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Il sangue dei Celestiali

Il sangue dei Celestiali
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Consegna prevista Luglio 2023
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Anfaram desiderava solo vivere lontano dalle violenze domestiche subite in gioventù, ma il destino aveva altri piani per lui. Si ritroverà a vagare in lungo e in largo per terre a lui sconosciute e perigliose insieme alla sua famiglia, nel disperato tentativo di trovare un luogo di pace. In lui scorre il sangue dei Celestiali e dovrà decidere se usare la magia per il bene o per il male. Si troverà difronte a varie situazioni in cui sarà obbligato a schierarsi da una o dall’altra parte e la scelta non sarà facile o scontata.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre amato scrivere racconti nel tempo libero che però tenevo sempre e solo per me. ora vorrei poter condividere anche con gli altri il mio universo immaginario

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Egealie si svegliò non molto dopo Anfaram, il quale era ancora fermo nella stessa posizione con lei abbracciata al suo braccio.

“Ben svegliata!”, le disse lui con un sorriso. “Spero tu abbia dormito bene”.

“Si, grazie”, rispose lei con un altro sorriso di rimando.

“Oggi ho pensato di portarti a fare una passeggiata”, riprese lui. “Sei mai stata in cima alla montagna?”.

“No, ma so che lì si trova la Celestiale che protegge i confini del regno”.

“Si, esatto. Io la conosco abbastanza bene. Vorrei fartela conoscere se hai voglia”.

“Certamente! Però prima vorrei fare colazione”.

I due quindi si alzarono dal letto e indossarono gli abiti da giorno e si diressero nella sala pranzo. Lì ad attenderli c’era già Nimras che squadrò Anfaram con sguardo di sbieco. Mangiarono frutti di bosco e bevvero del caldo latte di pecora, poi Anfaram e la sua futura moglie si incamminarono verso l’esterno.
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“Fa freddo per andare fuori”, intervenne Nimras. “Forse è meglio che rimaniate qui a palazzo”.

“Non ti preoccupare madre”, rispose la giovane. “Mi sono vestita pesantemente. Poi è giusto che io e mio marito passiamo del tempo assieme”.

Nimras sospirò, poi, rivolta verso Anfaram, disse: “vedi di riportarmela sana come ora”.

“Mi prenderò cura di lei”, disse Anfaram chinando il capo in segno di rispetto. “Hai la mia parola”.

I due, quindi, uscirono e subito una ventata d’aria gelida li travolse. Egealie si strinse ad Anfaram per cercare tepore. Lui la lasciò fare, ma non ricambiò l’abbraccio. Presero il sentiero che conduceva verso la cima della montagna. La strada era ghiacciata e scivolosa in molti punti, ma Anfaram aveva preso un bastone trovato per terra e lo utilizzò per aiutarsi a camminare.

Il sentiero si interrompeva di netto ad un certo punto e per arrivare sul crinale era necessario arrampicarsi aggrappandosi agli arbusti e ai tronchi degli alberi che crescevano folti. Entrambi avanzavano silenziosi e giunsero finalmente in cima dopo alcuni chilometri di strada sterrata.

Davanti a loro si presentò una grotta alta, ma non profonda e all’interno scorsero la Celestiale. Era una bellissima ed enorme volpe bianca, con due lunghe antenne che dalla testa arrivavano fino alla punta della coda ciuffata e un lungo collo a cigno. Presentava anche una criniera folta, lunga e ondulata. Dalle costole partivano ali soffici e ampie, ma che erano ora raccolte sulla schiena. Il suo colore era bianco, ma, quando il pelo ondeggiava, si colorava di sfumature malva chiaro che sembravano come nuvole al tramonto. Anche la criniera e il ciuffo sulla coda erano malva chiaro e pure le sue antenne. Le dita delle zampe erano affusolate e non corte come quelle di volpe. Da quelle dita si allungavano sottili artigli che, nonostante sembrassero delicati, erano duri e robusti.

La Celestiale si alzò sulle lunghe zampe, superando al garrese quasi il doppio dell’altezza di Anfaram.

“Benvenuti”, disse Sdiezicte con voce soffice e avvolgente. “Come posso esservi utile?”.

Egealie quasi cadde a terra dalla meraviglia che i suoi occhi stavano osservando. Era la prima volta che vedeva la Celestiale, nonostante ne avesse sempre sentito parlare.

“Siamo qui per chiedere il tuo consiglio”, disse Anfaram. “Questa ragazza, Egealie, dovrebbe diventare la mia futura moglie. Posso avere tuoi consigli su come essere un buon marito?”.

Sdiezicte annusò l’aria, poi inarcò il collo a cigno, abbassando il muso verso i due promessi sposi.

“Egealie!”, esclamò. “Si, so chi sei. Da quassù osservo tutti gli abitanti del mio regno. Sei la figlia della sorella del luogotenente di Velzuicrigia e sono ormai diciassette giri completi attorno al sole che cammini su questa terra”.

Sdiezicte alzò nuovamente la testa e ora si riferì ad entrambi: “per un matrimonio duraturo è necessario essere sinceri l’uno con l’altra. Entrambi dovrete parlare dei vostri desideri e cercare di arrivare a compromessi laddove gli interessi differiranno. Rispettarvi reciprocamente e lasciarvi anche la giusta libertà farà sì che il vostro rapporto di coppia non diventi pedante. Voi umani siete fatti per essere gregari, anche tu, Anfaram, nonostante dici di preferire la solitudine, staresti meglio se incontrassi persone giuste per te con cui passare il tempo, quindi datevi la libertà anche di lasciarvi per stare lontani e insieme ad altri amici, anche non in comune. Seguite questi consigli e il vostro matrimonio può essere che funzioni meglio che se faceste il contrario di ciò che vi ho detto. Buona fortuna miei sudditi”.

Anfaram e Egealie fecero un inchino di saluto e ringraziarono la Celestiale, poi si incamminarono per tornare in città.

Durante il ritorno Egealie parlò molto con Anfaram, domandandogli quante volte era andato a visitare Sdiezicte e di che cosa parlavano solitamente i due. Anfaram cercò di risponderle il più sinceramente possibile, ma sapeva di non poterle raccontare tutta quanta la verità. Temeva che raccontandole di essere il nipote di un Celestiale e di possedere la magia, poi Egealie avrebbe riferito tutto quanto alla madre e a Teivesbaul e sarebbe poi finito giustiziato o esiliato.

Egealie era una ragazza solare e curiosa, desiderosa di vivere e sapere il più possibile. Anfaram se ne accorse ora più che mai e temette che le parole di Nimras si avverassero, ovvero che la ragazza fosse talmente diversa dal lui da rattristirsi facendo una vita al suo fianco.

Tornato finalmente in città, Anfaram invitò la ragazza a casa propria e lei accettò felice.

L’abitazione era piccola, un bilocale con poche e piccole finestre dalle quali filtrava poca luce. Il pavimento ricoperto da paglia di segale scricchiolava sotto i piedi dei due, ma Egealie non dava l’impressione di esserne rimasta delusa.

“È carina!”, esclamò dopo aver visto anche la piccola camera da letto. “Magari dopo che ci saremo sposati potrei fare qualcosa per migliorarla. Mi piace raccogliere fiori e fare ghirlande. In primavera potrò decorare le pareti con esse. Per il pavimento potrei chiedere ad un mio amico di intagliare delle lastre in pietra, così da isolarlo dalla terra umida”.

Anfaram sorrise ascoltando i suoi progetti futuri. Le sue parole e la sua allegria gli intenerì il cuore. “Quando saremo sposati spero di riuscire a costruire un’abitazione migliore per entrambi”, disse lui. “Quando saremo in due ci sarà bisogno anche di più spazio”.

“Allora dovrai costruire una casa non per due”, avanzò lei, “ma per tre, quattro… devi tenere in considerazione che avremo anche dei bambini”.

Anfaram arrossì imbarazzato. Non ci aveva minimamente pensato ad un futuro con dei figli.

“Hai ragione”, disse poi. “Spero di poter essere anche un buon padre allora”.

Il matrimonio fu annunciato all’intero popolo meno di venti giorni dopo l’invito di Anfaram a palazzo e, come era loro costume, i futuri sposi avrebbero dovuto banchettare in piazza, su un tavolo in legno di betulla e tutti gli abitanti dovevano portare un omaggio.

Nei matrimoni si mangiava, beveva, cantava e ballava. I due sposi potevano interagire con gli abitanti e gli amici, ma erano legati da una corda lunga pochi metri e non dovevano dividersi fino alla fine della cerimonia. In quel modo tutti (o comunque la maggior parte) imparavano chi apparteva a chi da quel momento in avanti.

I festeggiamenti cominciavano all’alba e terminavano solo quando anche l’ultimo ospite non tornava a casa propria. In certi casi si festeggiava anche dopo il mattino seguente se la cerimonia risultava interessante. Il matrimonio di Anfaram ed Egealie durò fin ben oltre il tramonto, nonostante fosse una giornata fredda. Tutto intorno alla piazza si erano accesi dei falò e si servivano castagne arrostite in quantità. Pure gli allevatori di bestiame che vivevano lontano dal paese si presentarono e si mangiò carne di pecora, considerata alimento di lusso. Vennero serviti anche pasti a base di pesce, orso e cinghiale. Molte erano le bevande, soprattutto alcoliche e ai matrimoni era concesso anche alle donne, sposate, bere alcolici fuori casa in quanto si pensava fosse di buon auspicio.

Dopo il matrimonio, Egealie poté andare a vivere a casa di Anfaram, il quale già da giorni stava sistemando al meglio l’abitazione per poterla rendere il più confortevole possibile.

2022-09-28

Aggiornamento

Il libro è di genere fantasy e racconta i viaggi di un uomo in giro per terre sconosciute alla ricerca di un luogo tranquillo dove poter trascorrere la sua vita insieme alla sua famiglia. A causa di un Celestiale (creatura angelica) si ritroverà a dover combattere per sopravvivere a varie vicende. Nei suoi viaggi incontrerà altri esseri, amici e nemici, magici e terrestri, umani e Celestiali. In questo mondo vi sono anche Draghi di varie razze e dimensioni oltre l'universo. Ogni popolo umano ha le proprie razze, culture e lingue.

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Astor Viridis
Sono una ragazza amante del fantasy che, da quando ha quattordici anni, scrive racconti ambientati in un mondo immaginario. Il mio passatempo preferito è da sempre scrivere le avventure che mi immagino e scoprire luoghi nuovi con atmosfere da favola come boschi in montagna e altre meraviglie della natura per poi trascrivere ciò che vedo come ambientazioni dei miei racconti, con un pizzico di misticità.
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