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Quando nascono le farfalle

Quando nascono le farfalle
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Consegna prevista Settembre 2023
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Mattia ha ventisei anni, è un ragazzo ambizioso che ha voglia di fare, è creativo e ama dipingere. Un giorno incontra in stazione Bianca, che ne ha ventiquattro di anni, ha una valigia con se e sembra che stia andando via da qualcuno o qualcosa. Si incontrano per caso, quando lei gli dice due semplici parole: “Portami altrove”. Così senza conoscersi Bianca e Mattia si ritroveranno sotto lo stesso tetto, quello di Mattia, sotto il quale volenti o nolenti saranno costretti a confrontarsi e a imparare a conoscersi sempre meglio, giorno dopo giorno. Ma quanto effettivamente conoscersi possa essere positivo? È più facile conoscere se stessi o imparare a conoscere gli altri? Oppure conoscersi è fondamentale per imparare a conoscere? La storia di due completi sconosciuti, due ragazzi che si incontrano per caso ma che si renderanno conto di essere legati da qualcosa, e che la vita ha riservato loro una grande sorpresa. Perché si sa, il caso non esiste.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché avevo voglia di lanciare un messaggio forte, di positività e di solidarietà. Inoltre perché questo racconto racchiude quasi tutto ciò che sono. In alcune parti è molto introspettivo, chi mi conosce probabilmente coglierà qualcosa che già sa o ha saputo. Mentre per chi mi conoscerà direttamente da questo racconto, mi verrebbe da dir loro “Benvenuti”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

EFFETTO FARFALLA

La incontrai per strada in un’ora qualsiasi di un giorno qualsiasi, sotto il sole. Era semplice, bella, con quegli occhi verdi che a me piacquero tantissimo. Vestiva un maglioncino verde a dolcevita, i capelli castani raccolti in una coda e portava con sé una valigia grande, faceva intendere che sarebbe partita per non tornare per un bel po’ di tempo. Mi guardò e si avvicinò, una volta vicina rimasi totalmente intontito dalla sua bellezza:

«Scusami, per la stazione?»

Non seppi rispondere al momento, quegli occhi è come se di colpo mi avessero tolto ogni parola, ma ancora di più quelle labbra rosse e come scandiva quelle parole, come le pesava una per una, la modulazione di ogni parola, ogni suo movimento, sembravano disegnate. Lei mi guardava in attesa, aveva uno sguardo serio, un po’ malinconico o forse altro, non lo so. Fu tutto improvviso, non sapevo come spiegare quel che mi stava succedendo. Qualcosa in me si era mosso, si stava ancora muovendo.

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Avrei voluto chiederle dove stesse andando, avrei voluto dirle di non andare, di non partire più. Resta qua con me, ti porterò dove nessuno ha mai avuto il coraggio di andare, vorrei averti qua per sempre, vorrei avere i tuoi occhi verdi sulla mia pelle per sempre come tatuaggi e le tue labbra sulle mie per siglare un patto che nessuno potrà mai sciogliere, un sigillo che può essere spezzato solo attraverso i morsi o le manate o i piatti rotti dopo una litigata. Andiamo in Giappone a vedere i ciliegi in fiore, in Norvegia per vedere l’aurora boreale, andiamo in Australia per tentare di spegnere gli incendi a sputi e salvare i koala; scaliamo la tour Eiffel per raccontare al mondo quanto Parigi sia davvero piccola, o a Cernobyl, dicono che gli animali sopravvivono benissimo anche in vicinanza delle radiazioni. Insomma andiamo dove ti pare, ma non andare via, non lasciarmi proprio ora, che se mi togli gli occhi di dosso potrei morire seduta stante, al contrario di Euridice. Chi sei per farmi questo? Non so nemmeno come ti chiami. Ma soprattutto, chi sono io per poterti chiedere così tanto? Tornai in me, mi ricordo che è una sconosciuta, che non è nessuna e che al posto di un invito avrei potuto solamente ricevere un ceffone.

«Pronto?»

«Si, scusa. prosegui sempre dritto» riuscii solamente a dire; non so per quanto tempo sia rimasto a guardarla, ma quando tornai con i piedi per terra era lei che guardava me. Solo in quel momento notai che aveva uno sguardo triste, veramente tristissimo, come se volesse dirmi “sto scappando, sto evadendo da qualcosa più grande di me”. Abbozzava un sorriso timido e continuava a guardarmi, come se volesse dirmi qualcosa, aveva lo sguardo che voleva esprimere una trasgressione. E fu proprio mentre pensavo a tutto ciò che lei lasciò la valigia e la fece cadere sull’asfalto, poi successe l’inimmaginabile:

«Non parto più» disse all’improvviso.

«Prego?»

«Portami altrove.»

«Dove?»

«Dove ti pare, basta che sia lontano da qui. Ma prima passiamo da casa tua

«D’accordo.»

«Okay»

Mi prese la mano e scappò via, portandomi dietro. Ma quindi ciò che pensavo lo stavo pensando ad alta voce? O era lei che era stata capace di leggermi nel pensiero? Che figuraccia, al solo pensiero che lei abbia potuto sentire o vedere tutto mi sentivo morire. Non compresi cosa stava succedendo fino a che non arrivammo a casa Solo lì capii: Apparve come una farfalla, ad un’ora qualsiasi di un giorno qualsiasi. Con un battito di ali aveva scatenato un ciclone. Lo chiamano “effetto farfalla” in fisica. Questa è la storia della farfalla e del ciclone che aveva scatenato.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Antonio Nitti
Ciao! Sono Antonio, vivo a Bari e sono laureato in Filosofia con magistrale in scienze filosofiche. Sono anche attore di teatro per passione, collaboro con un gruppo di ragazzi e seguo un laboratorio professionale. Ho intrapreso il percorso della scrittura molto tempo fa, leggevo le creepypasta online e decidemmo, insieme ad un amico, di scriverne anche noi di nostre. Poi sono passato ai racconti brevi di varia natura. Oltre alla scrittura amo leggere qualsiasi cosa, dai fumetti a romanzi ai saggi storici e filosofici. Sono anche un inguaribile appassionato di videogiochi e cinema, insomma ho davvero un sacco di interessi.
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