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Occhi negli occhi

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Consegna prevista Gennaio 2025
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Alberto ha da poco concluso una relazione sentimentale con Valeria, la sua ex tanto amata. Improvvisamente, una nuova donna fa la propria comparsa: Sabrina. Tra i due scatta un feeling immediato, ma intanto…

Perché ho scritto questo libro?

Vivo la scrittura come un “percorso parallelo” in contrapposizione alla vita reale, la quotidianità di ogni giorno fatta di impegni, fatica, stress. In questo mio “percorso” spero che il/la lettore/lettrice possa trovare una via di fuga seppur temporanea dalla frenesia della vita. Un attimo di pace, di relax, che possa ristorare l’animo e il cuore.
Tutti voi siete i benvenuti!

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

I

Il miagolio improvviso di Jimmy lo fece sobbalzare. Si voltò verso la bestiola pur non riuscendo a scorgerla nitidamente in quanto si trovavano completamente al buio.

Le tapparelle della stanza erano entrambe abbassate, non filtrava nessuna luce. Capitava sempre più spesso, soprattutto quando Alberto si sentiva particolarmente triste. Il gatto, un trovatello di circa dieci anni, si strusciava imperterrito richiamando la sua attenzione con movimenti lenti e sinuosi finché non avrebbe ottenuto ciò che voleva: cibo.

La sua lunga coda sfiorò più e più volte le gambe dell’uomo ed avrebbe continuato fin quando la sua fame non sarebbe stata saziata. Stanco di sentirlo miagolare Alberto Pezzini si alzò da terra sbuffando, visibilmente contrariato.

“Ecco a te, ingozzati per benino e poi vai a nanna.” Disse con voce roca l’uomo dopo aver riempito la ciotola del gatto di croccantini.

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La luce della cucina gli procurò parecchio fastidio agli occhi a causa dei tanti minuti trascorsi al buio; la spense immediatamente non appena uscì da li per tornare nuovamente al buio. Passeggiava nervosamente avanti e indietro per il soggiorno. Mille pensieri gli attraversavano la mente; non riusciva in alcuna maniera a togliersela dalla testa. Valeria lo tormentava costantemente, giorno e notte, a lavoro come nel tempo libero. Anche in quella giornata di domenica pomeriggio. Percepiva nitidamente la sua voce, la sua risata come le sue urla isteriche per l’acqua troppo gelata. Ripensava alla camera da letto sempre a soqquadro, creme e cremine varie sparpagliate per il bagno, alla sua poca inclinazione per il cucinare, a tutte le serate trascorse al divano guardando un film e puntualmente addormentata dopo solo pochi minuti, ai suoi sbalzi di umore, alle sue arrabbiature facili e talvolta immotivate, ma poi anche alle sue coccole ed alla sua dolcezza. Poco dopo tornò a sedersi nuovamente nella stessa posizione di prima: a terra, con la schiena al muro e con la gamba destra piegata per poter poggiare il braccio destro. Oltre al gatto, gli unici rumori che si avvertirono nell’appartamento furono i suoi regolari e continui sbuffi. E’ in quei particolari momenti che tutta la sua frustrazione e tutta la sua delusione venivano fuori; era una continua lotta tra la voglia di dimenticare e di lasciarsi tutto alle spalle e il preservare tutto nel suo io più profondo. Si maledisse quotidianamente per la fine di quella tormentata relazione e ritenne se stesso l’unico responsabile di tale avvenimento. A nulla servirono le svariate discussioni, i tentativi di rimetter su il vaso aggiustandone i vari cocci; era valso a nulla. Lei decise di sparire definitivamente troncando la loro relazione gettando il povero Alberto in un mare di sofferenze. Dopo l’ennesima discussione lei raccolse le proprie cose e se ne andò di casa. Diceva che non aveva più stimoli, che non l’amava più, che era svanita tutta l’alchimia tra di loro. Ma lui non volle mai credere a questa sua – versione – sforzandosi di comprendere se ci fosse altro. Ma non trovò nessun’altra motivazione, niente che potesse suggerirgli altro. 

Anche quella volta, così come tante altre volte, prese con sé il carillon che anni addietro Valeria gli regalò. Lo aprì ancora una volta, e ancora una volta restò impietrito nell’ascoltare la dolce melodia e nel fissare con occhi gonfi di lacrime la foto raffigurante il viso di lei illuminato non soltanto dalla luce del carillon, ma dal suo enorme e spensierato sorriso. Ricordava perfettamente quella fotografia, la scattò lui stesso; i capelli sciolti e lisci di colore castano chiaro, i suoi occhioni verdi e radiosi, ben truccata e col suo classico vestito color pesca, vestito che Alberto letteralmente adorava in quanto la rendeva incredibilmente sexy. Non furono poche le volte nelle quali egli le esternò quanto adorasse quel suo abito, così come non furono poche le volte nelle quali le disse che l’adorava sempre e comunque, in qualsiasi circostanza.

“Ti ho mai detto quanto sei assolutamente sexy?”

“Giusto qualche volta. Ma è soltanto per via del trucco e del vestito, anche perché oggi mi sento orribile.”

“Scherzi? Ma se sei il solito schianto!”

“Va che pirla. Lo dici solo per adularmi.”

“Non essere stupida. Sai benissimo quanto ti ritengo assolutamente bellissima. Ovviamente non quanto me, s’intende…”

“Ma naturalmente…”

“Scherzi a parte. Sei bellissima. Lo sei stasera, lo eri ieri, e lo sarai anche domani. Per sempre. Ti troverei irresistibile se anche tu avessi addosso il sacco delle patate!”

“Ma davvero? Beh, allora un giorno dovremo provare.”

“Naturalmente.”   E si scambiarono un lungo ed appassionato bacio.

Quel ricordo si rivelò dolce e amaro allo stesso tempo, tanto da fargli emettere un grido di rabbia. Stava quasi per tirare quel maledetto carillon e fu solo la sua calma serafica a trattenerlo dal compiere quel gesto.

“Non posso andare avanti cosi o rischio d’impazzire.”  meditò rialzandosi da terra ed accendendo la luce prima di alzare le tapparelle. La luce del sole entrò di prepotenza in quell’ambiente nel quale fino ad un attimo prima era stato imposto il buio delle tenebre; dopodiché fece clic spegnendo la luce e poté ammirare il panorama esterno. A dire il vero non che ci fosse tanto d’ammirare da un appartamento al secondo piano in centro città… Infatti non restò lì a lungo, giusto una rapida occhiata senza dare troppa importanza.

Da quando Valeria ed Alberto chiusero la loro relazione il buio era diventato il leitmotiv dell’appartamento, oltre al silenzio. Un silenzio che fa parecchio rumore. Sembravano lontani anni luce i tempi in cui Valeria si era trasferita lì per iniziare la loro convivenza. Due anni di convivenza ai quali vanno sommati i due anni di fidanzamento. In totale quattro anni. Quattro anni delle loro vite presi e gettati nel cesso. Naturalmente non fu tutto da buttare, al contrario. Ci furono parecchi momenti di gioia, di tranquillità, di serenità, di affinità… Per non parlare poi della loro intimità a letto, delle loro scopate agli orari più svariati per poi restare abbracciati minuti interi accarezzandosi l’un con l’altro. Tutti questi pensieri, tutta questa mancanza che anziché dileguarsi aumentava sempre più lo faceva letteralmente impazzire. Mai avrebbe pensato alla loro separazione, era un qualcosa che non aveva mai e poi mai contemplato. Se fosse dipeso totalmente da lui non l’avrebbe mai lasciata andare. Erano trascorsi quasi sei mesi e nonostante ciò continuava ancora a struggersi e a distruggersi per lei. Valeria continuava ad essere la sua ossessione, il suo tarlo. Certo, non fu sempre rose e fiori. Ebbero anche loro i momenti di alti e bassi così come tutte le coppie, ma furono sempre in grado di superare il tutto. Ma non l’ultima volta, non nell’ultimo litigio, il litigio finale. Lì in quella circostanza arrivarono perfino alle parole grosse, oltre che a tirare l’enorme vaso del soggiorno, il quale era un regalo della madre di Alberto. In un impeto di rabbia Valeria lo prese e lo scagliò contro il muro distruggendosi all’impatto. Mai la donna aveva dato in escandescenza come in quell’istante. Nel giro di nemmeno un’ora preparò le valigie per tornarsene a casa propria, lasciando l’uomo pietrificato.

“Dai, non fare così. Parliamone da persone mature quali siamo.”

“Non provare ad avvicinarti stronzo che non sei altro!” ringhiò furente lei.  “Oramai il dado è tratto, non si torna indietro!” e si diresse con fare deciso verso la porta. Alberto Pezzini provò con un disperato tentativo di dissuaderla dai suoi propositi, invano.

“Passerò a prendere il resto della mia roba nei prossimi giorni. Ti chiedo soltanto di non farti trovare a casa quando verrò.”

E se ne andò.

Il rumore della porta sbattuta con forza dietro di sé è ancora ben vivo nella mente e nei ricordi dell’uomo.

Rimase immobile dinanzi la porta per svariati minuti, ancora incredulo di quanto fosse successo.

“Se n’è andata. Non posso credere che l’ha fatto per davvero.” meditò amaramente nel mentre asciugava il pavimento e raccoglieva accuratamente i vari cocci del vaso. Da quel giorno, su quel tavolo, Alberto non mise più nessun vaso.

– E’ ancora presto per la cena. Andrò a fare una passeggiata per svagarmi un po’ e per cercare di togliermi dalla testa Valeria. –  meditò e dunque prese il cappotto, le chiavi della macchina e dopo essersi lasciato dietro di se la porta di casa, si diresse in macchina. Arrivato sul lungomare parcheggiò e s’incamminò lungo il viale.

Nonostante fosse una domenica pomeriggio di metà novembre la zona era discretamente affollata. C’erano varie bancarelle, gente che passeggiava e che discuteva, ragazzini poco più in là che giocavano con un vecchio pallone di cuoio che Dio solo sa quanti calci avrà ricevuto. Un leggero ma fresco vento soffiava lì sul lungomare tanto da indurre Alberto a chiudersi per benino il cappotto e a mettersi le mani in tasca per non farle congelare. Non avrebbe tardato a piovere; lo si poteva intuire dai nuvoloni minacciosi e grigi in prossimità di quel luogo.

Nel mentre egli passeggiava senza particolari pensieri e con passo volutamente moderato, la sua attenzione s’imbatté in una giovane famiglia col loro piccolo che poteva avere tre o quattro anni, non di più. Il piccolo saltellava giulivo davanti ai suoi genitori senza che loro lo perdessero di vista. A primo impatto parve un bambino parecchio vispo e vivace, con dei riccioli biondi e folti che gli adornavano il capo. Non appena vide approssimarsi verso di lui Alberto intento a camminare in direzione opposta alla sua, il piccolo si fermò di colpo, quasi impaurito dalla figura di Alberto. 

“Gioele, vieni qui dalla mamma” lo richiamò la madre e il piccolo, dopo un iniziale titubanza, corse dalla madre aggrappandosi alla sua gamba. Sia Alberto che i due genitori si scambiarono un cenno d’intesa con lo sguardo e con un sorriso appena marcato e pertanto continuarono per il loro cammino. Poco più avanti c’era un bar ed Alberto ebbe voglia di un espresso. Subito dopo averlo consumato accese una sigaretta ed iniziò a fumare. Con la separazione aveva aumentato sensibilmente il numero di sigarette giornaliere. Dopo aver terminato di fumare riprese a passeggiare guardandosi intorno per scrutare espressioni del viso, gesti, e movimenti dei passanti. Adorava cogliere certi segni del viso o certi sguardi dalla gente comune, dai perfetti sconosciuti. Gli occhi sono lo specchio dell’anima e spesso e volentieri la sua concentrazione confluiva proprio lì; faceva incetta di occhi e di sguardi come se fosse un ladro cercando di arraffarne più che poteva.

Ad un tratto il suo cellulare iniziò a squillare. Cosa assai rara, tant’è che ebbe subito cattivi pensieri. “Ma è solo Marco. Chissà cosa vorrà… Sarà meglio che risponda”.

Marco Girgenti era un collega di Alberto. Lavoravano in ufficio nello stesso reparto che si occupava di telecomunicazioni. Era senza dubbi un buon collega oltre che un discreto amico e di tanto in tanto capitava di ricevere sue chiamate.

“Pronto?”

“Alberto, brutto stronzo! Come ti butta?”

“Beh, come sempre direi. Tu?”

“Io alla grande come sempre!”

“Buon per te…”

“Certo che sei un bell’amico, se non ti contatto io tu non ti degni manco di una chiamata o di un messaggio!”

“Lo sai che sono sempre impegnato…”

“Ma se non fai un cazzo dalla mattina alla sera, soprattutto quando sei al lavoro!”

“Beh, effettivamente… Soprattutto al lavoro non posso darti torto.” Replicò Alberto con un leggero sorriso.

“Ad ogni modo, ti ho chiamato per dirti che domani è lunedì.”

“E con ciò?”

“No, dico. DOMANI E’ LUNEDI”

“Continuo a non seguirti…”

“Ma cazzo, hai già dimenticato?!”

“Dimenticato cosa? Senti Marco, oggi non è aria. “

“Come sempre… Specie da quando sei stato mollato da…”

“Ti ho detto mille volte di non nominarla!” ed inarcò un sopracciglio spazientito.

“Lo so, lo so. Non la stavo nominando mica.”

“Ah no? A me non sembrava… Ad ogni modo, spara. Cosa dovrei ricordare?

“Domani c’è la festa!”

“Ehm… Non credo di ricordare.”

“Come no? La festa del mio amico Salvatore!”

“… Uff…”

“Sei ancora in linea? Alberto?”

“Si… E vorrei tanto non aver risposto.”

“Dai non fare il rompiscatole! Ci divertiremo come sempre!”

“Come no… Mi pento per quanti capelli ho in testa di venire ogni volta alle tue maledette feste…”

“Eh ma non è colpa mia se non ti sai divertire…”

“Ah, dunque lo chiami divertimento sbronzarsi a tal punto da gettarsi in piscina vestito, pisciare in cucina davanti a tutti, vomitare dentro le piante, e tutto ciò nel mentre c’è gente che pippa a destra e a manca? No grazie.”

“Ti prometto che stavolta non andrà così, parola di lupetto.”

“Ma se non hai mai fatto lo scout!”

“Dettagli…  Ad ogni modo, ne riparliamo domani in ufficio.”

Nel mentre Marco cercava di convincere l’amico Alberto, quest’ultimo alzò gli occhi al cielo visibilmente infastidito.

“Ci sei ancora? Non alzare gli occhi al cielo sai? Guarda che lo so!”

“Eh? Ma mi stai spiando?!” replicò abbastanza sorpreso Alberto.

“No, ma ti conosco perfettamente, mio caro. Ora ti devo proprio lasciare, ma ne riparleremo con calma domattina. Stammi bene stronzaccio!”

“Anche tu, pezzo di merda.” E la conversazione fu tolta.

“Che gran figlio di una brava donna…” esternò Alberto riponendo il cellulare in tasca con un sorriso con il quale s’intuiva che, in fondo, la chiamata era stata gradita. Se non altro era riuscito a farlo ridere un po’ e a fargli dimenticare per qualche attimo Valeria.

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Claudio Corradengo
Sono Claudio Corradengo, ho 36 anni e sono nato e cresciuto a Palermo. Sono un amante della lettura, della scrittura, ma anche un grande appassionato di sport, ( calcio, tennis, volley, basket, ciclismo, ecc ecc.") di musica ( dalla musica sia italiana che rock degli anni 70-80-90 alla musica classica, Beethoven e Mozart su tutti.) ed un amante dei videogames. Curioso del mondo e di ciò che mi circonda, adoro imparare ogni giorno qualcosa di diverso per accrescere le mie conoscenze; la vita è un viaggio che va vissuto e goduto fino in fondo.
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