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Parco Marte

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Consegna prevista Gennaio 2025

Dana abita in un parco condominiale dal nome “Parco Marte”, lo considera tutto il suo mondo. È una ragazza spensierata, ama il calcio ed è leale ai suoi unici amici: Patrick, Milo, Peter e Fabri. L’amicizia è tutto per lei, nonostante il fatto che le sue vecchie compagnie l’abbiano fatta sentire inadeguata a essere se stessa.
È l’esate del 2004 e una nuova ragazza, Iris, si trasferisce nel Parco Marte. Lei farà capire a Dana che può crede ancora nella vera amicizia mentre si troverà ad affrontare la sua prima cotta e scoprirà come la vita, che crede scorra liscia e limpida, è invece piena di increspature. Questo la farà sentire spaesata, facendo nascere dentro di lei domande importanti a cui le sarà difficile dare risposta, mentre i suoi vecchi amici continuano a far parte, in modo faticoso, del suo presente.

Perché ho scritto questo libro?

Ho veramente capito di amare la scrittura solo dopo aver terminato questo mio primo romanzo. Se adesso esiste questa storia è perché avevo un gran bisogno di ritornare indietro nel tempo in un periodo di forte spensieratezza. Ed è per questo che ho creato questo “intero mondo” in un semplice parco condominiale.
Spero che nel leggerlo possiate trovare un po’ di leggerezza insieme alla voglia di sognare ancora come si faceva un tempo, e che possiate capire il vero senso dell’amicizia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Ho il cuore che mi pompa a centotrenta battiti al minuto e da giù sale un calore che mi pervade la gola, il viso e la testa. Mentre il caldo aumenta il sudore mi accarezza le tempie e il collo. Adoro questa sensazione ma questa volta è meno sopportabile. Il mio organismo, il mio corpo, amplifica tutto. C’è una ragione, ma non riesco ad ammetterlo a me stessa. Sono più di due anni ormai che ha cambiato la mia vita, il mio modo di vedere me stessa e gli altri. Ho una partita che devo sostenere, da portare al termine perché voglio bene alla mia squadra, non posso arrendermi. È uno spasso vincere con loro. È come volare sulla nuvola speedy, è come quando Harry salta tra mille lettere, è come cogliere l’attimo fuggente.

Amo i miei amici e abbiamo una partita da vincere, insieme.

Ed io ho le mestruazioni.
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Ho appena terminato un’azione andata male, per non dire malissimo. Non ero mai riuscita così bene a scartare due o tre avversari di fila. C’è stato un meraviglioso gioco di passaggi e di sguardi tra me e Patrick. Sembrava quasi che ci leggessimo nel pensiero. Ero completamente libera di tirare, pronta per fare goal. Era tutto giusto: la distanza dalla porta, il portiere imbranato e in mente l’effetto giusto da dare al pallone. Ma quasi mai va le cose vanno come l’hai pensate; almeno per me è sempre stato così. Ero lì, nel momento e nel posto perfetto, pronta al tiro in porta, quando all’improvviso, proprio nel sollevare la gamba, mentre il mio cervello calibrava la distanza, la potenza e la posizione giusta da dare al mio piede nel toccare il pallone che ho sentito una fitta, partiva proprio da lì, nella parte dove sentivo scendere più calore, sudore e sangue. Una fitta così forte ed improvvisa che non potevo prevedere e che ha portato ad un’unica ed evitabile conseguenza: sbagliare! Pietro – il portiere imbranato – non ha fatto alcuno sforzo ad afferrare il pallone. La fitta mi ha tolto l’equilibrio, la forza e la certezza di segnare. Mentre sono piegata in due e mi tengo la pancia con entrambe le mani, mi volto per vedere i maschi della squadra avversaria, contenti come se fossero scampati a un’interrogazione della Prof. di inglese. Festeggiano come se avessero vinto una coppa d’oro piena di sigarette. Festeggiano perché era impossibile sbagliare un’azione del genere. Festeggiano perché sono una ragazza che ha avuto una fitta per colpa delle mestruazioni.

Io, lo so.

Loro, no.

Mentre piano mi rimetto in posizione verticale, si avvicina Patrick e subito mi rendo conto di averlo deluso. Lo leggo nel suo sguardo, anche se si sforza di non far trapelare la sua collera per la mia azione sbagliata. “Cavolo Dana! Ma come si fa a sbagliare un goal così!?” la sua voce è una fitta al cuore, simile a quella di poco fa, ma questa fa decisamente più male.

“Mi dispiace Patrick…” finalmente mi raddrizzo del tutto. Il dolore non c’è più, ma ha lasciato il posto al suo fantasma. “Mi dispiace tanto amici, scusatemi!” dico a Patrick e al resto della squadra che si sono a poco a poco avvicinati a noi.

Leggo lo sconforto nei loro occhi e nei gesti dei loro corpi. Spero con tutto il mio cuore che anche loro possano percepire dai miei occhi e dal mio corpo quanto io sia delusa per quel goal mancato e che capiscano che possono sempre credere nelle mie potenzialità. Allo stesso tempo spero che non si accorgano di quanto il mio corpo sia fragile in questo momento e di quanto stia lottando con tutte le mie forze per non piangere, perché c’è anche questo in questi giorni: le emozioni amplificate. Non voglio apparire ai loro occhi come una fragile ragazzina che combatte contro i suoi ormoni incontrollabili.

“Mi dici che ti è successo?” gli occhi di Patrick non sono in grado di mentire, ma si sforza comunque di usare un tono amichevole.

“Ho avuto un crampo improvviso alla gamba, proprio mentre stavo per tirare… e ho perso la forza.” bugia.

“Un crampo?… sicura?”

“Si, è stato un crampo. Alla gamba.”

“E perché ti tieni la pancia?”

“Per prendere fiato.” una bugia tira l’altra.

“Va bene…” Patrick non mi ha creduta. “…Dana, sarà meglio che predi il posto di Peter.”

“In porta?” adesso Patrick non mi guarda più, è concentrato sulla squadra avversaria.

“Si, Dana.” mi dice mentre torniamo in posizione al centro campo. “PETER…” urla Patrick. “…FAI CAMBIO CON DANA!”

Con calma attraverso il resto della metà campo, mentre Peter mi

raggiunge a corsa leggera.

“Dai Dana, non te la prendere, sei stata grande!” mi dice con un sorriso tranquillo e gioioso. “È stato uno spettacolo vederti scartare tutti con un’agilità pazzesca!” aggiunge con una positività che solo lui sa trasmettere. Dopo avermi fatto l’occhiolino, raggiunge Patrick.

Anche se tutto fa male, sono comunque contenta di andare in porta. Nasco come portiere. Un mio ex compagno di scuola per un’intera estate mi ha insegnato a parare. Una delle estati più belle che io ricordi. Ecco perché non mi dispiace stare in porta. Anche se devo ammettere che non c’è cosa più bella che segnare un goal! Adesso, però, devo non solo stare attenta all’arrivo improvviso di un’altra fitta, ma anche ai miei occhiali. Quindi mi trovo a proteggere non solo la nostra porta, ma anche le mie lenti. Se le rompessi mia madre mi chiuderebbe in casa per tutta l’estate. “Dai Dana… SEI GRANDE!” mi urla Milo, il nostro finto arbitro, dall’altra parte del recinto di siepi.

Gli rispondo sorridendo e con il gesto di vittoria con la mano. Milo non può giocare, è stato operato al ginocchio qualche anno fa e non può sforzarlo correndoci su. Mi dispiace per lui, gli voglio bene, ed è uno dei miei ragazzi preferiti del parco, perché mi fa ridere tanto. L’ho chiamo finto arbitro perché essendo nostro amico cerca sempre di avvantaggiarci. Lo adoro! Faccio un finto stretching per vedere se mi sono sporcata, nel terrore che correndo, l’assorbente possa essersi spostato.

Adesso sono tutti in posizione e pronti a riprendere la partita. Il pallone ricomincia a scorrere sull’asfalto, con un’ombra sempre laterale. Guardo la mia squadra, i miei amici, che con rabbia e determinazione difendono la nostra parte di campo, ed io non vorrei essere in nessun altro posto se non qui. Mi sento libera, anche se devo restare ferma qui, a proteggere questo spazio che c’è tra il tombino e la siepe. Sono felice, anche se poco fa non ho segnato, perché non c’è niente che voglia fare, tranne che stare qui e giocare a calcio con la mia squadra del cuore. Anche se più di due anni fa, il mio corpo è cambiato per sempre.

E anche io.

2024-03-03

Aggiornamento

Oggi inizia un lungo viaggio... ;-) Questo mio primo romanzo non so dove mi porterà ma sono sicura che sarà divertente e gratificante... A presto per nuovi aggiornamenti :-)

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Il mio augurio è che tutti possano leggerti così da aggiungere qualcosa di speciale nella loro vita. Qualcosa di speciale come la tua veduta dell’amicizia! ❤️ Tua Ely.❤️

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Serena Rubino
Serena Rubino, nata a Napoli nel 1988. Mi sono diplomata al Liceo Artistico di Aversa nel 2008. Ho passato la maggior parte del tempo della mia vita a disegnare, dipingere e fantasticare finché non ho capito di essere capace di scrivere una storia.
Amo tutto ciò che mi porta ad alimentare la mia immaginazione: la musica, la lettura, il cinema, la natura, il mondo... e più di tutto la vita! Sono una persona molto curiosa e adoro osservare le persone che mi circondano per trovare e custodire la loro bellezza nella mia memoria.
Nella mia vita ho dipinto alcuni quadri ma questo, invece, è il mio primo romanzo e spero che lo troviate divertente come per me lo è stato scriverlo.
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