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Non sarò il tuo riflesso

Non sarò il tuo riflesso
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Consegna prevista Marzo 2023

Emma è stata sempre una ragazza in lotta con il peso, soprattutto nell’adolescenza in cui si è colpiti dal pensiero altrui. Se sei grasso non sei abbastanza e di questo se ne convince amaramente, lasciando che queste parole le si plasmino dentro le ossa e riflettendole allo specchio ogni qualvolta ci si trova davanti.
A sedici anni scopre che non sempre le persone possono essere tolleranti con chi è diverso da loro, che le bruciature lasciano cicatrici evidenti e che i lividi ci mettono qualche giorno per andare via.
L’università è un passo importante per chi, come lei, ha tanti timori ma il destino ha in serbo sempre sorprese che Emma accoglie con grandi aspettative. A volte, troppo grandi.
Emma ancora non sa che l’amore può avere mille facce e che può far male, più delle bruciature che conosce bene.
L’amore più puro non è quello che puoi dare o pretendere da qualcun altro, ma ciò che dai a te stesso.
Arrivi a un punto in cui devi fermarti e riuscire ad amarti.

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato a scrivere il romanzo pensando a persone, come me, che vivono all’interno di un contesto che non accetta ciò che non rappresenta appieno quello che propinano i media o che comunque, vivono in una società che ha paura di ciò che è diverso o nuovo, radicata alle tradizioni e ad una mente non in linea con il secolo in cui siamo. Anche per portare un messaggio, che è quello dell’amore per sé stessi, avendo io in primis imparato ad amarmi passo dopo passo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

È abbastanza difficile ritornare a vivere, quando hai passato parte della tua vita chiusa in quattro mura circondata dai libri e dal cibo.

Diciamo anche che è difficile perché per tutta la vita ti sei limitata a sopravvivere.

Mi sono sempre nascosta, come chissà quale reato avessi commesso, solo perché non mi sentivo a mio agio con la società, data la mia enorme stazza e il mio rapporto odioso con la bilancia.

Giuro che io stessa credevo di essere un cliché, come leggevo nei miei romanzi d’amore preferiti:

una ragazza grassa, con un’esperienza alle spalle poco felice che, magicamente diventa magra e dimentica tutto ciò che le è stato fatto, incontra il suo badboy che diventa buono e vissero tutti felici e contenti.

Ecco, eliminiamo tutti questi begli elementi che rendono la vita di una persona intensa e piena di avventure.

Il fatto è che, ciò che mi è stato fatto, non lo dimenticherò mai e avrò sempre una battaglia personale con me e il mio riflesso.

Sarò sempre Emma Eleodora Mulino: nata a Roma in una giornata fredda di dicembre, amante dei libri e del cibo, tanto da arrivare a pesare 125kg.
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Sarò sempre quella che a sedici anni, ha capito che la vita ti prende a pugni letteralmente, senza capirne esattamente il motivo.

Sarò sempre quella che cadrà più volte e trascinerà le persone con lei.

Ma sarò anche quella che imparerà cosa significa amarsi senza aspettare il consenso degli altri.

Sono semplicemente una ragazza, che si è trovata davanti a tutti i suoi limiti, le sue paure, i muri rialzati dalle insicurezze ed è riuscita ad abbatterli tutti, grazie anche a chi mi è stato intorno.

Ci sono battaglie che non vanno combattute in solitudine.

Capitolo uno

L’estate è finita, domani inizio l’università e stento a credere che, dopo tutti questi anni a studiare con lezioni private, tornerò in un istituto pubblico e ad avere di nuovo un contatto sociale.

Ho passato metà della mia adolescenza chiusa tra quattro mura, se non quelle di casa mia, quelle della palestra e ovviamente, anche lì, mi ero assicurata di allenarmi con un personal trainer in maniera individuale.

Sono cambiata tanto fuori, ho perso parecchi chili, ma c’è ancora tanto lavoro da fare. Sono ancora in sovrappeso e ho i segni della mia obesità che mi sono rimasti attaccati addosso come per ricordarmi ciò che ero, ma io non lo dimenticherò mai comunque.

Sono sempre io, con i miei libri e il mio amore per il cibo.

Sempre Emma, solo un po’ più adulta e con più voglia di vivere.

Dopo cena e le mille domande di mia madre per assicurarsi che io sia pronta per domani, finalmente riesco ad avere un po’ di pace e guardare la mia serie tv preferita.

La mia famiglia ancora non sa ciò che mi è successo anni fa, mia madre impazzii quando mi vide con i segni sulla faccia, mio padre si limitò ad osservare e mia zia, l’unica che sapesse leggermi dentro, non mi fece domande, si limitò a dirmi che avrebbe fatto qualsiasi cosa per rendermi felice e lenire, anche un po’, il dolore.

Mia zia vive con noi da prima che io nascessi, mi ha cresciuta come una figlia e dice che sono il suo dono, perché sono arrivata quando sua figlia, di soli otto anni, morì a causa di una malformazione al cuore con cui nacque.

Il padre di sua figlia, dopo che la bambina se ne fu andata, la lasciò e lei lo rivede solo quando, per casualità, si ritrovano al cimitero.

Vittoria si chiamava, con una cascata di capelli dorati come mia zia e gli occhi castani, ci somigliamo anche un po’ e mi dispiace non averla conosciuta, anche se mio fratello mi ha sempre parlato di lei.

Lui ora vive a Londra, studia e lavora lì già da due anni, mi manca da morire ogni singolo giorno, ma sono felice. Fino ad ora, Edoardo è stata l’unica soddisfazione in casa nostra.

Non ci somigliamo per niente, lui è portatore di divertimento, aveva tante ragazze che gli giravano intorno ed io ero pronta a fare le mie solite scenate di gelosia, quando ne portava una a casa.

Io, d’altro canto, mi diverto solo quando ho la testa infilata nei miei romanzi o in qualche serie tv. Per il resto, sembro una sfinge pietrificata da millenni.

A metà episodio vengo interrotta da urla che arrivano dalla casa accanto.

Esco fuori, cercando di non farmi beccare a spiare e mi nascondo dietro una pianta cicas di mia zia.

I nostri nuovi vicini sono intenti ad inveire nei confronti di quella che credo sia la loro figlia.

Lei ha una lunga coda di capelli biondi, che le cadono fino al fondo schiena e ha un fisico da fare invidia.

Non iniziare con l’autocommiserazione!

Non mi sto autocommiserando, ma a confronto con i miei capelli castani e le mie cosciotte, sembra una Dea Greca.

Non sono pazza, la solitudine mi ha portato a parlare con me stessa per colmare i vuoti che mi sono creata con gli anni.

Vengo distratta, dai miei pensieri insensati, dalla voce rotta dal pianto della ragazza.

«Siete i miei genitori, come potete dire una cosa del genere?» Pesta i piedi a terra con energia.

«Stai facendo una sceneggiata inutile, torna dentro e ne parliamo per l’ennesima volta.» Risponde suo padre, avvolto in una vestaglia grigia.

Lei allarga le braccia e sorride in modo sarcastico. «Certo, entro dentro per sentirmi dire ancora che posso guarire, come se mi portassi addosso una malattia!» Si precipita vicino all’auto e poi si volta di nuovo verso di loro. «Ho ventun anni e ho il diritto di fare ciò che voglio!» Sale in macchina e mette in moto.

Suo padre si avvicina a lei e con aria minacciosa, incrocia le braccia al petto. «Sei in casa nostra e dovrai fare ciò che diciamo noi. Devi rispettare le persone che abitano con te e che ti hanno cresciuta!»

Lei fa di nuovo quella risata ironica e amara, ma non gli risponde.

«Ho chiamato già mia sorella per dirle che stai andando da lei, ma domani vai dritta a lezione e poi torni a casa, non sei una vagabonda!» Tuona sua madre con voce squillante.

Quando si volta verso di lei, mi nota e so che se ne avesse la possibilità, mi brucerebbe all’istante.

«Capito Lidia?» Riprende ancora sua madre, quando vede che la figlia non le ha dato considerazione.

Per tutta risposta, Lidia si allontana a tutta velocità.

Torno dentro e alla tv c’è la schermata che mi consiglia di andare al prossimo episodio, poi mi rendo conto che a volte la vita sembra la parodia di una serie tv e mi aspetto le risate di sottofondo per ogni dramma che avviene.

La strana litigata dei miei vicini di casa, mi ha distratto solo per un po’ dal nervosismo per domani, ma quando mi rimetto a letto, tutti i pensieri ritornano a farsi vivi.

Sono quasi le quattro quando finalmente il mio corpo decide di arrendersi a Morfeo, anche se domani sembrerò un piccolo panda, mi addormento e come sempre quando sono nervosa, faccio sogni contorti e terrificanti.

Capitolo due

Eccomi qui, davanti alla strada per la realizzazione di uno dei miei sogni: diventare psicologa.

Ho sempre avuto l’indole di ascoltare, immergermi in storie non mie e cercare di trovare una soluzione ai problemi che affliggono le persone.

Respiro a pieni polmoni l’aria estiva che sta lentamente lasciando spazio all’autunno, mi guardo intorno e scorgo matricole come me, un po’ in ansia: qualcuno che si affretta per dare gli esami e gruppi di ragazzi vicino al bar che c’è di fronte, intenti a ridere e scherzare.

Dopo due rampe di scale, finalmente trovo la mia aula, faccio un respiro profondo ed entro.

Non c’è quasi nessuno, noto un ragazzo seduto nelle prime file che si guarda intorno nervoso, valuto di avvicinarmi ma come se fosse scattato un interruttore dentro di me, tutte le mie ansie e i ricordi riaffiorano, aspettavano solo il momento giusto per attaccare.

Vengo pervasa da un conato di vomito, torno indietro, cercando disperatamente un bagno e quando lo trovo mi ci fiondo dentro, pregando qualsiasi forza che nessuno mi abbia notata.

«Coraggio Emma, controllala!» Sussurro a me stessa, cercando di regolarizzare il respiro, come mi ha suggerito la mia psicoterapeuta.

Mi guardo allo specchio e mi sembra di scorgere il sangue secco sulle labbra e il violaceo dei lividi che si forma. È bastato un solo minuto fuori dalla mia zona sicura, per far tornare tutto in superfice, come se non fossero passati tre anni, come se fossi ancora attaccata a quel pavimento freddo.

«Sei una vigliacca!» Mi dico, fissando il mio riflesso che non sembra appartenermi, come non mi apparteneva allora e come forse, non mi apparterrà mai, perché ancora non riesco a guardarmi.

Perché ancora mi sento un difetto nei confronti del mondo.

“Sei inutile! Devi restartene chiusa in casa! Tua madre si sarebbe dovuta vergognare di te quando ti ha partorita!”

Le ricordo quelle parole, come se me le stessero dicendo in questo preciso istante, sono così vive che troppo spesso, ci credo davvero.

La porta si apre di scatto e quasi urlo per lo spavento, ma sono solo due ragazze che ridacchiano e si sistemano il trucco. Una di loro mi sorride dolcemente, credo di ricambiare con un’occhiataccia, perché in realtà non so come si faccia ad avere rapporti sociali.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Luisa Abagnale
Sono Luisa Abagnale, abito in provincia di Napoli, ho venticinque anni e studio Scienze del servizio sociale. Sono sempre stata con la testa tra le nuvole, da piccola rimanevo chiusa in camera a guardare film Disney e inventare le mie storie in dei piccoli diari.
Ho scoperto la lettura quando avevo già diciannove anni e da allora non ho più smesso di leggere, tanto da regalarmi un tatuaggio dedicato ai libri. Amo le serie tv, le cose vintage, la luna e la musica di tutti i tipi. Non vivo una vita piena di avventure, ho imparato a creare le mie iniziando a scrivere, sentendo la necessità di uscire dalla realtà e infilarmi in qualche mondo creato da me. Sono timida e introversa, sebbene i miei piercing e tatuaggi dicano il contrario, non amo stare al centro dell’attenzione e preferisco restare in disparte ad ascoltare. Adesso però è arrivato il momento di mettermi in gioco.
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