Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Napocalisse! Tre amici, una città e la secessione di San Gennaro

Napocalisse! Tre amici, una città e la secessione di San Gennaro
13%
174 copie
all´obiettivo
47
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Luglio 2023

10 maggio 2034: Napoli diventa Capitale. I cittadini proclamano la nascita del nuovo “SCN – Stato Città di Napoli”. Si tratta di una secessione pacifica, senza spargimento di sangue. E la data scelta non è casuale: sono trascorsi esattamente 300 anni dal 10 maggio 1734, giorno in cui Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna, era entrato trionfante in città rendendola capitale di uno Stato indipendente. Con una clamorosa azione, i napoletani si sono voluti riappropriare del proprio destino.

Il rivoluzionario esperimento dei napoletani, però, va ben oltre la politica: l’antico tesoro di San Gennaro, da sempre ritenuto dagli esperti di valore inestimabile, funge anche da garante, con i suoi preziosi valori, della nuova moneta voluta dai napoletani: si tratta di una cripto valuta chiamata “Januaria”. È una moneta digitale che però a differenza di tutte le altre monete virtuali viene ancorata e garantita dal tesoro del Santo. Una sorta di parità aurea agganciata al tesoro che ne assicura il valore ed è essa stessa unità di misura e mezzo di pagamento. La rivoluzione napoletana è anche economica e completa pienamente la secessione di Napoli Città/Stato.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro nasce dalla mia grande passione per la Città di Napoli e dalla voglia di riprendere i mille aneddoti della sua millenaria e feconda storia. Attraverso un romanzo di fantasia, racconto una rivoluzione partenopea molto particolare e senza precedenti nella storia della città. Naturalmente nel libro un ruolo decisivo, oltre ai napoletani, lo ha il Santo patrono, il cui inestimabile tesoro è il vero protagonista della trama del racconto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Via Toledo, estate 2032

Napoli, via Toledo, primo pomeriggio, estate 2032. Caldo torrido, umidità alta, poco vento. Tre amici chiacchieravano seduti ad un bar all’aperto, in cerca di refrigerio e distrazione.

Luca, 23 anni, viveva in via dei Tribunali e studiava informatica; Massimo, 24 primavere, aveva casa a Secondigliano ed era iscritto all’università di scienze politiche; Tommaso, il più piccolo dei tre, 21 anni, risiedeva a Fuorigrotta e studiava economia e commercio. Vivevano con le rispettive famiglie che li seguivano e sostenevano negli studi, ma i tre giovani erano molto ambiziosi e grandi sognatori. Tre menti pensanti e non certo tre sfaccendati perditempo. Si incontravano, da buoni amici, come tanti altri ragazzi della loro età, ma insieme pensavano anche al futuro. E provavano a sognare in grande. Immaginando una nuova radiosa epopea napoletana.

“Ragazzi, questa nostra città ha bisogno di una scossa” – esordì  subito Massimo, aprendo il dibattito con i due amici e cercando di non pensare all’afa soffocante che li circondava. “Eh, chest ce manca…nu terremoto…”, chiosò scherzando Luca, a cui subito replicò Tommaso: “Massimo, che vuoi dire? Spiegati bene”.

Continua a leggere

Continua a leggere

“Voglio dire – controbatte’ il più politico dei tre – che Napoli ha bisogno di una svolta, in tutti i sensi. Abbiamo una nobile storia alle spalle e spesso quello che i napoletani hanno fatto prima di altri è stato poi ripetuto altrove, preso a modello. Insomma siamo un’avanguardia e siccome le cose oggi non vanno per il meglio dobbiamo cambiare e far vedere a tutti cosa sono capaci di fare i napoletani”.

“Vabbè – sbottò caustico Luca – mo’ cominciamo col solito ragionamento rivoluzionario di tre giovani al bar, come diceva quella vecchia canzone, che vogliono cambiare tutto e poi non cambiano niente”.

“Uaaa Luca – aggiunse Tommaso – mi hai fatto ricordare quella famosa frase: si comincia a 20 anni col voler cambiare il mondo e si finisce a 40 col cambiare solo i canali col telecomando…ahahah”.

“Guagliu’, sto parlando seriamente – controbatte’ Massimo – e voi,  studenti universitari come me, dovreste pensare che siamo la nuova generazione chiamata a cambiare le cose per migliorarle”.

Luca: “Massimiii, ma piens ‘e femmene…ma c’amma fa, na rivoluzione? Guarda, guarda là che bella ragazza che sta attraversando la strada”. Ma Tommaso di nuovo: “Dai Luca, Massimo forse non ha tutti i torti. Capiamo cosa vuole fare. Parliamo seriamente”.

E così Massimo riprese a ragionare: “Io frequento Scienze Politiche e proprio adesso sto preparando un esame, in un libro che racconta di popoli e rivoluzioni c’è scritta una citazione: chi ti dice che le cose non possono cambiare, vuole solo un altro schiavo ! Nuje nun simme schiavi. Noi siamo napoletani, un popolo antico, fiero ed indomito”.

“Eh, Massimiii – rispose quindi Tommaso – e non siamo stati proprio noi napoletani ad aver subito, sempre, ogni tipo di dominazione straniera?”.

“Appunto, mo’ basta!”, contrattaccò Massimo. E Luca riflettendo: “Ragazzi, ma lo sapete che a sta cosa non ci avevo mai fatto caso? Come è possibile che Napoli non ha mai governato Napoli?”.

“Bravo Luca ! – rilanciò subito Massimo – e la Carta dei diritti dell’Onu sancisce il principio di autodeterminazione dei popoli. I napoletani devono essere governati dai napoletani. Io ci penso da tempo a sta cosa. Capite cosa significherebbe?”.

“Significherebbe – sbottò Tommaso – che dovremmo fare una specie di secessione e sono sicuro che l’Europa, la comunità internazionale e ovviamente l’Italia non ci permetterebbero di farlo. Figuriamoci se ci mollano. A nuje tutti ci criticano ma nessuno ci lascia…”.

“Hai ragione – ragionò lucidamente Massimo – ma dinanzi alla volontà popolare, forte e determinata, bisogna sempre arrendersi. Il popolo unito non sarà mai vinto. Certo, servirebbe l’unità totale di tutta la città. Tutti i napoletani, una sola voce, una sola idea”.

Luca: “Max sono con te al 100%. Ma la tua è pura utopia. Onestamente parlando, ma addo’ jamme. È un’idea inattuabile”.

Ma Massimo senza perdersi d’animo: “Ragazzi,  noi siamo giovani, siamo il nuovo che avanza. Dobbiamo credere in noi stessi, nella nostra città, nei nostri fratelli partenopei. Abbiamo il dovere, come nuova generazione, di provare a cambiare. E se non cambia, pazienza, ma almeno non avremo il rimorso di non averci neanche provato”.

Luca e Tommy a quel punto concordarono: “Verissimo, Massimo hai ragione. Proviamoci, va bene: ma come ? Cosa fare? Da dove iniziare ?”. Ancora Massimo: “Intanto prendiamo l’abitudine di vederci noi tre e poi riuniamoci, parliamo con amici e parenti fidati, iniziamo a contarci, a farci Comunità, incontriamoci non solo per bere un caffè o una birra insieme, da buoni amici, ma iniziamo a vederci da cittadini che si confrontano e si misurano con la realtà ed i problemi che ci circondano”. I tre a quel punto si strinsero la mano, tutti per uno e uno per tutti: ancora non potevano saperlo, ma stavano muovendo i primi passi di una lunga e inarrestabile marcia, quella che avrebbe segnato la nuova storia di Napoli e dei napoletani.

Il Movimento

Agosto 2032, nessuno dei tre amici era partito per le vacanze: Massimo, Luca e Tommy erano tutti a Napoli e dopo aver stretto quel patto a tre si incontrarono nuovamente per iniziare a ragionare e costruire qualcosa di più concreto. Stavolta il loro caffè sarebbe stato di analisi strategica,  non solo di sincera amicizia. I tre infatti erano determinati a fare sul serio. Location della riunione: sempre via Toledo, ormai la loro seconda casa, la base operativa per immaginare il futuro. Esordì subito Massimo: “Luca, Tommaso, intanto grazie per questa scelta. Sono orgoglioso della vostra amicizia e del comune desiderio di costruire qualcosa insieme. A tal proposito io avrei già una prima idea”.

Luca e Tommy insieme: “Grande Max, ormai sei il nostro leader. E noi siamo ansiosi di partire. Cosa dobbiamo fare? Qual è la tua idea?”.

Massimo: “Ho pensato di scrivere due righe di statuto e mettere in piedi una associazione, nome: Generazione Partenopea ! Vi piace?”. E subito Luca: “Una che ? Associazione? E sai quante ne trovi a Napoli?”. E poi Tommaso: “Max ma secondo te la nostra idea ambiziosa per una nuova Napoli ha bisogno di una Associazione?”. Le perplessità non mancavano. Ma Massimo aveva già la risposta: “Ragazzi, allora: seguitemi. Il primo passo è aggregare persone. Non ci serve gente qualsiasi ma giovani, come noi, sognatori e con forti motivazioni. Quindi prima regola: all’inizio entrano solo gli under 30. L’associazione è un alibi buono per mettere insieme persone e dobbiamo farlo cercando chi la pensa come noi. È chiaro? Non fatevi ingannare dallo strumento, di associazioni la città è piena, ma come la nostra non se ne trovano.

Seconda regola: entra solo chi è nato o ha la residenza a Napoli o la cui famiglia vive stabilmente qui da diverse generazioni. Non deve essere una discriminazione, perché non vogliamo escludere qualcuno, ma in partenza sarà il segno distintivo della nostra iniziativa, identitaria e visionaria. Napoli comanda Napoli.

Terza regola: chi milita con noi non deve avere iscrizioni a partiti politici o associazioni politiche o sindacati o cose simili. Né deve avere incarichi politici e istituzionali.

Quarto principio base: militanza reale ed in presenza. Chi non partecipa a più di tre riunioni è fuori. Niente collegamenti a distanza, videochiamate, call conference e stranezze simili.

Quinto: l’associazione non deve avere capi. Il leader viene scelto con una turnazione ed è un primus inter pares”.

Luca: “Adesso mi è molto più chiaro,  ma il programma?”. E Tommaso  subito dopo: “Eh, infatti. Le prime idee?”. Anche qui Massimo rispose senza tentennamenti: “Partiamo dal presupposto che il nostro sogno è costruire una Napoli che si ispira all’antica polis greca. Il nostro sogno è avere una Città/Stato. Quindi puntiamo dritto dritto alla secessione“.

Luca  e Tommaso di nuovo insieme: “Ma sta cosa l’abbiamo detta già l’altra volta. Ma è una cosa impossibile. Che stiamo a Roma col Vaticano che ci facciamo Città/Stato ? E che teniamo il papa? Che teniamo ferventi credenti, chiese e clero ?”.

Ma anche su questo aspetto Massimo rispose con lucidità e determinazione: “Veramente a Napoli ne teniamo due, di papi. Uno religioso e uno laico. Come sempre noi napoletani abbiamo un quid in più. Teniamo il Santo nostro protettore, Ianuario nostro generalissimo, e poi ci sta l’altro santo, quello laico, il Re dei Re: Diego Armando Maradona. È una delle icone mondiali delle rivoluzioni, l’uomo che riscattò due popoli: quello argentino e quello napoletano. Diego sfidò i potenti, sconfisse gli usurpatori, dimostrò a tutti che Napoli poteva e sapeva vincere. È una nostra fonte di ispirazione naturale. Ha fatto più politica lui che 50 sindaci alla guida della città. Allora, carissimi amici, qua per fare la rivoluzione teniamo tutto: simboli, bandiere, storia, martiri, eroi, ricchezza, fantasia, coraggio. Ma lo volete capire che non possiamo che farla na bella rivoluzione?”.

A questo punto le reazioni degli altri due altri amici cambiarono. Subito Luca affermò  entusiasta: “Massimo tu sei un politico nato. Più parli e più mi convinci e mi dai motivazione. Dobbiamo agire. Quante persone ci vogliono per creare questa associazione?”. E Tommaso, seguendo l’amico nel ragionamento: “Noi tre siamo…a quanti dobbiamo arrivare?”. Massimo, sempre con le idee chiare: “Per muovere i primi passi ci vogliono in partenza 10 persone. Cinque uomini e cinque donne. Diciamo un rappresentante per ogni municipalità di Napoli. Trovati i dieci fondatori mettiamo mano all’assemblea, una roba tipo di 50 elementi che prendono a maggioranza le decisioni e devono fungere da attuatori esecutivi delle nostre scelte. Allora: si parte? Via a Generazione Partenopea? Cerchiamo tra i nostri amici o parenti giovani o colleghi di università gli altri sette elementi necessari per arrivare a dieci. Così  possiamo costituirci formalmente ed iniziare a prendere iniziative pubbliche. Diamoci un termine: l’associazione deve nascere ufficialmente il 19 settembre prossimo, nel giorno della festa del patrono di Napoli. San Gennaro ci guiderà dall’alto. Sarà l’associazione il primo passo di una lunga marcia per la libertà, della città e dei napoletani. Io già mi vedo, per strada con altri, a migliaia, che manifestiamo civilmente e invochiamo l’autonomia”.

Ma a quel punto Tommaso riflettendo propose: “Ragazzi e se invece di chiamarla Associazione lo chiamassimo direttamente Movimento? Sa più di politico. E fa pensare all’azione”. E di nuovo Massimo: “In effetti…questa è una buona idea. Movimento Generazione Partenopea. Non è male”. E poi di nuovo Tommaso: “Il nome deve racchiudere i nostri elementi distintivi: azione, gioventù, Napoli. MGP sarebbe una sigla perfetta”. E così anche Luca: “Guagliu’ io già mi sento motivato ma mo’ che teniamo pure il nome sono gasatissimo”. Ancora Massimo incalzando i due amici: “Dobbiamo fare subito proselitismo. Poche idee, chiare, ma da attuare veramente e bisogna trasmettere un senso di concretezza e appartenenza.  Sono due cose che devono viaggiare insieme. Pensiamo quindi a chi chiamare e chi coinvolgere”. Di nuovo Tommaso, seguendo il ragionamento: “Io appena la facoltà si popola dopo le ferie estive chiamo a raccolta gli amici dei corsi e facciamo una riunione. Dobbiamo essere in tanti e dobbiamo farci notare. Ragazzi,  l’università è la chiave di tutto. Molte rivoluzioni sono nate negli atenei. Faremo anche noi così”.

La determinazione dei tre amici viaggiava di pari passo con le idee in grande stile che venivano sviluppate. Alla base, nella mente dei tre coetanei, c’era un forte sentimento di orgoglio e legame con la propria terra. Proprio quando i tre furono sul punto di salutarsi e darsi una nuova scadenza per la prossima riunione, Massimo, rivolgendosi a Luca e Tommaso, esclamò: “Ecco, proprio in questo punto di via Toledo c’è la sede del Banco di Napoli. Alcuni documenti storici provano che sia stata la prima banca al mondo, avrebbe anticipato di qualche anno anche il Monte dei Paschi di Siena. Nei caveau della banca un tempo erano custodite le riserve auree del Regno di Napoli e i Savoia appena giunti in città pensarono bene di razziarle: una roba allucinante, che ricorda le scorribande dei nazisti nei vari Paesi occupati dalla Wermacht prima della seconda guerra mondiale. L’Italia è stata unita con i piemontesi che si sono arricchiti sulle nostre spalle. Come se tutto ciò non bastasse, tra la fine del ‘900 e primi anni duemila un istituto di credito di Torino, il banco San Paolo, fondendosi con un altro gruppo, Intesa, assorbì anche il Banco di Napoli, portandoci via il nome ed uno dei nostri simboli cittadini più importanti”. Luca e Tommaso ascoltarono il loro amico con grande concentrazione,  non conoscevano quei dettagli del processo unitario e pensarono che prima o poi Napoli si sarebbe dovuta riscattare.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Napocalisse! Tre amici, una città e la secessione di San Gennaro”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Paolo Trapani
Sono un giornalista e scrittore napoletano, da sempre appassionato di politica e calcio. Ho pubblicato cinque libri che riguardano il Mezzogiorno d'Italia e il football.
Paolo Trapani on Facebook
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie