Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Passioni rivoluzionarie: il mistero di Villa Verde

Passioni rivoluzionarie: il mistero di Villa Verde
53%
95 copie
all´obiettivo
50
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Luglio 2023
Bozze disponibili

Passioni, intrecci e segreti in un’Italia che lotta per l’indipendenza e la libertà.
Roma 1800.
Livia, giovane aristocratica ribelle pronta a sacrificare ogni cosa in nome della verità.
Leone, intraprendente capitano dal passato misterioso diviso tra lealtà ai suoi ideali e un irrefrenabile desiderio.
Una Villa che nasconde al suo interno una storia inconfessabile.
Dietro l’apparente mondo dei balli, dei vestiti sontuosi e dei salotti si celano complesse verità famigliari.
Il racconto, dalla narrazione fluida, regala così storie intense che si sposano con i colpi di scena e tengono il lettore avvinto fino alla fine partecipando con emozione alle vicende e alle passioni umane dei personaggi: cuore e carne nel tempo privato della Storia.

Perché ho scritto questo libro?

Un incontro madre e figlia nella comune passione per la lettura e la scrittura.
Un mix di stili e personalità che emergono dalle pagine di questo libro.
Una suonata a due mani che ha tenuto con il fiato sospeso noi scrittrici affezionate alle vicende dei protagonisti.

ANTEPRIMA NON EDITATA

15 luglio 1848

Era mancato da tanto tempo. Troppo tempo.

Da quella notte di tempesta, quando lo prelevarono dal suo letto, lo trascinarono nel buio dentro una carrozza.

Lui ricordava Villa Verde.

La ricordava bene.

Sedici anni prima

Estate 1832

“Manca aria qua dentro. Rosa accosta le persiane… tutta quella luce!”

La Marchesa nervosa agita il ventaglio sul decolletè bianco e generoso.

Finalmente un’ombra fresca era entrata dentro la stanza.

Dalle finestre aperte si sentiva il rumore delle carrozze che passavano, il vociare dei venditori ambulanti di mercerie, lo schiamazzo dei bambini che giocavano nella strada.

“Che chiasso.. che chiasso!” si lamentava la Marchesa guardando Rosa che spolverava il cassettone di noce.

“Quest’anno partiremo prima per la campagna, Rosa.

Continua a leggere

Continua a leggere

Dovranno essere pronti con la massima cura i bagagli di mio figlio Tancredi e del Signor Marchese mio marito. Mi raccomando.”

Così già a Giugno nella dimora invernale dei Confalonieri si erano serrate le finestre; erano stati calati i tendaggi di pizzo e le pesanti sopratende in velluto damascato; s’erano coperti con ampie lenzuola bianche divani e tavoli.

La carrozza aveva attraversato viottoli polverosi tra prati accecati dal sole e boschi di pini.

Le cicale si sfiatavano nella calura.

Livia era felice.

Anche quell’estate avrebbe rivisto, come sempre fin da bambini, Leone il figlio del fattore che viveva a Villa Verde.

Livia provava tenerezza per quel ragazzo che non aveva mai conosciuto sua madre morta dandolo alla luce.

Anche Rosa aveva una ruvida gentilezza con lui e a merenda gli dava i pezzi più grossi di crostata alla ciliegia quasi a ricompensarlo della sfortuna.

Oliver il bastardino arruffato bianco e marrone saltellante e polveroso di Leone le sarebbe corso incontro riconoscendola. Si sarebbe arrampicato festoso sul suo abito da viaggio in attesa delle carezze. La lingua penzoloni, le orecchie dritte, la bocca aperta come a sorridere sotto il tartufo nero e umido.

“Oliver!”

“Ma come fa a ricordarsi di me dopo un anno? Mi riconosce sempre” pensava e gli occhi diventavano lucidi.

S’era lasciata andare al dondolio della carrozza. I capelli erano raccolti in una treccia puntata sopra la nuca. Il collo esile e biondo sbocciava dal colletto di pizzo bianco fermato da un piccolo cammeo.

Tancredi stringeva una spada dall’elsa incisa con le sue iniziali e lo stemma di famiglia.

Era stato un dono dello zio cardinale lo scorso inverno.

“E’ diventato il migliore spadaccino di Roma il nostro Tancredi – aveva detto euforico – Terrà alto il nome dei Confalonieri…”

E rubicondo aveva sollevato il bicchierino di rosolio al cielo.

Ecco la villa di famiglia sui colli Albani circondata da alberi secolari. Le acacie con i loro grappoli di fiori bianchi emanavano un profumo inebriante.

Una recinzione delimitava gli spazi tra la loro casa e un’ enorme dimora che rimaneva più in alto rispetto al terreno circostante. Villa Verde dalle ampie finestre e porte era come un’immensa apparizione vegetale tra il folto degli alberi.

Il pomeriggio i giovani Confalonieri, quando erano bambini, si rincorrevano attraverso il giardino, ma non erano soli.

Leone, richiamando Oliver al fianco, usava uscire da un piccolo pertugio del muro di cinta che separava i giardini delle due case.

Spesso i ragazzi attraversavano il passaggio noto solo a loro, proprio per raggiungersi e stare assieme.

Il ragazzo di Villa Verde era alto, gli occhi vivaci. Tra i riccioli spettinati entravano le sue dita lunghe a mettere ordine. Le guance arrossate.

I giovani Confalonieri non persero tempo e subito andarono da Leone attraverso il passaggio mentre Rosa e i domestici portavano in casa i bagagli.

Il giardino era tutto un crepitio di ghiaia, i cespugli s’erano aperti e poi subito richiusi ad un brusco passaggio di gambe.

Chiamarono Leone a gran voce. Nessuna risposta.

“Dividiamoci Livia, così lo troveremo con più facilità. Sarà contento di vederci.” Disse Tancredi.

Livia era sudata, la treccia si era sciolta e i capelli come un grande ventaglio dorato s’erano aperti sulle spalle. Imboccò un piccolo sentiero dietro una siepe di gelsomino selvatico, intanto si sentiva la voce di Tancredi chiamare Leone dal lato opposto del giardino.

D’ improvviso, la ragazza fu circondata da due braccia robuste che le stringevano la vita sottile.

Leone la raggiunse sfiorandole le guance accaldate con un bacio leggero.

“Livia… Livia…” le aveva sussurrato felice, stringendola a sé.

C’era qualcosa di misterioso e potente nel loro abbraccio.

Lei si abbandonò a quella dolcezza che toglieva il respiro, mai provata prima.

“Leone …” gli disse in un soffio.

Le labbra si sfiorarono e ancora si sfiorarono nel loro primo ed indimenticabile bacio della vita.

Livia non riuscì a dormire quella notte; si alzava e senza fare rumore andava alla finestra, guardava Villa Verde dove anche a tarda notte le stecche delle persiane lasciavano trapelare la luce guizzante delle candele.

La memoria danzava sui vetri in cristalli di luce.

All’improvviso s’era aperta una finestra e qualcuno con una candela in mano aveva fatto dei segni nella notte.

Livia trasalì.

“Leone! Sì…Era lui…”

Poi di nuovo quei segnali si erano ripetuti.

“Leone… ”

A piedi scalzi nel giardino, con il cuore in gola, Livia si mise a correre.

Intravedeva la sagoma imponente di Villa Verde, le sue ombre allungarsi sotto la luna.

Aveva freddo.

La camicia da notte aderiva al corpo in corsa.

Era bianchissima sotto il cielo punteggiato di stelle.

Ormai s’era quasi avvicinata al passaggio segreto.

I piedi nudi frusciavano sull‘erba bagnata dalla luna.

Attraversò il pertugio.

Non si era sbagliata.

Leone l’aspettava.

In lei ancora quel bisogno assoluto di sentire la sua mano che la accarezzava, le sue labbra che con tenerezza la baciavano.

Si abbracciarono. E si addentrarono insieme nel folto del giardino.

I baci del ragazzo erano ardenti.

Il lino della camicia da notte era scivolato sulle spalle della ragazza, i seni bianchissimi, nell’oscurità della vegetazione erano fiori appena sbocciati nell’immenso giardino.

C’era sempre stata tra loro un’intuizione magica: i pensieri dell’uno arrivavano all’altra come portati dal vento.

Così è il vero Amore, quello predestinato tra due anime.

“Chissà… forse prima di venire al mondo, anche nella vita precedente ti ho amato, Livia.

E in tutte le infinite vite che abbiamo vissuto in precedenza eravamo un cuore solo… Forse ci siamo tenuti per mano in tanti mondi… Ti voglio mia per sempre”.

Le disse in quella notte stellata, quando sdraiati si erano messi a contemplare l’immensità del cielo estivo, striato da scie lattiginose.

L’abbaiare improvviso e acuto del cane li fece trasalire.

“ Oliver, zitto… zitto!”

Ma Oliver aveva continuato a mugolare e guaiva con sofferenza.

Leone, in allarme, si era messo a scrutare nell’oscurità.

“Laggiù… laggiù… Livia, sta arrivando qualcuno dal tuo giardino”.

Lei sentì raggelarsi.

“Scappiamo! Vieni! Saliamo su quell’albero.”

Leone la aiutò ad arrampicarsi sulla vecchia quercia scricchiolante.

Da lassù Villa Verde sembrava di cartone a fare da sfondo con quel suo colore verde chiaro al buio circostante.

I ragazzi trattenevano il respiro.

Una sagoma massiccia si stava intrufolando a fatica nel loro passaggio segreto.

La porta della villa si aprì; il fattore con una candela in mano fece con il capo un cenno di saluto e si affrettò verso il pertugio per accogliere il Marchese.

“Signore, prego entrate, vi faccio strada con la luce.”

Increduli i ragazzi continuavano a fissare il portone che s’era richiuso dietro le spalle dei due uomini alla luce tremolante della candela.

L’indomani Livia appariva stanca e pallida.

“Marchesina, prenda i biscotti, li ho appena sfornati.

Guardi come è magra! Beva una buona tazza di latte caldo, le farà bene”

Rosa congiungeva le mani sulla pettorina bianca sopra il grembiule nero. Scuoteva la testa grigia ricoperta dalla cuffietta arricciata.

“L’ amore…L’amore… Voi giovani.. Si faccia andare via strani pensieri… non va bene per lei, marchesina Livia.”

Di colpo la donna si morse le labbra. Ma cosa aveva detto?

Livia si irrigidì sulla sedia.

“Che cosa vuoi dire, Rosa? “

“Niente… niente… le giuro… niente”

Uscì dalla stanza trascinando frettolosamente sul pavimento le sue scarpone di panno nero.

La notte seguente i ragazzi tornarono a Villa Verde.

Avevano deciso di nascondersi al suo interno, aspettando e cercando risposte.

Da tempo, Leone usava una stanza abbandonata al pianoterra nella quale, a volte, si ritirava quando voleva stare solo, in uno spazio sicuro, lontano dal padre.

A stento, Leone riconosceva in quell’uomo rude e avaro la figura paterna.

“Qui, Livia, in questa camera non ci vedrà nessuno…”

La fioca luce della candela allungava ombre sui vecchi mobili impolverati, sulle tele di ragno ondulanti nel silenzio, sui quadri accatastati sul pavimento contro le pareti scrostate.

Un unico quadro era appoggiato da solo sopra un tavolo tarlato mostrando la tela giallognola e stinta.

Livia lo prese, lo sollevò alla luce, ebbe un sussulto.

“Leone, guarda… è bellissima! Chi è?”

“Lo so è straordinaria!” disse Leone ed ebbe, come sempre, uno strano turbamento alla vista della giovane donna del ritratto.

Dalla tela lo sguardo malinconico ed impenetrabile della figura dipinta, li fissava seguendo con le pupille scurissime i loro movimenti.

La massa di capelli ricci e lucenti le scendeva sulle spalle agili. Le labbra carnose, senza sorriso. La vita stretta dentro un abitino leggero a fiorellini rosa.

“Bellissima…Bellissima… Sai che ti assomiglia?! Gli occhi sono i tuoi… Guarda ha i tuoi capelli ricci!” disse meravigliata Livia.

“Chi era?”

“Non so…forse l’antica proprietaria della villa”

Subito fecero silenzio.

Un rumore di porte che si aprivano e richiudevano, passi pesanti, voci maschili concitate.

Videro dal buco della serratura che, come in un rituale, il Marchese stava seguendo il fattore.

Il padre di Leone aveva deposto il lume su di una consolle e, piegandosi un po’ per lo sforzo, aveva fatto scorrere sulla parete una pesante libreria.

Una porta stretta e bassa s’aprì su una rampa di ripide scale.

Le sagome scure dei due uomini piegando la testa sotto la volta bassa, s’avviarono a scendere i gradini.

I ragazzi si strinsero l’uno contro l’altra.

I cuori battevano all’impazzata, impietriti davanti a quel mistero.

2022-11-20

Aggiornamento

Grazie a tutti gli amici di Villa Verde che oggi sono intervenuti numerosi alla presentazione del nostro romanzo presso il bellissimo showroom dell'architetto Vittoria Ribighini! Un grazie particolare va alla bravissima dottoressa Anna Polverari per aver presentato il libro!
2022-11-20

Evento

show room Arch. Vittoria Ribighini in Via Pizzecolli 2 Ancona Vi aspettiamo per conoscere le avventure dei personaggi de "Il Mistero di Villa Verde" tra intrighi, passioni e misteri nel magnifico show room dove la letteratura si sposa con il design.
2022-10-21

anconatoday

"Il mistero di Villa Verde", l'avventura letteraria di mamma e figlia anconetane Iride Carucci e Chiara Righi. Madre e figlia. Un'avventura letteraria insieme e il sogno di un romanzo pubblicato in tutte le librerie italiane. Passioni, intrecci e segreti aspettano il lettore tra le pagine del libro "Passioni Rivoluzionarie-Il mistero di Villa Verde", ultima fatica letteraria della scrittrice Iride Cristina Carucci, anconetana e già finalista al Premio Strega 2002 con "Amalia a Perdere". «Questa volta una sonata a quattro mani con mia figlia Chiara Righi affidata alle cure della Casa Editrice BookaBook. Un'editoria diversa che offre la possibilità ai lettori di scegliere, di partecipare, di portare i libri sugli scaffali delle librerie e di contribuire, attraverso il passaparola, a scriverne il successo». Il 18 ottobre è andata online la campagna di preordini per il romanzo delle due scrittrici anconetane. Chi volesse può contribuire all'iniziativa andando nel sito bookabook.it e preordinando la copia in formato cartaceo o in ebook del loro romanzo. La trama Roma 1800. Livia, giovane aristocratica ribelle pronta a sacrificare ogni cosa in nome della verità. Leone, intraprendente capitano dal passato misterioso diviso tra lealtà ai suoi ideali e un irrefrenabile desiderio. Una Villa che nasconde al suo interno una storia inconfessabile. Dietro l’apparente mondo dei balli, dei vestiti sontuosi e dei salotti si celano complesse verità famigliari. Il racconto, dalla narrazione fluida, regala così storie intense che si sposano con i colpi di scena e tengono il lettore avvinto fino alla fine partecipando con emozione alle vicende e alle passioni umane dei personaggi: cuore e carne nel tempo privato della Storia.
2022-11-02

corriere adriatico

Libri e passioni rivoluzionarie, mamma e figlia anconetane raccontano "Il mistero di Villa Verde" di Peppe Gallozzi ANCONA- Un'opera tutta anconetana, come lo sono le due autrici, che racconta di passioni rivoluzionarie, di intrecci e di segreti. E' la sintesi del libro realizzato dalla giovane scrittrice Chiara Righi, classe '86 promotrice editoriale scolastica e una laurea in Scienze della Comunicazione e Marketing, e la madre Iride Cristina Carucci ('48), già finalista del Premio Strega 2002 e docente di Italiano e Storia nelle scuole superiori. La piattaforma per la vendita Il libro, intitolato "Passioni rivoluzionarie: il mistero di Villa Verde" è già disponibile sulla piattaforma bookabook, che si basa sull'acquisto in modalità crowdfunding prima che arrivi sugli scaffali delle librerie. Per arrivare a pubblicazione, in sostanza, mancano ancora 122 copie con 85 giorni a disposizione (https://bookabook.it/libro/passioni-rivoluzionarie-mistero-villa-verde/?fbclid=IwAR3stgVTdTSjmYuUhei9YVnHgmRNPbl3QyghWJOwyj6RtUDqF7NI55fw8yQ il link per la prenotazione). Una missione più che fattibile vista l'entità dell'opera che, dalle prime recensioni, appare fluido, intrigante e coinvolgente per tutte le età. Una trama da scoprire Madre e figlia si incontrano nella comune passione per la lettura e la scrittura, un mix di stili e personalità che emergono dalle pagine. Come scrivono le stesse autrici "una suonata a due mani che ha tenuto con il fiato sospeso noi scrittrici affezionate alle vicende dei protagonisti". Vicende che si svolgono nella Roma del 1800 con uno sfondo creato dall'Italia che lotta per l'indipendenza e la libertà. Da una parte Livia, giovane aristocratica ribelle pronta a sacrificare ogni cosa in nome della verità. Dall'altro Leone, intraprendente capitano dal passato misterioso diviso tra la lealtà ai suoi ideali e un irrefrenabile desiderio. Dietro l’apparente mondo dei balli, dei vestiti sontuosi e dei salotti si celano complesse verità familiari con un mistero tutto da scoprire. di Peppe Gallozzi

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Passioni rivoluzionarie: il mistero di Villa Verde”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Iride Carucci e Chiara Righi
Iride Cristina Carucci:
Nata ad Ancona 21/10/1948. Docente di Italiano e Storia nelle scuole superiori. Scrittrice appassionata.
Con "Amalia a perdere", Editori Riuniti, è stata finalista al Premio Strega 2002. Tra le sue opere ricordiamo: "Arturo della penombra", Pequod Editore, presentato dalla Regione Marche al Salone del Libro di Torino. "Ada, Adina", Italic Editore, selezionato al Festival della Letteratura di Pescara. Nel libro i "Quaderni della Regione Marche: Voci di Scrittrici Marchigiane" è presente il suo racconto "Seta Blu".

Chiara Righi:
Nata ad Ancona 28/01/1986. Promotrice editoriale scolastica dal 2016. Laurea specialistica e Master in Scienze della Comunicazione e Marketing. Creativa per indole, ha fondato il brand K.CLUB_Jewellery e propone i suoi bijoux fatti a mano con tecniche e materiali originali. Appassionata lettrice di romance.
Iride Carucci e Chiara Righi on Facebook
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie