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Sara e Samuele conducono una vita come tante. Mai avrebbero immaginato che il destino, un bel giorno, bussasse alla loro porta per portarli via dal proprio mondo.

Un insieme di sfide, lotte e menzogne: Stibia metterà a dura prova le loro certezze e i valori in cui credono, ma riuscirà anche a rispondere ai tanti interrogativi dei due adolescenti, in conflitto con una nuova identità e uniti, ora più che mai, dalla magia.

Con l’aiuto di Sobi e Antelios, troveranno il modo di affrontare lotte di potere e posizioni secolari: da un lato l’Ordine di Freor, che li ha protetti fin dalla nascita; dall’altro chi, a causa dell’Ordine stesso, ha perso tutto ciò che amava.

Un susseguirsi di eventi, una trappola da evitare e un puzzle da ricomporre.

OCCHI ARANCIONI

Nulla era andato come doveva andare.

Pochi anni prima, quando aveva varcato per la prima volta il cancello d’ingresso, non era così che aveva immaginato di andarsene. 

Era arrivato carico di sogni e speranze, come tutti quelli che frequentano la scuola.

“Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”, questo gli avevano insegnato in famiglia fin da bambino.

Belle parole, in teoria.

In pratica, a giudicare dai risultati, in qualche bivio della sua vita doveva aver virato verso gli incubi, perdendo la strada dei sogni.

Ricordava ancora il giorno del suo arrivo come fosse ieri: lui, così minuto e gracile, osservava dal basso verso l’alto non solo le imponenti mura di cinta, ma anche la quasi totalità dei suoi compagni. Non gli importava: sapeva di avere grandi doti e, per lui, l’altezza non significava assolutamente nulla.

Era arrivato verso il tramonto: i bagliori di luce aranciata si mescolavano splendidamente con il color ambra dei suoi giovani occhi; in essi, intrappolati come nella resina, i desideri di diventare grande, di sfruttare al meglio l’intelligenza di cui madre natura lo aveva dotato con più generosità rispetto ad altri.

Anche in questo, aveva fallito.

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Gli vennero in mente gli occhi di Ines. Così diversi dai suoi, nonostante fossero gemelli; brillavano di un azzurro ghiaccio che faceva il paio con il fiume gelido che attraversava la vallata in cui sorgeva la scuola. 

Come apparivano diversi, ora! 

Splendenti all’epoca, opachi e spenti ora mentre, allontanandola per sempre da chi l’aveva uccisa, la riportava a casa per ricevere la degna sepoltura che meritava.

“Ci spiace tanto, ragazzo, abbiamo fatto tutto il possibile, ma purtroppo la cura era sufficiente solo per una persona.” 

Ovviamente, quella persona non era Ines. Avevano preferito salvare un adulto, qualcuno che serviva ai potenti del castello più della sua amata sorella. Tradita dalle stesse persone che avrebbero dovuto proteggerla. Voleva vendetta; nient’altro che vendetta, ma non era questo il momento di pensarci.

Ora era il momento del cordoglio e del ricordo.

Il momento di darle l’eterno riposo.

O forse no.

OCCHI VIOLA

Quando il gallo cantò, Sara era già sveglia.

L’ho battuto di nuovo, pensò, sorridendo a denti stretti dopo un’altra notte quasi insonne. 

Non era la prima, e sapeva che non sarebbe stata l’ultima. Se la campana della chiesa parrocchiale avesse potuto suonare a quell’ora, si sarebbero sentiti da poco cinque rintocchi. 

Che palle.

Ci mise dieci secondi circa a essere operativa; spalancò gli occhi, accese la luce da lettura, attivò la connessione dati del cellulare e sbirciò WhatsApp.

Nessun messaggio.

Be’, ci sta.

Del resto, a quell’ora dormono quasi tutti. 

I suoi coetanei, tutti. 

Si stropicciò lentamente, infastidita dal risveglio così precoce. Si tirò su a sedere sul letto con i cuscini a mo’ di schienale, prese gli auricolari dal comodino e attivò YouTube. Inutile piangere sul sonno perduto: ne avrebbe approfittato per migliorare l’inglese con una videolezione. Grazie a queste, e a Laura, iniziava a comprendere così bene la lingua che a volte si scopriva a pensare tra sé e sé in inglese, in uno di quei dialoghi interni che da sempre, comunque, teneva anche in italiano. 

Terminò il video poco prima delle sei e mezza, giusto in tempo per rimettere tutto a posto e fingere di dormire ancora. Un sonno popolato di principesse e castelli, come sua madre avrebbe voluto. Guai se avesse scoperto che soffriva ancora di insonnia così frequentemente; le avrebbe dato il tormento. 

Che palle, bis. 

Quando alle sei e trenta in punto sua madre bussò alla sua porta, la recita era pronta.

«Tota, piccolina, è ora di svegliarsi, devi andare a scuola» disse a un volume di voce poco più alto di un sussurro. 

Silenzio. 

«Certo che sei proprio una dormigliona» cinguettò entrando.

Silenzio, ancora.

«Forza, Sara, so che vorresti dormire un altro po’, ma è davvero ora di alzarsi. Altrimenti tu farai tardi a scuola e io a lavoro.»

Piano e lentamente come l’inizio di un Bolero, la voce di Sara lasciò il letto. «Mmmh, mamma… uffa, stavo dormendo così bene…» biascicò le parole e si stropicciò fortemente gli occhi. Si alzò, poggiando la schiena alla testiera del letto e sorrise alla madre.

La donna, più giovanile della sua età anagrafica, le restituì il saluto, gli occhi brillanti d’amore. Si mosse rapida verso il letto, tentando di anticipare la prevedibile difesa di Sara, ma non fu abbastanza svelta: il bacio destinato alla guancia destra atterrò sul braccio della ragazza, che aveva prontamente chiuso la guardia come un pugile alle corde.

«Mamma, ti prego! Non ho più sei anni!» piagnucolò Sara, infastidita dalle smancerie materne.

«E dove sta scritto che io potessi sbaciucchiarti solo fino a quell’età?» replicò la madre, sollevandosi dal letto, tanto consapevole di aver perso questo match quanto certa che ci avrebbe riprovato il giorno successivo. «Dai, forza, la colazione è pronta. Muoviti, che alle 7:25 si parte e se c’è traffico arriviamo giusti giusti.» 

Non appena la donna lasciò la stanza, diretta in cucina, Sara riprese in mano lo smartphone.

Anche il suo mondo si stava pian piano svegliando. I ventidue messaggi non letti nella chat WhatsApp della sua classe ne erano una conferma abbastanza esplicita. 

Tra vomitevoli “buongiorno” e “buongiornissimo”, diabetici baci e cuoricini, alcuni commenti di certi compagni di classe spiccavano per idiozia e cafonaggine. 

Sempre lo stesso schifo ogni giorno… se solo potessimo riprodurci senza di voi…

Sbuffò, disattivando lo schermo. Almeno per un po’ era salva. Tuttavia, sapeva bene che tra poco più di un’ora non avrebbe avuto nulla da disattivare per evitare il branco di imbecilli con cui lei e le sue compagne dovevano condividere la classe, e in generale il mondo.

Si alzò, ancora assorta in quei pensieri che le avevano peggiorato l’umore. Scese in cucina, eseguendo alla perfezione la sua routine mattutina: biscotti, latte, yogurt, succo d’arancia, ciao papi.

«Ciao tesoro» ripeté l’uomo, che l’aveva già salutata appena la figlia aveva messo piede in cucina. 

Osservò Sara, silenziosa, iniziare a mangiare. Non appena parve abbastanza assorta da non notarlo più, sfruttò tutto l’atletismo di cui era ancora dotato per avvicinarsi a lei furtivamente riuscendo ad accarezzarle i capelli, come faceva quando era bambina.

«Oh, dai, papi, non ti ci mettere pure tu per favore! Lasciatemi tutti stare» sbuffò lei, ritraendosi.

L’uomo sorrise. L’adolescenza, che straordinario periodo.

«Dormito bene, tesoro? Sei pronta per la scuola? Hai studiato?» 

«Sì, sì e sì» fu l’approfondita risposta.

Anche le risposte telegrafiche facevano parte del menu di colazione. 

«Oggi faccio il pomeriggio» proseguì, sempre sorridendo. «Se torni a casa per pranzo ci vediamo ancora; altrimenti, mi sa che ci si vede poi domani mattina.»

«A domani allora; oggi mi fermo ad Alba per le lezioni di inglese con zia Laura. Viene anche Paola, se i suoi non glielo vietano.» Di nuovo, aggiunse tra sé e sé. 

«Divertiti allora, e salutami zia; dille che un giorno di questi la chiamo così organizziamo una cena tutti insieme.»

«Ok, glielo dico, ma poi fallo davvero!» sottolineò il davvero allungando in modo innaturale il suono della “e”, unendolo a un sorriso sardonico da maestrina. Infine, si alzò e, sapendo che era quello che suo padre desiderava, lo baciò sulla guancia.

Pochi istanti dopo era già in bagno per finire di prepararsi.

Nonostante l’età pienamente adolescenziale, non amava indulgere in trucchi o abbigliamenti particolari. Non sapeva esattamente perché; semplicemente, non le andava, non le era mai andato. Amava essere curata e in ordine, ma senza esagerare con potenziamenti esterni che rendevano alcune sue coetanee più simili a clown che a ragazze. I pantaloni di colore nero, uniti a una maglia rosa a maniche lunghe, la portarono a scegliere un lucidalabbra glitterato, piuttosto che un rossetto. Si guardò allo specchio, prima frontalmente, poi di tre quarti: i capelli, rossi e leggermente mossi, erano sufficientemente puliti e in ordine per restare sciolti: un paio di colpi di spazzola ed era pronta, ben prima della chiamata alle armi imposta per le ore sette, venticinque minuti e zero secondi.

Percorsero il tragitto da Treiso al Cocito di Alba in meno di un quarto d’ora. 

Sara nemmeno si accorse del viaggio. Una volta arrivati a destinazione, aveva la vaga sensazione che sua madre avesse occupato ogni secondo del viaggio a raccomandarsi con lei per le lezioni del giorno, per le interrogazioni, per il rispetto delle regole, “mi raccomando perché il voto di condotta è importante” per la visita a zia Laura “perché le strade sono pericolose e devi fare attenzione” e forse anche qualcosa sull’importanza di mangiare a sufficienza; non ne era affatto sicura, però, perché per tutto il tempo la sua attenzione era stata rapita dalle Alpi, e dal Monviso in particolare. Era una mattina chiara, il cielo era terso, e il Re di Pietra sembrava godersi i raggi del sole tutti per sé; le sfumature violacee che assunse poco dopo l’aurora, di un viola molto simile ai suoi occhi, rubarono la scena a tutto il resto.

Quando l’auto si fermò e capì di essere arrivata, scese velocemente, salutando la madre, che stava ancora parlando, con un bacio al vento.

Le piaceva la sua scuola. 

Anche l’edificio che la ospitava. Ristrutturato nel primo ventennio degli anni duemila, rappresentava una fiera eccezione alle scuole italiane che “cadono tutte a pezzi, si sa”. 

In fondo, a Sara piaceva anche per questa capacità di opporsi ai luoghi comuni.

Abbassò gli occhi al livello esseri umani e si accorse che Paola l’attendeva davanti all’ingresso. 

«Ehi, Sarella, dormito un cazzo anche oggi vedo» la canzonò, alzando un po’ troppo la voce per i gusti di Sara. «Bene bene: un altro passo verso l’abbraccio.» 

«Certo, e non appena sarò una Toreador a tutti gli effetti verrò personalmente ad abbracciare te, mia dolce sangue debole.»

Gergo vampiresco: un classico per cominciare bene la giornata.

«Allora, ci vieni oggi da zia Laura?»

«Indovina.»

Sara sbuffò rumorosamente. «Figuriamoci. Lo sapevo. Ma perché cavolo i tuoi hanno preso in odio zia Lalla proprio non lo capisco, porca miseria.» Una povera panca indifesa, che aveva l’unica colpa di trovarsi sulla sua strada, subì un vigoroso calcio di frustrazione. «Non ci puoi venire a sgamo?»

«Vorrei, lo sai, ma non posso.»

Sarà alzò tanto la voce da arrivare quasi a urlare: «Volere è potere. Quindi non è che non puoi: non vuoi. O non lo vuoi abbastanza».

«Di sicuro non lo voglio quanto lo vuoi tu» replicò serafica, abituata a quegli scleri. «In ogni caso, i miei genitori non hanno preso in odio nessuno; semplicemente oggi voglio accompagnare mia mamma a una visita medica di controllo. Comunque, se non pensi di passarci tutto il pomeriggio, possiamo vederci in piazza verso le sei, se ti va.»

«Vedremo. Mamma finisce alle cinque, quindi potrei tornare su con lei. Facciamo che ti scrivo su WhatsApp, va.»

Sapevano entrambe che si sarebbero viste, ma a Sara piaceva farsi un po’ desiderare.

Si salutarono e ognuna entrò nella propria aula per affrontare le lezioni, che iniziarono, puntualissime, alle 7:55.

Per Sara, la mattinata passò velocemente, come in volo su un grifone che percorre rapido e agile un lungo corridoio che porta dritto alla libertà. Italiano e Latino, Scienze, Disegno e Arte. Due ore ciascuna. Sei ore in totale. Fino alle 13:50.

Al suono della campanella, via, zia.

Passò sopra la ferrovia proprio mentre un treno regionale si avviava verso la stazione, avvertendo del suo arrivo con una scarica di fischi. Pensò al mare e alla voglia che aveva di rivederlo: forse era ora di prendere uno di quei treni, direzione Liguria.

Mentre sentiva il rumore delle onde, attraversò in diagonale piazza Michele Ferrero e i suoi dehors, accrocchi di vita e di felicità. Respirò i profumi di cibo, fiori e vini che arrivavano dalla strada: sì, quella era decisamente una bella giornata.

Dopo pochi minuti, la maestosa cattedrale di San Lorenzo che si parò di fronte a lei le fece capire di essere arrivata. Puntò dritta al portone della casa di sua zia, incastonato sotto i bassi portici a sud di piazza Duomo, in un palazzo di quattro piani adornato di affreschi e ringhiere bombate in ferro battuto.

Suonò.

Tre volte, come da tradizione.

L’eco dell’ultimo trillo non era ancora svanito del tutto quando la serratura del portone scattò. Sara si chiese come avesse fatto sua zia a essere così reattiva.

2022-03-17

Aggiornamento

E così Stibia, in meno di 50 giorni, ha raggiunto le 200 copie! Grazie di cuore a tutti! Ogni singola copia è stata fondamentale per raggiungere questo obiettivo! Come sapete, in questo modo il romanzo verrà pubblicato garantendogli un editing professionale e la distribuzione nelle librerie!! Non vedo l'ora possiate leggerlo e scambiare con me opinioni e suggerimenti! Ora che la pubblicazione è garantita e novembre si avvicina, magari potrete convincere ancora qualcuno ad acquistare in prevendita! Io, dal canto mio, inizierò a lavorare sul prossimo!
2022-03-03

Aggiornamento

E se Stibia fosse un film? Chi sarebbero gli attori? E il regista? Quale colonna sonora sarebbe la più adatta? Mi sono divertito a immaginarlo qui: home.albertocantarello.it/blog/se-stibia-fosse-un-film Spero in questo modo di darvi qualche riferimento, anche visivo, ai personaggi ed all'ambientazione del romanzo!
2022-02-11

Aggiornamento

Oggi vi presento Samuele, il protagonista maschile del romanzo. Trovate la sua intervista qui: home.albertocantarello.it/blog/samuele Un ragazzone con tanto cuore quanti muscoli!
2022-02-07

Aggiornamento

Vi presento Sara, la protagonista femminile di Stibia! https://home.albertocantarello.it/blog/sara Spero vi piaccia anche solo la metà di quanto piace me!
2022-02-01

Aggiornamento

Abbiamo deciso di rendere disponibile fin da subito il PDF non editato del romanzo. D'ora in poi, chi farà il pre-ordine lo riceverà all'acquisto. Chi ad oggi ha già aderito alla campagna lo riceverà invece nei prossimi giorni. A chi vuole godere di un testo di qualità, consiglio caldamente di attendere novembre: il lavoro di editing a cui sarà sottoposto non potrà che migliorarlo. Tuttavia, molti hanno espresso il desiderio di riceverlo per potermi dare consigli e suggerimenti. E non volevo farmi scappare questa grande opportunità. In fondo, la condivisione con l'autore è uno dei principi chiave di questo modo di promuovere i libri. Quindi, grazie in anticipo a chiunque vorrà condividere con me qualsiasi riflessione dopo averlo ricevuto.
2022-02-04

Aggiornamento

Di cosa si parla in Stibia? Quali sono i temi che si possono trovare, in aggiunta alla storia dei protagonisti? Stibia è un romanzo fantasy, ma non vorrei che ci si fermasse a questa etichetta, o peggio ancora allo stereotipo che si ha di questo genere. Qui vi racconto quali sono i temi che ho voluto affrontare nel romanzo: https://home.albertocantarello.it/blog/il-candidato-esponga-un-tema
2022-01-30

Aggiornamento

Quando è nata l'idea di scrivere Stibia? E come si è passati dall'idea alla realizzazione? Se vi incuriosisce sapere come si è passati da zero a 109.992 parole, potete trovare qui un breve racconto della mia esperienza: https://home.albertocantarello.it/blog/la-genesi-di-stibia

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Complimenti Alberto per aver raggiunto il primo obiettivo!!!
    Non vedo l’ora di ricevere la copia cartacea del libro!

  2. (proprietario verificato)

    Che dire? Spargo la voce e so già cosa regalare a Natale ai miei amici. Molti me l’hanno già chiesto. Ne ho letti tanti , ma come questo… unico

  3. (proprietario verificato)

    Anche io conosco l’autore, purtroppo… 🙂
    A me sono piaciute soprattutto le scene di azione e combattimento!
    Ben descritte e coinvolgenti!
    Lo consiglio!

  4. (proprietario verificato)

    E rieccomi qui! Volevo ringraziare Alberto per aver messo a disposizione la bozza in pdf e per i continui aggiornamenti!
    Avevo già comprato “al buio” ma leggere le prime pagine della bozza, un po’ come fossi in libreria a sfogliare libri, ha confermato la bontà dell’acquisto.
    Adesso scusate ma devo andare, ho un appuntamento su Stibia! 🙂

  5. (proprietario verificato)

    Il libro mi è molto piaciuto!
    Innanzitutto per lo stile: sono una mamma con due bimbi, non ho mai molto tempo per leggere libri che non siano per bambini e se fosse stato pesante non lo avrei mai finito! 😊
    Ho adorato il fantasy fin da bambina, e l’idea di collegare la magia ad un elemento chimico come l’antimonio l’ho trovata originale!
    Certo, la magia non va spiegata, ma descritta in questo modo mi fa venire voglia di esplorare miniere alla ricerca di antimonio (magari scopro di essere una predestinata!!)
    Nel suo essere fantasy, di formazione ed anche in alcuni passaggi quasi investigativo, è comunque anche divertente: alcuni passaggi mi hanno fatto davvero sorridere!
    Lo consiglio!

  6. Marta Pregnolato

    Ho letto il romanzo perché un’amica mi ha convinto a farlo; onestamente il fantasy non è il mio genere.
    Però devo dire che mi è piaciuto!
    Ho sempre pensato che “fantasy” fossero solo fate e folletti, ma in effetti ho capito che non deve essere necessariamente così. Ed in Stibia, in effetti, non è così!
    Forse anche per via della mia età mi sono rivista molto in Sara e nella sua ricerca di “un posto nel mondo”.
    Scritto in modo fresco e leggero: lo consiglio!

  7. Carmen Mastricci

    Sono un’amante dei libri cartacei da sfogliare ma ho letto l’anteprima perché conosco Alberto e volevo dargli subito un mio parere.
    Non vedo l’ora che raggiunga le 200 copie per ricevere la copia cartacea e divorarla tutta!!
    Lo consiglio non (solo) perché conosco l’autore ma perché mi è piaciuto davvero tanto.
    Uno spettacolo che vale sicuramente “il prezzo del biglietto”!

  8. (proprietario verificato)

    Beh, dopo aver letto sinossi e anteprima muoio dalla curiosità di sapere cosa ha in serbo il destino per Sara e Samuele!
    Come e perché le loro vite si incroceranno?
    Cos’è Stibia?
    Quale talento magico possiedono?
    Insomma, novembre è lontano…possiamo saperne di più?

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Alberto Cantarello
Nasce a Torino nel 1982, si laurea in Economia e diventa socio fondatore di Athena, società di avvocati, commercialisti e professionisti del settore. Appassionato di giochi di ruolo, come game master crea mondi fantasy fin dalla giovinezza. “Stibia” è il suo romanzo d’esordio.
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