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(R)esistiamoanchenoi

resistiamoanchenoi
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Consegna prevista Ottobre 2023
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Italia, gennaio 2021: Khaola, una ragazza sospesa tra due mondi e due culture, dopo aver salutato i compagni di terza media in videochiamata, frequenta le superiori in maniera altrettanto “strana”, all’insegna dei riti della “nuova normalità”, scolastica e non. La sua è una storia di svantaggio sociale, che la scuola non colma ma approfondisce, nella sua ottusità fatta di numeri, burocrazia e solo presunta uguaglianza.
Il periodo pandemico non può che esasperare tutto ciò, con l’ormai famigerata DAD. Non è però tanto la Didattica A Distanza, il vero problema, quanto gli assunti su cui la didattica tout court e dunque la scuola si basano, cosa su cui non smette di riflettere la professoressa Milani, che a Khaola e agli altri 23 compagni della 1D insegna italiano in un istituto professionale dei “servizi sanitari”.
La docente coglie al balzo l’opportunità offerta dall’inedito periodo per tentare di riavvicinare la scuola a dei ragazzi sempre più “distanti”, per non perderli del tutto.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivo con passione da sempre, esprimendo al meglio come vedo il mondo, ma ho sentito davvero la necessità e quasi l’urgenza di farlo, in un’opera dall’ampio respiro, solo quando ho capito di avere fra le mani una storia che valesse davvero la pena di raccontare, e per cui scrivere un finale diverso. E’ una storia di lotta, di slanci, di amicizia e scoperta. Un racconto di seconde possibilità e fiducia in un nuovo modo e in nuovo mondo nel quale ho messo tutto ciò che sento e in cui credo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

GENNAIO

“Gennaio” ha dentro la “noia”, cerca bene, che la trovi:

è lungo come non mai, ma questo già lo sai.

Prima che tutto iniziasse, si diceva: «Gennaio è infinito»,

ma ora rimpiango, quel mese che passò inavvertito,

prima che tutto iniziasse, prima che il mondo cambiasse.

Era un pomeriggio di metà gennaio: il cielo sembrava dipinto, tanto era terso e azzurro, e brillava ancora più intenso, se lo guardavi da sotto gli alberi, oltre i rami spogli.

Soffiava un vento tiepido che sapeva già di primavera, e per questo le strade e i sentieri si erano riempiti di persone che passeggiavano, coi loro fedeli amici a quattro zampe, o con altri, più rumorosi, che ne avevano soltanto due.

Come sempre, di domenica, Khaola stava tornando dal campetto da calcio col fratellino Adam, percorrendo un breve tratto nel prato. Da lì, girato a destra, avrebbero preso la strada in salita, costeggiando il cimitero, e poi il sentiero che permetteva di raggiungere velocemente il paesino in cui abitavano, tagliando per i campi.

Fu proprio mentre risalivano il pendio nell’erba umida, che vide una signora su per giù dell’età di sua nonna, seduta su un sasso vicino agli alberi di gelso. Lo sapevano bene, che quelli erano gelsi: d’estate avevano raccolto un sacco di more, sia bianche sia nere, facendosi delle belle scorpacciate alla loro ombra.

La signora, dai capelli bianchi e corti e la corporatura minuta, era china e tutta intenta su qualcosa che teneva in mano. Solo quando Khaola le passò proprio accanto, capì finalmente cosa fosse: un pezzo di lana bianca a strisce nere, che la donna stava lavorando coi ferri da maglia.

Che strano! pensò la ragazza. Certo, oggi è una bella giornata, ma mettersi addirittura qui a sferruzzare…

Non voleva essere scortese né molesta, e dunque si limitò a guardarla con la coda dell’occhio, rapita da quei movimenti precisi che aveva visto fare qualche volta alle donne della sua famiglia.

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Adam invece non si era proprio accorto di nulla: per lui quel breve tratto, prima della strada poco trafficata, era l’occasione per palleggiare di testa, infrangendo i suoi precedenti record. Tanto ci pensava la sorella ad avvisarlo quando doveva smettere, o ad avvertirlo delle auto o delle persone nei paraggi.

«Anche oggi ho perso un po’ del mio talento, con te come avversaria!», piagnucolò il bambino, un po’ scherzando e un po’ facendo sul serio, mentre superavano la piccola cappella affrescata che si trovava lungo la stradina sterrata.

«Aah, non ricominciare! Fa’ piuttosto del tuo meglio per allenarti ugualmente!”.

«Ma… che si mangia stasera, sorellona?»

«Tu niente, probabilmente!» le rispose Khaola ridendo, spettinandogli i capelli neri già arruffati.

La mattina dopo, come preannunciato dalle previsioni del tempo, l’aria era invece decisamente più fredda: un vento gelido arrivato nella notte aveva scalzato quello tiepido spirato per tutto il giorno, abbassando le temperature di quasi 15 gradi.

Da non credere! Del resto, però, siamo solo a gennaio… Khaola guardava fuori dalla finestra mentre faceva colazione in cucina: si poteva persino scorgere qualche minuscolo fiocco di neve che svolazzava qua e là. Forse era stato solo un sogno, il giorno prima…

Anche quel lunedì, aveva dovuto svegliarsi di buon’ora, ben prima di quanto le fosse necessario: come la sorella maggiore Amane, infatti, lei faceva scuola da casa, dato che frequentava la prima superiore.

Le scuole “secondarie di II grado” (aveva imparato da poco a chiamarle nella maniera corretta) avevano chiuso circa tre mesi prima, e ancora non si sapeva se avrebbero mai riaperto, prima della fine dell’anno.

Uno dei pochi vantaggi della situazione sarebbe stato proprio quello di potersi alzare anche all’ultimo minuto, non dovendo uscire a prendere il treno o l’autobus. I suoi fratelli più piccoli, Adam e Aya, facevano però le elementari, e dovevano scendere presto dal letto per andare a scuola “in presenza”.

Bella cosa, avere solo una camera per tutti e quattro!, era il pensiero che le veniva spontaneo tutte le volte, ma non diceva nulla, per non farlo pesare ai suoi genitori.

La famiglia abitava in un appartamento piccolo, ma confortevole e sempre allegramente chiassoso, all’ultimo piano di una palazzina dai mattoncini marroni e le tapparelle bianche. Il paese era altrettanto piccolo, però non mancava nulla, anche se Khaola preferiva spostarsi in quello accanto, almeno un paio di volte a settimana, per fare una passeggiata e giocare a calcio con Adam.

Il calcio non le piaceva molto, ma si sforzava di giocarci per tenere compagnia ad Adam, 9 anni, 25 kg di peso e una palla sempre sottobraccio.

Amava invece camminare. Ogni tanto, la domenica, riusciva a convincere anche la madre o il padre, e a portare anche loro, e naturalmente anche Aya, la piccola di casa. Amane invece, che ormai di anni ne aveva 16, restava a casa con la scusa dei compiti, anche se poi ne approfittava per videochiamare le amiche e il suo ragazzo “segreto”.

Vivevano lì, in Italia, da quando se ne ricordava: aveva solo due anni quando lasciarono il Marocco, lei, mamma, papà, i nonni e la bisnonna materna e Amane. Il suo paese d’origine Khaola lo conosceva molto poco, essendoci andata qualche volta durante l’estate, quando era ancora all’asilo o  alla scuola primaria: poi il viaggio aveva cominciato ad essere troppo faticoso, per i nonni, nonché costoso, per tutti quanti.

«Quanto ti senti italiana, da 1 a 10?» le aveva chiesto una volta una compagna di classe delle elementari.

«7, credo», le aveva risposto la bimba dagli occhi saggi e profondi. Era piuttosto convinta di quel numero, che le sembrava ragionevole.

«Mmh… mio padre direbbe 0!» aveva ridacchiato la bambina.

«E perchè? Sono qui da quando sono piccolissima, e parlo l’italiano anche meglio di te!» le aveva ribattuto Khaola, che davvero non pensava di meritarsi uno “zero”. Sapeva che molte altre persone avrebbero detto lo stesso, ma non si capacitava di come potessero pensarla così, dato che neanche la conoscevano: davvero era una questione così importante, poi?

«Dai, non te la prendere, a me comunque non importerebbe… 10 o 0 fa lo stesso!» era stata la risposta della compagna, a cui Khaola aveva deciso di voler credere.

Due ore di italiano, arte e poi diritto.

La ragazzina scorse l’orario del lunedì sul suo diario nero, su cui aveva appiccicato qualche adesivo e che aveva decorato di suo pugno con delle penne fosforescenti e dei glitter colorati. Lo conosceva a memoria, ormai, ma sempre meglio controllare…

Era l’oggetto che più la faceva sentire “a scuola”, il diario, anche se a fare lezione era da sola, seduta al tavolo della cucina, che aveva sparecchiato in fretta perchè ormai le 8:30 si stavano avvicinando di gran lena.

I fratelli erano già usciti da un pezzo, accompagnati a piedi dalla mamma, che poi si sarebbe fermata al mercato; il padre era partito con l’auto ancora prima, verso le 7:00, per recarsi al lavoro in fabbrica. Come sempre l’aveva solo intravisto, ancora mezza addormentata, nel corridoio semibuio, mentre usciva silenzioso dal bagno, e non lo avrebbe incontrato fino al tardo pomeriggio.

Quel giorno a lei toccava la cucina, e pure il cellulare: Amane avrebbe invece usato l’unico computer disponibile, sedendo  alla scrivania in salotto, che era decisamente più comoda.

Da quando erano in “DAD-Didattica A Distanza”, era iniziata la lotta con la sorella per il PC e la connessione: non avevano il WI-FI, a casa, e dovevano accontentarsi dei giga sul cellulare, che però finivano sempre troppo presto. La biblioteca, in cui le due, fino a un anno prima, ogni tanto studiavano, anche per avere la connessione wireless, era chiusa; o meglio: non ci si poteva stare a leggere o studiare, ma per fortuna il prestito dei libri era ancora disponibile.

La scuola era ricominciata dopo le vacanze natalizie solo da una settimana; Khaola si era illusa che sarebbe tornata sui banchi subito dopo la pausa durata 15 giorni, ma così non era stato. «Forse si tornerà un po’ in presenza e un po’ a distanza da fine gennaio», aveva letto nel gruppo Whatsapp della classe, ma non sapeva proprio se fidarsi di quella notizia.

La prof di italiano era in gamba: per questo Khaola era contenta di averla proprio il lunedì alle prime due ore, per iniziare la settimana col sorriso: anche proseguire con arte – o meglio disegno – non era male!

Disegno era anzi la sua materia preferita: questo solo in teoria, però, dato che l’insegnante che aveva trovato al professionale non era minimamente “paragonabile” a quelle avute in passato. Ma in ogni caso contava poco, ormai…

2023-01-16

Aggiornamento

Oggi abbiamo raggiunto i 60 preordini necessari a far sì che i sostenitori ricevano le bozze revisionate, impaginate e stampate da Bookabook! Ma il vero obiettivo è ovviamente la pubblicazione del libro: ogni preordine è prezioso...! passaparola :)

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Finito ora di leggere! Penso che sia una storia che tocca tantissimi temi fondamentali sollevando il coperchio del cosiddetto “vaso di Pandora” dei problemi della scuola tradizionale, dando però anche molti spunti e delle soluzioni. Questa prof. Milani ha le idee chiare su ciò che andrebbe fatto per migliorare l’esperienza scolastica italiana dei tantissimi ragazzi e l’autrice ha permesso con questo libro di darle voce e di diffonderla. Un punto di vista interno alla scuola, un tuffo indietro a quei sentimenti che la maggior parte degli alunni ha vissuto in passato. E soprattutto un dietro le quinte che fa riflettere molto riguardo al periodo della pandemia e della DAD che ha colpito tutti noi, ma ha leso in un modo indelebile i ragazzi e i bambini. Grazie Federica
    Elena

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federica villa
Federica Villa, lombarda, classe 1987. Da sempre appassionata di scrittura, durante e poco dopo gli studi in Lettere Moderne condotti all’Università degli Studi di Milano ho lavorato nel mondo della comunicazione e della redazione in ambito web. Nel 2013, un progetto di educazione alimentare rivolto alle scuole mi ha fatto comprendere la mia vera “vocazione” e non ho esitato a invertire la rotta per diventare insegnante di materie letterarie di scuola secondaria di I e II grado, dopo un’esperienza di volontariato europeo di otto mesi in Repubblica Ceca nel settore educativo.
Nel 2019 sono diventata mamma, scoprendo il mondo materno-infantile e la pedagogia, e capendo finalmente a chi volessi rivolgermi, scrivendo: bambini, ragazzi e genitori.
Vivo fra boschi e colline e appena posso scappo sulle vicine montagne a ricaricarmi di natura incontaminata e bellezza, magari in camper.
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