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Signori Cafoni

Signori Cafoni
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Consegna prevista Settembre 2024
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Un bambino senza genitori, selvaggio ma dall’animo generoso, che corre per le strade di Castello, uno sconosciuto paese del Foggiano all’alba del Novecento. Così inizia Signori Cafoni, romanzo storico che pagina dopo pagina getta luce sulla storia del paese e di quella parte di Puglia, tra soprusi dei padroni, malattie e mancanza d’acqua, lotte contadine per la terra e il suffragio universale, in un mondo che lentamente cambia visto attraverso gli occhi di quel bambino, U’Curl, e dei suoi tre amici, che crescono mentre i contadini pugliesi lottano per la loro dignità. I quattro amici faranno loro quella lotta, fino a quando la Grande Guerra non cambierà ogni cosa.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sentito forte l’esigenza di scrivere questo libro perché sento molto forte la mia origine pugliese, e mi sono nutrito dei racconti dei miei nonni e dei profumi di quella terra per troppo tempo definita prona e rassegnata. Studiando ho scoperto che la realtà era stata molto diversa e ho deciso di rendere giustizia a tutte quelle persone senza volto, donne e uomini, che hanno lottato per la propria dignità, in una società nella quale il “meridionale” era visto come “biologicamente diverso”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO I

U ‘CURL

U’ Cùrl correva, correva e non si fermava mai. Per questo in paese lo chiamavamo così: una trottola. Non poteva essere nient’altro.

Nessuno era mai riuscito a capire perché corresse così tanto, ma in paese ci eravamo rassegnati, e lo accettavamo per quello che era.
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U’ Cùrl, ecco tutto.

Lui era quello che correva, in paese, e i grandi mattoni in pietra lavica che lastricavano le strade, così tipici del nostro piccolo borgo, avevano sempre accolto il rumore dei suoi passi senza ulteriori commenti. Quelle pietre erano lì da tanto tempo, avevano ospitato innumerevoli passi sopra di loro, e quelli di U’cùrl erano molto più graditi, rispetto a tanti altri. Lui non veniva per derubare la povera gente. Correva, e questo era tutto.

Nessuno sapeva il suo nome: lui era U’Cùrl per tutti. Faceva parte del paesaggio, e persino il Delegato di Pubblica sicurezza lo lasciava stare, lui che metteva sempre le mani in tasca a tutti!

U’ Cùrl correva da tutte le parti: nel cortile del Castello, in piazza, al mercato del pesce, dentro la Villa; quest’ultima era uno dei suoi posti preferiti. Si arrampicava sopra i leoni di pietra che abbellivano il grande parco del paese; se ne stava lì, appollaiato, in vigile attesa di nemici terribili e immaginari (nella sua testa, erano vestiti come i brigadieri e parlavano piemontese); poi, quando arrivava la domenica, se ne andava in chiesa, e sgusciava tra le gambe dello zio Gaetano, il babbalùch, che passava tra i fedeli con il cesto delle offerte.

Gaetano era proprio matto, per questo lo chiamavamo il babbalùch, ed era diventato lo zio di tutti; ma U’Curl non aveva pietà della sua andatura incerta e barcollante, della sua bocca perennemente aperta e del suo sorriso ebete, e passava sotto le sue gambe, rischiando sempre di farlo cadere durante l’offertorio. Lo zio Gaetano comunque sorrideva, e non se la prendeva mai. Per lui tutto era meraviglia.

U’ Cùrl, allora, lasciava lo “zio” alle sue peregrinazioni barcollanti, e si dirigeva verso la piazzetta della Madonna Incoronata, là dove c’era anche la cattedrale del paese. Lì si svolgeva una grande festa religiosa, che cadeva di Luglio, da tutti conosciuta come la Madonna del Botto, perché erano più i petardi e i fuochi d’artificio che le preghiere.

Presso la Madonna Incoronata, che fosse Luglio o Dicembre, il ragazzo si fermava sempre un attimo, perché là spesso gli capitava di incontrare l’unica persona che riusciva a calmare la sua corsa frenetica e con la quale si fermava a parlare e più spesso ad ascoltare.

Enzo Armonica, uno dei falegnami del paese: un giovane uomo dai capelli neri e ribelli, con gli occhi grigi, dal viso tondo e pulito, solcato solamente da due sottili baffetti neri.

Enzo passeggiava sempre nella piazza, appena il sole tramontava, quando finiva di lavorare; e appena giungeva quell’ora, U’Curl correva come un matto in direzione della piazza, verso di lui.

Enzo lo scorgeva da lontano, alzava il braccio sinistro- mai il destro, era socialista, lui- e urlava: “U’Cùrl! Dove corri, rusch?”. Rosso, lo chiamava: il colore dei capelli non c’entrava mai niente, perché nel nostro dialetto rusch vuol dire scalmanato, e sempre in movimento. U’Curl non aveva i capelli rossi, d’altronde, ma biondo cenere, sempre inevitabilmente sporchi.

E così accadde anche quella sera, come mi raccontarono poi entrambi.

Vieni qua, che ho una cosa per te”, concluse quel giorno Enzo, con un gran sorriso.

Il ragazzo ogni volta rideva, e con una capriola fulminante si parava davanti ad Enzo, con gli occhi sempre curiosi e frenetici, pronto a ricevere il regalo che il giovane falegname aveva in serbo per lui. Lo fece anche quella sera, come sempre.

Enzo sorrise, mise una mano dentro la tasca destra dei suoi pantaloni di fustagno, e tirò trionfalmente fuori una piccola statuina di legno, la quale raffigurava uno strano cane con un berretto in testa.

Lui è Catuccio Sergente- spiegò Enzo, in quel giorno di Luglio dell’anno 1906, a U’Curl, che lo guardò con tanto d’occhi- ed è un fedele compagno”.

Anche lui è socialista, come te?”, chiese il ragazzo.

Enzo gli aveva raccontato tante volte dei socialisti, che amavano chiamarsi compagni tra di loro, parlavano ai contadini e ne dicevano di cotte e di crude ai baroni, anche a quello che se ne stava al Castello con la sua bella moglie. “Sono tutti uguali”, diceva Euclide, il capo di tutti i rossi. Così li chiamavano i baroni, con disprezzo, e U’Curl era giunto alla conclusione che gli erano simpatici, perché erano rusch, scalmanati, come lui.

Catuccio, se era un compagno, per forza di cose era socialista, si convinse U’Curl; quindi doveva essere il difensore dei cani poveri, quelli che mangiavano gli avanzi tra le vie della Cunza, la parte più vecchia del paese. Erano feroci, e a volte cattivi, ma anche loro dovevano mangiare, in fondo.

Enzo rise, alla domanda del ragazzo. “Sicuro, sicuro- rispose- e ti insegnerà ad essere un compagno pure a te”. U’ Curl rise, prese Catuccio , tenendoselo stretto, diede una pacca affettuosa su un braccio di Enzo, e corse via, riprendendo il suo destino di trottola.

Enzo Armonica continuò a ridere, scuotendo la testa. “Sarebbe proprio un bell’Armonica anche lui”, pensò, mentre dirigeva i suoi passi verso casa.

Già, gli Armonica. Li ho conosciuti, Enzo compreso, e ancora oggi, che vivo esule in Francia, perché in Italia di questi tempi, negli anni Venti, pensare con la propria testa e vivere di conseguenza non si può proprio, non li ho dimenticati.

Sono cresciuto in quel piccolo paese, come Enzo e u’Curl, e per qualche tempo la mia strada si è incrociata con la loro. Siamo vissuti assieme, in quel borgo della Capitanata, uguale a tanti altri eppur diverso.

Qui a Parigi, ma in fondo anche a Torino e Milano, la Puglia può apparire tutta uguale: il mare, gli olivi, gli altipiani dove cresce pochissima erba, i cafoni tutti uguali, dalla pelle scura e dallo sguardo selvaggio, il caldo secco, la vita eternamente immutabile. Destini di persone e paesi tutti identici, che si ripercuotono senza modifiche, all’infinito, da secoli e secoli.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Pierluigi Cuccitto
Pierluigi Cuccitto, nato a Urbino il 17/09/1981, è laureato in Beni Culturali e Ricerca Storica. Membro attivo dell'Associazione Sentieri Tolkieniani, appassionato di fantasy fin dagli 8 anni, grazie ai libri di J.R.R Tolkien e C.S Lewis, ha sviluppato un interesse per la lettura e la scrittura, sia fantastica che di narrativa storica.
Il ragazzo in ritardo ( Tabula Fati, 2017), è il suo primo romanzo, seguito da Nandèra. Il ragazzo della profezia, (Apollo Edizioni, 2019), primo volume di una trilogia dedicata alla Fiaba, ripubblicato con Saga Edizioni (2022).
Nel maggio 2020 è uscito Racconti Disprassici ( Dialoghi edizioni) con il quale affronta per la prima volta un disturbo con il quale convive, la Disprassia, ancora poco conosciuta nel nostro Paese.
A Marzo 2023 è uscito il secondo volume della saga fantasy di Nandèra, “I tre regni dell’Odio”, con Saga Edizioni
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