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Nel buio e nel bianco si muove la morte

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Il corpo senza vita di Irene Rodini, docente di Matematica all’Università di Pavia, viene ritrovato nel suo appartamento. La donna, oltre a essere una figura di spicco in tutto l’ambiente accademico internazionale, era anche candidata per la carica di rettrice dell’ateneo. A occuparsi delle indagini è Alessio Nardi, vicequestore ombroso e solitario che combatte ancora con i demoni del suo passato. Aiutato dalla collega Martina Bergic e dalla vicequestora dell’Unità analisi crimini violenti, arrivata direttamente da Roma, cercherà di mettere insieme tutti gli indizi, scoprendo che, dietro alla prestigiosa immagine di Irene, si celano dispute familiari, vecchi rancori e relazioni torbide e segrete.

PRIMA DI OGNI ALTRO GIORNO

Incastrata e avvolta dal gelo e dalla nebbia di quella notte invernale, Pavia è quieta e sonnacchiosa.

Dall’acciottolato di Corso Garibaldi sale un odore aspro di pietra bagnata, che si mescola con quello più grasso degli intonaci umidi che arriva dalle facciate dei palazzi antichi.

La ragazza ha appena chiuso dietro di sé il pesante portone di legno scuro, indugia per un istante, poi si incammina verso Strada Nuova.

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I lampioni avvolgono in una luce giallastra i suoi passi e dissolvono i contorni della sua figura. Il silenzio è una bolla spessa e confortante, violata solo a tratti dal rumore legnoso di un’imposta che si chiude e dai suoni indistinguibili e attutiti della notte.

Di fronte a lei si avvicina la sagoma di un uomo alto e robusto, con un giaccone scuro e in testa un cappello a cupola; sta parlando al telefono e gesticola nervoso, forse irritato.

Quando si incrociano, lei non lo guarda, ma non può fare a meno di afferrare brandelli di conversazione e ciò che riesce a capire è che deve andare da qualcuno, ma non vorrebbe.

GIORNO UNO. PAVIA, MERCOLEDÌ 4 GENNAIO

È già sveglio quando squilla lo smartphone.

Neppure guarda il display, quel numero – e a quell’ora – non porta certo buone notizie.

«Nardi» risponde con un alito di voce roca e collosa.
«Ciao, Alessio.»
«Ciao, Martina. Che succede?»
«Corso Garibaldi, un omicidio. Ti manderei una macchina, ma secondo me fai prima a piedi.»
«Sicuramente, dammi il civico. Tu sei già lì?»
«21B, il palazzo di fronte alla macelleria, quella appena aperta. Io sto imboccando ora il Corso.»
«Va bene, inizia pure, a dopo.»
«A dopo.»

Chiude la comunicazione e si alza di scatto dal divano dove si era addormentato la sera prima.
La bocca impastata ricorda ancora il gusto amaro e zuccherino dei troppi Campari ingollati, delle troppe sigarette fumate e del cibo buttato giù, più che altro per riempire lo stomaco di qualcos’altro che non fosse alcol.

Corre in bagno con la vescica che sembra dover scoppiare, si spoglia furiosamente e si butta sotto il getto caldo, l’acqua scivola sul suo corpo e si mescola in un gorgo ipnotizzante con l’urina, giù per lo scarico annegano i postumi della sbronza.

Dieci minuti – non di più – necessari, ma forse non sufficienti, per renderlo presentabile, ma non per scacciare i ricordi.

È una villa isolata, poco fuori Velletri.

La ragazza bionda ha gli occhi sbarrati e le labbra spalancate nell’ultimo respiro, tracce di polvere bianca le scontornano le narici.

Il chirurgo ricco e famoso, in piedi di fronte a lui, lo guarda come se volesse dirgli: “Era solo una troietta che voleva fare l’attrice e tu che cazzo vuoi, vicequestore, io sono intoccabile”.

I due spari, in rapida successione, frantumano il silenzio. L’incredulità dei tre uomini che lo accompagnano è quasi palpabile. L’ispettore Martini sbraita un ordine che non ammette repliche, i due agenti escono in silenzio, poi gli si avvicina tenendo in mano un tagliacarte a forma di bisturi e altrettanto affilato.

«Mi scusi, dottore, devo farlo» gli dice.

Il dolore è sopportabile, il metallo attraversa i tessuti e gli incide la carne.

L’ambulanza, i camici verdi, le luci, il pronto soccorso, la giacca grigia e la camicia bianca intrise di sangue che vengono tagliate e gettate a terra, i suoi uomini fuori che aspettano. L’inchiesta e nessuno che capisca come un quel sessantenne grasso e sfatto sia riuscito a colpire lui, un quarantottenne addestrato di cento chili di muscoli su un metro e novantacinque e, soprattutto, perché lo abbia fatto; ma ci sono le testimonianze, precise, identiche le une alle altre e neppure i famosi avvocati del maledetto riescono a smontare quella recita perfetta.

I suoi superiori hanno capito tutto, sanno come sono andate le cose veramente, ma non possono – e forse neppure vogliono – dare fiato e luce ai dubbi.

E poi il suo ritorno in questura, in quel palazzo di via San Vitale, vertice di un triangolo fra la stazione Termini e il ministero degli interni.

I colleghi sono incerti se considerarlo un pazzo o uno che ha fatto la cosa giusta, oppure semplicemente entrambe le cose.

Lì non può più restare, lo chiama addirittura il vicecapo vicario della polizia per comunicarglielo.

«Nardi, le assegniamo una sede tranquilla come capo della Mobile.»

2023-03-27

Aggiornamento

Grazie! Sabato 25, con oltre due mesi di anticipo rispetto alla fine della campagna, sono state raggiunte le fatidiche 200 copie e quindi "Nel buio e nel bianco si muove la morte" diventerà un libro pubblicato a tutti gli effetti. Non ho veramente parole per esprimere la gratitudine nei confronti di voi tutti, voi che mi avete dato fiducia e che, con i vostri ordini, avete reso possibile l'avverarsi di questo sogno nel cassetto. Ancora grazie di cuore e, come si dice oggi, stay tuned per le iniziative che seguiranno.

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Michele Nosei
è nato in una piccola città dell’entroterra ligure. È un analista di rischi assicurativi e, dopo aver vissuto in dodici città diverse, da sette anni si è stabilito a Pavia. È un lettore vorace e compulsivo, vive con quattro gatti ex randagi, colleziona matite ed è un discreto cuoco dilettante.
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