita spesso ti mette i bastoni tra le ruote e sta a noi superare gli ostacoli della vita. Un po’ mi sento come la protagonista del libro, perché per me la vita non è stata una passeggiata ma dopo la pioggia esce sempre il sole, e per me questo libro è il mio sole!

ANTEPRIMA NON EDITATA

3 Marzo 1945, ore 7:00. Un’altra fredda giornata inizia anche oggi a Roma.

Gli alberi sono spogli e gelidi, un vento forte soffia fuori la finestra e dentro per riscaldarci solo una tazza di caffè da dividere per due.

La gente che cammina per strada è priva di sorrisi, unico pensiero avere notizie dei propri cari impegnati per la guerra.

Dicono che sarà la guerra che cambierà la storia, sì forse è vero magari un giorno questa guerra sarà storia ma quanto dolore ci sarà nei cuori.

Le poche donne rimaste in città si aiutavano l’una con l’altra.

In un cortile si trovavano all’incirca dieci case tra cui una molto piccola, dove abitava la famiglia Morante. Sembrava davvero la casa delle bambole, ma era adatta per tre persone. Gli inverni erano molto freddi e le estati caldissime.

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Entrando in casa vi si trovava un tavolo con tre sedie, un fornellino per cucinare, un lavatoio. Una camera molto piccola ospitava un letto matrimoniale e un lettino dove dormiva la loro figlia.

La situazione in quella casa era davvero disastrata. Guido Morante, il capofamiglia, era partito per la guerra da oltre sei mesi e ogni volta che arrivava una lettera dal fronte le paure erano tante. Di professione era falegname; ‘era’ perché a causa della guerra ha dovuto chiudere bottega. Nonostante il fallimento del suo lavoro non si diede per vinto e fino al giorno prima della sua partenza per la guerra, lavorava come spazzino in paese. Guido è un uomo che non si stanca mai di lavorare, sempre pronto a sacrificarsi per la famiglia. Forse per la sua barba accentuata potrebbe sembrare severo ma è solo apparenza, basta guardare i suoi occhi scuri, occhi buoni e sinceri per capire che persona sia.

Le sue spalle larghe danno sicurezza alle donne della casa.

La sua regina era la moglie Claudia, sposati da trent’anni felicemente. Mai un litigio, mai uno screzio solo tanto amore e tanto rispetto.

Claudia è una donna semplice. Il volto è segnato dal tempo e dai problemi che ogni giorno deve affrontare. Fisicamente è una donna minuta, bassa ma ha una forza infinita, infatti per andare avanti si arrangiava a cucire e rammendare abiti per la gente del paese e spesso non veniva pagata in danaro ma con pezzi di pane e un po’ di verdura.

La forza gliela dava la sua stella ossia sua figlia Nanà.

Nanà è la ragazza più bella del paese, solare, allegra, piena di vita.

Espressivi sono i suoi occhioni neri, capelli sciolti al sole e tanti sogni nel suo cuore.

Nanà aiutava la mamma a consegnare il lavoro finito, infatti lei puntualmente partiva con la sua bicicletta e andava casa per casa a portare gli abiti.

Nanà non aspettava altro che ritornasse il papà.

Era la prima volta che la famiglia si era divisa, qualsiasi problema fosse accaduto nel corso degli anni precedenti, la famiglia era stata sempre unita.

Nanà come ogni mattina si è svegliata presto. Prima che la madre si alzasse dal letto, ella puliva tutta casa e poi si svegliava la madre col profumo di caffè (o quasi). Mentre sorseggiavano il loro caffè da una piccola radio interrompevano le trasmissioni per annunciare che Ferruccio Parri era stato liberato dai tedeschi. Nanà sentì un brivido correre giù la schiena, pensando che forse quel 3 marzo avrebbe significato qualcosa. Qualcosa di positivo.

Erano le 10:00 del mattino e mentre la signora Claudia stava cucendo bussarono alla porta.

La donna andò ad aprire ed era la signora Gonzi. Non era una semplice signora ma “LA SIGNORA”.

Una delle donne più ricche di Roma; elegantissima nonostante la guerra e la fame lei non si separava mai dai suoi cappelli vistosamente curati e dalle sue pellicce di visone.

La signora Gonzi entrò in casa con aria snob, anche perché la casa Morante era una casetta semplice.

La signora Gonzi volle sottolineare che se aveva deciso di recarsi in quella casa era solo per necessità.

Claudia sempre col sorriso sulle labbra fece accomodare l’ospite e le offrì un caffè che la Signora Gonzi prese con disgusto. La Gonzi volle subito andare al sodo difatti chiese a Claudia se fosse capace di cucire un abito importante per il matrimonio della figlia.

Claudia nel sentire quella proposta importante si sentì lusingata, tanto da non parlare né di costi né di nulla; subito prese le misure e mentre Claudia annotava le informazioni per il vestito arrivò Nanà.

Inconsapevole della presenza della donna entrò gridando: “Mamma tutto consegnato e tutto pagato”. Poi quando vide la signora cambiò atteggiamento.

Nanà infatti quando voleva faceva anche la donna di mondo, si avvicinò al tavolo dove la madre aveva adagiato un foglio dove vi erano scritte le misure del vestito, con aria disinvolta chiese alla signora come avrebbe voluto che fosse il vestito da lei richiesto.

La donna cominciò a dire che l’avrebbe voluto lungo, con le maniche altrettanto lunghe tutte in merletto originale e aggiunse anche che la stoffa doveva essere molto raffinata. Ovviamente non doveva mancare il suo cappellino intonato al vestito.

Tutto sembrava scelto, tutto pronto ma poi Nanà parlò di prezzi…

Non solo la donna era snob ma era anche furba in quanto credeva che dal momento che ci fosse la fame in giro, potesse approfittare della situazione, ma non aveva calcolato il forte carattere della ragazza.

Senza esitare Nanà presentò il conto alla signora Gonzi: 7,39 Lire.

La cliente nel vedere la cifra rimase sbalordita per la cifra proposta da Nanà ma per lei 7,39 Lire non rappresentava certo una cifra esosa; ricca com’era per lei erano spiccioli.

Claudia vedeva la figlia parlare con quella cliente tanto avara, tanto scocciante ed arrogante. Abbassò lo sguardo quasi come se si vergognasse che per creare l’abito la figlia avesse chiesto di essere pagata.

Nanà senza battere ciglio e senza alcun sconto chiese la cifra calcolata con un acconto del cinquanta per cento.

La signora Gonzi ormai esausta dalle chiacchiere di Nanà accettò, ma volle specificare che era la prima volta che una sartina le aveva posto delle condizioni e Nanà rispose che era la prima volta che avevo servita una cliente così superficiale.

Il vestito doveva essere pronto entro due settimane.

Quando la Gonzi uscì di casa le due donne urlarono dalla felicità.

Sembrava che quel 3 marzo avesse  portato proprio fortuna in casa Morante. All’improvviso un grido forte proveniente dal cortile quasi come se un tuono avesse stordito il quartiere interruppe la gioia di quelle due donne. Nanà e la madre uscirono di corsa per vedere cosa fosse successo, la scena era impressionante. La signora Sara era in ginocchio a terra, piangeva, si lamentava e le due donne osservarono la donna senza sospettare minimamente cosa fosse accaduto per sconvolgerla così. Claudia chiese alla signora Rita cosa fosse successo ma lei singhiozzava e non riusciva a parlare. Un vuoto nell’anima, la paura di sapere si era impadronita dell’anima di Nanà.

Si avvicinò anche il Signor Mario, il calzolaio del quartiere, quello che regalava le caramelle ai bambini della zona e quando smetteva di lavorare inventava le favole per i ragazzi ma senza scriverle e né leggerle perché non sapeva fare né l’una né l’altra cosa.

Ebbe la forza di dire solo una frase: “Massimo era uno di noi” e poi venne fermato dal pianto.

Chi era Massimo? Massimo era un ragazzo di 24 anni, semplice, buono, un lavoratore. Mancavano solo tre mesi al matrimonio, Massimo era il sole del quartiere, giocherellone con tutti. Impossibile pensare che non ci sia più, che la guerra abbia portato via un altro fiore, che chi lo amava non potrà più accarezzare i suoi capelli color cioccolato, specchiarsi nei suoi occhioni azzurri. Ogni lutto che colpiva di volta in volta quel quartiere era una perdita per tutti, perché tutti potevano aspettarsi di ricevere una notizia del genere.

Il clima era freddo ma in quell’istante la giornata divenne buia e gelida, sembrava che il tempo si fosse fermato da quando il postino aveva portato la lettera. 

Una settimana trascorse in fretta, ogni volta che arrivava il postino era un colpo al cuore.

8 Marzo. Un raggio di sole finalmente era su Roma, puntualmente Nanà prende la sua bicicletta ed esce a fare le sue consegne, quando incontra Laura. Laura è una ragazza che non piace Nanà, prova invidia e gelosia perché nonostante la povertà e la semplicità della ragazza riesce sempre ad avere una quantità di ragazzi pronti a corteggiarla. Laura si mise d’avanti alla bici di Nanà fingendo di cadere, in modo da dare la responsabilità a Nanà.

L’antipatia di Laura nasce un anno prima, quando Laura si era presa una cotta per Aldo un ragazzo che lavorava presso un bar del posto. Laura aveva davvero fatto di tutto per conquistarlo, a partire dall’andare tutte le mattina al bar fino ad aspettarlo quando finiva di lavorare.

Gli esiti erano sempre negativi. Una sera, Laura andò a casa di Aldo sapendo che era solo cercando di sedurlo.

Laura si avvicinava sempre di più ad Aldo e più Aldo si scostava, dopo vari tentativi da parte della ragazza di baciarlo Aldo confessò a Laura che non l’avrebbe mai baciata perché era innamorato di Nanà.

Da quella sera l’antipatia verso la ragazza ebbe inizio.

Ciò che aveva fatto Laura lo videro tutti, anche Don Attilio il sacerdote del quartiere che si avvicinò alla ragazza e le disse che Nanà non aveva cercato d’investirla ma era stata lei stessa a mettersi davanti alla bici.

Laura infastidita dal rimprovero di Don Attilio si alzò da terra e se ne andò via.

Eppure la cosa che mi chiedo spesso è questa, ma anche di fronte a tanta tristezza la gente pensa sempre a comportarsi male? Anche quando vivere è un lusso?

Sabato 10 marzo ancora un interruzione radio. Ogni volta che accade sembra avere un colpo al cuore.

I fascisti prelevarono otto partigiani dalla Rocca d’Imola, li portarono nei pressi della Fornace Gallotti di Imola.

I giorni passavano in fretta sperando e pregando per quelle persone, ogni ostaggio, ogni morto era un fratello o un padre che andava via.

Il calendario segnava 28 marzo 1945, non c’è più nulla da fare, sono stati trovati gli otto corpi dei partigiani. Erano stati martirizzati durante il tempo della prigionia.

Sul luogo dell’eccidio è stata collocata una lapide con i nomi dei caduti: Lorenzo Baldisseri, Emilio Benedetti, Paolo Farolfi, Dante Giorgi, Sergio Ragazzini, Antonio Roncassaglia, Paolo Roncassaglia e Attilio Visani.

29 marzo, il grande giorno finalmente arrivò, mancava poco per la consegna del vestito della Signora Gonzi. Le due donne lavorarono alacremente alla composizione dell’abito da sposa che avrebbe reso loro soddisfatte per la prima consegna importante e fecero un lavoro certosino per far bella figura con quelle persone distinte.

Claudia era tesa, la paura di aver sbagliato era tanta, per lei era il primo lavoro commissionato da una Signora importante, aveva la speranza che se il lavoro avesse avuto esito positivo di sicuro le avrebbe portato a conoscere gente che conta.

La porta bussò e Claudia guardò la figlia facendo una smorfia di paura.

Nanà sospirò ed andò ad aprire la porta.

La Signora Gonzi entrò in casa e volle subito vedere l’abito, Claudia andò a prenderlo. Nel vedere l’abito la donna non disse nulla, toccava la stoffa, guardava le cuciture, visionava il merletto. Sempre taciturna era, l’ansia per Claudia aumentava sempre di più, Nanà si stancò del silenzio della cliente così le chiese cosa pensasse dell’abito; la Gonzi guardò la ragazza e vedeva anche l’imbarazzo della madre, dopo qualche istante finalmente si espresse. “L’abito si mostra molto semplice ma allo stesso tempo elegante. Fine ed esclusivo. Sono più che soddisfatta”. La Gonzi prese il suo abito promettendo alle donne di aver altre amiche da portare da loro e magari la sposa stessa.

Le due donne erano soddisfatte per come era andato il primo lavoro

“importante”. Ovviamente per completare le loro gioia avrebbero voluto avere il loro uomo con loro.

Dopo quasi una settimana, alla porta della famiglia Morante ritornò a bussare la signora Gonzi ma stavolta era accompagnata da una ragazza. Nanà fece accomodare le signora e si fece presentare chi fosse la ragazza che l’accompagnava. La Gonzi con un sorriso soddisfatto presentò la ragazza come sua figlia. A Nanà le faceva piacere che la donna aveva mantenuto la parola data, Claudia fece accomodare la ragazza e le chiese come le piacesse che fosse il suo abito da sposa.

Giada era davvero entusiasta del suo matrimonio, tanto da voler raccontare la storia d’amore con il suo futuro marito. Nanà e Claudia si sedettero accanto alle loro clienti ed ascoltarono tutta la storia d’amore.

Giada cominciò a dire che aveva conosciuto il suo fidanzato tre anni prima ad un ballo organizzato dalla cugina Serena per la festa dei suoi ventunenni. Come vide Fausto, Giada se ne innamorò perdutamente, come poteva essere il contrario! Lui era bellissimo, moro, alto e tanto ricco, era l’uomo che tutte le ragazze aspettavano di incontrare nel proprio futuro. Durante la serata il ragazzo si avvicinò a Giada e con dolcezza cominciò a corteggiarla, sembrava che fosse amore reciproco. Dopo solo una settimana ufficializzarono la loro storia d’amore e da quel giorno non si erano mai lasciati e non c’era mai stato neanche un litigio.

Claudia si complimentò con Giada, era riuscita ad avere la storia d’amore che aveva sempre sognato, ma la mamma non era tanto felice per questo matrimonio, l’antipatia per il ragazzo non era mai stata un mistero. Per la donna, la figlia stava correndo troppo, avrebbe voluto che almeno avesse aspettato ancora un po’ prima di fare il grande passo.

Nanà come al solito non sapeva mentire, quello che pensava doveva dire e senza mezze misure, diretta come era, subito arrivò al punto e con tutta la schiettezza che una persona può avere cominciò a dire: “Credo che vostra madre abbia ragione, un ragazzo che dopo una settimana subito ufficializza una relazione per me ha qualcosa da nascondere. Mi scusi se mi permetto ma lei è davvero sicura che questo ragazzo sia ricco come dice?” –  chiese Nanà. Giada non aveva dubbi, non credeva che il suo ragazzo potesse avere un doppio fine, quindi continuava a sognare. La Gonzi aggiunse che lui in tre anni di fidanzamento non aveva nessuna situazione importante nei confronti della figlia, anzi, quando hanno deciso di sposarsi il ragazzo ha espresso il desiderio di non regalare alcun anello di fidanzamento alla futura sposa perché per lui portava male.

Giada continuava a dire che la mamma si stesse sbagliando e che comunque era andata dalla sarta per farsi cucire l’abito da sposa e non la sua relazione.

Claudia si alzò e andò a prendere il metro per poter prendere le misure alla sposa, mentre Nanà si fece spiegare come volesse l’abito. Giada ci teneva a precisare che per il suo matrimonio non badava a spese anzi doveva essere un modello raro e unico.  Claudia e Nanà si guardarono negli occhi e si capirono a vicenda su come dovesse essere l’abito di Giada.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Immacolata Beninato
Mi chiamo Immacolata Beninato, sono nata a Napoli il 10 agosto 1981. Sono sposata dal 20 giugno 2015 e sono mamma di due bambini, Federica di 6 anni e Loris di 4 anni. Ho iniziato a scrivere all'età di 8 anni. Nel 2006 pubblico il mio primo libro " Leggere per sognare". Un libro dedicato ai bambini. Nel 2008 ho pubblicato una raccolta di poesie, intitolata " Il cuore nella roccia" edito dal Gruppo Albatros. Ho partecipato e vinto molti concorsi letterari, ho partecipato al Concorso letterario "La Giara d'oro " organizzato dalla Rai. Ho scritto un cortometraggio per Giffoni film Festival, e poi ho avuto un'esperienza per me bellissima al livello teatrale. Ho scritto, prodotto e diretto due commedie teatrali. La prima era intitolata " Sara ed in magico Natale" e la seconda " A cena con i miei". Mi sono dedicata a vari eventi di beneficenza e ho collaborato i la Fondazione Thelethon.
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