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Picor Amudeo e il cuore di un gigante

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Consegna prevista Novembre 2024
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Picor Amudeo ha vent’anni e la sua vita gira intorno al gruppo di amici con il quale pratica il karate, la moto e le serate in discoteca, quando all’improvviso avverte dei malori fisici che incrinano la sua tranquillità. Picor resiste ma in seguito a uno svenimento scopre di avere il cuore più grande del normale. L’anomalia è innocua, ma Picor si sente diverso, ha perso persino la sua prestanza fisica e il suo carattere è cambiato diventando molto più sensibile. Nemmeno lo psicologo riesce a dargli pace dopo che è costretto a rinunciare anche al karate. Picor si sente insoddisfatto, si isola dagli amici e non riesce a conquistare Cry che pensa a un altro. Allora fa a modo suo, cerca risposte da una cartomante e poi da un ipnotista che crede lui sia maledetto. Picor è spaventato, ma proprio quando crede che sia tutto perduto scopre che la verità celata dietro la sua condizione appartiene a un mondo soprannaturale. Sta scoprendo ciò che è sempre stato e anche quale è la sua missione.

Perché ho scritto questo libro?

Amavo combattere al gioco di Tekken alla Playstation e da lì sono nati i miei personaggi. Un gruppo grintoso e sfacciato ma anche romantico. Volevo scrivere una storia d’amore ma anche di amicizia in una chiave di genere fantastico. Picor è l’emblema di questo mondo stravagante e contraddittorio. Sono cresciuta insieme a lui e so bene di cosa è capace, l’ho creato con tante caratteristiche che mi appartengono e altre che posso raggiungere solo con la fantasia. Chiunque ama può sentirsi lui.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La pizzeria Forzillo si trovava nel centro città, in un punto caldo di un vicoletto gremito di turisti a tutte le ore. Picor riconobbe l’imposta in legno che pendeva da un balcone con piante rampicanti che si spargevano su tutto il palazzo. Se il palazzo era antico, la pizzeria lo era di più e proprio per questo tutti i nolipalesi la conoscevano ed erano andati a mangiarci almeno una volta. Picor invece no, era un posto troppo tranquillo per i suoi gusti.

Fulvio era all’ingresso, primo di una lunga fila, baciava la sua ragazza in attesa di entrare. Picor si immischiò, avanzando verso di loro e alcuni in fila lo guardarono male.

«Ciao Picor. Gli altri già sono dentro, noi siamo i prossimi, aggiungiti anche tu».

Lampade a forma di fiore illuminavano il sorriso dei clienti in sala che mangiavano pizze grosse e fumanti. Una scala di legno portava al secondo piano dove, seduti a uno dei tavoli più grandi, c’erano i ragazzi con l’immancabile compagnia femminile.

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«Ecco Picor! Ehi, capo!» informò tutti Ettore, con la mano per aria.

Picor rimase lì impalato a fissarli.

«Siediti, capo» gli suggerì Sergio, indicando uno dei posti.

«Lei è la ragazza che ci ha invitato» disse Danilo.

Picor si voltò alla sua destra.

«Ciao, sono Cristina».

La luce dei fiori di vetro colorato alle pareti era tutta concentrata nei suoi occhi.

«Loro invece sono Ginevra, Chiara e Martina» Alfio continuò la presentazione.

Quel volto era grazioso, ricoperto da minuscole lentiggini. Ciuffi di capelli color castagna le incorniciavano la faccia dalla pelle bianco nobile.

«Io sono Picor» disse, continuando a guardarla.

Ritornò il rumore, lo sentì nella testa mentre affettava l’ossigeno.

«Martina e Cristina erano con noi al Campionato nazionale, lo sai?» chiese Dafne con un risolino.

«Loro non sono della nostra scuola ma frequentano l’Istituto alberghiero Rissini» spiegò Mary e voltandosi verso Danilo continuò: «È quello accanto alla palestra dove mi hai detto che ti alleni, dove c’è quel parco comunale».

«È stato bello assistere al Campionato nazionale» disse Cristina.

Un sorriso strano quanto spontaneo le coinvolgeva le guance, il mento, il naso e le andava a finire nello sguardo. Non c’erano dubbi. Picor la riconobbe, era la ragazza che aveva visto al parco. Deglutì un grumo di tensione e poi lesse uno dei menù che gli portarono i camerieri.

«Quindi» Cristina prese lei le ordinazioni: «Due con prosciutto e panna, cinque margherite, una con i funghi, tre ripieni al forno, due bianche con gorgonzola, una prosciutto e melanzane…» Si bloccò.

«Oh, ma noi siamo quindici» intervenne Ettore.

«Manca la mia» disse Picor.

«È vero, scusami!» Cristina si voltò verso di lui, lo guardò con i suoi occhi grandi e gli chiese: «Cosa preferisci?»

«Una diavola» rispose.

«Perfetto! Adesso siamo tutti!» esclamò soddisfatta.

Le pizze sbordavano dal piatto tanto erano grandi e il sapore era squisito, gli ingredienti freschi e leggeri. Infine dolci e liquori furono offerti dalla casa.

«Sono molto contenta di avervi ospitato nella mia pizzeria».

«Cry, ma sei sicura di non voler venire a ballare con noi? Guarda che ci divertiamo!» insistette Gabriella.

«Non preoccupatevi. Buon divertimento!»

Per strada Picor si sentì mancare le forze e, quando arrivarono al locale, i ragazzi corsero tutti dentro prima di lui, ridendo tra di loro e tirando per la mano le loro compagne.

«Ma che succede?» domandò Picor e solcò l’ingresso buio sentendo un bisbiglio: «Due, uno, viaa…»

«Sorpresaaaa!!!»

E fasci di luci verdi spararono al muro. Un insieme di braccia alzate e sorrisoni sui volti.

«Ahahah! Ci sei cascato!!!» disse Fulvio e abbracciò Picor.

Picor osservò la folla di ragazzi presenti e si accorse che alcuni avevano un’aria familiare: «Ma che avete combinato?»

«È la festa per il tuo compleanno, capo. Ma non lo sai che è il tuo compleanno domani? Cioè tra poche ore?» domandò Ettore.

Picor l’aveva del tutto dimenticato. Si fece un conto e si accorse che Ettore aveva ragione: erano le undici di sera e tra poco, con la mezzanotte, sarebbe arrivato il suo compleanno.

«Ragazzi, ma quanta gente avete invitato? Io…»

«No, amico mio» lo bloccò Danilo. «Lo sappiamo che non vuoi festeggiare, ma tutta questa gente vuole farlo e anche noi, quindi non ti resta che buttarti nella mischia». Gli diede un colpetto sulla spalla e sfoggiò una posa, spalancando i lembi della sua giacca.

«Che festa megagalattica ti abbiamo preparato!» osservò Sergio, cominciando a ballare sul posto.

«E ci sono un sacco di ragazze anche per te!» aggiunse Alfio, scolandosi un bicchiere di vodka.

Picor sorrise e disse: «Non vi sopporto!!!»

I ragazzi allora lo trascinarono con loro a ballare, tra facce conosciute, amici e amiche, e altre che non aveva mai visto. La musica prendeva spazio nelle loro teste e li confondeva quel poco che bastava per farli divertire e lasciare ogni pensiero alle spalle. Picor si sentiva bene, non più agitato, avrebbe ballato per ore, continuando a sudare, a ridere per Ettore che, dopo vari drink che gli ficcarono in mano Danilo e Sergio, decise di imitare un gallo portandosi le dita dritte sulla testa e il sedere all’infuori, urlando: «Sono un gallo con la cresta!»

«Picor» lo chiamò Danilo, e il resto del gruppo si avvicinò. «È per te».

Gli porse un bigliettino da visita.

«È il tuo regalo!» dichiarò Ettore, affannato per le performance precedenti, aggiustandosi il suo nuovo giubbotto rosso sgargiante.

«Ma sta’ zitto!» obbiettò Sergio.

«Oh!» grugnì Ettore, alzando la mano per dargli un pugno.

«È un negozio di tatuaggi?» domandò Picor.

«Dopo la festa, alle prime ore dei tuoi vent’anni, te ne vai a fare quanti ne vuoi» spiegò Fulvio.

«Non esageriamo, massimo due o tre. Mica ti vorrai tatuare dappertutto, capo?!» domandò Alfio, scherzoso.

«Il tatuatore è un amico e ti farà il piacere» aggiunse Fulvio.

Picor si mise a pensare e poi disse: «Credo già di sapere cosa mi farò tatuare…»

«Davvero, capo?! Cosa, capo?» chiese Ettore.

«La tua faccia sul bicipite, ad esempio!» Gli afferrò il capo e glielo strofinò con un pugno.

«Ahahah! Sei sicuro che ci entri capo?» domandò Ettore, divertito.

«Ovviamente!» rispose Picor e spavaldo mise in mostra il suo bicipite massiccio e venoso.

«Uh ma ci siamo!» proruppe Danilo. «Ragazzi, attenzione per favore!» urlò a tutta la folla. «In alto bicchieri per lo champagne che tra un po’ si festeggia sul serio!»

Fulvio poggiò una grossa bottiglia di champagne da nove litri su un tavolino cosparso da file di bicchieri.

«Questa la apro io» disse Danilo, acciuffò la bottiglia e si mise in piedi su una sedia.

Picor davanti a lui attendeva il botto, con la folla di invitati che urlava alle sue spalle incitata dai ragazzi.

«Mancano dieci secondi, suggerisce il mio assistente» urlò Danilo, riferendosi ad Alfio che controllava l’orario dal cellulare.

E così tutti contarono: «Nove… otto… sette… sei… cinque… quattro… tre… due… uno… auguriiiii!!!»

Il sughero della bottiglia schizzò tra la folla e colpì la testa di Ettore.

«Ahiaaaa!!!» strillò Ettore, spingendosi le mani sui capelli e incurvandosi nella schiena.

Sergio rise tanto che dovette appoggiarsi a Danilo.

«Ettoruccio ti è piaciuto il botto?» domandò Danilo, ma Ettore era tra le braccia della sua ragazza, mentre Fulvio sbuffava e Alfio spettegolava divertito con la sua.

«Picor, hai visto? Guarda come piagnucola!» disse Sergio, ma Picor non era attento.

Come se quel sughero avesse colpito lui in testa, pesante una tonnellata. Non riusciva a stare in piedi e a mantenere l’equilibrio, le gambe gli tremavano, la vista gli si era appannata e il respiro accorciato.

Danilo rideva, Sergio rideva, Ettore digrignava i denti e li minacciava da lontano.

I volti si confusero tra loro, le voci si svuotarono di senso. Una scossa gli trapassò il torace e allora Picor si portò una mano al petto e se lo strinse. Avvertì dolore. Una bolla che si rompe in mille pezzi e sprigiona un fuoco devastante.

«Picor!!! Ehi, mi senti?» domandò Danilo e tutto gli passò, lo rivide chiaro e lasciò andare la mano lungo il fianco.

«Allora, vuoi brindare sì o no? Che cos’è ’sta faccia? Sembra che ti ha investito un treno!»

«Perché?»

«Come perché? Sei tutto sudato, guardati! E poi tutto rosso! Non dirmi che sei ubriaco perché significa che stai perdendo colpi… è già la vecchiaia!»

Le bollicine si rincorrevano verso il bordo del bicchiere. Picor le fissò e le tirò su nel naso prima di ingoiarle. Spinsero su nella testa e arrivate nello stomaco gli diedero energia, così ne volle ancora e bevve fino allo stremo.

«Dove ce ne andiamo, allora?» domandò ridendo forsennatamente, con una bottiglia di Campari stretta in una mano, mentre uscivano tutti insieme dal locale ora vuoto e buio.

«Ancora? Andiamo a fare il tatuaggio, ficcatelo in testa!» rispose Sergio.

«Oh sì, il tatuaggio! Ahahahah!» Cascò davanti inciampando nei piedi.

«Prendilo!» esclamò Danilo e Alfio lo afferrò per un braccio. Si misero uno da un lato e uno dall’altro. Picor intanto continuava a ridere senza motivo.

«Capo, non fare così, è una cosa importante, capo!» obbiettò Ettore preoccupato, con la mano ancora premuta sulla testa ad attutire il fastidio del colpo dello champagne.

«Cosa vuoi che capisca adesso, idiota!» sbottò Sergio.

«Idiota! Ahahahah!» ripeté Picor.

«Non mi offendo solo perché sei il capo e so che stai male!» commentò Ettore con un muso lungo. Poi indicò Sergio e sbraitò: «Invece tu sei uno sciocco asino dalle orecchie lunghe!»

«Guarda che gli asini hanno le orecchie lunghe» osservò Danilo.

«Zitto, non ti mettere sempre in mezzo quando parlo io! Tu mi hai colpito con quel sughero! L’hai fatto apposta!»

«Ragazzi, vi volete azzuffare con Picor in queste condizioni?» domandò Fulvio a occhi sgranati. «E dai su!»

Allora Ettore si morse la lingua e gli altri proseguirono a camminare, nascondendo un sorrisetto divertito. Picor poi cominciò a bisbigliare cose insensate sottovoce e, con gli occhi chiusi, avanzò per inerzia sottobraccio con gli amici.

Continuò a non vedere niente, tutto sfocato, poi si accorse che a un certo punto lo distesero e gli passarono alcuni disegni davanti agli occhi. Diventò tutto più divertente, così ne indicò uno.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesca Corato
Mi chiamo Francesca Corato e sono napoletana. Ho sempre scritto ma non so da dove è nata la mia scrittura. Direi che è stata come un istinto, un giorno ho cominciato e ho scoperto che era l’unico modo per parlare sinceramente a me e agli altri. La scrittura ti sovrasta e ti fa guardare allo specchio, per questo a volte è stato difficile inseguirla. Scrivere è luce e ombra, non sai mai cosa ti aspetta quando spalanchi la porta della fantasia. Oggi faccio altro nella vita per mantenermi, come accade alla maggior parte delle persone nella mia condizione, intanto aspetto con tutta la pazienza e la determinazione di cui sono capace, ma la scrittura mi ricorda ogni istante chi sono.
Ho pubblicato inoltre la sceneggiatura "Without fault" sulla graphic novel "In guerra".
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