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Paura? Grazie, ma no!

Paura? Grazie, ma no!
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Consegna prevista Giugno 2023
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“Errando ” è una parola che mi affascina. Vuol dire viaggiare senza meta, qua e là. Significa anche allontanarsi da qualcosa. Oppure, commettere uno sbaglio, ingannandosi in ciò che si crede e si afferma. In più indica, in senso morale, commettere una colpa.
Beh… questo è proprio tutto quello che sperimento in questo piccolo viaggio nella mia mente, percorrendo qualcuna delle infinite strade della paura, sorretta dal bastone della scienza e della fisica, affidandomi alla potente luce del mio cuore per non perdermi nel buio e non sentirmi mai troppo smarrita.
Sbagliando s’impara.
Viaggiando s’impara.
Errando, si fa tutti e due!

Perché ho scritto questo libro?

Scrivere è sempre stato il sistema per fare un po’ di chiarezza e ordine nella giungla dei miei ragionamenti e delle mie emozioni. Negli anni, le persone a me più vicine mi spronavano a crearne un manoscritto perché, secondo loro, esprimevo pareri insoliti che offrivano un ulteriore punto di vista differente dal conosciuto, regalando così una prospettiva più ampia. Eccolo!

ANTEPRIMA NON EDITATA

“Se ta ciapi ta crisifisi” – (Se ti prendo ti crocifiggo). Quando mio padre urla va questo, era ormai già troppo tardi: l’unico sistema per salvarsi da dei sonori ceffoni era scappare a gambe levate. Di solito, mi rifugiavo nella mia camera e, mentre chiudevo fulminea la porta (che avendo il pannello di vetro smerigliato incorniciato dal legno favoriva una visione di ombre e luci e sagome dietro di essa), paventavo il sospetto che potesse addirittura abbatterla.  E’ noto come il panico e la paura ti rendano o più percettivo e risoluto, oppure ti blocchino come inchiodato al terreno, stile cozza avvinghiata allo scoglio. Io sceglievo l’opzione “il tutto per tutto” quando si trattava, come in questo caso, di emergenza e velocità di reazione, quindi, finché non ero certa che lui s’accontentasse delle minacce, fissavo un punto centrale tra la porta e la finestra; nonostante lo stato d’apnea, il mio cervello riusciva persino ad occuparsi di tutti i muscoli del corpo atti a trasformarmi nel più agile dei felini e balzare scattando al di fuori di essa decollando per un volo di cinque o sei metri verso l’inesorabile caduta sulla strada sottostante che mi avrebbe portata di diritto in un reparto di traumatologia,, ortopedia e chissà cos’altro ma, comunque, conquistando un’immediata apparente salvezza e libertà.

A volte avrei preferito la “calcata” senza fuga e via di scampo pur di risparmiarmi quel momento di ansia e disperazione, mentre mi mancava il respiro e mi sentivo raggelare. Mi pareva di non avere più peso, come se perfino la forza di gravità mi avesse abbandonata facendomi mancare quella sensazione di stabilità, ancoraggio, fermezza. In realtà, la minaccia del pericolo mi spaventava molto più del pericolo stesso. Infatti ho sentito dire che non si ha veramente paura del buio, bensì di quello che non sappiamo si nasconda in esso.

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Quando, ringraziando Dio, dopo qualche istante che sembrava un’eternità, la porta rimaneva ben salda ai suoi cardini e dietro ad essa percepivo un seppur irreale silenzio che illudeva ad una ancor più surreale pace, cominciavo a quietarmi e tornare lentamente alla dimensione terrestre e mi buttavo a peso morto sul letto, scoppiando in un pianto sconnesso accompagnato da pensieri di vendetta, odio, incredulità, smarrimento, solitudine ed un’insistente domanda: Perché? Perché non parlarne? Magari animatamente, ma perché non parlarne? Cosa portava colui che mi cresceva, sfamava, proteggeva dal mondo, a reagire alla mia ribellione con tale aggressività? … Mi è costato un sincero impegno per capirlo ma ce l’ho fatta… Si chiama PAURA.

Ma che cos’è la paura? Partiamo dalla base. Ho consultato il vocabolario “lo Zingarelli” edizione Terzo millennio della Zanichelli e la definisce così:

– Paura s. f. 1 Intenso turbamento misto a preoccupazione ed inquietudine per qualcosa di REALE o immaginario che E’, o sembra, atto a produrre gravi danni o a costituire un pericolo.

Mamma mia che ansia…!!

Di cosa si potrebbe avere paura?…Per esempio degli insetti. Ma ci sono persone che li amano e li allevano, come gli apicultori. Oppure altre persone che ne restano indifferenti.

I rettili; qualcuno ne è terrorizzato, qualcuno ci convive tranquillamente, come in India.

Qualcuno ha paura del buio. Qualcuno non dorme anche se c’è un solo filo di luce.

Qualcuno ha paura della gente. Qualcuno non può farne a meno e non riesce star solo. Quindi è soggettivo, cioè tutto dipende dalla personalità delle varie persone, dal loro punto di vista dipendente dall’esperienza personale, che provoca diverse RE-AZIONI alla medesima situazione. Il bambino in India che cresce in mezzo ai serpenti, non ne avrà mai paura perché nella sua esperienza è normale così.

Sicché, la definizione di “paura” la si può rileggere più correttamente così:

– Intenso turbamento misto a preoccupazione ed inquietudine per qualcosa d’IMMAGINARIO che SEMBRA, (a qualcuno), atto a produrre o costituire pericolo.

Ora mi sento molto meglio.

E se la paura è vera, è vero anche il suo contrario. E qual è il contrario della definizione di “paura”?  Mi sono affidata al “Nuovo Dizionario dei sinonimi e dei contrari” della De Agostini e c’è scritto: – Coraggio, ardire, intrepidezza – .

Ardire significa agire con coraggio. L’intrepido agisce senza paura. E “coraggio” cosa vuol dire? Lo “Zingarelli” dice:

  • Forza morale che mette in grado di affrontare le difficoltà, sacrifici e pericoli con forza d’animo -.

Ma cos’è l’animo? … Interessante:

  • Principio attivo della personalità, della facoltà intellettiva, della volontà e sede degli affetti.

Questo vuol dire che è tutto quello che fa di una persona un vero e proprio singolare ed unico individuo.

Quindi, se uno esclude l’altro, quando si ha paura viene minata la personalità e la capacità intellettiva e si fatica a pensare e reagire, viene a meno la forza di volontà e si perde la capacità di esprimere amore verso gli affetti.

Mi viene logico dedurre che tramite l’uso della paura come arma, si possa condizionare, controllare, sottomettere, opprimere, dominare, schiavizzare. Che vocaboli pesanti.

Soffocanti.

Al contrario, svincolando dalla paura, si dona libertà, indipendenza, autostima, con conseguente giovamento alla personalità, all’intelletto, all’amore e … alla vita in generale. Evoca un senso di leggerezza, energia, saldezza … felicità.

Si pensa che siano i mostri della vita a generare la paura… mi sembra errato. In realtà, secondo me, è la paura che genera mostri… e lo fa ovunque… ci ho pensato un po’ tentando di “spogliare” qualche argomento… chiaro che ognuno vive la propria realtà e verità. Le mie sono assolutamente considerazioni personali e niente di più.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Laura Butti
Laura Butti nasce a Varese il 29 agosto 1971 da famiglia comasca. Gli anni dell’asilo e i primi tre delle elementari li frequenta al "Nido San Girolamo " , un collegio di suore somasche, dove le insegnano ad integrare le regole della disciplina, dell’impegno nello studio e nel lavoro e del "giusto comportamento " nella società", ma anche l’amore per la musica, lo sport, le lingue straniere e l’importanza della condivisione e della tolleranza. Sin da piccola il padre l’abitua a trasferirsi spesso da un luogo all'altro e questo la porta a considerare la vita una preziosa piattaforma atta a vivere esperienze di tutti i generi e diventare una persona "multitasking", caratterizzata da un forte spirito di adattamento ed una certa dose di stravaganza.
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