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Il rumore della vita irreale

Il rumore della vita irreale
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Consegna prevista Marzo 2023
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Raccontare di chi si è visto o vissuto non credo sia solo un esercizio di stile. Se si sceglie di scrivere degli altri, la questione è delicata: o si scrive degli altri per cercare di raccontarsi tramite gli altri, o se ne scrive perché fra gli altri di cui si è scritto qualche altro ancora si possa ritrovare. Sempre ammesso che si sia perso. Ma il lettore, per sua natura, non è sempre un po’ perso? Ecco, questo è un libro per chi s’è perso: un libro che ti racconterà della gente, forse antipatica, forse gioiosa, a tratti innamorata, erotica, schifosa. La gente, insomma, e fra la gente ci siamo anche io e te. Perduti.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto “Il rumore della vita irreale” per assecondare la mia sete di assoluto, perché “il reale mi dà l’asma”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

IL NULLA DELL’AMORE

Il nostro amarci fu il suo odore buono che mi soffiava e mi restava attaccato come la polvere d’oro di inizio di primavera, e la mia mano sulla sua nuca a massaggiare quel vuoto d’amore che si portava addosso. Io con il voler riportare ogni cosa sul piano filosofico, lui con la necessità di parlare solo di cose inutili. Lui a burlarsi del tempo, io annientata dal brulichio delle ore. E già sapevo che a ordire contro di noi non sarebbe stato un evento esterno ma quel vuoto che si portava dentro che avrebbe intiepidito qualsiasi incendio. Ci amavamo e non ci amavamo. Ci amavamo senza continuità, il nostro amore non lasciava tracce, perché i nostri passi sprofondavano in un cratere dal quale venivamo risucchiati. Non ci amavamo perché smettere di amare presuppone una fine e la responsabilità di una fine, e non può avere fine ciò che non ha mai avuto inizio.
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Non ci siamo scelti, siamo capitati, si sceglie di essere comunisti, di andare al teatro, noi siamo capitati coincidendo in un ritmo che ci trovava in accordo, in un gioco che avevamo bisogno di giocare senza avere la minima garanzia di come si dovesse procedere. Ognuno di noi due si vestiva del proprio caos, solo che per me quel caos non diventava una fede, non voleva sostituire nessun ordine superiore, per lui invece era ordine, quasi legge, non era consapevole che io in quel caos partivo dal disordine per arrivare all’ordine, lui partiva dall’ordine per arrivare comunque al disordine. Tutto questo esclude ogni forma di convinzione. Sicuramente ci rimane la possibilità di scegliere, pur nell’incertezza della scelta. Tutti cerchiamo qualcosa, lui aveva trovato il suo vuoto, io nella continua ricerca del pieno straripavo svuotandomi. In fondo avevamo trovato la stessa cosa. I nostri incontri avvenivano principalmente per strada, strade sempre diverse affinché non ci riconducessero ad un passato ma ugualmente lontane dal futuro. Facevamo l’amore lì, in angoli appartati, io cagna scarna, lui lupo affamato, perché in quella insensatezza del cercare, il sesso in quell’istante diventava senso. Strade esenti da forme come il fantasma del nostro amore. Così ci amammo senza amarci e ci lasciammo senza lasciarci.

LA SPETTATRICE

Era solita sedersi al ristorante a guardare i divoratori. Loro al culmine del banchetto, lei quasi digiuna, un poco di insalata, qualcosa di liquido. Da un po’ aveva rinunciato alla vita. Eterea, quasi invisibile, più vicina a Dio. Ne intuiva il loro carattere dal modo in cui si rapportavano alle pietanze. Chi con la testa piegata in avanti, quasi nel piatto, chi con i gomiti sul tavolo, chi addentava con voracità, chi girava ripetutamente le pietanze, quasi a voler prendere prima confidenza. Chi masticava con la bocca aperta, chi piano, chi frettolosamente, ma tutti si consegnavano alla gioia del cibo, una gioia comunitaria, democratica. Lei no, con la sua bocca secca di digiuno si allontanava dal pericolo di vivere.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    già leggendo l’anteprima mi sono innamorata di questo libro e di questa scrittrice. Ne ho appena prese 3 copie e non vedo l’ora di riceverle!!

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Gloria De Vitis
Gloria De Vitis nasce a Lecce nel 1966.
Fa studi classici. Negli anni novanta collabora con il giornale "Avanti".
Nel 2003 pubblica il suo primo libro di poesie: Squarci (Manni); nel 2006 é la volta di Nuda (Besa); nel 2011 vede la luce il suo primo racconto Lucignola (Lupo); nel 2015 Turbata (Edizioni Esperidi); in fine nel 2018 Dissipatio animae (La Fornace).
Viene recensita in varie riviste del settore, ed anche con una poesia inedita sul giornale Repubblica.
E' menzionata sul dizionario artistico salentino.
Vive e lavora a Lecce come pittrice e scrittrice.
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