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Consegna prevista Settembre 2024
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Il giorno del suo compleanno il principe può chiedere in dono qualsiasi cosa, ma nessuno si aspetta che chieda di essere riconosciuta come principessa. E la richiesta innesca una serie di eventi che la rendono una viaggiatrice, poi un’amazzone, un’eremita, un’archeologa, una maga, una governante e l’obiettivo di una guerra santa. La rende amica, confidente, vittima e carnefice, mostro e modello. La conduce, posto dopo posto, lungo la strada che porta a un’antica città che aspetta solo di essere risvegliata e di richiamare al mondo antiche e leggendarie creature. E, alla fine, le permetterà anche di capire cosa significa essere una figlia.

Perché ho scritto questo libro?

Io per affrontare le questioni che mi stanno a cuore ho bisogno di calarle in un racconto che apparentemente parli d’altro, meglio se high fantasy. Ho scritto questo romanzo mentre m’interrogavo per la prima volta riguardo alla mia identità di genere e il viaggio della protagonista è stato specchio e laboratorio dei miei pensieri.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Io sono il lettore il cui corpo si fa libro
Paul B. Preciado

NOTE LINGUISTICHE

Questo racconto è ambientato in un luogo nel quale si parla una lingua diversa dalla nostra. I dialoghi sono in italiano, ma una caratteristica grammaticale del parlato dei personaggi, il genere neutro, è rimasta ed è tracimata fuori dalle battute. Quindi, ecco le regole:

  • per tutti gli individui che per qualche motivo non potevano essere ascritti a uno specifico genere sessuale — anche solo perché non lo si conosceva ancora nel momento in cui se ne parlava — è stata usata la terminazione -ǝ;
  • ogni volta che è stato fatto riferimento a una pluralità di genere misto o sconosciuto, in luogo del maschile sovraesteso è stato usato il simbolo -ɛ.

Nella costruzione delle parole, sono stati preferiti i morfemi lessicali del maschile per nomi e aggettivi, perché sono più corti, e i morfemi lessicali del femminile degli articoli perché sono più analitici (per esemplificare, un gruppo di attori e attrici è chiamato, a Megrekedes, sulla Piana della Spezia e nei territori della Torre: dellɛ attorɛ).

Queste regole sono state applicate solo dove l’italiano non era ambiguo: scrivendo di tre giovani aiutanti non necessariamente maschi, visto che queste parole possono riferirsi sia a maschi che a femmine anche in italiano, ho economizzato in innovazione linguistica (anche se, nella lingua dei Megrekedes, lì ci sono morfemi neutri).

Benvenutǝ e buon viaggio!
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Una mappa? No, le mappe non sono mai importanti. Lo sono gli itinerari, i percorsi, le strade, le traiettorie.

Le traiettorie.

Prendine una, una che non sa dove iniziare e quindi disinnesca il proprio disagio nel modo più appariscente possibile e poi lascia che le regole imprevedibili della balistica umana la indirizzino verso l’inaspettato.

Verso una guerra.

Verso una torre senziente.

Verso una città sepolta.

Verso un popolo perduto.

Verso un futuro che scombina tutto, perché tutto di quella traiettoria era scombinato fin dall’inizio. Ecco, luogo per luogo, posto per posto, inizia da qui:

1: la camera da letto del consigliere

Il consigliere Viridian si stiracchia seduto sul suo ampio letto, è magro e ha la pelle liscia, scura, sorride mentre aspetta che il suo paggio gli porga la vestaglia damascata azzurra e verde. La luce penetra attraverso le traforature degli scuri spalmando sulle superfici della camera forme dorate: foglie, rombi, cuori. Dal giardino provengono il canto dei piccoli uccelli originari dei boschi a nord di Timolàsh e il profumo dei tigli in fiore.

Appena ha le spalle coperte Viridian salta giù dal letto:

— Lo sai che giorno è oggi?— Chiede divertito al paggio, che in tutta risposta lo guarda con occhio stolido. — Oggi è il gran giorno! Il compleanno del principe!— Continua lui senza aspettare — Perciò voglio fare una colazione abbondante: non avrò tempo per mangiare, a corte!

Il paggio sorride, fa un cenno d’assenso e corre fuori dalla stanza.

Viridian siede allo scrittoio, intinge la penna nel calamaio e inizia a scrivere.

La voce suadente di sua moglie Jamila lo coglie di sorpresa poco dopo:

— Stai preparando la tua strategia per questa sera?

Viridian non si volta:

— Vuoi scherzare? Il primogenito del re diventa maggiorenne e ci sono almeno sei parenti su linee di successione secondarie che potrebbero tentare di ammazzarlo prima di mezzanotte, senza contare Themistocles: ha sempre dovuto combattere per ogni cosa che al principe era concessa senza fatica. Non è possibile prepararsi per tutto quello che potrebbe succedere.— Fa una pausa assorta, poi stringe le spalle — Sto smaltendo burocrazia.

Lei si siede sullo spigolo dello scrittoio, a contatto con il gomito di Viridian e incrocia le braccia:

— Quindi, come pensi di muoverti?

Il consigliere sospira e si appoggia allo schienale:

— Il principe è sempre stato un tipo imprevedibile, legatissimo al re ma un po’ strano, come se studiasse la sua stessa vita invece di viverla. Potrebbe sorprenderci tutti.— Finalmente si volta a guardarla, con una luce divertita negli occhi verdi — Non ho idea di come muovermi!

Jamila scoppia a ridere:

— E questo ti diverte, giusto?

Viridian si gratta la nuca:

— Se fosse tutto prevedibile, non ci sarebbe nessun gusto. Ma adesso devo mangiare: la celebrazione di questa sera sarà soltanto l’ultimo atto di un processo ben più lungo che inizierà… tra un’ora circa, non appena il re terminerà la rassegna delle guardie di palazzo. Ti unisci a me per la colazione?

Jamila gli sorride:

— Prendo solo un frutto: io non sono un uomo e non posso permettermi di essere meno che perfetta.

Alzandosi Viridian si sporge a darle un bacio, che lei accoglie sulla guancia:

— Più di così? Impossibile.

— Adulatore.

Il consigliere si incammina verso la porta, alza entrambe le sopracciglia e da sopra una spalla le sussurra:

— Bisogna allenarsi fin dal mattino.— Mentre lei ride di nuovo, lui si volta verso il corridoio e urla:

— Perché diavolo non c’è nessuno qui? Qualcuno deve venire immediatamente ad aprire le finestre e far prendere aria alle lenzuola! Muovetevi!

E mentre un ragazzino si scapicolla all’interno della stanza, il consigliere e la sua consorte si dirigono a lunghi passi verso la sala da pranzo.

4: la Sala del Trono

Il sole morente dipinge di arancione le pareti della sala del trono ovunque riesca a prevalere sulla luce bianca dei bracieri accesi.

La sala è gremita di persone. Vicino alla parete opposta all’ingresso ci sono il re, la sua favorita e la regina madre, il consigliere Viridian e il Maggiordomo di Palazzo. Non lontano stanno le guardie di palazzo, in rosso e oro, tre comandanti di guarnigione dellOrdine delle Custodi del Sangue Reale, con le divise ufficiali bianche e azzurre, che non si scambiano una parola, mentre il tutore e maestro darmi del principe ha uno sguardo di ansiosa attesa.

Le guardie di palazzo sembrano più attente alle armi delle Custodi che a potenziali pericoli dallesterno, mentre le donne osservano tese le persone che occupano il centro della sala: lɛ figliɛ del re, lɛ rappresentanti d’ambo i sessi delle linee di successione più prossime, l’arcivescovo capitolino nella sua tunica candida accompagnato da un ragazzetto pallido vestito di rosa e la Maga Maestra col suo sguardo velato.

La sala, ampia e sfarzosa nelle decorazioni dorate sulla calce bianca delle pareti, è percorsa dal brusìo di una folla così insolitamente numerosa. Il re sorride alla sua favorita. Anche se è una persona imponente, con braccia forti e grandi come tronchi e la voce che quando tenta di controllare ricorda il rombo di tuoni lontani, molte persone provano soggezione per la sua impressionante dentatura: ha denti perfetti, regolari, identici uno all’altro.

Improvvisamente cala un attonito silenzio nella sala. La folla si divide in due ali ai lati della linea retta che unisce l’ingresso al trono, i volti sono puntati verso le due ante della porta spalancata. Il re si volta e vede il principe, con indosso la tunica bianca che indossava sua madre quando, come tutte le regine prima di essere regine, prestava servizio nell’Ordine. Un corpo di amazzoni.

Il principe ha il mento rasato, le sopracciglia curate e i capelli castani raccolti nella cuffia di una nobildonna.

Il principe è pieno dello splendore dei suoi diciassette anni.

Il principe è truccato come una donna, sulle labbra, sulle palpebre, sulle gote dove non compare un pelo di barba.

Il principe cammina sorridente attraverso le due ali di folla con la leggiadria di una cortigiana, si ferma a tre passi dal trono (una distanza disposta da secoli di iterazioni del rituale destinato alle donne) e commenta con una voce di poco più squillante e acuta di quella cui gli altri sono abituati:

— Una volta ho sentito il consigliere Viridian sostenere che niente avrebbe fatto tacere tutte insieme le persone di una sala del trono gremita. — Si guarda intorno — Credo che il consigliere si sia sbagliato.

Viridian lo guarda con gli occhi che brillano di meravigliata sorpresa, divertimento e paura insieme.

— È un’occasione seria questa, figlio.— La vibrazione della voce del re si trasmette attraverso le casse toraciche prima di raggiungere le orecchie. Il principe non aveva mai dato occasione al padre di essere ripreso in pubblico. Né in privato, per quel che ne possono sapere anche lɛ frequentatorɛ assiduɛ della corte.

Solo occhi molto allenati potrebbero notare quell’attimo di sorpresa, come un’ombra lunga un battito di ciglia, che coglie il principe, il quale subito sorride e fa l’inchino di scuse alla maniera di una donna:

— Allora non perdiamo tempo, padre. Il rituale prevede che al raggiungimento della maggiore età ogni figlio o figlia del re faccia la sua richiesta di dono. Nei secoli, sono state chieste frazioni di regno, armate, armi, spose, mariti, gioielli, denaro, servitori, servitrici e persino salvacondotti per fuorilegge. Io ti chiederò soltanto di riconoscermi per quello in cui mi sono sempre riconosciuta: una donna.

E nello stesso momento in cui gli occhi del re si stringono in due fessure, avviene uno scatto, una trasformazione. La principessa non gli lascia il tempo di rispondere:

— In qualità di donna appartenente alla famiglia reale, farò ricorso al mio diritto di entrare nell’Ordine.

Se possibile, il silenzio si fa ancora più

I cuori ammutoliti, i respiri impigliati nelle maglie dello stupore, i cervelli fermi a metà di una par

Il tutore di colei che era il principe copre la distanza in un attimo e vibra un manrovescio contro il suo volto ma la manca. Un pugnale compare puntato alla sua gola:

— Caro Hagyomany, non ti sei accorto di quando ti ho superato nell’arte del combattimento, non mi aspettavo che ti accorgessi di chi fossi veramente. Ora bravo, a cuccia, per cortesia.

Le tre rappresentanti dell’Ordine hanno le mani sulle else delle spade: la loro missione è custodire il sangue reale di qualsiasi sesso, ma sarà difficile scegliere, in questa folla scelta. Le guardie di palazzo portano a propria volta le mani alle spade: le Custodi non vanno troppo per il sottile. Themistocles, il fratello minore della principessa, la guarda stupito con l’espressione di chi ha finalmente la vittoria in pugno e non sa come maneggiarla.

Il respiro affannato e lo sguardo d’odio del vecchio maestro non si placano mentre lui fa tre passi indietro. La principessa si volta sorridente verso il re:

— Mi scuso, poiché so di metterti in una situazione difficile: non puoi negarmi il mio dono, ma so di chiedere qualcosa di inconsueto. Eppure tu mi sei stato maestro nel percorrere strade insolite, quanto è vero che ti sei guadagnato quella corona con la forza della tua spada prima che col diritto di sangue.

E coloro che conoscono il re vedono un caleidoscopio di emozioni animare il suo sguardo: la rabbia di un comandante di fronte all’insubordinazione, l’orgoglio di chi ammette il coraggio di una persona amata, il disprezzo e anche, se fosse davvero pensabile, paura. Il re lancia uno sguardo alla regina madre, che non stacca lo sguardo inespressivo dalla nipote.

— Io ho passato per il ferro il vecchio re perché la lotta tra i fratelli mi avrebbe lasciato solo. Doveva morire per chiudere la corsa.

La principessa allarga le braccia:

— Siamo d’accordo che la via tradizionale alla successione in questa famiglia è stupidamente sanguinosa. Tu non sei così, e diverso è il modo in cui a me è richiesto conquistarmi il mio posto nel mondo. Fammi il mio regalo, tu avrai assolto al tuo dovere, io alla mia necessità.

— Vuoi trasformare questa corte in una barzelletta?

La principessa segna lentamente no col capo:

— Voglio trasformare l’idea che la corte ha di me nell’idea che io ho di me.

— Non succederà in ogni caso. Non succede mai.

La principessa non sorride più:

— Ma è nostro dovere provarci, vero, padre?

Una carambola di sguardi, una ragnatela di muti segnali è intessuta tra i volti dei presenti; al centro della ragnatela c’è il re, verso cui l’attenzione di tutti, chi prima chi dopo, converge. Il re guarda soltanto suo figlio e sua madre. Lo schifo e l’onore. Quando la madre chiude gli occhi, lui dice soltanto:

— Vattene.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Adri Allora
Durante e dopo gli studi, pagatə dall'Università ho insegnato e fatto ricerche nell'ambito della linguistica per qualche anno, poi ho creato con due amici un'azienda che produce software didattici passando dalla progettazione alla contabilità, dall'amministrazione al commerciale. Ho due figlie e un figlio, faccio parte di un'associazione in cui si gioca di ruolo e da tavolo e di un collettivo transfemminista e non ho ancora capito cosa sarò da grande.
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