Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Quello delle interviste imbruttite

Quello delle interviste imbruttite...
9%
182 copie
all´obiettivo
9
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Novembre 2022

“Chi ha dipinto L’Urlo di Munch?”
Facile osservare con un sorriso saccente il malcapitato di turno che finisce sotto il martello pneumatico del microfono di Luca, mentre temporeggia ad una domanda apparentemente scontata. La tensione gioca brutti scherzi e lui si diverte a questo gioco.
Ma chi è Luca Abbrescia il volto delle Interviste Imbruttite? Da dove arriva? Dove va? No ragà, le parolacce no…
Luca ha fatto di tutto pur di non lavorare, le Interviste Imbruttite sono solo la punta dell’iceberg, tutto il resto è un Titanic che fortunatamente non è affondato, ne rimane memoria in tutte le persone che incontra e che ricordano con nostalgia il suo programma su ALL MUSIC, giusto per fare un esempio.
Un libro spensierato che tenta di strappare un sorriso in questi tempi un po’ bui, tra un aneddoto sulla Nazionale Cantanti, i retroscena delle interviste più assurde o un pezzo dei B-NARIO.
Un libro interattivo dove il contatto fra autori e lettore è costante lungo tutta la lettura.

Perché abbiamo scritto questo libro?

Abbiamo scritto questo libro per un semplice motivo: arricchirci. Si sa che nel mondo dell’editoria girano milioni di euro (del Monopoli).
Scherzi a parte, l’abbiamo scritto con la speranza di alleggerire, anche solo di poco, una routine quotidiana che spesso può diventare davvero pesante. Questo è il nostro piccolo/grande obbiettivo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Il Signor Interviste imbruttite. Come tutto ebbe inizio…

Il successo delle interviste imbruttite sta anche nel fatto che tu spettatore ti senti migliore di chi stai guardando dall’altra parte dello schermo.

Ecco, ti senti. Questa percezione è solo tua.

E’ iniziato tutto in uno studio di spot pubblicitari di Milano. Un posto molto familiare dove si rideva e si scherzava, non un posto formale e bacchettone tipo ufficio. Uno studio bellissimo.

In questo posto lavoravano due dei tre fondatori del Milanese Imbruttito.

Mentre registravamo degli spot di marchi super famosi, un  giorno mi raccontarono di questo fantomatico Milanese Imbruttito, ancora sconosciuto ai più.

Siamo proprio alla Genesi dell’ormai notissimo marchio.

In sostanza mi raccontano di un post fatto da loro, una cosa del tipo “Il Milanese imbruttito non ha amici ma ha contatti”.

Continua a leggere

Continua a leggere

Da quel singolo post così semplice ma altrettanto veritiero e comico, ricevono in brevissimo tempo una vagonata di like e condivisioni.

Visto il successo del post, il giorno seguente decidono di crearne un altro e anche in questo caso notano che gli utenti dei social apprezzavano particolarmente questo tipo di contenuti.

Con loro si rideva e si scherzava spesso in studio (cosa che continuiamo a fare tutt’ora anche se in altra sede) e un giorno mi venne chiesto se mi andasse di andare in giro per Milano a fare qualche intervista.

Io rispondo: “Perché no? Tanto cosa abbiamo da fare?”.

La cosa già di per sè mi divertiva anche se mai avrei immaginato che ci sarebbe stata un’evoluzione degli eventi di questo tipo e soprattutto di questa portata.

Quindi decidemmo di uscire una sera per andare a fare un po’ di quelle che poi diverranno le Interviste Imbruttite.

In testa non si aveva bene idea di come impostare la cosa, che tipo di format utilizzare, ma quale modo migliore di capirlo se non iniziandole a fare?

Chiamammo il mio super amico Lele Secci, già cameraman ai tempi di All Music, per le riprese e tutto ebbe inizio con grande spirito goliardico… e nient’altro. Quattro amici che trovano un nuovo modi divertente per passare qualche serata.

Quando abbiamo iniziato a fare queste domande di cultura generale, come già detto, non ci aspettavamo questo tipo di successo.

Per snocciolare giusto un numero fra tutti. Attualmente (stiamo parlando dei dati di gennaio 2022) siamo intorno alle 180.000.000 di visualizzazioni fra Youtube e Facebook. Numeri veramente molto importanti.

Siamo partiti davvero con le idee poco chiare, chiedendo alle persone intervistate veramente la qualsiasi.

Se la memoria non mi inganna, la prima intervista è stata girata a un Fuori Salone, famoso evento milanese.

Fra l’altro lo chiamai “Contro salone” per tutto il tempo perché non mi veniva bene in mente il nome.

Iniziammo a fare delle domande, chiedendo cosa ne sapessero del design e di tutto quello che gravita attorno a un evento di questo tipo. Con un po’ di meraviglia iniziammo a sentire dagli intervistati le risposte più impensabili.

Ci siamo veramente divertiti tantissimo, si rideva un sacco e anche in questo momento ripensandoci mi scappa un sorriso.

Ai tempi, quando fermavamo le persone, prima di iniziare la nostra video intervista chiedevamo (e chiediamo tuttora) sempre la liberatoria.

Ci presentavamo con la classica frase: “Ciao siamo del Milanese Imbruttito”.

Le facce erano del tipo: ”Chi? Cosa volete? Chi siete? Cosa fate? Ma dove va in onda?”

Noi spesso rispondevamo: “Su La 7… in autostrada… Le trasmettiamo al casello.”

Col passare del tempo la gente ha iniziato a conoscerci e sempre più spesso accadeva che le persone stesse si avvicinavano perché volevano farsi intervistare. Ora più che mai, anche se capita ancora il timidino di turno che va un po’ spronato.

All’inizio invece si faticava un pochino perché comunque arrivavi con una telecamera, un faro, un microfono e uno con la faccia da pirla che ti veniva a fare delle domande di cultura generale e di design (come nel caso della prima video intervista al salone del mobile).

Molti di voi si chiederanno come sia possibile che la totalità di quelli intervistati diano delle risposte così strampalate, vi confido un segreto, esiste anche gente che risponde in maniera corretta ma come potrete ben immaginare, non strappano un sorriso quindi a malincuore, quelle interviste vengono tagliate.

All’inizio durante le prime Interviste Imbruttite, venivano fatti degli pseudo doni agli intervistati, cose tipo adesivi del Milanese Imbruttito, nulla di particolarmente impegnativo.

Spesso e volentieri durante le interviste, alle mie spalle c’erano i fondatori della pagina con dei cartelloni con le classiche scritte del milanese, tipo: “Se vai piano non sei di Milano” oppure “Figa muoviti” e così via.

Tutti quegli adesivi che spesso si trovano attaccati in giro per Milano, lo sono anche per merito o causa mia.

 

Cultura generale parte 1 (per evitare figure da NewRant)

Se per sfiga o per culo (quello lo decidi tu), Luca ti dovesse intervistare, di Milano devi almeno sapere che:

L’Arco della Pace non tira le frecce. E’ un monumento dedicato alla Pace (altrimenti si chiamava Arco della guerra) fra le nazioni europee. Si trova all’inizio di Corso Sempione. Non mi dite che non vi siete mai fatti un giro da quelle parti, se così fosse provvedete immediatamente.

Non vi dico la data precisa ma a spanne sappiate che il cantiere è partito ai primi dell’800, magari un vostro trisnonno era da quelle parti a sfracassare i maroni dei muratori dell’epoca dando consigli non richiesti. L’umarel non ha epoca, è sempre esistito dalla notte dei tempi.

Brera. Storico ed elegante quartiere situato nel pieno centro storico di Milano. Ecco se partite con una frase del genere con la bella turista straniera di turno può darsi che parta almeno un limone (ammesso e non concesso che la tizia parli italiano, altrimenti tutto sarebbe vano).

Forse a vent’anni non sarà la prima meta che ti può venire in mente per passare la nottata ad ululare la luna ma quando inizierai ad avere qualche anno in più, scoprirai che quello è un piccolo angolo di paradiso meneghino.

Ah dimenticavo, non dirmi che non hai mai sentito parlare della Pinacoteca di Brera? Nessuno pretende che tu ci sia stato, anche se dovresti, ma almeno sapere che esista, quello si. Mannaggia la miseria.

Il Cenacolo. Questo è il classico argomento che nelle Interviste Imbruttite può saltare fuori (anzi, già l’ha fatto).

Se mai vi dovessero dire “Andiamo al Cenacolo?” oppure “Andiamo a vedere l’Ultima Cena?”, ecco, vi stanno proponendo la stessa cosa. Le basi per la miseria, le ba-si!

Dipinto su muro da Leonardo da Vinci, su questo siamo tutti d’accordo? Alzate la mano.

Uno dei fiori all’occhiello di Milano, ma di occhielli non ne abbiamo a sufficienza per tutta questa bellezza.

Trattasi dell’ultima cena di Gesù Cristo e non del vostro cenone dell’ultimo dell’anno, anche parchè se anche alla vostra tavola ci fosse Giuda, avreste sicuramente un piccolo problema da non sottovalutare. Questa è una di quelle opere per cui vengono a vederla da tutto il mondo e noi che ce la abbiamo sottocasa con tutta probabilità non abbiamo ancora visto ma continuiamo a riprometterci che a breve correremo ai ripari. Bu-giar-di!

Il Duomo di Milano. C’è bisogno di presentazioni? Solo se venite da Marte.

Diciamocelo senza falsa modestia, il più bello d’Italia. La chiesa più grande di tutto il Paese.

I maliziosi diranno: “Eh si, e San Pietro dove lo metti?”, quello si trova in Vaticano, quindi in territorio straniero, gne gne.

Se parli di Duomo non puoi non citare la nostra cara e vecchia Madunina tuta d’ora e piscinina, che ci guarda dalla più alta guglia della cattedrale.

Inutile aggiungere altro, è nel cuore di tutti noi milanesi, sia autoctoni che d’adozione.

Parco Sempione. Il Central Park de Milan. Come tutti ben saprete, si trova nei pressi del Castello Sforzesco. Teatro di limoni e ciulatine notturne nelle calde e afose notti milanesi dove ad ogni palpata di culo corrispondono dieci morsi di zanzara sul tuo. Galeotto fu l’apericena in mezzo al parco al bar dal bianco nome…

Castello Sforzesco. Come dicevamo, Castello e Parco vanno a braccetto come il pane e quella famosa crema spalmabile alla nocciola di cui non posso citarne il nome. Vuoi per questioni di sfruttamento del brand, vuoi perché non ci hanno dato una lira per pubblicizzarla (e nemmeno ne avrebbero bisogno vista la notorietà), evitiamo e basta.

Costruito nel quindicesimo secolo, non so bene quanto sia costato edificarlo ma sicuramente meno della Salerno-Reggio Calabria. Location di eventi culturali di vario tipo, è bello passeggiare nel cortile interno immaginando di essere il signore di quel posto in modalità: Il Bello del Castello.

Fiera degli Oh Bej! Oh Bej! (non Obei Obei). Spiegazione per quelli che arrivano dal profondo sud di Milano, diciamo che Locate di Triulzi in poi è tutto meridione.

Il tipicissimo mercatino natalizio meneghino. Parte il 7 Dicembre, giorno di Sant’Ambroeus.

Tracce di questa fiera già a fine 1200 ma quella che tutti conoscono inizia a partire dal 1510 (comunque data di tutto rispetto). I lettori più stagionati associano questa fiera con la bancarella del famoso Alverman, l’artigiano del cilum, ma questa è un’altra storia.

Il nome deriva dall’espressione lombarda “Oh belli Oh belli”, “Oh Brut Oh Brut” anche all’epoca non era politicamente corretto.

Via Monte Napoleone. (Montenapo per gli amici). Famosissima via della moda nel centro di Milano. Territorio incontrastato delle Window shopper (guarda e passa), perché con quei prezzi, ti puoi permettere di guardare giusto la vetrina. Chiaramente non ci sono solo loro, lì la fa da padrona la gente col grano, li vedi subito, sfilano per la via cariche di sacchetti dei vari negozi (sono fighi anche quelli).

Si segnalano psicopatiche che arrivano ad acquistare i soli sacchetti griffati per amalgamarsi meglio a della gente a cui non apparterrà mai. Ogni commento è superfluo.

Galleria Vittorio Emanuele II. Collega Piazza del Duomo a quella della Scala di Milano (altra perla di fama mondiale).

E’ il salotto buono di Milano. Chi non ha mai portato la sbarbata di turno a fare una passeggiata in galleria?

Gente che pranza/cena nei ristoranti ad ogni ora, a volte proprio non si capisce se stiano pranzando o cenando, oppure se sia più semplicemente una merenda un tantino sostanziosa, e costosa. Fra e tante cose belle, è coperta (altrimenti non sarebbe una galleria) quindi sei sempre a riparo dalle intemperie, ma questa è più una precisazione pratica che estetica.

Piazza Vetra. Ah no mi sono sbagliato. Questa era per la classifica “Il tossichello anni ‘90”

Ormai è un parchetto come tanti, ma se un tempo eri un abituale frequentatore, eri un po’ monello…

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Quello delle interviste imbruttite”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Luca Abbrescia e Gabriele Macchiarella
Luca Abbrescia
Nasce a Milano nel 1971. Inizia come fonico per un’emittente milanese. Lì incontra Massimo e con lui formano i “B-NARIO” con il quale incidono tre album, partecipando a programmi come “FestivalBar” e “Un Disco per l’Estate”.
Conduce su ALL MUSIC per sette anni il programma “Call Center”.
Voce della NAZIONALE ITALIANA CANTANTI.
Nel 2013 sposa il progetto del MILANESE IMBRUTTITO diventando uno dei volti principali con le sue INTERVISTE IMBRUTTITE.

Gabriele Macchiarella
Nasce a Milano nel 1981.
Nel 2015 esce il romanzo d’esordio “Prospettiva Asfalto” (Ladolfi Editore).
Fino al 2018 collabora con “Il Milanese Imbruttito”.
Nel 2018 esce “L’ombra del Naviglio”(Bookabook), vincitore del premio della giuria del Festival internazionale della letteratura di Catania Etnabook.
Nel 2021 collabora alla sceneggiatura del corto “L’A-Normalità”
Ideatore di #STORIEDAMILANOSUD
Luca Abbrescia e Gabriele Macchiarella on FacebookLuca Abbrescia e Gabriele Macchiarella on InstagramLuca Abbrescia e Gabriele Macchiarella on TwitterLuca Abbrescia e Gabriele Macchiarella on Wordpress
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie