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Storia di Ada e del bambino che crebbe troppo presto

Storia di Ada e del bambino che crebbe troppo presto
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Consegna prevista Luglio 2022

Ada ha cinquantaquattro anni e sente il peso del mondo sulle sue spalle. Sua madre, sua figlia e il suo nipotino Stefano dipendono dalle sue cure. Quando un giorno suo marito sparisce nel nulla Ada sente di non poterne più. Eppure solo lei ha la chiave per combattere un governo che, in questa favola distopica, ha la facoltà e l’ardire di rubare il tempo alle persone a suo piacimento, di togliere loro la giovinezza o di condannarle alla vecchiaia. Perché nessuno debba più subire la terribile sorte toccata alla figlia, Ada decide di non arrendersi. Insieme al piccolo Stefano e a qualche aiuto inaspettato affronterà ogni ostacolo nella disperata corsa contro il tempo alla ricerca dei propri cari, della verità e della speranza.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre avuto un rapporto complicato con il tempo. L’ispirazione per questo libro mi è venuta improvvisamente durante un viaggio in macchina (il mio personale pensatoio) e si è trasformata in urgenza di tradurre in parole una storia che in parte esorcizza le mie paure più profonde.

ANTEPRIMA NON EDITATA

C’era un inizio.

Ada pettinò con cura i capelli candidi di Emma e li lasciò ricadere sciolti sulle spalle. Poi, non senza fatica, la adagiò delicatamente sul letto. Era abituata a dedicarsi agli altri, a volte le sembrava di non aver fatto altro per tutta la sua vita.

Annebbiata dal sentimento di frustrazione, si diresse a passo svelto verso la porta, ma prima di varcarla si fermò, fece un respiro profondo e tornò al capezzale dell’anziana donna. Le accarezzò le mani rugose e baciò la pelle cadente della sua guancia.

«Buona notte, piccina mia.» le sussurrò.

La vecchietta la guardò assente per qualche istante, poi sorrise «Buona notte, mamma.»

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Parte 1° – ACQUA

«Mi sembra molto stanca, oggi, signora Zanin.»

«Lo sono, dottoressa.» ammise Ada.

«Stiamo facendo un lavoro molto impegnativo, è normale che si senta spossata, oggi sento che abbiamo davvero smosso qualcosa.» puntualizzò la voce pacata della psicoterapeuta.

«Sono talmente spossata e senza forze, che in questo momento non provo nemmeno più rabbia.»

«Molto bene. La sua rabbia finalmente le sta concedendo una tregua.»

«Sì, è vero. E questo è importante, è solo che…» si interruppe.

«Continui, la prego. »

«… è solo che mi attraversa sempre la mente questo pensiero, anzi, per la verità non mi abbandona mai, mi tormenta e non mi lascia pace, nemmeno quando la rabbia sembra voglia concedermela.»

La dottoressa Luvison la guardò negli occhi con la sua solita calma rassicurante, ma non accennò a parlare e nella stanza calò il silenzio fino a quando Ada non si decise a proseguire.

«Il pensiero che io ho avuto la mia felicità nella vita, sono stata felice per diversi anni, ma mia figlia non lo è mai stata, e ora non lo sarà mai più.»

«Lei parla di se stessa come se anche per lei fosse finito il tempo di essere felice.» disse la dottoressa portando come sempre il discorso dove lei voleva condurlo.

«Ma è così.»

«Ada, anche se quello che è accaduto a sua figlia è una tragedia…»

«Quello che le hanno fatto!» la fermò Ada «L’hanno uccisa in pratica, visto che tra poco morirà.»

«… anche se quello che hanno fatto a sua figlia è atroce, lei, Ada, ha solo cinquantaquattro anni, in un’epoca in cui la vita media continua ad allungarsi. Ha un marito che ama.»

«Non ne sono più così sicura.»

La dottoressa continuò come se non fosse stata interrotta «Ha un bellissimo nipote di sei anni, che ha bisogno di lei. Non pensa che la vita possa offrirle ancora molte occasioni di felicità?»

«No dottoressa, lo escludo.»

La seduta, come spesso accadeva, era terminata bruscamente. Dopo la fatica che ogni volta andava superata per iniziare il dialogo, il tempo finiva sempre quando c’erano tante cose che avrebbe voluto dire. Questa volta aveva come l’impressione di aver avuto l’ultima parola. Non era una cosa di cui essere granché contenta. Dopo la sua ultima affermazione la dottoressa Luvison aveva giudicato di non avere il tempo necessario per tentare di demolirla e l’aveva congedata con la promessa che avrebbero affrontato l’argomento la volta successiva. Era una cosa che aveva già sentito dire in passato e che non sempre era poi avvenuta. La dottoressa non prendeva appunti. Almeno non davanti a lei, ma Ada immaginava si annotasse tutto non appena lei chiudeva la porta di legno bianco alle sue spalle. Perché la dottoressa non dimenticava mai nulla e, se qualche volta aveva lasciato cadere un argomento, non subito, ma con il tempo, Ada aveva finito per capirne il motivo.

2021-11-08

Aggiornamento

Carissimi, grazie a voi tutti abbiamo raggiunto il traguardo delle 60 copie preordinate, il che significa che il mio manoscritto verrà editato e riceverete la/le vostra/e copia/e nel formato da voi scelto. Non so davvero come ringraziarvi per il sostegno che mi avete dimostrato. La campagna di crowdfunding durerà ancora due mesi abbondanti e anche se il prossimo traguardo è lontano (200 copie) questa esperienza per me è già stata fantastica. Ma tutto è ancora possibile soprattutto con il vostro passaparola. Grazie ancora di vero cuore.

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Sara Pettarini
Sono nata a Torino nel 1976.
Tra i miei ricordi d'infanzia più belli ci sono i racconti meravigliosi che gli adulti della mia famiglia inventavano per me.
Anche a me piace raccontare. Molto più che raccontarmi. Ma in fondo non si può raccontare una storia senza rivelare una grande parte di sé.
Tornando a me ho un compagno di vita che è il mio punto fermo e un figlio di 23 anni che è il mio orgoglio.
Sono un' ex consulente informatica ancora alla ricerca del lavoro della vita.
Nel frattempo mi dedico con passione e incoscienza a ogni nuova occasione che mi viene offerta.
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