Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Streamrock Stories

Streamrock stories
39%
123 copie
all´obiettivo
0
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Ottobre 2022
Bozze disponibili

Settembre 2019, in una villa fortezza tra le montagne del Colorado vive l’anziano ingegnere William Samuel Rogers Mac Fyreland, ultramiliardario discendente da una famiglia che dall’ottocento ha avuto un ruolo centrale nella storia americana.
Con interessi nell’industria spaziale e nelle scienze computazionali, nel critico scenario internazionale pre-pandemico affronta un momento di incertezza personale in cui mette in discussione il significato della propria esistenza e il destino del suo paese.
In costante interazione con un avveniristico calcolatore quantico sperimentale, insieme ai figli, a fidati collaboratori e a una giovane conoscenza, Mr. Rogers porta avanti una personale indagine tra colpi di scena, evocazioni storiche, valutazioni sull’economia e sui nuovi sviluppi scientifici. Ricerca che comprende la creazione di un algoritmo per una previsione realistica sul futuro prossimo della condizione umana. Il romanzo tratta la storia contemporanea degli USA descrivendo quattro giorni della concitata esistenza del personaggio centrale, l’onnipotente William Rogers.

Perché ho scritto questo libro?

Nel 2018 ho scritto un Manifesto dello 0,0 dedicato ad amici e compagni. Da sapiens latino e progressista ragionavo sulle contraddizioni della nostra parte sociale e dell’umana consorteria. Nel 2019 il mondo pareva contagiato da un dìvide et ìmpera senza senso ne lungimiranza. Forse la nostra civiltà equivalente allo 0,0002% del tempo terrestre era alla fine di un cammino? O solo all’inizio? Per molti artigiani scrivani divenne irrefrenabile lavorare per cambiare raccontando le proprie fantasie.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Cap II / Denver

Alzano i bicchieri, si guardano e fanno schioccare le coppe svuotandole d’un fiato. Conversano a ruota libera assaggiando dai vari menù con sobrio piacere.

– Che varietà di roba che hai preparato, questa verdura al vapore è deliziosa. Queste alghe al forno… una salsa di cicoria, pane senza glutine… roba tipo vegetariana fatta benissimo! Di lusso!

– Macché lusso… C’è la mano di mister Morgan.

– Hull? Che c’entra lui?

– Direi, un capriccio. Divergenze sulle calorie.

– Perché? Cos‘è che non va tra tutte queste ottime cose?

– Niente. Lui mi prepara per conto suo i cibi prescritti in una tavella di diete controllate. Ma ogni tanto mi piace sentire sapori come il pane tostato col burro. Tanto burro, con il vino… a un certo punto sono spariti pane e burro, e qui c’è la manina di Laura… Qualche volta lei e Mister Morgan mi sembrano complici, ma guai se mi toccano il vino!

Continua a leggere

Continua a leggere

– Mm… Saranno i dottori che avranno fatto sparire certe cose dalla tua dieta, lui esegue quello che gli si dice no? E quell’anatra all’arancio? E queste polpette buonissime…

– Quella è roba per te, secondo luì.

– Come per me? In che senso?

– Nel senso che ha predisposto per te una dieta, un menù in base alla tue condizioni biomediche.

– Cosa? E come fa a sapere…

– Ormai sei entrata nel suo duro cuore quantico. Nella sua mente. Come ti dicevo è un prototipo destinato ai viaggi spaziali e considera Streamrock come la sua navicella. Chiunque entri nel suo raggio d’azione qua dentro è per lui un cosmonauta. Un membro dell’equipaggio da servire e curare. Lo fa per principio di default.

– Mah… tutti i giorni… per me sarebbe insopportabile.

– Ma ti sta anche dicendo che stai benissimo, guarda che menù che ha tirato fuori. Avrà già la tua temperatura, peso corporeo, qualità del sangue, rovistato tra le tue cartelle cliniche e chissà quant’altro. Nemmeno io posso sapere tutto quello che lui processa in continuazione.

– È diabolico William! Non ti sembra neanche un po’?

– Sinceramente non lo so. Se pensi che questo è il modello di sviluppo tecnologico al

quale aspira oggi tutta la nostra società… O anche tu sei già vecchiotta, o forse si tratta dell’avida utopia di un modello che deve dimostrare tutte le sue reali virtù.

– Cioè?

– Cioè se i vantaggi di questo modello sono effettivamente un progresso reale per tutta l’umanità. Un quesito che mi pongo sempre più spesso, stimolato proprio dai calcoli e dalle previsioni derivate da questo tipo di ricerca dell’ingegneria quantistica.

– Che roba complicata… E se gli chiedo tutto quello che sa su di me?

– Lo puoi fare! Ti potrebbe già raccontare un sacco di cose, non so però se sei nello spirito giusto per farlo.

– Cosa dici?

– A te sembra diabolico tutto questo, accettare di non avere quasi più segreti può effettivamente dare noia. Creare più ansia che tranquillità. Un paradosso che oggi è all’ordine del giorno in tutti i dibattiti sull’etica nelle nuove tecnologie. Se ne discute dappertutto in tutte le lingue.

– Ti rendi conto… siamo ormai nelle mani delle macchine! Siamo un numero. Un algoritmo…

– Ma di cosa ti meravigli? Oggi tutte le amministrazioni statali e private sono in grado di sapere tutto di te. Di chiunque. È una cosa normale.

– Appunto, questa normalità a me non piace tanto… c’è qualcosa che mi allarma…

– Figurati, se poi mister Morgan ti spiattella il tempo che ti resta da vivere… come la prenderesti.

– Come…? Ti può dire anche questo?

– Ci prova. In fondo è solo un processo di calcolo, per quanto accurato. Fa una previsione con i parametri che gli dai, o che ricava nelle istruzioni della sua programmazione. La particolarità delle sue conclusioni la fa la caratteristica quantistica del sistema.

Wensley resta in silenzio con l’attenzione rivolta ai vari contenitori con alimenti, rimugina sulle argomentazioni dell’amico e commenta con aria rassegnata:

– Mah… ora basta. Poi me la vedrò con lui, non mi voglio rovinare questa bella insalata.

– Giusto. Ma su pane e burro si è impuntato. Un capriccio cibernetico, mi tocca arrabbiarmi con Laura.

– Ha ha ha! Ma lo fanno per il tuo bene, forse esageri e qualcuno ti deve controllare.

– Ecco appunto, mi sono rotto con questi controlli, ho curiosità per i nuovi sapori e vorrei mangiare di tutto. Ma la realtà è che da molti anni mangio tante medicine, pastiche di tutti i colori. Di cibi solidi lo giusto e previsto, e mi devo accontentare. Ma in effetti ogni tanto posso esagerare come un adolescente.

– E’ incredibile Willy che tu possa mangiare di tutto. Se penso al mio povero papà ridotto com’è… a settantatré anni non può mangiare più nulla! E neanche la sua donna, erano tutta carne e salsicce, roba pesa. Si dice che alla fine uno diventa ciò che mangia eh?

– Se è così, con tutte le chimiche del demonio che mi fanno ingurgitare io sono diventato un androide. Una cavia mezza plastificata, a controllo remoto.

– Ma dai che stai benissimo, di che ti lamenti? Devi solo stare un po’ attento, è il minimo. Come tutti!

– Vero, ma è da tempo che non riesco a… Winny! È ora di scendere in pista.

– Cavolo, è volato il tempo.

– Parlare con te è prodigioso, mi dimentico del mondo. Ma ora facciamo l’ultimo brindisi e andiamo. Lasciamo tutto così, ci pensa Hull a rimettere a posto.

– Come? Ha anche delle manine per prendere i piatti?

– È anche maggiordomo, organizza il personale, sa quando e a chi rivolgersi. Ma ora scendiamo prima che John ci brontoli.

Si rimette il berretto e si alza. Wensley imbraccia la borsetta, si mette i suoi occhiali da sole e si alza anche lei prendendolo per una mano. Camminano fino all’ascensore che li porta fino al piano terra. Nel soleggiato piazzale d’ingresso imboccano una strada tra gli alberi che porta alla pista circolare con l’apparecchio. Christian da terra parla con il comandante Miller seduto alla guida e Mr. Rogers li saluta con gesti della mano. Aiuta l’amica a salire per l’ingresso laterale e prendono posto sulle poltrone. Allacciano le cinture e il tecnico chiude il portellone, i rotori aumentano velocemente di giri e l’apparecchio prende quota alzandosi docilmente sulle montagne sopra Streamrock.

Sorvolano le cime comunicando con il pilota tramite il collegamento interno, commentando la bellezza del panorama e dando nome alle località che via via sfilano sotto la loro rotta. Sopra la Contea di Douglas lasciano le montagne e scendono di quota sorvolando la pianura intorno a Denver raggiungendo il centro della città. Sulla verticale del ridotto eliporto di destinazione l’apparecchio scende lentamente accanto a un grattacielo andando a posarsi docilmente sul centro di un terrazzo al quinto piano. Il pilota saluta per l’interfono:

– Comandante Rogers siamo in perfetto orario. Buona partita!

– Grazie John, a tra poco.

Il rumore del motore cala di intensità e si avvicina un addetto alla sicurezza che spalanca il portellone. Tende una mano prima a Wensley poi a Mr. Rogers e insieme si dirigono fino all’ascensore di servizio. Nel parcheggio sotterraneo gli attende Selim in compagnia di un altro robusto addetto, entrambi abbigliati con camicia bianca, occhiali cravatta e pantaloni neri. Si salutano sommariamente e salgono tutti in una Station Wagon nera con vetri opacizzati. Si chiudono le portiere e il grosso veicolo parte attaccando con decisione la rampa verso la strada. Prendono la Glenam Place districandosi nel composto traffico cittadino proseguendo per la Colfax Avenue fino allo svincolo che porta allo stadio. Arrivando ai cancelli attraversano due ingressi con controlli e tifosi festanti. Wensley divertita si lascia andare ridendo compiaciuta osservando il mondo fuori dai finestrini. Superano i vialetti adiacenti lo stadio e scendono nel buio sotterraneo di servizio. Si fermano davanti all’ingresso numero due dove si fa largo Selim e altri uomini dello staff tutti vestiti allo stesso modo. Mr. Rogers scende e saluta con il solito cenno della mano, poi la tende a Wensley mentre dice al suo assistente:

– Dopo che hai sistemato la bestia sali su se vuoi.

– Grazie Mister Rogers aspetto qui, oggi devo rispettare il protocollo, non voglio beghe con Mister Pryus. Tanto con i ragazzi ce la vediamo qua sullo schermone.

Con gesti cortesi ma decisi lo staff conduce la comitiva fin dentro lo spazioso ascensore. Prima di chiudere le porte il responsabile del gruppo si porta una mano sull’orecchio sinistro spingendo sull’auricolare e comunicando ad alta voce:

– Okay fase bi conclusa. Ora si sale al piano come da programma.

Wensley guarda Mr. Rogers incuriosita dalle procedure e dalla pacata agitazione intorno a loro. Si chiudono le porte e commenta a bassa voce circospetta:

– Ma guarda un po’… cosa deve succedere per una partita di football, non ti sembra un po’ troppo? Tutti questi ragazzi…

– Può darsi… anzi no, hai ragione, è insopportabile.

All’improvviso si spalancano le porte in un rumoroso salone davanti ad un variopinto gruppo di uomini che si girano verso loro con curiosità. Il responsabile del team reagisce subito, si porta la mano all’orecchio e comunica ancora con la centrale:

– Joe ascolta, dovevamo sbarcare direttamente nel secondo livello. Perché siamo finiti al terzo?

Si fa avanti uno degli uomini del gruppo col sorriso amicante allargando le braccia.

– Wiiilliam Roogers… che piacere di rivederti! Quanto tempo!

Mr. Rogers riconosce Francis Wellace, anziano imprenditore industriale suo conoscente. Prima di varcare la soglia dell’ascensore il responsabile va incontro al Wellace e lo ferma con una mano:

– Signore ci scusi, abbiamo sbagliato livello. Mi scuso ma devo chiudere.

L’uomo lo scansa con lo sguardo, alza un dito della mano e si rivolge direttamente a Mr. Rogers.

– Ma figurati se non posso salutare il buon caro William Rogers Mac Fyreland. William, mi permetti un attimo?

Mr. Rogers si rivolge al capo comitiva ed esce dall’ascensore.

– Scusate un attimo che saluto l’amico.

Il resto del gruppo con intorno assistenti e guardaspalle in allerta costante segue il Wellace avvicinandosi all’uscita dell’ascensore esprimendosi a gran voce, costringendo gli accompagnatori di Mr. Rogers a interporsi vigorosamente tra lui e i vari soggetti. Mr. Rogers riconosce alcuni dei volti dell’invadente gruppo e mani sui fianchi petto in fuori si para davanti con un ostentato gesto di sfida.

– Non vorrete mica sparare a un povero vecchio disarmato eh?

Il gruppo si scioglie in una risata e Mr. Rogers inizia a salutare con strette di mano chiamando alcuni per nome:

Francis Wellace, felice di rivederti. Come stai, come vanno le cose.

– Benone Willy, i soliti acciacchi, e te come te la passi.

– Eh, siam sempre vivi e al piede del cannone. Pronti per la partita. I Patriots vanno forte quest’anno eh? Come mai sei qui oggi?

– Sono stato invitato da John Elmott e dal Mercant, c’era la possibilità di incontrarti a casa tua e allora…

Altri personaggi del gruppo superano la resistenza degli uomini di servizio e gli interrompono presentandosi.

– Salve William Rogers, sono Boby Mercant, ci siamo incontrati quindici anni fa nella sua città durante il Simposio Spaziale, forse si ricorderà di me.

– Mah, sì, potrei ricordare…

– Le presento Jimmy Mc Barney, e forse già conosce Berth Marcinius.

– Salve signor Marcinius, ma di Jimmy conosco bene la sua traiettoria in aeronautica. Come va con il settetresette? Un bel guaio eh? Ah, ma guarda chi c’è, Irving, come stanno i suoi genitori? Tempo che non so più niente di lei dov’era finito… e che ci fa qui? Se non ricordo male voi tifate per i Rams, eh? Ragazzi, qui la partita dei Broncos sta per incominciare e bisogna affrettarsi.

Il Mercant lo incalza mentre si fanno avanti altri componenti del gruppo:

– Sì Mister Rogers, non siamo venuti solo per la partita, ci sono tanti altri amici che desiderano incontrarla…

– Salve Mister William, sono Therence Flakroad, avrà sentito parlare di me, mi occupo di investimenti. Le presento Stephen Tracy, stretto collaboratore del Presidente.

Stephen Tracy, uomo giovane dall’espressione sardonica e gli occhi arrossati saluta tagliente:

– Come sta William Rogers, ringrazio Boby per l’invito. Occasione da cogliere al volo per conoscerla finalmente di persona.

– Piacere anche mio. E tutti quanti voi qua per vedere i Broncos? E che si racconta alla Casa Bianca.

– Appunto! Siamo a Denver per questa partita, ma eravamo tutti pronti per l’altra partita che si doveva tenere questa settimana in Washington. Incontrare lei e i suoi uomini è fondamentale e siamo ansiosi di sapere il motivo del rifiuto. Sono qui anche per manifestarle la delusione del nostro Presidente per il ritardo che si sta producendo in questo settore. Ecco perché siamo qui.

Con calma Mr. Rogers si toglie il berretto e risponde al suo interlocutore scandendo le parole.

– Caro signor Tracy, che onore. Non credevo che ci tenevate così tanto alla nostra organizzazione. Ci stiamo lavorando, la partita è sempre aperta, abbiamo delle perplessità e ci dobbiamo senz’altro confrontare seriamente. Questione di giorni.

– Caro signor Rogers, state giocando da soli ma il tempo è finito ormai.

– Signor Tracy io non so quale sarà la sua squadra del cuore ma qui la partita sta per incominciare e vogliamo seguirla fin dal primo calcio. Chiedo venia a tutti, continuiamo a trattare queste cose nelle giuste sedi, siamo in un corridoio da stadio e io sono con una ospite importante per seguire il match…

Lo interrompe Stephen Tracy avvicinandosi con gesto irruente insieme ad altri del gruppo che alzano ancora il tono di voce:

– No mister Rogers! Ci avete preso in giro abbastanza, lei ci deve dare una risposta subito! Vogliamo sapere se ci state o non ci state a giocare fino in fondo! Non siamo

disponibili a perdere altro tempo!

Il responsabile dello staff s’interpone tra i due invitando Mr. Rogers a rientrare nell’ascensore, non potendo evitare che il Tracy lo tiri per la giacca urlando come un ossesso:

Ma chi ti credi di essere William Rogers! Vecchio snob, anti patriota! Andremo avanti con o senza di te! Anche il Munch verrà con noi!

Si forma un tira e molla che coinvolge i membri dei vari servizi richiamando l’attenzione di tutti i presenti nel salone West. Wensley che ha seguito la scena impassibile reagisce di scatto, esce dall’ascensore facendosi largo tra gli uomini della scorta inveendo anche lei contro il Tracy.

– Ma scusi che cosa fa! Lo lasci stare! Come si permette!…

Il Tracy lascia andare Mr. Rogers e si rivolge con lo sguardo pieno di rabbia verso Wensley.

– E tu chi sei? La sanguisuga di turno!

In un attimo lei piega all’indietro il braccio destro e con la borsetta sferra al Tracy un colpo in pieno volto che gli fa perdere l’equilibrio e piombare rovinosamente per terra. Intervengono tutti gli uomini dei servizi generando un grande parapiglia che tra insulti e grida faticano a contenere.

Daniel Rojas Chaigneau – Firenze, 2021 – ©

Ogni rassomiglianza con luoghi ed eventi, persone viventi o defunte, nomi e personaggi

sono opera di fantasia dell’autore.

2022-04-20

Aggiornamento

Gentilissimi amici preordinatori del romanzo Streamrock stories, con domani finisce il crowdfunding e voglio salutare con affetto tutte le persone che l’hanno acquistato, amici e nuovi amici con i quali resto in contatto. Non tutte le ciambelle riescono col buco né io sono particolarmente idoneo all’autopromozione via social, ma posso dire che il romanzo piace, è e sarà ancora attuale per un bel po’ di tempo finché… Verrà comunque cortesemente stampato in edizione limitata e inviato solo a voi. Ma la storia continua e dopo averlo letto mi auguro che ne possiate parlare anche con altri! Sperando in tempi propizi per i bei sogni vi ringrazio di cuore. Un ringraziamento anche al team di Bookabook! Daniel scrivano PS: Cont… chi si ricorda della guerra per la conquista del Nagorno-Karabakh nel Settembre 2020 tra gli armeni aiutati dai russi e gli azerbaigiani aiutati dalla Turchia e da gruppi mercenari al soldo del lato ovest? Con droni e sensori digitali rivelatisi fondamentali nell'esito del conflitto a favore dei secondi, oltre all’artiglieria a lungo raggio, attacchi missilistici, sofisticata manipolazione dell'informazione online, ecc, ecc? I russi avranno preso sottogamba l’andazzo di quella guerra? O era una prova generale dove si è visto tutto ciò che oggi arriva dall’Ucraina? E non è mica finita ragazzi, ma non dobbiamo mollare nel difendere il diritto di ogni essere umano a sognare come vorremmo che sia il futuro nostro e di quelli che verranno. ¡Hasta la próxima!
2022-04-15

Aggiornamento

E continua l’atroce guerra, da una e dall’altra parte trasformando la terra in un campo di Marte, desolata distruzione senza tregua ne speranza. Mi rifugio sempre nei pensieri dei bellissimi tempi pandemici che furono… 8) Era de maggio, io no, nun mme ne scordo, mancavano ancora 7 mesi per parlare di un possibile vaccino, ma la rigida chiusura iniziava ad attenuarsi con l’enigmatico calo dei decessi e dei nuovi casi. D’uso quotidiano parole come tampone, tracciamento, asintomatico, autocertificazione, test sierologico, aerosol, igienizzazione, ecc, Tutti perplessi sulla fine dell’incubo e sulle conseguenze monetarie del fenomeno ma in famiglia tutto bene. Con gel e mascherine si poté tornare ognuno alle proprie religiose funzioni e io mi rituffai nelle mie. Non immune alla sarabanda di voci sulla catastrofe mondiale, in quei frangenti il romanzo versava in una fase caotica. Erano confluiti un’insalata di personaggi esuberanti e situazioni bizzarre che hanno ingarbugliato la matassa del racconto come un piatto di spaghetti. Ho proprio fatto la pasta a mano, tirando e stirando l’impasto con entusiasmo nell’idea di sbrogliare gli intrecci, ma gli attori si rifiutavano di collaborare. Tresche inaspettate, posizioni troppo distanti e poca luce in scena, finché la voce dell’oltretomba torna a rimbombare dappertutto: “Che spasso, ha ha ha! Non sei altro che un dannato apprendista stregone, e ora come pensi di salvare l’impasto, eh?” A quel punto tutti i personaggi hanno cominciato a rumoreggiare, anche quelli dietro le tende. I becchini se la prendono con la piramide, Yorick con Amleto e la piramide cerca di turlupinare l’oltretomba. In mezzo a tale Babele, illuminata da un raggio di calda luce lunare prese la parola per la prima volta la bionda Wensley, un’americana di provincia apparsa per puro caso nella storia: “Salve a tutti, chiedo scusa ma… okay, penso di avere capito qualcosa. Il signor Yorick mi sembra, ha detto che tutti spendiamo 240 dollari all’anno per le guerre, no? Poi qualcuno ha detto che in teoria possiamo vivere ancora per migliaia d’anni, eh? Allora mi sono chiesta, perché non occupiamo il 10% di questi soldi per dare a tutti i nuovi nati una sana alimentazione, salute, educazione, possibilmente nei migliori ambienti naturali? Cioè condizioni simili nella fase evolutiva durante il primo decennio di vita, almeno per provare a costruire un’alternativa, avviare un nuovo ciclo. Cosa ci sarebbe di male a fare una tregua per dieci anni per curare amorosamente tutti i cuccioli d’uomo? Creare uomini sobri, pazienti, capaci di evitare la doppia insidia della depressione e del fanatismo penso che sarebbe una terapia tonificante, il solo pensarlo mi fa stare meglio. E forse non ci sono nemmeno altre alternative, ma se qualcuno trova una soluzione migliori lo dica subito. Vi ringrazio tutti ma credo che i bambini di oggi sono già gli uomini di domani. Il futuro non è davanti, è già qui!” La giovane donna arrossisce turbata per il tripudio generale causato dalle sue parole. “Viva le donne!” ho pensato battendo forte le mani senza badare all’ora tarda, “Insieme a loro la speranza sarà sempre l’ultima a crepare!” E quella sera l’artigiano scrivano è andato a dormire più soddisfatto. PS: Oh Laocoonte! Dolore e tormento nell’universo dei nostri misteri, a quando il tempo di un altro rinascimento umano? Una rivoluzione importante ed entusiasmante, dove predominino l’amicizia e i più bei sentimenti? Per Bacco!
2022-03-25

Aggiornamento

Dopo un mese di guerra siamo ancora a chiederci quando e come finirà. Il danno è già stato fatto con migliaia di morti e città distrutte. Pare che i russi la faranno durare ancora fino al 9 di Maggio, cioè un altro abbondante mese in cui le dita del mondo saranno sul grilletto. Anche quello atomico. 7) #Denunciare per cambiare, nel mio caso mi rimetto a scrivere con dedicazione. Ora et lavora, armeggia con te stesso immerso in ogni trama e materiale che produce la quotidianità. In fondo è un’attività terapeutica che in fase pandemica a molti è venuto di praticare. In qualunque ora del giorno ci si può permettere di scrivere storie, senza controindicazioni proibitive. Che non sia il pensiero della fame di Mr. Rogers. Forse come nella redazione della lettera di Troisi e Benigni al Savonarola, nel film Non ci resta che piangere, anche gli amiconi Federico e Carlo nel 1844 si saranno divertiti guardando diritto nell’occhio della piramide, mettendo su carta con l’inchiostro queste supposizioni: "Il denaro, in quanto possiede la proprietà di comprar tutto, di appropriarsi di tutti gli oggetti, è dunque l'oggetto in senso eminente. L'universalità della sua proprietà costituisce l'onnipotenza del suo essere, esso è considerato, quindi come ente onnipotente.” “Il denaro mi dispensa dalla pena di esser disonesto, io sono, dunque, considerato onesto; io sono stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di ogni cosa: come potrebbe essere stupido il suo possessore? Inoltre questo può comprarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti non è egli più intelligente dell'uomo intelligente? Io, che mediante il denaro posso tutto ciò che un cuore umano desidera, non possiedo io tutti i poteri umani?” Ho riflettuto a lungo su e giù per il convento pregando gli dei etruschi, che sghignazzanti dall’alto del loro tempio ripetevano che non c’era niente di nuovo sotto il sole. Tutta la società degli umani traviata dal potere degli oggetti? Dal metallo rotondo e della carta pesante? Alla faccia dell’occhio e di tutti gli dei dell’Olimpo mi son detto! Che spasso, ma appunto, dov’è la novità? Un giorno capitò che la ciurma dei robusti becchini della scena con Yorick, rimasti nascosti dietro le tende intrigati dal volteggiare dei pensieri, a un certo punto vengono fuori. Uno di loro si toglie il berretto, si gratta la testa e insiste ad alta voce: “Senta signor autore, scusi… Dio santo, ci sarà una terapia decente per i mali di questo mondo? Cioè qualcosa che non costi tanto come lei quando scrive e che conceda un po’ di tregua all’umanità? O siamo solo degli spreconi in balia di una irrisolta patologia evolutiva? Alla faccia dei becchini ho pensato! Che linguaggio! Cosa risponderesti? Si riaccende di scatto la luce dell’occhio che pensa ad alta voce: “Almeno due spettri si aggirano tra gli esseri umani, lo spettro dell’ignoranza e quello delle paure, che insieme a un’inidonea conduzione del pubblico giardino combinano una bella frittata. Risultato minimo, smarrimento e confusione nella prassi.” Ecco che s’intromettono le solite zavorre dottrinali. Stanco di farneticare ringrazio i gentili presenti e mi tuffo nel letto. PS: Cont… https://www.youtube.com/watch?v=nj6T4tI9upE
2022-03-20

Aggiornamento

https://www.youtube.com/watch?v=nj6T4tI9upE 6) Una sera Il teschio di Yorick all’improvviso riapparve in scena e parlò, spaventando me e i becchini intorno alla fossa. Disse: “Visto che non possiamo tornare indietro nel tempo per riparare i nostri errori, prima di sperimentare tragedie con le solite incalcolabili conseguenze, si possono scongiurare o almeno attenuare ulteriori accaniti tentativi d’auto apocalisse della stirpe? Olocausti da molti tollerati come inevitabili, naturali o addirittura produttivi?” Nello stupore generale, prima di sparire nel buio della tomba aggiunse: “E ricordatevi che secondo l'Annuario dell’Istituto di ricerca svedese SIPRI, nel pandemoniaco 2021 la spesa mondiale per soldati e nuovi armamenti risulta una cifra importante quanto un tempo universale! 1 milione 981 miliardi di dollari!” Uno dei becchini presenti alla scena sorride e d’un fiato borbotta uno stringato calcolo: “Puerca la mucca! Lira più lira meno, sono oltre 240 dollari all’anno che ogni discendente d’omo vivente sul pianeta terra paga in conto a guerre e conflitti di ogni specie, che lo si voglia o meno! Mannaggia!” Amleto finora seminascosto nella penombra chiese di scatto: “Possibile che così tanti soldi servano per tenerci buoni con la paura di ammazzarci? Tutti nel caso?” Una rocca voce dall’oltretomba si udii rimbombante: “Ha ha ha! Grande fatica fanno i miei smarriti e bellicosi cuccioli ad arrendersi all’evidenza della loro brevissima infanzia primordiale. Ha ha ha! Siete solo dei riottosi protagonisti di un asilo nido unico in questo universo, convinti di essere già adulti e di sapere abbastanza. Con un’esperienza di vita pari allo zero virgola zero? Ha!” Mi sono scosso e con decisione ho provato a riprendere il controllo dell’operetta: “Cari fantasmi inesistenti, il romanzo è mio e voi non c’entrate proprio nulla! E’ un’altra storia, che mi diverte parecchio anche. Tre giorni dietro al mio personaggio centrale, l’ingegnere William Rogers trattato in terza persona con empatia soggettiva, questo è il plot. Niente stravolgimenti!” Tornato il silenzio ho ragionato con più calma: “Certo, quanto ci sia del creatore o dello spettatore nella stesura di un romanzo penso che sia argomento infinito. Come si sa, i pensieri fanno quello che vogliono. Ordiscono un tessuto che i deferenti scrivani tentano di afferrare per trasformarli in parole scritte, e la cosa non è così semplice. Mi sarebbe piaciuto sbirciare Shakespeare, Pirandello, Cortazar o Lucho Sepúlveda per sapere come facevano, tanto più a notte inoltrata e con un virus mortale in giro. PS: Chiamate famigliari avevano chiuso una serata nervosa ma nessuno tra gli affetti risulta contagiato. A quest’ora non si dovrebbe, ma celebro la fortuna con un avanzo di dolce da #forno ancora caldo. Cont…
2022-03-16

Aggiornamento

Danza delle mascherine https://www.youtube.com/watch?v=ePHKxeXIfrc 5) Da giorni sopportavo una dolorosa infiammazione gengivale al molare superiore dx cosiddetto del giudizio. Tortura finita nel sollievo di una gloriosa estrazione in piena pandemia, a carico di bravissime professioniste di un pronto soccorso dentale nella vicina Scandicci. Poi ho faticato a ripartire col racconto, mi sono un po’ smarrito in mezzo a beghe e necessità del periodo. A un certo punto si è illuminato un famoso occhio, quello che ti guarda dalla cima di una famosa piramide. Uno sguardo cibernetico che mi ha trascinato in una montagna di memorie, scatenando sete di verità e voglia di sapere. Astronomia, antropologia, scienze computazionali, sport, politica, cibo, eccetera eccetera, tutto quello che passava per l’umano convento, condito con speranze, utopie e buon pane, con #lievitomadre in polvere. Leggendo in giro scopri che molto probabilmente il nostro pianeta cesserà di essere abitabile tra circa un miliardo e settecentocinquanta milioni di anni; dai 1.750 ai 3.250 milioni d’anni, quando le evaporazioni del sole, che si avvicina sempre di più al suo giardino terrestre, produrranno temperature insopportabili per chiunque presenzierà tale periodo, piante, bestie, virus e batteri. Grosso modo resta più o meno davanti un 12,774 % di tempo, centinaia di migliaia di volte il tempo che abbiamo vissuto fin qui, prima che abbia inizio la fine del mondo. In teoria potremmo o dovremmo vivere ancora a lungo, riprodurci con piacere e continuare a crescere come stirpe in mezzo a una natura che tra magie e misteri, è ancora e sempre padrona del nostro destino. Nella profondità della notte serena mi sovvengono amletici dubbi con tanto di teschio di Yorick in mano: “0,0002, avremmo già vissuto abbastanza o siamo solo all’inizio di un cammino? Questa sarebbe una questione. Insomma sì o no?” Riappare beffardo l’occhio sulla piramide che senza parole mi chiede: “Lo sai tu povero uomo, quante vite precedenti alla tua ci sono volute per permetterti di stare seduto lì a quest’ora, a scrivere cazzate sul pc?” Ci rifletto un attimo ma, tutti i tentativi di andare oltre ai cari enigmatici nonni sono stati infruttuosi, specie con uno che si vantava della sua origine incerta. All’indietro non superiamo il 19° secolo. “Vediamo,” disse l’occhio senza battere ciglia. “Si calcola che gli ominidi erectus abbiano iniziato a deambulare per le terre emerse da poco più di 2 milioni di anni, e pare che ci siano stati circa 85 miliardi di accoppiamenti tra persone prima di voi, che in vita siete quasi 7 miliardi. E continuate a duplicarvi con 237 mila bambini al di, uno ogni 4,2 secondi. L’occhio si spegne in mezzo a un tripudio di numeri e io mi ritrovo accasciato sul tavolo diversamente sveglio. PS:… Cont…
2022-03-16

Aggiornamento

(NB: Oggi Marzo 22 tutti a parlare di guerra vera con morti e milioni di sfollati, la bella Odessa sotto attacco missilistico, pura follia. Nel Marzo 21 si diceva che eravamo in guerra contro un virus e io voglio continuare con la descrizione di quei giorni, in cui pensavamo di poter fare qualcosa anche noi…) ---------------- #pane #storie e #pandemia https://www.youtube.com/watch?v=ePHKxeXIfrc 4) E così ebbe inizio la lunga barricata con un lockdown durato due mesi, tutti e ognuno in guardingo ritiro. Giorno dopo giorno, ora, renditi utile et lavora nella cella conventuale in Santa Maia della Cala nella periferia sud di San Gallezza, indagando insieme al mio protagonista mentore, contenendo e descrivendo i suoi opinabili eccessi di turbamento, è nato e cresciuto un romanzo che parla di persone, di costume, di sentimenti, di storia, di soldi, tecnologia, scienze e altri vari. Un tutto che vive in un ambiente particolarmente frenetico che pare si chiami Antropocene. Nello specifico in una singolare montagna del Colorado. Nel frattempo diventato cittadino pensionista, ho smesso di cercare fantomatiche opportunità tra le passate occupazioni e mi sono dedicato a scrivere con l’aiuto della dea Costanza. Lavorare con il linguaggio scritto per raccontare informando, intrattenendo con lealtà. Divertendo se ne sarò capace, direttamente dal seggiolone da scrivano. In tv continuavano a palate le interviste a scienziati famosi, operatori, tecnici, medici e personaggi che duravano fatica a mantenersi persuasivi a lungo. Come in tutte le cose c’è varietà di opinioni, sta a te convincerti di ciò che senti. Mi rifugio in giornate impegnate in serissimi calcoli storici. Nel 2018 avevo scritto un saggio, il Manifesto dello 0,0 dedicato ad amici e compagni. Da tempo si rimuginava in giro sulle contraddizioni della nostra parte sociale e in generale sulla gestione globale dell’umana consorteria. Società che durante il 2019 pre pandemico pareva contagiata dal virus del “dìvide et ìmpera”, una piaga endemica che si mangia la lungimiranza e la sensibilità. Più o meno da quand’è che dura questa cosa? Tutto questo putiferio? Mi è venuto di complicarmi la vita con ulteriori e strani calcoli storici matematici. La nostra civiltà, quella di cui sappiamo più o meno a memoria d’uomo, avrebbe iniziato a prendere forma dopo la fine dell’ultima glaciazione durata 70 mila anni, giorno più giorno meno. Probabilmente grazie alle buone condizioni climatiche dell’Olocene, la nostra epoca inizia all’incirca 11 mila anni avanti la nascita di Gesù di Nazareth, che fino ad oggi ne facciamo in tutto 13 mila anni e spicci. Una quantità di tempo che equivale a circa lo 0,0002 % di tutto il tempo d’esistenza del pianeta terra, che di anni ne ha circa 4 mila e 500 milioni. Sara proprio così? Esistiamo veramente da così poco tempo? Sufficiente per considerarci caduchi? PS: Mah?… Cont…
2022-03-13

Aggiornamento

Chi l’avrebbe detto che volendo parlare di letteratura siamo invece a parlare di 3ª guerra mondiale. Rifugiarsi nella lettura non per scansare i guai della guerra ma per conoscere e parlarne in modo costruttivo. Continuo nel racconto sul periodo di gestazione del romanzo. 3) - Dappertutto ti spiegano che se non esisti online sei condannato all’inesistenza. Anzi peggio, all’indifferenza in vita. La regola è spiegare qualcosa in due o tre righe, alla fine meno ci sai fare e più che ti fai male. Algoritmi capricciosi e senza cuore, ma dovrò pur aiutare un libro a farsi conoscere e non come sia faceva prima davanti a un pubblico. Da pandemico diversamente nativo devo scrivere in diretta cose assennate o sincere nel tempo di scatto di una foto. Devi esistere nei canali sociali sforzandoti nell’apparire interessante o convincente. Cioè come si fa esattamente? Delegando a queste enigmatiche protesi commerciali i rapporti con gli altri esseri umani fuori casa mi sovvengono ricordi come di arcane sculacciate, mi rifugio nello sviluppo della storia. A questo punto il romanzo aveva già scelto un suo protagonista centrale e un ambiente di sviluppo. Un simbolo rappresentativo della cosiddetta migliore America, personaggi potenti considerati quasi leggendari, come quando i fiorentini pensano ai Medici. L’anziano ingegnere William Samuel Rogers Mac Fyreland nella sua casa fortezza in Colorado. “Ultramiliardario discendente da una grande famiglia che dall’ottocento ha avuto un ruolo centrale nella storia americana.” Questo racconta la storia, Cesari tra i Cesari, latifondisti, industriali, aristocrazie e dinastie di magnati, commercianti, militari, affaristi, prelati e leader carismatici che hanno determinato l’asse portante di questo modello di convivenza, creando un’identità nazionale e definendo bandiere, regole e valori del gioco. Dal prezzo della vita al pane. O… no? Si dice che tra i sapienti sapiens siano oggi 10, 100 o 1.000 clan, famiglie o gruppi a controllare il destino di tutti gli altri e di quelli che stanno arrivando insieme alle progenie. Nel progredire umano si è potuta rilevare un’intelligenza collettiva che privilegia anche un’organizzazione gerarchica piramidale, ma il potere d'accesso alle risorse della terra che diventa patrimonio quasi esclusivo di questo ristretto vertice, è un fattore che con sincerità mi sembra forse un tantino fuori formato, nel senso di sproporzionato. PS: Sarà stato inevitabile? Fattore storicamente, scientificamente e auspicabilmente impugnabile? Cont…
2022-03-13

Aggiornamento

Poco prima delle idi di Marzo 2020, da sapiens cosmopolita progressista e pacifista cercavo di governare le fantastiche visioni che si alternavano ogni giorno in radio giornali e tv. Così mi è capitato di scrivere cose serie o verosimili sull’umana condizione degli onorevoli discendenti della signora #Eva Nera. Una donna emigrata dall’Africa circa 200 mila anni fa insieme a un ridotto numero di parenti, il cui mitocondrio insieme al cromosoma Y del suo #Adamo, hanno dato origine comune a tutti gli esseri che si dicono umani oggi deambulanti per il giardino di Ra. Con schiettezza, con umore imparabile e fantasia (mi piace pensare di essere ancora un calciatore sudamericano .doc, anche se non ho quasi mai giocato col pallone), sbrogliando la corposa e documentata matassa, da americano del sud non ho potuto evitare di considerare il ruolo che hanno avuto e che hanno i famosi fratelli americani del nord. Il potente vicino secondo a nessuno, nazione esaltante e allo stesso tempo feroce, style di comprensione del mondo che ha marchiato la nostra stagione in modo determinante. Anch’essi figli dell’Eva primordiale. Perché non parlare di loro in un modo diverso? Come poteva essere? Nell’autunno 2019 ero parecchio incuriosito per la situazione politica negli States. Prima incuriosito, poi stupito e infine campavo con un misto tra imbarazzo e incavolature per le dichiarazioni della loro principale carica istituzionale. Il Mister Presidente. Per me rappresentava il marcato disorientamento trasversale che avvolge la Federazione di Stati americani, come forse mai accaduto. Eravamo ormai in Marzo, stava per scatenarsi la chiusura nazionale generale mondiale e mancavano ancora 10 mesi per il botto finale in #Capitol Hill. Chi l’avrebbe mai detto. Cosa ne avrebbe pensato il dott. #Allende… PS: Giornate finite con #lievito riuscito benone, #pane caldo, #olio toscano, appena d’aglio e un pizzico di sale. Dicasi #fettunta da forno. Sarà così che si usano gli #hashtag? Cont…
2022-03-03

Aggiornamento

1) Alcune storie sulla genesi del romanzo. Nel settembre 2019 poco prima della chiusura pandemica, da scrivano per vocazione o per disgrazia ho iniziato a lavorare con coerente passione a una storia, che fin dalla sua gestazione si è contorta nel mentre che si susseguirono le giornate, settimane e mesi del funesto 2020. Dal profondo dei segregati sentimenti di quel periodo, una sorta di doppio lockdown obbligatorio e volontario, esterno ed interiore, ha continuato a fluire irresistibile una saga che mi trascinava a scrivere di tutto. Notizie e informazioni da più parti del mondo, giornali, radio, web e tv, letture e ricerche personali, mescolate in un plot di sintesi che alla fine sentivo provenire da oltre le mie presunte consapevolezze. E’ bello dire che è un flusso inarrestabile che ti prende la mano, costretto a prendere anche molto sul serio il mestiere dell’artigiano #scrittore. In alcuni momenti ho attraversato marosi incazzati forza 10, che mi aggrovigliavano la matassa di fogli cartacei e virtuali che giacevano poi per giorni ingovernabili. Momenti interiori tosti, come se non bastassero le altre cose in casa e fuori. Fine primo capitolo formato Ig esagerato. PS: come a tanti mi è venuto di armeggiare con furore lieviti, farine, ingredienti, tempi e gradi di cottura. Eterni dubbi sull’efficacia dei forni ventilati. Cont…

Commenti

  1. Emme Panto Salu

    He leído a sipnosis, me parece muy interesante el libro, ya lo quiero tener en manos mías.

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Daniel Rojas Chaigneau
Daniel Rojas Chaigneau, nato a Santiago del Cile nell’Aprile 1954. Dal 1974 studio e lavoro in Italia tra Roma e Venezia. Nel 1980 mi trasferisco a Firenze dove ho due figli oggi trentenni. Scrivo con metodo dal 2000, nel 2009 la Besa Editrice pubblica il romanzo d’esordio "Ripartenza da Rapa Nui" basato sulla storia dell'Isola di Pasqua. Per i casi della vita ho anche altre competenze. Musicista, fatto parte di vari gruppi e insegnato in diverse scuole. Documentarista con conoscenza nell’Authoring multimediale, Video e IT. Interprete traduttore italiano-spagnolo-francese, con buona conoscenza dell’inglese e portoghese. Da professionista indipendente ho avuto esperienze con aziende di realizzazioni infrastrutturali e con medie - piccole imprese nell’ambito delle scienze informatiche e della promozione turistica.
Daniel Rojas Chaigneau on FacebookDaniel Rojas Chaigneau on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie