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Qualcosa di te

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Consegna prevista Ottobre 2024
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Los Angeles. Jayme è una donna indipendente e molto affermata. Svolge un lavoro a cui ha dedicato tutta la sua vita, ma questo non basta a renderla felice. Ha perso parte di sé stessa a causa dell’uomo che amava e che ha deciso di lasciarla e di renderla la donna fredda e imperturbabile che tutti conoscono. A cambiare le sorti della sua vita è l’incontro con Lucas, il ragazzo con il quale Jayme farà cadere tutti gli stereotipi nei quali è rimasta rinchiusa per tutti quegli anni. Il destino dà a Lucas l’opportunità di essere finalmente felice e di poter dare la svolta di cui aveva bisogno, portando sulle spalle il peso di far capire a Jayme che la vita è fatta anche di quella leggerezza e spensieratezza che ha perso nel tempo. L’amore, per Lucas, è come un salto nel vuoto. L’amore, per Jayme, è qualcosa di marginale. Tra sbagli, dubbi, forti contrasti, il lettore sarà portato spesso a chiedersi da che parte stare e se l’amore è davvero sufficiente per superare le avversità della vita.

Perché ho scritto questo libro?

Uno scrittore è fortunato perchè può vivere la vita due volte. Non sempre amo l’imprevedibilità delle cose, per questo scriverle mi dà un senso di controllo. Lucas fa parte di me ed io avevo bisogno di raccontare di qualcuno che in un tempo e in un luogo parallelo, stesse vivendo la vita che vorrei. I libri sono ispirati all’attrice Kristen Stewart. Nel viaggio a Los Angeles di Maggio 2023 ho consegnato alla sua manager una bozza del romanzo, costatando che se ci credi tanto i sogni si avverano.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

1

Jayme si era alzata dal letto, spossata come ormai accadeva tutte le mattine. I capelli castani le scendevano sul volto con un leggero movimento ondulato, fino a caderle delicatamente sotto le spalle; con un gesto, spazzò via le briciole che si erano insistentemente posate sul pigiama blu stropicciato nel quale aveva dormito. Sapeva molto bene che Gabriel non apprezzava questo lato di lei: lui amava le lenzuola linde e profumate, appoggiate al copri-materasso in maniera quasi del tutto maniacale, cosicché il ricordo della madre, mentre sbrigava faccende domestiche, potesse rimanere intatto in lui.

Jayme abitava in una villa di lusso, la petit maison, un titolo dato dalla comunità per sottolineare con freddo sarcasmo quanto fosse grande in realtà quella casa. Si era potuta permettere un acquisto così importante grazie all’evento che aveva portato alla luce il talento al quale avrebbe poi dedicato tutta la sua esistenza.

Continua a leggere

Continua a leggere

Per dimenticare i pensieri che meschinamente le occupavano la mente, Jayme era solita affacciarsi sull'ampia terrazza in direzione del mare e, mentre il vento le muoveva i capelli con delicatezza, chiudeva gli occhi respirando a pieni polmoni l’aria salina che, una volta entrata in lei, la rendeva più leggera e soave. Infine, li riapriva come in un sogno, osservando le onde dell’oceano che, impetuose e scure, si frantumavano sugli scogli. «Gabriel ci amavamo molto, se solo tutto fosse stato diverso» pensava tra sé, mentre lo squillo del telefono  la spinse a rientrare. «Ciao Kaylee».

«Ciao, Jayme. Io e Alexis stiamo andando in biblioteca, ti va di raggiungerci? »

Jayme amava leggere, era l'unica cosa che la teneva lontana dai pensieri cupi e tristi che ormai da mesi, impetuosi, le offuscavano la mente rendendola irrequieta. 

«Sì, d'accordo. Ho bisogno di iniziare a leggere qualcosa di nuovo perché il libro che ho finito era abbastanza noioso. Prima, però, vorrei bere un caffè al solito posto, quindi ci troviamo in biblioteca».

La voce squillante di Alexis in sottofondo alla telefonata era impossibile da ignorare: la incitava ad andare con loro e ad indossare dei bei vestiti perché, in fondo, non sapeva chi avrebbe potuto incontrare. Jayme odiava questo lato di Alexis: il volerla sempre spingere oltre i suoi desideri la innervosiva molto ed è per questo che molte volte discuteva alzando la voce per salvaguardarsi dalla sua invadenza.

Setendosi sommersa dalle parole di Alexis,

Non poté non ammettere a sé stessa che nonostante fosse felice nella sua vita privilegiata fatta di successi, amicizie, folle urlanti che l’attendevano fuori dagli hotel e dai cinema, quello che le mancava era un punto di riferimento, qualcuno che in questo lungo cammino prendesse la sua mano e percorresse con lei la strada della crescita, senza giudizi, senza pretese; voleva solo qualcuno da amare e che la amasse per quella che era e non solo perché era diventata famosa.

Salutò l’amica e chiuse la telefonata, raggiungendo la cabina armadio per recuperare i vestiti e un ombrello, visto che il cielo si era fatto cupoAfferrò le chiavi dell’auto e scese a piano terra.  Jayme Amava molto le automobili, in particolare quelle sportive, e quando ne aveva occasione, faceva lunghi viaggi in solitudine.

Salendo le scale in cemento che collegavano il parcheggio alla strada, diede una veloce occhiata all’indicazione del semaforo e, notando che era verde, si decise ad attraversare, bagnando il risvolto dei calzoni a causa della pioggia battente.

Chiuse a fatica l’ombrello un po’ datato e, appoggiandolo al muro, fece il suo ingresso nel locale. 

Si diresse verso il bancone e si sedette su uno degli sgabelli rossi che erano posizionati di fronte. Alzando lo sguardo intravide Ashton, la sua vecchia fiamma: le voci sulle apparizioni costanti che lei faceva in quel locale si erano diffuse a causa sua e da quel giorno il locale aveva triplicato la clientela.

Lui era voltato di schiena e fingeva di non vederla, asciugava i bicchieri caldi appena usciti dal lavandino colmo d'acqua saponata e fischiettava come se non gli importasse nulla di lei.

Jayme provava la stessa indifferenza nei suoi confronti: la loro storia era durata solo un anno, ma non aveva funzionato, principalmente a causa degli impegni lavorativi che la portavano spesso a viaggiare e a stare lontano da lui. Ashton era sicuramente il ragazzo dolce e premuroso dei suoi diciotto anni, ma le ricordava solamente un piacevole sentimento consumato a quell'età, nient'altro, non il grande amore della sua vita.

Inoltre Jayme, in quel periodo, era stata spesso pizzicata con Gabriel e, dopo poco tempo, Ashton aveva deciso di lasciarla per via dell’affiatamento che intuiva nell’osservarli. Anche se la presenza del ragazzo era sicuramente un buon motivo per cambiare locale, i ricordi le occupavano la mente e non c'era angolo di quel posto che non le ricordasse il suo passato: le giornate e le serate con la troupe dopo le riprese di Life 1 e 2 la riportavano agli sguardi lunghi e intensi che si scambiava con Gabriel e al loro bacio lungo e passionale consumato sotto le stelle, nel retro, lontano da occhi indiscreti.

Ricordava con piacere quando si stringeva a lui nelle notti di pioggia e di freddo, quando passeggiavano al sole e quando lui le preparava la cena. Lo ricordava con il grembiule giallo addosso e quei capelli un po' arruffati accompagnati dai suoi bellissimi occhi azzurri.

I regali tra loro non mancavano, i privilegi nemmeno, eppure Jayme, dopo mesi, non riusciva a farsi una ragione per ciò che le era successo e dimenticare diveniva ogni giorno più complesso, mentre ripensava a quanto fosse stato triste e doloroso il loro legame spezzato da un soffio di vento.

La ferita era ancora fresca e non c'era minuto in cui quella scena non le tornasse in  mente.

La voce di Seth, la riportò alla realtà: «Ciao Jayme, cosa ti porto?».

Gli occhi persi di Jayme riacquistarono espressione, come fosse di ritorno da un lungo viaggio: «un caffè liscio, grazie».

Nell'attesa, Jayme guardava i passanti infreddoliti camminare fuori dalla vetrina del bar. Aveva uno sguardo assente, cupo, quasi vitreo e, vedendo una coppia di fidanzati passare, pensava a quanto sognasse una famiglia tutta sua, nonostante la sua giovane età.

«Ecco il tuo caffè. Stai andando al lavoro?» chiese lui, appoggiandosi con i gomiti al bancone, noncurante dello sguardo ostile di Ashton.

«Oggi no, mi dedico alla lettura»

«Non ti riposi mai».

Seth, accennò un sorriso e la guardò con occhi persi, provocandole un leggero fastidio. La sua corporatura muscolosa e quegli occhi scuri avrebbe attirato qualunque ragazza, ma non Jayme. Lei non era quel tipo di ragazza che andava cercando un uomo da sfoggiare. Si limitò a sorridergli, mentre lui la fissava con insistenza, perso nella luce del suo volto.

«Fammi un caffè, Seth, per favore. Sono le sette e mezza e sono di nuovo in ritardo» esclamò il biondino dall'altro lato del bancone.

«ok, Lucas» rispose Seth, distogliendo lo sguardo ipnotizzato dalla ragazza.

Il ragazzo appena entrato, si voltava spesso a guardarla e Jayme sperava tanto che non la riconoscesse, sicura di occhiali scuri e berretto in testa che spesso le facevano da scudo.

Il cellulare emise un suono: un messaggio da parte di Kaylee apparse sul display, obbligandola a terminare l’ultimo sorso di caffè e a posare velocemente la banconota da un dollaro sul bancone, uscendo poi dal locale.

Lucas seguì con gli occhi l'uscita della ragazza, mentre Seth lo guardava e lo stuzzicava: «Non assomiglia un po’ a quell’attrice di cui mi parli sempre, quella che ha fatto quel film, Life mi pare. Come si chiama?»

«Jayme Green» – affermò Lucas con sguardo sognante – «la somiglianza è impressionante».

Seth si divertiva a prenderlo in giro sapendo quanto ci tenesse ad incontrarla, tuttavia non voleva svelare l’identità di Jayme, temendo che l'amico l’avrebbe importunata e lei non sarebbe più tornata nel suo locale.

Lucas chiuse il giornale, posò la banconota sul tavolo e si recò all’uscita. Con la mano destra fece per riprendere l’ombrello con il quale era arrivato, ma si accorse che non era suo.

3

Lucas.

guardava l'orologio  che aveva al polso: le lancette  segnavano le 8:00.

Scattò il verde. raggiungense la St. Andrew, dove avrebbe  preso la metro per  Portland, dove lavorava come magazziniere ed operaio. Quel lavoretto era utile per pagare l'affitto e le incisioni musicali che divideva con Brian e Zachary, suoi grandissimi amici e rispettivamente DJ e voce del suo gruppo musicale. Erano stati loro ad aiutarlo a perfezionare la lingua e a portarlo nei locali e nei quartieri dove si svolgevano le migliori serate musicali.

Cercava di destreggiarsi tra la folla e, arrivato al marciapiede, riprese impetuoso la sua corsa sfrecciando davanti ai negozi e alle panetterie del centro, cercando di raggiungere la stazione della metro il più in fretta possibile, dando comunque una veloce occhiata alle vetrine che riflettevano la sua sagoma.

Qualcosa lo spinse a fermare la sua corsa: un negozio di musica aveva un grande volantino appeso alla porta in vetro che citava “concorso musicale”.

Mentre segnava il numero e il nome del negozio, il suo sguardo iniziò a fissare con chiarezza il vetro della porta principale del negozio. Questa volta, però, non fu il volantino ad attirare la sua attenzione.

Strizzando gli occhi, cercava di scorgere meglio quell’oggetto cercando di capire se era l’ombrello scambiato per sbaglio al bar..

Ormai era in ritardo per il lavoro e un minuto in più non cambiava le cose;  , si decise ad entrare .

ìChiese al commesso di chi fosse l’ombrello appoggiato al muro, lui indicò la ragazza in fondo alla corsia.

Percorse velocemente le corsie, fermandosi poi al centro di una di queste per scorgerla meglio, ed ecco che la intravide: era in piedi di schiena, ma si ricordò di averla vista al bar poco prima.

Con la mano sinistra, Lucas afferrò la spalla della ragazza: «Scusa» – lei, voltatasi, lo fece rimanere di pietra.

Un nodo nella gola gli opprimeva il fiato, mentre il cuore era salito e palpitava all’impazzata  .

Lei spostò gli occhi dal cd e lo guardò fisso, pensando che quel ragazzo visto un’ora prima al bar l’avesse inseguita per avere un autografo.

Gli occhi verdi di Jayme si erano posati sullo sguardo luminoso di Lucas e ciò lo rendeva molto nervoso. Quei poster in camera e quei sogni ad occhi aperti si erano appena materializzati di fronte a lui.

«Dimmi».

Nell’imbarazzo di quel silenzio, Jayme si sentì morire: «vuoi per caso un autografo?», cercò di sorridergli dolcemente quasi a volerlo rassicurare.

Lucas rispose frettolosamente e in modo sciocco: «Quello nero, è il mio ombrello, era fuori dal bar e penso che non avresti dovuto prenderlo».

Jayme rimase stupita, un po' confusa e rise nervosamente. Pensava che il ragazzo le avrebbe chiesto tutt'altro ed era felice che le sue supposizioni fossero errate.

Al suono di quella risata, Lucas sentì ancor più forte quel nodo, stringergli la gola e la cosa assurda era che non aveva nemmeno  realizzato cosa stava succedendo in quel momento.

Con lucidità si accorse di aver fatto una figuraccia e di essere stato un po' sgarbato: «Scusa, è un regalo d’infanzia, ma non importa insomma, se vuoi tenerlo tienilo pure, io ne ho tanti come credo li abbia tu, cioè con questo non voglio dire che tu ne abbia più di me. Che casino, mi dispiace sono un po' confuso»

Lei rise si limitò ad un “ok” e si avviò verso l’ingresso per poter restituirgli l’oggetto. Lucas tremava all'idea di esserle accanto, non riusciva a placare quella stretta allo stomaco che lo stava uccidendo. Pensò velocemente: «Jayme ascolta, so che sei molto impegnata ma che ne diresti se ti offrissi un caffè? Così, per scambiare due parole e magari…»

«Mi dispiace, non posso» – lo interruppe subito – «ho preso questa giornata libera e dovrei raggiungere le mie amiche in centro, sono già molto in ritardo» rispose cercando di sorridergli.

Poi incalzò: «mi dispiace» e abbassò lo sguardo per l'imbarazzo.

Lucas ci rimase male: «Certo, capisco. Grazie e buona giornata».

Frettolosamente uscì dal negozio quasi per scappare dalla figuraccia appena fatta. Lei accennò un saluto con la mano, capendo benissimo di averlo ferito.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Gaia Azzola
Mi sono diplomata nel 2007 al Liceo Artistico di Lovere e, successivamente, ho ottenuto il diploma di Geometra. Ho conseguito una borsa di studio nel 2006 e ho partecipato a diversi corsi di aggiornamento a carattere tecnico. Nel tempo libero mi dedico alla scrittura.
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