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Consegna prevista Marzo 2025
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Hai mai avuto paura del buio?

Alys è una ragazza come tante, studia all’università e cerca di farsi strada nel mondo, quando qualcosa di inaspettato cambia la sua vita per sempre. Ritrovatasi nel Regno di Prism, ricco di magia, leggende e misteri, scopre di essere una di sei prescelte, destinate a risvegliare un potere antico: la magia dei sei elementi.
Aria, acqua, terra, fuoco, luce e ombra; insieme mantengono l’equilibrio nel Continente Orientale, che ora si trova minacciato da instabilità e guerra.
Sta alle sei fanciulle aiutare il mondo, risanare il Regno e porre fine ad un epoca di conflitti.
In un continuo tentativo di celare la sua vera identità e capire in che luogo sia finita, Alys scoprirà che non tutto è come sembra e che il castello nasconde più verità di quante non si possa pensare.
Ognuna delle sei ragazze è ignara di cosa la attende, ma tutte nutrono grandi speranze per il futuro, sapendo di poter cambiare il mondo. Tuttavia, Alys non sa che la magia da lei risvegliata è ben lontana da ciò che si era immaginata… ”

Perché ho scritto questo libro?

Ho deciso di scrivere questo libro per poter condividere con tutti le storie incredibili che prendevano vita nella mia immaginazione. Spronata dalle persone al mio fianco, ho deciso di pubblicare una delle mille storie a cui avevo dato forma, volendo permettere anche a tanti altri lettori di vivere la magia e le emozioni che i miei personaggi affrontano fra le pagine del romanzo, facendoli immergere in un mondo nuovo, ricco di avventure, intrighi e passione.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PREFAZIONE

Come si può iniziare una storia?

Molte incominciano con “c’era una volta” o “tanto tempo fa in una terra lontana”, ma un inizio del genere vi farebbe presupporre che la storia che andrete a scoprire possa essere una fiaba. Tuttavia, ciò che incontrerete è ben lontano dal vissero per sempre felici e contenti, poiché non sempre sono gli eroi i veri protagonisti delle leggende. Eppure, solamente perché il protagonista non è l’eroe, significa forse che la sua storia non debba essere raccontata?

In questo caso, però, una terra lontana c’è, situata in un mondo ricco di storia, cultura e magia.

Si tratta di un luogo lontano, un territorio abitato da tanti diversi popoli, circondato da pianure verdeggianti e foreste incantate, con montagne alte fino a toccare il cielo e città talmente maestose che si dice furono costruite dagli Dei stessi.

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Un luogo del genere sarebbe un teatro perfetto per una storia d’amore a lieto fine o una grande avventura valorosa con una vittoria schiacciante contro il male, tuttavia, nella realtà dei fatti, le storie che avvengono ogni giorno attorno a noi non sono soltanto grandi gesta di coraggio o enormi dimostrazioni d’affetto, ma più semplicemente un continuo tentativo di sopravvivere in questa nostra esistenza, in cui ci siamo ritrovati senza possibilità di scelta.

Vi è chi riesce semplicemente a stare a galla e continuare a condurre un’esistenza monotona e ordinaria; in altri casi, invece, si possono prendere in mano le redini del proprio destino e decidere di puntare alla grandezza, in qualsiasi modo essa sia stata scritta per noi.

Talvolta, vi sono persino individui che decidono di riscrivere suddetto destino, diventando loro stessi i fautori della propria storia.

CAPITOLO 1

Era buio.

Non un buio come tutti gli altri.

Non il buio della camera quando si spegne la luce per addormentarsi, che porta una sensazione di tranquillità.

Non il buio di quando si chiudono gli occhi, poiché quello è un buio scelto, che regala serenità e porta al rilassarsi.

Non il buio della notte, quando ci si trova in un luogo lontano da ogni inquinamento luminoso e si è in grado di vedere il cielo stellato chiaramente, che dona un senso di meraviglia, sconosciuta per chi viene dalla città.

Questo buio era più simile a un blackout, a quel tipo di tenebre che arrivano quando meno te l’aspetti e che ti lasciano una sensazione di disorientamento, quel buio che ti fa perdere per un attimo il respiro e non capisci più dove sia l’alto e dove sia il basso, la destra o la sinistra.

Alys aveva già provato una sensazione simile, era un tipo di oscurità come quella che ti avvolge quando stai per svenire, quando fischiano le orecchie e la pressione sanguigna si abbassa, gli occhi rimangono spalancati, ma non riesci comunque a vedere nulla.

Le era successo tanti anni fa in classe, quando aveva appena dodici anni. Stava ascoltando la lezione seduta al suo banco come ogni altro giorno e all’improvviso iniziò a sentire un fischio fortissimo nelle orecchie e non vedere più nulla. Sentiva il mondo attorno a sé, sentiva le voci dei compagni soffuse dal fischio, i suoi occhi spalancarsi sempre di più, ma nonostante ciò le tenebre continuavano ad avvolgerla.

Questo buio era molto simile.

Ad accompagnarlo vi era la stessa sensazione di gelo, un freddo penetrante, che si faceva strada fino nel profondo, lei avrebbe detto delle sue ossa, ma stavolta sembrava quasi farsi strada fino al suo animo.

Questa volta non si trovava a lezione, non andava più a scuola da tempo.

All’alba dei suoi ventidue anni, frequentava ormai l’università e stava studiando per gli esami. In questo preciso momento, però, stava per svenire di fronte al computer seduta alla sua scrivania.

In quegli attimi di coscienza prima di svenire, si stava rendendo conto di ciò che sarebbe accaduto di lì a breve e capì che non poteva essere evitato. Non era la prima volta che le accadeva una cosa del genere, ormai conosceva il modus operandi.

Si sarebbe comunque risvegliata dopo pochi minuti e avrebbe preso dello zucchero per sentirsi meglio, seguito da gambe all’insù per almeno dieci minuti.

Non che ci fosse abituata, ma le era successo abbastanza volte nella vita da sapersi arrangiare.

Così, sentendo il freddo e il buio avvolgerla sempre di più, decise di lasciarsi andare.

Il pavimento era freddo, più freddo di quello che si aspettasse. Suo padre accendeva sempre il riscaldamento, e su un pavimento in parquet non avrebbe dovuto sentire quel freddo agghiacciante che le permeava tutta la schiena.

Era anche strano che fosse caduta di schiena, in fondo era seduta, al massimo sarebbe dovuta cadere di lato.

Sicuramente i suoi sensi ancora non si erano ripresi del tutto e stava avendo delle percezioni sfalsate della realtà.

La sensazione era molto simile a quelle volte in cui sapeva di aver bevuto troppo ed era giunto il momento di andare a dormire, quindi si buttava sul letto e chiudeva gli occhi, avvolta dal buio, ma con i sensi totalmente inebriati, causandole una percezione della realtà del tutto inaffidabile. Anche in questo caso le sembrava che tutto attorno a lei girasse e che il mondo fosse sottosopra.

Ma la sua coscienza era tornata, riusciva a rendersi conto di chi fosse e di esistere, quindi, nonostante i suoi sensi confusi, sapeva che di li a poco si sarebbe ripresa. Voleva solo restare con gli occhi chiusi per un altro po’, restare in quel buio così confortante, quel buio che le prometteva un dolce risveglio.

Ma nel buio non era sola.

Attorno a lei iniziarono a farsi sempre più vivide delle voci, come dei sussurri. Eco di esclamazioni, domande, risposte, commenti, un brusio di sottofondo al suo stato di confusione che turbava la tranquillità del suo buio.

Strano.

Non le pareva di aver lasciato la tv o la radio accesa, ma magari si sbagliava. Forse era partito un video dal suo computer, quei fastidiosi pop-up che si aprivano sempre nei momenti meno opportuni.

Ma le voci iniziarono a farsi più chiare. Erano distanti, ma Alys iniziò a cogliere alcune delle frasi che venivano dette. Riuscì a distinguere un “Staranno bene?”, e anche un “Non posso credere che abbia funzionato veramente!”. Chissà che video era partito, magari un trailer di qualche serie tv nuova.

La sensibilità del suo corpo ancora non era tornata, ma nonostante tutto sentì il suo udito migliorare di secondo in secondo e credette di poter provare ad aprire finalmente le palpebre.

Il nero lasciò spazio al bianco.

Una luce accecante, che le fece immediatamente girare la testa e, per un attimo, pentire di aver provato ad aprire gli occhi, ma dopo qualche secondo, ed aver aggiustato la vista alla nuova fonte di luce, Alys riuscì a mettere a fuoco ciò che si trovava davanti a lei, o meglio, sopra di lei, dato che era ancora sdraiata a terra.

Una moltitudine di colori riempiva la sua visuale, rosso che sfumava nel rosa, che sfumava nel verde più acceso, tonalità di blu dal più profondo al più leggero, giochi di luce che sembravano dividere l’orizzonte in mille arcobaleni avvolti gli uni sugli altri, come una sinfonia cromatica suonata da un’orchestra angelica.

Angelica era proprio il termine giusto. Era forse caduta talmente forte dalla sedia che ora aveva le visioni? O forse era addirittura morta ed ora si trovava all’entrata del Paradiso?

Che morte stupida che aveva avuto se quello fosse stato davvero il caso.

Non ebbe molto tempo per stare a pensare a quante cose ancora non avesse fatto nella vita prima di morire e di cosa realmente si pentiva, poiché capì subito che la sua vista non la stava ingannando. Ciò che aveva davanti era reale, non fantasia.

Il suo corpo stava ricominciando a farsi sentire, e il gelo del pavimento su cui si trovava si faceva più intenso; non poteva essere un sogno o un’allucinazione.

Sbatté le palpebre un altro paio di volte e finalmente mise a fuoco ciò che non riuscì a descrivere fino a qualche istante prima.

A sovrastarla vi era un’immensa vetrata. Una cupola enorme si stagliava di fronte a lei, composta da un mosaico di vetro multicolore che rifletteva la luce in miliardi di raggi differenti.

“Guarda, si stanno svegliando.” Disse una voce sconosciuta.

Chi è che stava parlando? Cos’era quella cupola di vetro? CHE ERA SUCCESSO?

Se c’era una cosa che poteva vincere sulla sua pigrizia, era la sua curiosità.

Alys cercò di raccogliere le poche forze che aveva recuperato e, con ancora un cerchio alla testa, si alzò e cercò di mettersi in piedi.

Chiaramente l’idea di tirarsi su così velocemente non era stata poi così brillante. Sapeva benissimo che la sua testa non avrebbe apprezzato il movimento brusco, ma sapeva anche che se avesse provato a farlo lentamente, con le poche forze che le restavano, i suoi muscoli non avrebbero retto e sarebbe ricaduta su quel pavimento freddo, magari sbattendo la testa di nuovo e ripiombando in uno stato di incoscienza. E ciò era l’ultima cosa che le serviva adesso.

Il cerchio alla testa sembrava quasi come se avesse un hula-hoop che continuava a girare, a volte rallentando, a volte aumentando la sua velocità, seguendo i movimenti intrapresi dal suo corpo stanco. Ma nonostante la vista e la testa che facevano i capricci, Alys capì subito che ci fosse qualcosa di sbagliato.

Qualcosa non quadrava.

Non quadrava per niente.

Ora che si era messa seduta riusciva a vedere meglio la situazione attorno a sé. Si trovava sotto questa cupola in vetro multicolore, al centro di una specie di rialzo sul pavimento, sdraiata a terra assieme ad altre ragazze, cinque per la precisione. Erano tutte in vari stati di coscienza, come se anche le altre si fossero sentite male e appena riprese, proprio come lei. Esse si trovavano su questo piedistallo di marmo, anche se chiamarlo piedistallo era riduttivo. Si trattava di una vera e propria sezione di pavimento, rialzata rispetto al resto della stanza, circolare e grande circa una decina di metri in diametro, un cerchio di marmo lavorato e intarsiato, col riflesso di mille colori proveniente dal soffitto.

Marmo.

Ecco perché era cosi freddo il pavimento.

Le venature colorate della pietra si frastagliavano in una serie di sfumature che riprendevano quelle della vetrata soprastante, e dividevano il cerchio in sei frazioni uguali, dentro ognuna delle quali si trovava una delle sei ragazze.

Attorno al palco su cui si trovavano, vi era una moderata folla di persone, vestite in quel che sembravano essere abiti raffinati, ma usciti da una storia fantasy come quelle che Alys leggeva nei sui libri preferiti.

Un orribile presentimento iniziò ad insinuarsi dentro di lei.

Alys ne aveva lette di storie. Aveva letto libri, guardato serie tv e giocato a videogiochi per tutta la sua vita. Sapeva quanti generi di trame e colpi di scena potevano esserci nelle favole, così come nella vita. Però, sapeva anche che la vita non è come un libro delle fiabe, la vita è reale e nella realtà la magia non esiste. Ma anche la vita si sviluppa in capitoli, e se questo fosse il colpo di scena della sua?

No no no no no no.

Non poteva essere.

Sicuramente si sbagliava.

Doveva essere più realista e restare coi piedi per terra.

Accanto ad Alys, una fanciulla dai capelli castani si guardava confusa attorno a sé, indossando un vestito di tutti i colori dell’arcobaleno. Sembrava quasi sbeffeggiare la vetrata che le si poneva sopra.

“Ma cosa sta succedendo?…. Chi siete? ….Dove mi trovo?” Pronunciò la fanciulla mentre si sfregava le palpebre, come nella speranza di strappare dalla sua vista ciò che le si poneva davanti e tornare a vedere il sogno in cui pensava ancora di essere.

“Non posso crederci! Ah! Lo sapevo che sarei stata io!” Disse un’altra delle ragazze, vestita con abiti raffinati ed eleganti, molto probabilmente nobile. Aveva dei bellissimi capelli castano dorati e degli occhi azzurri come il ghiaccio. Certo, il ghiaccio non è azzurro di per sé, ma se avesse dovuto trovare un modo per descrivere la purezza dell’azzurro di quello sguardo, questo era l’unico paragone che fosse passato per la sua mente. Alys dovette ammettere di essere leggermente attratta dallo sguardo di quella ragazza. I suoi occhi erano  meravigliosi, non come quelli di Alys, cerulei, ma scuri e spenti, tanto che alcuni dicevano avesse gli occhi color muffa. Lei non lo aveva mai preso come un insulto, avere gli occhi di un colore particolare l’aveva sempre resa speciale, e poi erano gli occhi di suo padre e lei ne andava fiera. Tuttavia, a volte, anche lei avrebbe desiderato uno sguardo più magnetico.

Comunque, quello non era il momento di pensare agli occhi della bella fanciulla. Piuttosto, lei sembrava sapere qualcosa in più su dove si trovassero e cosa fosse successo.

Probabilmente si trattava di un qualche nuovo programma televisivo, o magari un esperimento sociale, in cui delle ragazze venivano prese di nascosto e gli veniva fatto credere di trovarsi in una storia particolare. Restava, però, da capire quanto si dovesse stare al gioco e se la situazione fosse pericolosa o meno.

Se c’era qualcosa che lei non apprezzava era essere presa in giro, quindi, chiunque avesse organizzato tutto ciò, non ne avrebbe avuto soddisfazione ancora per molto. Non aveva intenzione di farsi abbindolare da delle storielle e delle scuse. Le avevano sicuramente sedate e rapite, perché qualsiasi altra opzione pensasse potesse essere avvenuta, non aveva senso.

Non poteva avere senso.

“Scusa ma…tu sai che succede?” Chiese una delle altre, una fanciulla dai capelli ribelli di un rosso fuoco acceso, come una fiamma pronta a divampare. Anch’essa sembrava avere gli occhi di ghiaccio, ma tendenti al grigio, quasi spenti. Stavano diventando lucidi di lacrime mentre rivolgeva la sua domanda alla ragazza che sembrava nobile.

“Certo! Ho atteso questo momento per tutta la vita!” Rispose la ragazza nobile.

“E di che momento si sta parlando, scusami?” Ribattè un’altra voce in tono inquisitorio. Apparteneva all’unica fanciulla dai capelli scuri come quelli di Alys. Lei era più minuta delle altre, i suoi tratti del viso particolarmente spigolosi, con dei bellissimi occhi a mandorla di un’intensità stupefacente.

Ormai tutte si erano riprese da quello che pareva essere il loro stato di incoscienza.

“Mie care fanciulle…” cominciò una voce fuoricampo. Era maschile e piuttosto alta, tanto da interrompere qualsiasi altro discorso o commento si stesse facendo in quel momento nella stanza.

La folla di persone raccolte attorno al piedistallo in marmo si aprì un po’, per far passare un uomo che reggeva uno scettro dorato, con al suo apice una pietra somigliante a un prisma multicolore. 

“Sono sicuro che avrete molte domande, ma non temete, tutte le risposte che cercate sono qui.”

Mah, dubito… pensò Alys. Intendi tutte le scuse e bugie che ci rifilerete per credere a questo teatrino, ma ok, vediamo dove andrete a parare.

L’uomo era vestito con una tunica bianca e dorata, adornata da una stola di tutti i colori dell’arcobaleno. La sua pelle era scura, di un bellissimo color cioccolato, e risplendeva alla luce dei mille colori riflessi dalla vetrata.

“Sono il Gran Prismano Eridoth, sono io ad avervi convocate qui.”

2024-06-20

Aggiornamento

Un piccolo spoiler dei trope che troverete nel libro, solo per voi!

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Sandy Maz
Studentessa di Lingue all'Università, Sandy viaggia spesso fra Italia e Giappone per lavoro o studio, mentre cerca di portare avanti la sua passione per la scrittura. Da sempre appassionata di fantasy e storie d'amore, ha deciso di cominciare a scrivere per poter mettere nero su bianco le mille avventure che prendevano vita nella sua immaginazione. Grazie al gioco di ruolo, D&D in primis, ha scoperto come le storie che creasse appassionassero anche la gente attorno a lei, decidendo quindi di condividere con gli altri ciò che la sua fantasia creava. Da questo sentimento ed il desiderio di vedere emozionarsi sempre più persone leggendo le sue storie, Sandy ha deciso di pubblicare il suo primo romanzo, permettendo anche al pubblico di visitare i mondi fantastici da lei creati e di innamorarsi come i protagonisti stessi.
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