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Pomodoro e Carotino – Volume I

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La raccolta di racconti Pomodoro e Carotino – Volume I raccoglie in otto brevi racconti le avventure dell’ispettore Pomodoro, affiancato dal suo fido aiutante Carotino.
I due protagonisti si muovono in un mondo moderno, non senza combinarsi però al più tradizionale immaginario
fantastico delle fiabe, fatto di treni parlanti, pozioni magiche e cacce al tesoro. È un mondo di misteri da scoprire e di casi da risolvere, ma la soluzione è sempre a portata di mano dei due simpatici eroi, i quali propongono dunque un modello
positivo, non solo perché riescono sempre a trionfare, ma anche perché sanno essere umili e disponibili a intervenire in soccorso degli altri in caso di necessità e dimostrano di avere successo nonostante i loro difetti caratteriali.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché sentivo la necessità di condividere questa passione con qualcun altro, perchè c’è stato un tempo, durante la mia adolescenza, in cui la scrittura era la mia ancora. Questo è stato il mio libro in assoluto, scritto nel 2002 una prima volta e poi rivisto, ricorretto. Ci tenevo molto perché i due personaggi sono parte di me.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

La casa degli specchi.

Era un martedì mattina quando l'ispettore Pomodoro fu svegliato dal suono del suo cellulare. Erano solo le sei, chi poteva avere interesse a svegliarlo?. Guardò sullo schermo ed il nome gli risultò subito famigliare : era il suo fido aiutante Carotino. Pomodoro si stirò un poco, quindi prese il cellulare e disse “Pronto, Carotino, sai che ore sono?”.

Nonostante ci fosse un rapporto di amicizia fortissima, Carotino non aveva perso il vizio di dare il lei a chiunque e così rispose

“Mi scusi ispettore, ma è successo qualcosa al Luna Park”.

“Oddio, che cosa sarà mai successo di così urgente ?” chiese l'ispettore.

“Una scolaresca è scomparsa nella Casa degli Specchi !!!”.

“Mi preparo e vengo a prenderti !”.

Il Luna Park era una delle attrazioni preferite dai bambini della zona e, frequentemente, le maestre decidevano di portarli a farvi un giro. Pomodoro si vestì, scese in garage e presa la sua Bianchina si diresse a prendere Carotino.

Carotino era seduto su un gradino, mani sul volto. Era pensieroso. Spesso si preoccupava più del dovuto.

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“Buon giorno ispettore” disse Carotino appena salito in macchina.

“Quante volte te l'ho detto di darmi del tu ?”.

“Lo so signore, ma l'ansia per quei bambini mi rende nervoso”.

“Non preoccuparti Carotino, vedrai, non sarà poi così grave !”.

Nonostante la Bianchina dell'ispettore non andasse oltre i 50 all'ora ed ogni tanto rallentasse per tossire a causa del raffreddore che l'aveva colpita, i due arrivarono presto al Luna Park. All'ingresso il direttore passeggiava nervosamente avanti e indietro.

“Finalmente !” disse disperato il direttore.

Pomodoro ,per rincuorarlo, disse

“Non si preoccupi, li troveremo”.

Il direttore del Luna Park era Melanzana, noto organizzatore di feste e sempre molto allegro e spensierato. Pomodoro e Carotino, accompagnati da Melanzana, si avviarono all'interno del Luna Park. Passarono di fianco alla Casa degli Orrori, alla Bocca della Verità ed infine giunsero di fronte alla Casa degli Specchi. Melanzana si parò davanti a Pomodoro e Carotino e disse

“È stata colpa mia, era già ora di chiusura, ma io li ho fatti entrare. Mi sono ricordato che mia moglie Banana mi aspettava per un appuntamento con altri due nostri amici, così me ne sono andato, scordandomi della scolaresca”.

“Ecco perché mi ha telefonato solo stamattina !” disse Carotino.

“Esatto. Mi sono ricordato di loro solo stamattina. Fortunatamente i genitori sapevano che li avrei tenuti con me due giorni !!!”.

Carotino era piuttosto arrabbiato e lo si vedeva molto dato che divenne di un colore rosso acceso. Pomodoro, con la sua solita calma, placò gli animi e disse

“Non si preoccupi, Melanzana, li troveremo”.

Melanzana si scostò da una parte così che Pomodoro e Carotino poterono entrare. Appena entrati, Carotino non riuscì a tenersi dal ridere vedendo il suo amico Pomodoro riflesso nello specchio. Aveva una forma allungata e somigliava un peperone.

Passarono varie stanze e Carotino ad ognuna di esse si divertiva a fermarsi ed a specchiarsi ed a fare le linguacce. Pomodoro invece non badava molto a quelle cose, preferiva cercare indizi. Entrarono nella stanza delle illusioni. Qui Carotino più volte credette di vedere qualcuno accanto a sé quando questo qualcuno in realtà non c'era. Ad un certo punto però Carotino inciampò e cadde a terra.

“Ahi!. Che botta !” urlò.

Pomodoro si fermò, si voltò verso il suo amico e noto come al suo fianco ci fosse una merendina.

“Carotino, sei inciampato in una merendina” disse sorridendo Pomodoro.

“Io non ci trovo nulla da ridere” controbatté Carotino. Pomodoro, raccolta la merendina da terra, si fermò ad osservarla pensoso, poi disse

“Se qui c'è una merendina …”“…qui ci saranno i bambini !” concluse euforico Carotino.

I due iniziarono a girare per la stanza come matti finché ad un certo punto Carotino, stremato dalla stanchezza, si appoggiò ad uno specchio e scomparve. Pomodoro non si accorse subito della scomparsa del suo amico e continuò a cercare altri indizi finché, ad un certo punto, gli sembrò di vedere Carotino accanto a sé. Si voltò ma non lo vide.

“Carotino !. Carotino !” gridò l'ispettore.

Pomodoro continuò a fissare lo specchio , ora accanto a Carotino c'erano dei bambini che si sbracciavano. Pomodoro rovistò nelle tasche della sua giacca finché non trovò le chiavi della sua Bianchina. Si girò e le tirò con tutta la forza che aveva contro lo specchio che si trovava di fronte a lui. Lo specchio andò in frantumi. Passò neanche un minuto e da lì dietro comparvero prima Carotino e poi la scolaresca. Non erano affatto impauriti e nemmeno affamati in quanto quello specchio in realtà era una porta che dava alla dispensa. Tutti insieme, scortati da Pomodoro, uscirono dalla casa degli Specchi. Il direttore Melanzana quando li vide li abbracciò uno ad uno e si scusò con la maestra, quindi diede loro un biglietto omaggio da poter utilizzare per potersi abbuffare di dolci a più non posso. La maestra, però dal canto suo, spiegò a Melanzana che i bambini si erano già abbuffati abbastanza e che forse era meglio che tornassero dalle loro famiglie. L'ispettore Pomodoro e Carotino salutarono i bambini, quindi anche Melanzana che li ringraziò donando loro due biglietti per la Bocca della Verità. Carotino era così contento che decise subito di usarlo rimanendo però poi scontento per quanto la Bocca gli aveva detto. Pomodoro, invece non usò mai il biglietto, anzi lo buttò in un cestino appena fuori del Luna Park.

L'enigma della pozione d'amore

C'era una volta, in una ridente città, un uomo il cui nome era Artemio. Quest'uomo da giorni vagava per le vie della città con in dosso un giubbotto sgualcito e con lo sguardo perso nel vuoto. Si soffermava di fronte a qualunque ragazza vedesse e si interrogava su cosa provasse per lei ed, ogni volta che lo faceva, il suo cuore cominciava a battere all'impazzata, lui diventava tutto paonazzo in volto ed il primo sentimento che provava era il completo innamoramento.

Tutto era iniziato qualche giorno prima, quando non riuscendo a trovare la ragazza della sua vita, si era rivolto ad un santone. Lo aveva indirizzato lì un suo collega. Il santone si faceva chiamare Mago dell'amore.

Il mago gli aveva subito detto che la sua situazione era davvero critica, che ormai era giunto a quell'età in cui o si sarebbe innamorato subito o non avrebbe mai più avuto un'altra possibilità. Artemio, sconvolto dalla dichiarazione di quest’ultimo, gli disse che era pronto a tutto pur di potersi innamorare.

L’uomo si passò le mani sulla barba folta e poi sorridendo un po' disse “Prendi questa pozione, vedrai che tutto si risolverà”.

Artemio, tutto contento, rispose “Va bene santone, dammi la pozione”.

Il santone lo guardò dritto negli occhi e gli disse “Ricorda di berla tutta d'un fiato, altrimenti l'effetto non sarà quello che vorrai”.

La pozione che gli aveva dato il santone era di uno strano colore verdastro e certo non era invitante. Artemio però era cos’ desideroso di raggiungere il suo scopo che fece un respiro profondo e la bevve tutta d'un fiato. Il gusto della pozione era tale che Artemio ne fu sopraffatto tanto che non riusciva a toglierselo dalla bocca. Aveva un gusto dolcissimo, un gusto buonissimo. Un po’ preoccupato dal fatto che il gusto della pozione gli fosse rimasto in bocca anche dopo tempo e che per ogni ragazza che vedeva il suo cuore partiva come un treno ad alta velocità, decise di tornare dal mago. Il santone, che sapeva il reale effetto della pozione, quando lo vide, rise sotto i baffi e chiese “Artemio, amico mio, risolto il tuo problema ?”.

Ovviamente il problema non era per nulla risolto, anzi Artemio era ancora più preoccupato anche perché il santone non gli aveva dato alcuna spiegazione su come mai la pozione gli avesse fatto quell’effetto. Anzi, l’uomo gli aveva detto di continuare perché solo così si sarebbe potuto innamorare.

Artemio però non si sentiva tranquillo così decise di rivolgersi al suo amico di fiducia, l'Ispettore Pomodoro.

Pomodoro, sentita tutta la storia, si trattenne dal non scoppiare dal ridere, poi disse “Non ti preoccupare andrò dal santone e risolverò il tuo problema”.

Carotino, che era interessato quanto Artemio a potersi innamorare, chiese a Pomodoro di poterlo accompagnare fin dal santone. Il giorno stesso decisero di recarsi dal’uomo.

Il mago appena li vide non credette ai suoi occhi e pensando che fossero due possibili clienti da fregare disse loro “Buon giorno signori, cosa posso fare per voi ?”

Carotino precedette Pomodoro e disse “Ho bisogno di innamorarmi”.

Il santone lo guardo poi disse “Benissimo, il tuo desiderio sarà esaudito !”.

Si alzò e prese una boccetta contenente la pozione. Carotino, visto il colore esclamò “Ma non potrò mai berla, ha un colore per nulla invitante !”.

Il santone disse “Ma non devi guardare il colore, tu devi berla se vuoi innamorarti davvero”.

Pomodoro colse l'attimo e tolse la boccetta dalle mani di Carotino, tolse il tappo e annusò. L'odore che ne usciva gli ricordava qualcosa, qualcosa che non portava a nulla di buono. Poi, qualcosa gli balzò alla mente, l’odore era quello di un elisir d’amore, non v’era dubbio. Lo aveva ricordato perché un suo vecchio amico si era divertito qualche anno prima a provare a farne uno. 

Il santone iniziò a preoccuparsi, nessuno mai si era messo lì ad odorare la sua pozione. Carotino chiese a Pomodoro di fargliene bere un sorso, solo per provare. Pomodoro però tenne stretto a sé la boccetta e propose al santone di berla. Il santone iniziò a sudare, poi disse

“Non posso”.

Pomodoro lo guardò e disse “Perché non puoi ?”.

“Non potete farmi questo” aggiunse il santone.

Pomodoro fiero di aver spaventato abbastanza il santone disse

“Tu hai dato questa pozione ad Artemio, il mio amico, facendogli credere di potersi innamorare, ora esigo che tu mi dia l'antidoto o ti costringerò a berla tutta”.

Il santone si guardò un po' intorno, tentò di scappare, ma Pomodoro aveva già letto nei suoi pensieri, allungò una gamba e gli fece uno sgambetto. Il santone cadde a terra e colpì la gamba di un tavolino su cui vi erano diverse boccette tra cui  una con la scritto ‘Antidoto’.

Carotino scattò e la prese. Il santone fu arrestato e, durante l'interrogatorio, disse di averlo fatto perché era stufo di vedere la gente innamorata della vita.

Artemio tornò come prima e qualche giorno più tardi incontrò Luisella, una sua ex compagna di classe e di lei si innamorò. Carotino rivolgendosi a Pomodoro disse “Mi spiace, mi stavo facendo influenzare, vero ?”.

Pomodoro lo chiamò a sé e disse “Non ti preoccupare, può capitare. Ricorda che l'amore quando deve arrivare, arriva e non c'e' bisogno di pozioni o strani intrugli”.

Carotino lo ringraziò ed insieme si avviarono verso casa.

Il desiderio del treno

Era estate quando la vicenda che vi andrò a raccontare si verificò.

Pomodoro e Carotino erano andati in vacanza insieme sulla riviera ligure. Era un periodo di relax che si erano concessi dopo aver risolto uno dei casi più intricati della storia.

In quei giorni, Carotino assillava continuamente l'ispettore affinché prendessero il treno per raggiungere una località molto rinomata: Monterosso. Il treno era lì ogni mattina alle 10. Sbuffava sempre e si lamentava di dover sempre fare la stessa tratta avanti ed indietro. Una mattina Carotino decise di avviarsi alla stazione e, preso il biglietto, fece per salire su quel treno.

Questi si scosse un po' e disse “Ehi amico non sei stufo della solita tiritera ?”.

Carotino lo guardò e rispose “No, perché ?”.

Il treno si stirò un poco e disse “Vedi, io sono stufo di fare sempre questo tragitto avanti ed indietro. Tu, per caso, non hai un desiderio ?”.

Carotino, dopo essersi passato una mano sui pochi capelli che aveva, rispose “Un desiderio ?”.

Il treno lo guardò, sorrise e poi aggiunse “Sì un desiderio. Tu lo esprimerai ed io te lo esaudirò”.

Carotino ci pensò un po' su, poi disse “Ma certo, vorrei che mi portassi a … Monterosso”.

Il treno non riuscì a trattenersi dal ridere, poi vista l'ora segnata alla stazione, chiuse le porte e ripartì. Carotino rimase lì a guardarlo, poi, tristemente si riavviò verso casa. Tornato a casa raccontò l'accaduto all'ispettore, il quale rise di gusto.

Carotino lo guardo un po' di sbieco poi disse “Ma cosa c'è di così divertente ?”.

Pomodoro gli si avvicinò, lo abbracciò e disse “Vedi quel treno fa già quella tratta. Domani verrò anche io ed esaudiremo un mio desiderio”.

Il mattino dopo l'ispettore Pomodoro e Carotino si recarono alla stazione. Erano le 10 ed il treno non era ancora arrivato. Qualcuno già guardava impaziente l'orologio, altri si sedevano e si alzavano continuamente. L'orologio posto in alto segnava le 10.30, ma del treno nessuna traccia.

Carotino appariva rattristato perché temeva che il suo desiderio non si sarebbe mai avverato, poi d'improvviso dal buio di una galleria comparvero due luci. Non era il treno, era una locomotiva che trainava quest’ultimo.

La locomotiva si fermò ansante.

“Non ce la faccio più” continuava a ripetere.

Pomodoro e Carotino le si avvicinarono e le chiesero cosa fosse successo.

“Vedete, questo treno si rifiutava di fare questa tratta ed allora mi hanno chiamato” disse la locomotiva ancora con il respiro affannato. Carotino e Pomodoro quindi si avviarono verso il treno ancora riluttante a partire.

Pomodoro disse “Amico treno non puoi rifiutarti di fare avanti ed indietro”.

“Si che posso” rispose il treno senza degnare di uno sguardo l'ispettore.

Pomodoro allora mise una mano su una porta e, dopo aver dato uno sguardo a chi c'era, disse “Vedi se tu non parti quei bambini non torneranno più alle loro case, quel ragazzo non potrà mai donare la sua rosa al suo amore ed io ed il mio amico non potremmo mai esaudire il nostro desiderio”.

Il treno sentita la parola desiderio si animò subito e rispose “Quale sarebbe questo desiderio ?”.

Pomodoro ci pensò su e disse “Tenerci allegri e farci sognare, far sì che ognuno realizzi il suo sogno”.

Il treno rimase un po' lì sbigottito, poi iniziò un po' a singhiozzare.

Dopo alcuni minuti si rivolse alla locomotiva che lo aveva trainato e disse “Scusami amica se ti ho sfruttato, da oggi riprenderò a realizzare i sogni di tutta questa gente. In carrozza !!!”.

Ci fu un boato di felicità. La locomotiva si spostò, i passeggeri salirono sul treno ed ognuno realizzò il suo sogno.

La pergamena magica

C’era una volta, in una ridente città di mare, un uomo il cui nome era Sharp.

Sharp era un marinaio, o meglio, un lupo di mare. Era appena tornato da un lungo viaggio a bordo del suo vascello Abisso. A quanto andava raccontando, sembrava tornato da un posto talmente bello che sembrava esistere solo nelle fiabe. Non faceva altro che parlare di quel posto e delle meraviglie che vi aveva visto. Parlava anche di una strana pergamena che diceva di aver trovato sull’isola, ma che non riusciva a decifrare. Sharp era talmente ossessionato dal voler tornare sull’isola che aveva affisso sulla porta dei locali più frequentati un foglio su cui vi era scritto “Ho trovato una pergamena che credo porti ad un tesoro, ma ho bisogno di almeno due persone che vengano con me”.

Carotino, qualche giorno più tardi, andando dal parrucchiere per farsi aggiustare il ciuffo, lesse il foglio e chiese “Dove posso trovare questo Sharp ?”.

Peperone, che era il parrucchiere, lo guardò, sorrise e disse “Ma mica crederai alle fesserie che va dicendo quel matto”.

Carotino alzò le spalle e rispose “Non è questione di credergli o meno, è che a me piacerebbe fare un bel viaggio in mare”.

Peperone rise di gusto, poi disse “Se è questo che vuoi, il marinaio che si chiama Sharp lo puoi trovare alla Taverna del pescatore. Lo riconoscerai perché porta sempre un berretto da marinaio e fuma la pipa”.

Carotino, finito di farsi acconciare nella giusta maniera, pagò, ringraziò Peperone ed in tutta fretta corse verso casa. Pomodoro, come ogni volta che non gli capitava di avere un caso da risolvere, era seduto sulla sua poltrona di pelle a leggere il giornale. Carotino giunse in casa con una tal foga che Pomodoro fu costretto ad alzare gli occhi dall’articolo del giornale per vedere cosa di così urgente aveva da dirgli il suo amico.

“Che è successo ?” chiese Pomodoro.

Carotino, con il fiato corto, rispose “Dobbiamo andare, venga con me !”.

Pomodoro sapeva che qualunque cosa avesse detto sarebbe stata inutile e così disse “Mi vesto ed arrivo”.

A bordo della Bianchina giunsero alla Taverna del pescatore in meno di 10 minuti nei quali Carotino spiegò in poche parole ciò che aveva letto su un foglio che aveva visto dal parrucchiere. Pomodoro gli aveva detto di non montarsi la testa e che non c’era alcun tesoro da cercare, ma tutto era stato vano perché Carotino, ormai, aveva deciso di partire con o senza di lui. Appena entrati nella taverna, Carotino lanciò uno sguardo e, visto un uomo con un berretto da marinaio in testa ed una pipa in bocca, gridò “Marinaio Sharp !. Marinaio Sharp !”.

Si voltarono un po’ tutti, tra cui anche l’uomo con la pipa che gli fece cenno di raggiungerlo. Stava sorseggiando una birra mentre osservava assorto la pergamena su cui, diceva, vi era il tesoro. Carotino, seguito da Pomodoro, si avvicinò all’uomo il quale disse, senza che questi avessero il tempo di parlare,”Bene, siete voi allora i miei due aiutanti. Domani al molo 4”.

Trangugiò in un sol sorso la birra, pagò e se andò, lasciando esterrefatto Carotino. Pomodoro, toccando la spalla del suo amico disse “Non ti preoccupare, ti accompagnerò fino al molo”.

Carotino abbracciandolo, rispose “Ha sentito cos’ha detto il marinaio ?. Deve venire anche lei !!!”.

Pomodoro ci pensò un po’ su, poi, sapendo che se avesse rifiutato avrebbe perso la stima del suo amico, rispose “Va bene, verrò anche io”.

“Urrà !. Urrà !” gridò a squarciagola Carotino.

Il mattino successivo, Carotino e Pomodoro si fecero trovare al molo 4 alle 9.00. Sharp era già lì ad aspettarli con la sua pipa in bocca ed il suo cappello da marinaio.

“Bene, lasciamo stare i convenevoli, io sono Sharp e voi siete i miei mozzi ed ad ogni cosa che vi dirò dovrete rispondere sì signore”.

Carotino, immedesimandosi subito nella parte rispose “Sì signore !”.

“Bene, molto bene, ragazzo. Farai strada”.

Mollarono gli ormeggi verso le 9.30 e, secondo quanto diceva Sharp, il viaggio sarebbe durato 3 ore. Il viaggio in realtà durò un po’ di più causa le avverse condizioni del tempo.

Pomodoro era sovente sottocoperta e cercava di stare steso più tempo che poteva, mentre Carotino sembrava non soffrire molto, tanto che seguiva alla lettera tutti gli ordini che Sharp gli impartiva. Giunsero all’isola che erano circa le 14.00. L’isola sembrava deserta, ed a parte qualche palma qua e là, appariva povera di vegetazione. Calata l’ancora, Sharp si apprestò ad avvisare Pomodoro dello sbarco immediato. Pomodoro, salite le scale, appariva sbiadito e dimagrito di svariati chili, ma rispose all’ordine con un “Si signore”.

“Allora signori, tutti sulla scialuppa !” gridò Sharp.

In men che non si dica Carotino vi era salito su, mentre Pomodoro sembrava riluttante, ma poi, trascinato dalla foga del suo amico, salì anche lui. Giunti a terra, Sharp tirò fuori da una delle tasche del suo cappotto la pergamena e, dopo averla aperta, disse, indicando una X segnata su di essa ”Questo è il punto in cui dovremo scavare”.

“Sì signore !” rispose a gran voce Carotino. Pomodoro che anche lui aveva dato una scorsa alla mappa, chiese “Ma noi dove siamo ?”.

Sharp lo guardò, poi alzando le spalle come volesse sottolineare la scarsa esperienza di Pomodoro, rispose “Ma noi siamo qui !” ed indicò un punto sulla mappa non molto distante da quello segnato con una X.

“Bene signori gambe in spalla, si va verso il tesoro !”.

“Sì, gambe in spalla !!!” ripeté Carotino.

Arrivarono al punto X circa una mezz’oretta più tardi.

Pomodoro era esausto, si sentiva ancora dondolare come fosse sulla barca e per di più era sempre più convinto che quanto andasse dicendo Sharp fosse totalmente inventato. Sharp indicò un punto nel terreno e, presa la pala, iniziò a scavare. Dopo circa 10 minuti si interruppe. Anche Carotino aveva collaborato allo scavo, ma nulla era apparso, nulla che fosse un forziere o qualcosa di simile. Pomodoro, invece, al contrario di Sharp e Carotino non aveva collaborato. Si era soffermato ad osservare la pergamena : la X si era spostata.

”Scusate” disse “La X si è spostata !”.

Sharp gli tolse dalle mani la pergamena ed iniziò a scuoterla urlando

“Non è possibile, era qua !”.

Carotino non credeva ai suoi occhi, anche lui aveva visto la X in un punto della mappa ed ora era in un altro. Dopo lo sfogo, Sharp disse “Va bene, non importa, andremo dov’è segnata la X”. Passarono altre cinque minuti ed il nuovo punto fu raggiunto. Sharp e Carotino si misero nuovamente a scavare con foga, Pomodoro, invece, come prima, rimase in disparte. Anche stavolta lo scavo non diede alcun esito.

“Scusate” disse nuovamente Pomodoro “La X si è nuovamente spostata !”.

Sharp era furioso, Carotino incredulo. La scena si ripeté altre volte e tutte le volte lo scavo fu inutile. Erano passate circa due ore, ormai era quasi buio, ma Sharp era ancora convinto di poter trovare il tesoro e così disse

“Questa è l’ultima volta, dopo di che torneremo a casa”.

Il nuovo punto fu raggiunto circa cinque minuti più tardi. Carotino scoppiò a piangere, Sharp si mise le mani nei capelli, erano tornati al punto di partenza. Pomodoro diede un’occhiata veloce alla pergamena, la X era nuovamente cambiata. A memoria Pomodoro si ricordò che quello era il punto del secondo scavo. Sharp esclamò “Ma com’è possibile !”.

Pomodoro lo guardò e poi disse “È un modo per farci capire che la ricchezza non è tutto. Questo viaggio ci ha uniti di più e la ricerca spasmodica di un qualcosa che non c’era ha rafforzato la nostra amicizia. La pergamena serviva per dimostrarci quanto sia importante l’amicizia e per dirci che è proprio questa la ricchezza che dobbiamo coltivare”.

“Torniamo a casa, marinai” aggiunse poi rivolgendosi a Carotino ed a Sharp.

“Sì, torniamo a casa” risposero entrambi.

Il duello

C'era una volta un paesino tranquillo e felice. Tutti mattino, pomeriggio e sera scorazzavano felici per le sue vie, finché un giorno, un giorno di pioggia entrò in paese un uomo. Si faceva chiamare Manolesta Joe. Era alto più di un metro e ottanta, corporatura robusta. portava con sé sempre la sua pistola che non mancava mai di accarezzare quasi fosse un gatto.

Manolesta Joe in pochi giorni aveva turbato la tranquillità del paese con le frequenti risse provocate al saloon di Emma e con le frequenti rapine in banca. Lo sceriffo Anguria era disperato tanto che aveva deciso di rassegnare le dimissioni e consegnare la stella al primo che fosse passato da lì. Caso volle che in quei giorni l'ispettore Pomodoro ed il suo amico Carotino passassero proprio da quelle parti. Carotino, come al solito, era molto entusiasta di poter finalmente vedere un vero e proprio paesino del West tanto che quando vide il saloon si precipitò a capofitto. Appena entrato ordinò una tazza di latte. Fu una scelta davvero sbagliata. In pochi secondi tutto il saloon scoppiò in una roboante, impietosa risata. La risata durò però molto poco perché pochi istanti dopo entrò Manolesta Joe. In breve tempo il pianista smise di suonare, alcuni clienti si buttarono sotto i tavoli, l'unico a non muoversi fu proprio Carotino. Manolesta Joe lo fissò negli occhi e disse

“Sei tu che hai ordinato il latte ?”.

Carotino, dopo averlo osservato un po', rispose

“Si, avevo sete ed il latte disseta”.

“Ma il latte è da bambini” ribatté Manolesta e pochi istanti dopo aggiunse “Vieni fuori, vorrei farti provare l'ebbrezza di un duello. Ci stai o hai troppa paura ?”.

Carotino, che non amava chi gli diceva di essere un pauroso, rispose “Con molto piacere, ho sempre adorato i duelli”.

Nel frattempo l'ispettore Pomodoro si era recato nell'ufficio dello sceriffo per salutarlo. Anguria infatti era un suo carissimo amico. Pomodoro, che sapeva che il suo amico era diventato sceriffo, appena lo vide senza stella al petto, si preoccupò.

“Che ti è successo ?. Come mai non porti più la stella ?”.

Anguria gli raccontò tutta la storia e gli propose di diventare sceriffo per un giorno. Pomodoro, che rispettava molto il suo amico e voleva che si riprendesse la stella, disse “Ok, accetto, ma solo per un giorno”.

Presa la stella uscì e si diresse a cercare Carotino. Quando giunse sulla strada che portava al saloon, vide due uomini uno di fronte all'altro. Uno era Carotino, ma l'altro chi era ?. Si ricordò della descrizione che gli aveva fatto il suo amico Anguria e giunse alla conclusione che l'altro fosse proprio il famigerato Manolesta Joe. Doveva fare qualcosa.

Gridò “Manolesta Joe, fermo o sparo !!!”.

Manolesta si voltò, estrasse la pistola dalla fondina, ma quando vide che lo sceriffo non era Anguria, non riuscì a trattenersi dal ridere.

“Tu sei lo sceriffo ?. Ah ah ah ah”.

Pomodoro rimase impassibile. Carotino nel frattempo si era avvicinato e di molto al suo avversario. Pomodoro, accortosi di quello che voleva fare il suo amico, continuò a provare a far ridere Manolesta.

“Avanti Manolesta, sono pronto al duello !!!” disse Pomodoro.

Manolesta lo guardò dritto negli occhi e disse

“Ok. Al tre tireremo fuori le pistole dalle nostre fondine e faremo fuoco. Nessuno mai è riuscito a battermi !!!”.

Pomodoro aveva due fondine così come il suo avversario. In quella di sinistra teneva un tubetto di Tomato, nell'altra la pistola che Anguria gli aveva prestato. Carotino, intanto, si era spostato tra la gente pregando che tutto andasse per il meglio. Il sole era alto in cielo ed un vento leggero alzava un po' di polvere davanti ai due contendenti.

“Al tre !!!” gridò Manolesta.

“Uno ! … Due ! e …” ma quando Manolesta dovette dire tre non riuscì a farlo perché Pomodoro aveva estratto dalla fondina di sinistra il suo tubetto di Tomato e lo brandiva a destra ed a manca come fosse una pistola. Manolesta era letteralmente piegato su sé stesso dalle risate. Pomodoro ne approfittò gli si avvicinò e, quando gli fu a poco meno di un metro, gli puntò sul naso la pistola. Manolesta smise immediatamente di ridere e guardandolo in faccia disse “Mi hai sconfitto”.

Immediatamente tutto il paese tirò un sospiro di sollievo, il pianista tornò nel saloon a suonare e la gente riprese a fare quello che aveva sempre fatto. Anguria, avvicinatosi a Pomodoro, lo ringraziò per quello che aveva fatto e lo abbracciò.

“Questa è tua” disse Pomodoro porgendogli la stella. Carotino, che aveva assistito a tutta la scena si congratulò con l'ispettore e chiese “Come faceva a sapere che Manolesta avrebbe riso ?”.

“Vedi Carotino, Manolesta era troppo sicuro di sé, ma sapevo, grazie alle cose che mi aveva detto Anguria, che scoppiava facilmente a ridere se vedeva qualcosa di particolarmente stupido”.

“Ho capito, la morale è che l'intelligenza vince sempre sulla forza ?”.

“Sì Carotino” e si misero a ridere di gusto.

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Alessandro Brondi
Sono Alessandro, vivo a Mazzè con mia moglie Marika e i miei figli Giada e Manuel. Lavoro in ospedale come assistente amministrativo e nel tempo libero mi piace dedicarmi alla chitarra e a scrivere. I miei generi preferiti sono i gialli o le favole per bambini, ragazzi.
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