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Naturale Ossessione

Naturale Ossessione
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Consegna prevista Gennaio 2023
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La dottoressa Sara Benvenuti è giudice penale in servizio al Tribunale di Rimini; è irreprensibile ed apprezzata da colleghi ed avvocati per il suo equilibrio di giudizio e per la sua grazia. La sua missione è stroncare il crimine e dispensare giustizia. Nasconde, però, un autentico cruccio, quello di non avere avuto figli, che l’affligge come un’ossessione che non la abbandona. Cristina Cordoba è una giovane colombiana, dalla bellezza sensuale, fuggita dal paese natio dopo una vita costellata dal dolore e dalla violenza dei narcos. Fugge a Milano dove immagina di iniziare una nuova vita per il suo piccolo bimbo di cinque anni, Pedro, e per quello che porta in grembo, anche se la cruda realtà la vede sfruttata come veicolo ambulante di cocaina da organizzazioni colombiane. L’arresto di Cristina da parte dei Carabinieri, condurrà le due donne ad incrociare le loro vite e a fare riemergere in Sara gli antichi spettri del passato e nulla sarà più come prima.

Perché ho scritto questo libro?

Avevo desiderio di scrivere una storia di sentimenti. La gestazione della stesura del libro è durata anni ed è stata caratterizzata dalla mia genitorialità che ha sicuramente permeato la mia persona. Avevo voglia di scrivere una storia, però, che parlasse al femminile e soprattutto di maternità. Il pretesto è stato offerto dalla narrazione di una vicenda giudiziaria assolutamente inventata che, però, mi ha consentito di dare libera immaginazione ai miei sentimenti.

ANTEPRIMA NON EDITATA

-1-

L’Opel Tigra Twin Top stava rallentando la propria corsa sull’autostrada, volta ad imboccare l’uscita di Rimini sud mentre una musica di salsa si diffondeva dallo stereo. La ragazza alla guida accompagnava le note caraibiche con un incessante movenza di capelli che ondeggiavano ad un ritmo ossessivo “Esta rumba va sola, esta rumba va sola… ay ay…”.

Finalmente

Giunta alla barriera, una mano affusolata, ben curata e con unghie smaltate del color del deserto, seguita da un braccio sinuoso dalla pelle morbidissima e dalla carnagione bruna, sporgeva dal finestrino tenendo ben saldo il biglietto del pedaggio in attesa di pagare. L’altra era intenta meccanicamente a digitare un sms: “Gracias de todos, un bacio a el ninjo”.

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-Milano-Rimini Sud, diciotto euro e dieci centesimi- disse il casellante, tutto sudato per la giornata afosa, mentre cercava di ricomporre la propria camicia di ordinanza alquanto sdrucita, trovandosi a disagio mentre dall’alto della sua postazione scrutava la bellezza mozza fiato della ragazza chiusa nel suo abitacolo.

–Spero che abbia viaggiato con l’aria condizionata; ora, comunque, potrà tuffarsi nel mare di Rimini- continuò-  Le auguro una magnifica vacanza nella terra del mare, del sole, della buona cucina e dei veri…..latin lovers-  aggiunse infine come se le parole gli fossero uscite di bocca da sole, senza rendersi conto delle amenità pronunciate.

Il solito gallo…spennato

La ragazza prese il resto della banconota da cinquanta euro, abbozzò un sorriso di circostanza e ripartiì sgommando verso la città e lasciando l’uomo con un melanconico sospiro. L’auto imboccò il raccordo della statale ed andò a tagliare la strada ad un potente fuoristrada che aveva la precedenza e che proveniva alle sue spalle, tanto che il conducente suonò ripetutamente il clacson al suo indirizzo, sterzando nel contempo repentinamente il volante per evitare l’impatto.

All’improvviso una paletta rossa impugnata fermamente da un giovane carabiniere, costrinse l’Opel Tigra a fermarsi e ad accostare al bordo destro della carreggiata, sotto il ponte dell’autostrada, dove era posizionata una gazzella dell’Arma, con  tre giovani militari, esausti per il caldo insopportabile.

-Patente e libretto, per favore, signorina,-proferì in modo assolutamente formale il più alto in grado della pattuglia, attendendo l’esibizione degli stessi.

-Certamente-, rispose in modo fermo la donna che, rimanendo all’interno dell’abitacolo, sfilò dalla borsetta e dal cruscotto dell’auto i documenti richiesti

-Cristina Cordoba…., è il suo nome?-

– Sì- rispose prontamente.

-La patente non è internazionale, ma colombiana…E’ cittadina di quel paese?-

-Sì- continuò a rispondere la giovane, quasi meccanicamente.

-Vedo che l’auto è intestata ad un certo Osorio Cordoba….E’ un suo parente?-

-Sì è mio fratello?-

-Mi esibisce il passaporto, per favore?-

Cristina frugò all’interno della propria borsa con tranquillità e porse il documento richiesto al militare; dal passaporto cadde un foglietto celeste che il brigadiere si chinò a raccogliere, era un permesso di soggiorno. Il brigadiere si allontanò con i documenti della donna verso l’auto di servizio per poterli visionare lontano dal suo sguardo, circondato dai compagni di pattuglia. Dopo una prima scorsa il militare prese in mano il telefono dell’automobile di servizio e chiamò la centrale operativa.

-Sono il brigadiere Gancetti, il Radiomobile per favore-

-Un attimo che vedo se c’è qualcuno- rispose una giovane voce di un commilitone con inflessione dell’Italia centrale

-Radiomobile, Brigadiere Agatino, con chi parlo?

-Agatino, sono Gancetti, fammi un controllo per favore su certa…Cristina C-o-r-d-o-b-a- , il militare scandì il nome della ragazza perché risultasse più agevole la verifica. Seguì un interminabile minuto di silenzio nel quale Gancetti aspettò la risposta. Cristina continuava a rimanere immobile all’interno della vettura.

-Aah….negativo, collega- riprese al telefono Agatino,

Gancetti si accommiatò dal commilitone e riprese a camminare verso l’auto della donna invitandola a scendere. Cristina indugiò solo un attimo e poi aderì alla richiesta.

Al brigadiere si parò di fronte un’immagine che lo lasciò turbato per alcuni istanti. Non appena ebbe aperto lo sportello dell’auto, la giovane sudamericana fece scendere con un ampio gesto la gamba sinistra, lunghissima e nuda che terminava con un piede dalla caviglia sottile avvolto in una scarpa decolleté che terminava con un tacco di diversi centimetri; Cristina fece leva sulla stessa per uscire completamente dall’abitacolo, scrollando al contempo, con un gesto voluttuoso, una folta chioma di riccioli neri che presentava alcuni riflessi ramati. Non appena fu completamente in piedi, i militari rimasero folgorati da una creatura che sembrava uscita da una pagina patinata di moda: un metro e ottanta di altezza, occhi neri intensi, pelle mulatta, una camicetta annodata sull’ombelico che faceva intravedere un seno rigoglioso e due gambe tornite che venivano esibite in tutta la loro lunghezza, visto che terminavano laddove un paio di shorts in tessuto di jeans copriva poco oltre le parti intime.

-Il suo permesso di soggiorno è scaduto di validità-  cominciò ad argomentare Gancetti con il linguaggio più burocratico che potesse utilizzare-  visto che è di natura turistica ed andava rinnovato dopo otto giorni dall’ingresso in Italia, che è avvenuto ben tre mesi fa, come dimostrato dall’ultimo timbro nel suo passaporto. Come mai non ha provveduto?-

-Semplice ignoranza delle vostre leggi, mi dispiace, posso rimediare quando ritornerò a Milano?-domandò la Cordoba cercando di minimizzare la circostanza.

-Non credo sia così facile, signorina- rispose in modo perplesso il militare.-Immagino che in tre mesi abbia visto in lungo e in largo le nostre belle città-Gancetti cercava di sapere di più sulla giovane.

-Oh, si! Venezia, Firenze, Roma , Napoli…..che encanto l’Italia-

-Quanto denaro ha con sé e che lavoro svolge in Colombia?-  domandò perdifiato il brigadiere guardando fisso negli occhi la ragazza per non venire ammaliato dalle sue grazie, e cercando di arrivare al punto nevralgico della conversazione visto che doveva decidere se lasciarla andare oppure trattenerla per accertamenti

-Denaro…..il giusto per spostarmi e come lavoro…., faccio l’indossatrice……lingerie-

-Eh, te credo..!- sfuggì ad un giovane appuntato della pattuglia non più che ventenne, inviato come aggregato da Perugia per infoltire le forze dell’ordine preposte all’ordine pubblico in estate, che si trovava posizionato poco più indietro. Gancetti lo fulminò con lo sguardo.

Tergiversando un attimo, il brigadiere decise di effettuare un ultimo controllo; invitò la giovane colombiana a dirigersi con sé dietro l’Opel Tigra e le chiese di aprire il baule.

La ragazza obbedì immediatamente ed indietreggiò di un passo per consentire al carabiniere di visionare il vano. Il baule si presentava completamente vuoto e la sua moquette completamente pulita come se l’auto fosse appena uscita dall’autolavaggio. Strano, pensò tra sé e sé Gancetti, che una donna che si muove in continuazione non si porti al seguito un bagaglio per le proprie necessità. Stava per richiudere lo sportello quando la sua attenzione cadde su minuscoli frammenti bianchi di polvere, appena visibili, che giacevano nell’estremità sinistra del vano ispezionato.

Gancetti, con una cautela quasi chirurgica, toccò con il dito indice della propria mano destra uno dei granelli e lo portò alla bocca; egli non aveva mai avuto esperienza investigativa nel campo degli stupefacenti e dunque non aveva la sicurezza di riconoscere, al gusto, la presenza di droga. Effettuò l’assaggio cercando di ostentare sicumera nel gesto che stava compiendo e nel contempo fissava negli occhi la giovane augurandosi una qualche reazione che la tradisse, o addirittura una confessione piena da parte della stessa che rimaneva, invece, assolutamente immobile nella sua conturbante bellezza.

Gancetti ritornò all’auto di servizio, prese velocemente nelle mani il telefono e chiese del nucleo operativo; pochi secondi di attesa e all’altro capo del filo rispose un commilitone.

-Nucleo operativo? Sono il brigadiere Gancetti della stazione: Nel corso del nostro servizio di appostamento abbiamo fermato una cittadina colombiana; è sospettata di detenzione di stupefacenti, adesso la portiamo in caserma. Preparate un kit per scoprire la eventuale positività della sostanza, abbiamo trovato solo pochi granelli, ma potrebbe averne indosso dell’altra, per cui allertate personale femminile per la perquisizione personale.-

-Hai finito di tenere lezione su come si tratta un caso di droga- ruggì l’interlocutore al telefono-non hai mica da fare con pivellini, ma chi ti credi di essere, è già molto che ti occupi dei servizi di appostamento in strada, ma tu guarda ‘sto str…..-

-Un momento, un momento, aah…collega, con chi parlo, che modi sono ques…- rispose strabiliato Gancetti

-Sono Ronzano, deficiente-  tuonò quest’ultimo non consentendo al brigadiere di terminare la propria esternazione.

Il capitano Ronzano era noto come uno dei più abili investigatori della riviera, insignito parecchie volte delle più alte onorificenze militari per avere dato lustro all’Arma nella lotta al narcotraffico. Da anni si trovava in servizio a Rimini e, francamente, aveva sempre avuto una grande considerazione di sé. Il solo udire il suo nome mise in ambasce Gancetti.

-Capitano Ronzano, chiedo scusa. Scortiamo immediatamente la fermata presso il nucleo. Agli ordini.-

Dall’altra parte il ricevitore fu abbassato bruscamente, senza alcun saluto.

-Signorina Cordoba, mi deve seguire al comando-  incominciò a proferire Gancetti dandosi un tono, sebbene dovesse ancora riprendersi dalla lavata di capo subita ad opera del superiore. E rivolgendosi ad un proprio subordinato, cominciò a dare disposizioni per il trasferimento in caserma.

-Lovito, chiama il soccorso ACI e comunica che c’è da prendere in custodia un’auto. Prima, però, deve essere portata al comando per un’accurata perquisizione ed un eventuale sequestro-  Gancetti non aveva perso il gusto per la meticolosa spiegazione-  La ragazza la porteremo con noi,-

Passarono venti minuti ed un mezzo giallo del soccorso ACI sopraggiunse sotto il cavalcavia dell’autostrada con a bordo due persone.

Dal mezzo scese un uomo con un addome alquanto adiposo, avvolto in una salopette gialla retta da bretelle blu che prese in consegna le chiavi dell’auto dalle mani di Gancetti e cominciò ad effettuare tutte le manovre necessarie per issare l’Opel Tigra sul mezzo.

Compiuta tale operazione, il meccanico mise in moto l’autogru che si spostò di pochissimi metri, in attesa che i componenti della pattuglia rientrassero in auto. Gancetti era seduto davanti al posto del trasportato, Lovito alla guida della gazzella. Gli altri due militari erano saliti dietro, in mezzo a loro era stata fatta salire Cristina. Il posto era alquanto angusto tanto che, seppure involontariamente, le gambe della ragazza toccavano quelle dei due giovani, imbarazzati non poco.

La gazzella si posizionò avanti al mezzo del soccorso ACI. Appena i veicoli furono in procinto di muoversi, Gancetti diede l’ordine di partire ed  uno dei militari posizionato sui sedili posteriori agitò dal finestrino la paletta rossa per consentire alla piccola colonna di immettersi in circolazione. La caserma distava appena 800 metri ma c’era da oltrepassare un incrocio stradale molto trafficato, ma. Gancetti diede l’ordine di accendere la sirena e così gli autoveicoli passarono agevolmente. Era trascorsa un’ora da quando l’Opel Tigra era stata fermata. E intanto il sole stava volgendo quasi al tramonto.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Alfonso Vaccari
Mi chiamo Alfonso Vaccari e sono nato a Rimini, il 4 aprile 1964, località nella quale risiedo. Ho frequentato il liceo scientifico a Riccione e successivamente ho conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Bologna nell'anno 1988. Svolgo la professione di avvocato. Sono coniugato ed ho una figlia di quasi ventitre anni. Le mie passioni sono l'ascolto della musica, in particolare quella di autore italiana, il cinema, le lunghe passeggiate, le pedalate in bicicletta, ma, soprattutto, la lettura. In tale campo sono un onnivoro: saggi storici, capolavori della letteratura di ogni tempo, narrativa contemporanea, gialli. Prediligo in particolare modo le storie che estrinsecano la psicologia dei personaggi , perchè amo analizzare l'animo umano e comprendere di esso ogni motivazione che conduce ad un'azione, forse a ragione della professione che svolgo.
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