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Supposte di disagio

Supposte di disagio
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Consegna prevista Novembre 2022
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È già nel sottotitolo che questo striminzito libercolo vuole rappresentare la qualità delle descrizioni e delle correlate considerazioni nelle quali vi imbatterete.
Non pensate male però, Supposte di disagio vuole solo declinare le supposizioni (appunto) fatte a corredo di fantasmatiche ideazioni, ossia di prodotti della fantasia e dell’immaginazione, che non hanno quindi riscontro, se non apparente o soggettivo, nella realtà. E anzi, è di certo necessario richiamare il significato che si attribuisce, in psicoanalisi, a un’attività fantasmatica, intesa quale agito psichico del soggetto consistente nell’elaborazione di desideri, per lo più inconsci, mediante fantasie o fantasmi.
Credo, a questo punto, di averla detta tutta… anche sul disagiato psichico che questo contributo ha procreato.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro è nato per scherzo, chiacchierandone tra amici e ridendo assieme della caratterizzazione di alcuni personaggi. Si è fatta strada poi l’idea di pubblicarlo e l’occasione mi si è presentata per caso imbattendomi sul web nell’innovativo modo di fare editoria di bookabook. Mentre scrivevo, un prezioso e talentuoso amico mi ha fatto dono della copertina e della rappresentazione grafica di alcuni personaggi… autore compreso.
Mi auguro riesca a divertirvi… ‘ché questo è il suo vero scopo.

Presentazione

È questo il mio secondo “sforzo” (in questi giorni, severe sono le difficoltà… interiori) che però uscirà per primo, così che mi venga più semplice ricalcare i successi (e, sopra tutto, le fortune) di Dan Brown.

Ho cominciato questo nuovo impegno creativo con l’intento di descrivere una serie di personaggi, in parte immaginati e in altra parte diversamente incontrati, le cui caratteristiche psichiche mi permettessero di declinare dei nuovi tipi psicologici e, di conseguenza, una mai vista prima, rivoluzionaria, classificazione dei possibili stati di una mente.

I più attuali e utilizzati sistemi di catalogazione del disagio psichico impallidiranno messi a confronto con la fulgida, accecante luce che vi colpirà (quali novelli San Paolo sulla via di Damasco) nello scorrere le prossime pagine. Un secolare cambio di paradigma! La mente e il suo funzionamento più oscuro e recondito disvelata… dalla rappresentazione fenotipica dei pazienti. Ecco, io propongo di abbandonare ogni tentativo di classificazione e di far parlare il malato o, se non è ancora malato (ma, tranquilli, lo diventerà presto), il disagiato… tanto di casi accertati ce ne sono più che una pletora!

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Buttate pure via i vostri manuali sul DSM-IV e sul

DSM-V e comprate senza indugio Supposte di disagio, il definitivo sacro testo della psicopatologia del terzo millennio! E non abbiate timore per le vostre “virtù”: prendete più Supposte che potete!!! 

Acc… mi sa che ho tracimato nel commerciale spoilerandovi la campagna pubblicitaria. Vabbè, m’è scappato… speriamo ci pensi l’Editore a tagliarmi.

  

A… come Andromeda, ovvero, il Nebuloso

Il titolo è quello di un vecchio sceneggiato, uno dei primi trasmessi dalla RAI, quando vedevamo ancora la tele in bianco e nero, persino quando non c’erano ancora quelli che a casa avevano la TV a colori. La storia ambientata in una qualche zona dell’Inghilterra (ma prendete queste e le prossime rievocazioni mnestiche col beneficio di inventario), con attori italiani che avevano il compito di caratterizzarsi quali scienziati alla ricerca di messaggi provenienti dallo spazio… nello specifico, appunto, da Andromeda. Avevano ideato una macchina per entrare in contatto con gli alieni che, considerati gli effetti speciali dell’epoca (e, chissà, le limitate risorse del programma), consisteva in una pedana sul quale il ricercatore doveva salire e che riportava inoltre, all’altezza delle tempie, due dischi metallici atti alla ricezione del remoto segnale spaziale. Sta di fatto che, dopo una o due puntate di preambolo, una sera, a tarda ora, la scienziata più giovane e carina del gruppo, in un bel camice dottorale bianco brillante, veniva presa da uno stato di trance che la conduceva contro la sua volontà a salire sulla pedana e a, lentamente, portare ciascuna delle mani verso i dischi metallici. Effetto finale, la poarèta sveniva e si risvegliava ancora più in trance che nel momento di contatto con la macchina, le mani ustionate (da corrente elettrica o da eccessiva comunicazione?) e certamente in uno stato mentale che potremmo dire, per semplicità, alterato.

Il Nebuloso è nebuloso davvero, sembra vagare tristemente senza ritrovarsi in nessun modo e per nessun motivo nel posto in cui sta. Si, a volte lo si intravede percepire gli altri, ma sono momenti fuggevoli durante i quali egli stesso si percepisce come umano… dimenticando, nel breve mentre, di essere sovraumano.

Ecco perché, io me lo immagino così, la porta della sua stanza chiusa a tutto quello che può essere esterno, attaccato ai dischi con entrambe le mani nel vano tentativo di trasmettere (perché lui non ha bisogno di ricevere) la sua innata scienza, conoscenza e consapevolezza del TUTTO, dell’UNO, che, pur se gli riuscisse di far arrivare il messaggio da una qualche parte, nessun esistente potrebbe arrivare a comprenderlo.

Ma ora so che subito dopo pranzo torna “normale” o normo posizionato: appena gli riesce di staccarsi dai dischi, che visto lo sforzo intellettuale profuso gli inducono uno stato ipoglicemico grave, la fame lo fa (ancora in trance) dirigersi verso l’amato ristorante e da lì, rimpinguatosi ben bene e, soprattutto, assunta la giusta dose di libagioni, reincamminarsi verso il luogo che tanta bipede povertà intellettuale è riuscito ad assommare tra le sue mura. Ma il moto traslatorio gli da il tempo di rassegnarsi a un destino sì tanto crudele e il modo di rientrare persino felice, nel mentre essendo riuscito a riappropriarsi di una forma verbale di comunicazione… e qui parlo di quella conosciuta ai più.

Infine, pensate, è solo in queste rare occasioni che a volte mi è capitato di vederlo persino sorridere! 

Che mondo meraviglioso è questo… e di quali meraviglie inebria il nostro quotidiano vivere!

Il Frate

È il frate per la manifesta povertà economica e perché pare orientato al bene. Ma in entrambi i casi si tenga conto del “pare”. Infatti, non sembra viva in stato di indigenza anche se, lo sapete, la “povertà” è soprattutto quella dell’anima e ha la caratteristica di riuscire a manifestarsi comunque anche quando si abbia disponibilità di risorse più che dignitose. Allo stesso modo non può che sembrare di essere orientato al bene giacché non manifesta i ben noti attributi gandhiani.

Attenti, però! Dio ce ne scampi e liberi dai monaci… perché non portano le mutande sotto la tonaca! E, siatene certi, non è perché gli vada di sperimentare una quota di non trascurabile “trasversalità”. No, sappiate che la comodità di non portare le coulottes consiste piuttosto nella possibilità che tocchi a voi far esperienza di detta trasversalità.

Infatti, il Frate predica bene ma razzola male. La sua postura meglio riuscita lo fotografa con le mani giunte sull’addome come preparato all’eterna preghiera: quale soluzione individuerò oggi perché mi riesca di abusare delle virtù di qualcuno? Ora, tutto questo non vuol dire che tal monaco di Monza abusi davvero, ricordate che qui si rappresentano disagiati, non veri e propri malati psichici, però le ipotesi su cotanto portatore di malessere convergono verso

due linee di sviluppo principali e una certezza: vive l’angoscia di non essersi salvato… l’anima; ha reinterpretato il significato da attribuirsi ai termini bilancio e complesso intendendo che, costi quel che costi, il bilancio deve andare complessivamente in suo favore; è falso… come un monaco che porta la croce ben visibile sul petto ma, ricordate, sotto è senza coulottes!

Ecco però che ci risolleva il parafrasare un noto spot ispirato da una piaga dell’umanità: se lo conosci lo eviti, se lo eviti… le tue virtù son salve. E mica è poco!

 

Chewbecca

È lui! Abbiamo avuto consapevolezza di quanto lo rappresentasse nel momento in cui hanno dato nelle sale il primo film sulle “Guerre stellari” così comprendendo come mai il Nostro non mostrasse di potersi definire propriamente umano. Appartiene, infatti, alla specie degli Wokiee, che per via delle difficoltà fonetiche sta estinguendosi dalla Galassia. Ebbene, uno tra questi ultimi è proprio lui, l’ho personalmente conosciuto anche se, devo ammetterlo, mai mi è riuscito di capire appieno il senso dei suoni che emetteva.

Direi piuttosto che la relazione dialettica (quando c’è stata e quando si è potuta definirla dialettica) si barcamenava tra la comprensione faticosa del senso del suo arcinoto ululato e, nei momenti di contiguità prossemica, l’interpretazione (mai autentica… del resto io mica so’ l’ARAN, n.d.r) del suo gesticolare, così filogeneticamente vicino… a quello umano. 

Chewbecca è così, il suo modo di esprimersi difficilmente può annoverarsi entro i linguaggi utilizzati dalle diverse specie di sapiens. Devi imparare a interpretare il senso complessivo di quel che vorrebbe dire e (ma ricorda che anche tu non sei l’ARAN) trasdurre i segnali linguistici, la gestualità a volte grossolana, integrandoli in qualcosa che alla fine può assumere un significato… ma senza contarci troppo… e senza poter contare sul fatto di averci azzeccato! Ti assicuro, nonostante gli anni di esperienza maturata sul campo, i tuoi sforzi varranno più che quelli necessari a risolvere un’equazione differenziale del secondo ordine a derivate parziali!

Ciononostante, lo sappiamo tutti, ed è cosa che ci stupisce così come del resto deve aver meravigliato i Re Magi che la Stella Cometa stesse indicando proprio a loro il cammino verso Betlemme, il personaggio ha avuto un buon successo e, a quanto mi consta, si è pure moltiplicato!!! Meraviglie della genetica! Altro che Stella Cometa!!!

Beh, in uno tra i miei prossimi e immortali scritti, chiarirò il perché dell’uso di un termine (moltiplicato) più attagliato all’aritmetica che alla biologia. Per cui, per saperne di più, comprate il mio prossimo (e ultimo) libro… avrete tutto il tempo necessario a mettere da parte i soldi… perché tanto uscirà postumo… pur se, in tutta onestà, conto di rimanere qual tanto in più tra di voi… così da poterne aumentare il prezzo e far contenta il mio Editore.

   

La VZA (Vecchia Zitella Acida)

Beh, è arrivato anche per me il turno del classificarmi. Consideratelo una sorta di seppuku.

L’acronimo lo dovete all’intuizione avuta tanti anni fa dalla mia ex-moglie… e nel citarla mi viene sempre da volgere gli occhi al cielo… e non perché sia venuta a mancare, no, gode (per quel che ne so) di ottima salute, quanto piuttosto per ringraziamento! Che idea geniale ha avuto quando ha deciso che avremmo dovuto separarci, darci alla classica pausa di riflessione… e che lucido istinto ho avuto io nel convenirne!

In primo luogo, sappiate che… non mi sono strappato le vesti… anche perché non mi andava di liberarmi della mia povera, ma onesta, dote di capi di abbigliamento. E poi anche perché, e qui non nego di aver patito per qualche tempo (poco, in verità) dell’horror vacui correlato alla paura di restare irrimediabilmente solo, ho vissuto l’abbandono come una liberazione! Anzi, quella di essere “abbandonati” entro il senso ricompreso in questa specifica accezione, è una cosa che auguro a tutti e, anzi, ai più coraggiosi, la consiglio! Il restar soli è buona sorte del tutto sottovalutata, credetemi!

Ma, nel caso abbiate il classico dubbio iperbolico sul

“Cosa faccio? Mi libero o mi tengo questa  in casa ad occupare la mia residuale quota volumetrica di vita?”, vi lascio un consiglio (che dovrei farmi pagare a peso d’oro… ma, considerato che avete già pagato il libro, la gratuità la meritate… beh, se è per quello forse meritate anche un bonifico a vostro favore): se già non l’avete, comprate un divano letto matrimoniale, di quelli comodi a sedercisi ma infernali a dormirci, con quei materassini di gommapiuma gialla di pessima qualità che vi si sbrindella tra le mani appena provate a rigirarli perché possiate usarne il lato più buono… quello che vi illudete essere non ancora crivellato dalle micidiali molle della rete sottostante. Ah, perché anche le molle hanno la loro importanza! Non andate a prendere quelle meravigliose reti dagli attributi avveniristici che magnificano la qualità del riposo che avrete. No! Acquistate il peggio del peggio!

Ecco, il mio divano era in siffatta maniera composto.

Già al primo giorno di diaspora (nemmeno m’è toccato aspettare i fatidici tre giorni biblici), dopo una notte passata su quel materassino e quelle acuminate molle, ho capito che avevo spaccato, che m’ero riscoperto come un vincente a un’estrazione del Superenalotto! 

Inarrivabile il piacere di potersi disporre lungo la diagonale di quello che diventerà sempre di più, giorno dopo giorno, l’agognato giaciglio.

Inoltre, per fortuna o perché avrete saputo esser previdenti, non troverete, nemmeno nei peggiori divani-letto, la barra separatrice – per niente metaforica – del talamo nuziale, che lei ha voluto così perché ci si dorme meglio “…‘ché non si affossa al centro”, anche se questa considerazione non contemplava il potere inibente che avrebbe sortito rispetto a qualsiasi tentativo di accoppiamento considerato che se facevi male i calcoli – preso da insana passione – e ti capitava di provare a “saltare il fosso” facendo leva col ginocchio sulla giustapposta sbarra, ti giocavi per prima cosa il menisco e, in qualche ancor più funesto caso, la parte residualmente funzionante dei tuoi ormai quasi del tutto assopiti attributi. 

Salvifico, nel distendersi lungo la diagonale, il non ritrovarsi cavia del solito esperimento, uno dei più richiesti da quella speciale categoria di esseri umani che viene chiamata moglie: spiaccicarvi sui polpacci, o direttamente dietro la schiena, quei due blocchi di ghiaccio artico con i quali entrano tutte le sere a letto! Ed ecco anche spiegato il perché dell’uso del termine assopito che avete trovato qualche riga sopra.

Al mattino alle cinque ero già sveglio, operativo e… leggero! Piagato dalle molle ma leggero! Mi sono persino reso conto che si erano riavute dall’ormai antico letargo le fatidiche parti assopite! Altro che pillole! Ci vuole il patimento, la sofferenza fisica consapevolmente scelta, un sano masochismo ricostituente, perché tutto ritorni a nuova, vigorosa, vitalità!

Cosa dite? Ah, non vi meraviglia che anch’io mi ritrovi catalogato entro questo elenco di umanità perduta? Ebbene, come darvi torto? In verità mi è facile pensarmi come in uno di quei film che tanto vanno per la maggiore negli ultimi anni, insomma, un infetto cui rimangono pochi residuali momenti di lucidità prima che si trasformi irrimediabilmente in uno zombi. Ma non dispero, arriverà prima o poi l’eroina di turno che riuscirà a sviluppare il siero universale utile a guarirmi e a guarirci tutti… noi di questo libro e voialtri che ancora (?) non siete qui rappresentati.

E con la partecipazione di…

Special Guest Star

I triumviri: Cesare, Nerone, Caligola

Si, ci sono anche loro. Una triade. Un triumvirato, appunto. 

Semmai il termine olistico ha avuto la capacità di trasmettere il proprio significato attraverso un esempio, ecco che il triumvirato fuga ogni incertezza di attribuzione. 

Ecco, a voi tutti, che siete stati così bravi da sapere cosa sia la costante di Planck e come venga convenzionalmente rappresentata, non impressionerà di certo il mio riferirmi al tritio per descrivere la pericolosa miscela di contributi psichici costituita dal triumvirato. Come per questo isotopo dell’idrogeno, il triumvirato si compone di tre nucleoni: un protone e due neutroni. Immagino sia evidente come a rappresentare il protone, che in fin dei conti è quantomeno dotato di carica elettrica, non possa essere altri che Cesare. Nerone e Caligola, invece, non potranno che esser relegati al rango di neutroni… e gli va già bene! Del resto, il fatto stesso di essere “scarichi” rende i neutroni meno significativi. Eppure, la stessa struttura atomica del tritio lo rende estremamente distruttivo, più che l’idrogeno o il deuterio!

Allo stesso modo i Triumviri sono estremamente pericolosi e gli effetti di questo potenziale distruttivo non potranno che essere rovinosi per qualsiasi Organizzazione che sceglierà la via del triumvirato perché, alla lunga, Nerone finirà per incendiare Roma, Caligola non potrà altro che caratterizzarsi per l’essere tanto matto dal voler console il suo cavallo e a Cesare, cui non riuscirà di governare i disordini interni causati dai due squilibrati colleghi di triumvirato, non rimarrà altro che attendere il momento in cui le fatidiche 33 coltellate lo trarranno, in maniera, ahimè, piuttosto definitiva, dall’inestricabile impiccio.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Angelo Rotondo
Lo pseudonimo di Helix Escargot nasce, contrariamente a quello che potreste immaginare, non per rispondere ad esigenze di privacy, né al timore che questa mia “opera” possa essere mal giudicata e, meno che mai, la si può pensare legata all’espressione di una celata grandeur. Insomma, io non sono di certo Céline.
Purtuttavia, è lui l’autore vero, la vera “lumaca” protagonista di quello che sarà il mio prossimo “sforzo letterario” che, come scoprirete dalle pagine di “Supposte di disagio”, è destinato ad uscire postumo.
Angelo Rotondo (Salerno, 1962) invece, quello vero dietro lo pseudonimo, ha una vita ancora meno interessante di quella di Escargot, non essendo nulla di tutto quello che lui è e non è.
Impegato simil-fantozziano è felicemente divorziato, non si è riprodotto o moltiplicato… perché quella (la moltiplicazione) la lascia riservata ai pani e ai pesci.
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