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The Bond
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Consegna prevista Gennaio 2023
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The Bond, nell’accezione shakespeariana di contratto, vincolo, legame, narra la turbolenta vicenda tra il miliardario Mark Shepard, affetto da una particolare patologia sessuale nella sua variante più rara, e la top escort Lana Gale.

Dietro il compenso di oltre cento milioni di euro Mark commissiona a Lana una prestazione totalizzante e senza limiti, vincolata al suo obiettivo: dovrà passare con lui il tempo necessario per il raggiungimento di un solo e unico orgasmo, tanto sospirato da esser diventato per lui un’irraggiungibile ossessione.

Teatro della vicenda è una isolata villa di campagna, dove si consuma un rapporto morboso e perverso all’insegna di ogni eccesso e promiscuità, e dove ogni certezza sembra sgretolarsi sotto un crescendo di eventi prima della risolutiva rivelazione finale.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea di questo mio primo romanzo nasce circa venti anni fa, sotto forma di sceneggiatura cinematografica.

Messa nero su bianco, finalmente, nel corso del primo claustrofobico lockdown, ho realizzato negli ultimi mesi quanto fosse necessario romanzarla per restituirle il giusto equilibrio tra azione, che attinge a piene mani dai canoni erotici di genere, ed introspezione psicologica, segnato da dinamiche tipiche del legal thriller.

ANTEPRIMA NON EDITATA

LANA E MARK

12 luglio, 21.15

«Ho capito bene? Centosette milioni? È uno scherzo?» chiese Lana, cercando di contenere l’eccitazione, ed in parte, la sorpresa. Posò il calice di vino rosso sul tavolo, lentamente, riconquistando, con quel semplice gesto, la propria compostezza iniziale. Le venne naturale passarsi la lingua sulle labbra umide, da intenditrice di vini qual era.

«Centosei milioni, settecento trentaquattromila, cento ventitré euro, Lana. Per essere precisi.» rispose Mark, scandendo le ultime parole. «Ti farò avere i dettagli al più presto, il mio avvocato ha già preso contatto con il tuo. Potrai così farglieli visionare, per verificare che sia tutto in ordine.»

«Per una sola volta? Una sola?» Lana non era interessata ai dettagli. Al momento era inebriata dal tempo necessario a pronunciare la cifra esatta. Smisurata, pensò, se messa in relazione all’unicità della prestazione richiesta.

«Al raggiungimento del mio obiettivo, Lana.» rispose grave Mark.

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L’abito scuro gli conferiva una certa autorevolezza, al pari dell’ostentazione del suo denaro, facilmente deducibile da ogni particolare. Ma sembrava sfrenatamente autentico, e questo Lana l’aveva percepito subito dal suo modo di parlare, di agire, e di sottomettere chiunque gli stesse vicino. Ad eccezione di Lana, naturalmente.

«E quale sarebbe, esattamente, il tuo obiettivo, Mark?» chiese ancora, protraendosi verso il tavolo e scoprendo l’ampia scollatura. Lo guardò intensamente, tradendo un leggero nervosismo, per essere arrivati al dunque, a quella vetta vertiginosa, in maniera così sfacciata, e in così poco tempo. Lana era abituata ad un certo tipo di clienti secondo cui più la posta in gioco era alta, più le richieste diventavano fumose, confuse. Facoltose figure dalle risorse pressoché illimitate, tanto da non sapere più cosa volere dalla vita. E da una professionista del sesso.

Per Lana tutto questo era intrigante, sofisticato, e inusuale. Si accorse di aver raccolto i lunghi capelli neri dietro una spalla, nell’avvicinarsi a Mark. Senza atteggiamento provocatorio, ma per reale interesse. Era attratta non solo dalla figura statuaria di Mark, ma anche da ciò che immaginava stesse per spiegare. Poggiò i gomiti sul tavolo, arcuando la schiena e mettendo in evidenza il grande petto, perfettamente rotondeggiante, come per brandire le armi da combattimento, affilandole e osteggiandone l’imponenza, per incutere timore al suo avversario.

«Un orgasmo.» disse secco Mark. «Un unico, agognato orgasmo. L’apice, il piacere, la ragion d’essere dell’atto sessuale.» aggiunse con altrettanta asetticità. «Il raggiungimento dell’atto eiaculatorio.» concluse.

Lana si ritrasse, tornando a sedere normalmente. Si accorse che il locale era quasi vuoto, pochi avventori, ben distanziati, a favore della privacy. I camerieri erano in gran numero, segno di un servizio impeccabile. Notò una di loro, giovane e bellissima, intuendo che fosse la sommelier di un tavolo poco lontano da loro, a giudicare dagli strumenti del mestiere. Passò la mano sulla gamba accavallata, fino al lungo tacco della calzatura. Scoprì il tallone per pochi istanti, rilassando la propria postura, come se avesse voluto riporre le armi nel fodero. Prese il calice di vino e ne sorseggiò un po’. Sembrava al contempo sollevata, e vagamente delusa. Mark aveva usato fin troppe parole per descrivere quello che, in fondo, era la più scontata delle richieste che solitamente le si rivolgevano. Cominciò a prendere forma in lei l’idea che l’aspetto e la possanza di Mark nascondesse, come avveniva generalmente, un problema di virilità. La scelta delle parole di Mark non le lasciava alcun dubbio, e, come era solita fare, si espresse in maniera diretta.

«Sei un uomo fortunato, Mark. Ricevo spesso clienti con problematiche, dalle più comuni alle più…, particolari. Tra queste, l’impotenza è quella che prediligo. Probabilmente perché non mi è mai capitato di fallire.» disse Lana con un naturale distacco professionale. «Far raggiungere al mio partner la massima espressione erettile possibile, portarlo a ritrovare gli strumenti necessari per consentirgli di avere uno o più rapporti con me. Una delle mie specialità.» S’interruppe brevemente, portandosi il calice alla bocca. «E poi, permettergli di mantenerla, per tutto il tempo necessario al suo appagamento. Spesso anche al mio.»

Mark rimase immobile, osservandola senza un’espressione facciale particolarmente significativa. Aveva cominciato a sorseggiare molto lentamente il vino rosso dal suo calice, prima che Lana iniziasse a parlare, e non aveva ancora finito. Altrettanto lentamente ripose il calice sul tavolo, seguendolo con lo sguardo. Poi posò gli occhi su di lei, cominciando a manifestare un certo divertimento, che contrastava con la seria distanza attuata da Lana, alla quale aveva assistito, come se fosse stata adottata una risposta preimpostata, e ben studiata. Mark evitò di farglielo notare. In ogni caso, il suo distacco professionale era di certo autentico, ma tradiva la sua passionale vocazione. L’interesse di Lana non era focalizzato sul denaro, ma sulla prestazione. Era opinione comune che Lana fosse la professionista migliore, quella tipologia di professionista che ama il suo lavoro, e che lo svolgerebbe al meglio, probabilmente, anche senza un compenso economico.

«Non ho mai detto di essere impotente, Lana.» disse con naturalezza, come per evidenziare l’oggettività di un dato di fatto. «Anche in questo momento, sono duro come un’adolescente in piena tempesta ormonale, o alla sua prima esperienza. Credo che tu non abbia capito bene.» disse lentamente.

«Aiutami a capire, allora, Mark.» Lana sembrava leggermente seccata per essere stata ripresa in seguito alla sua diagnosi. Questo la incuriosì maggiormente, e dovette trattenersi dal chinarsi sotto il tavolo, e dare un’occhiata nella sua direzione, per verificare quanto c’era di vero nelle parole di Mark. Desiderava tornare all’attacco, realizzando quanto fosse in grado di tenerle testa.

«Hai scelto me per provare un’esperienza unica. Vuoi la migliore, è evidente, e disponi delle risorse economiche per permettertelo. Decidi di fare le cose in grande, senza risparmiarti. E probabilmente coltivi questa idea da tempo.» Temporeggiò, quando si accorse di aver esposto le sue osservazioni troppo velocemente, segno di debolezza, in quella delicata fase interlocutoria. «Non vuoi semplicemente provare piacere. Tu vuoi che dietro la tua offerta economica ci sia qualcosa di irripetibile, inarrivabile. Probabilmente non vai con una donna da tempo. L’idea ti eccita, e ti eccita la sofferenza nel rimanere casto nell’attesa.» Tornò sul vino, dilatando i tempi. «Non è forse così?»

Lana ostentava una sicurezza esemplare, frutto di anni di esperienza nelle trattative con la sua clientela. Riteneva di conoscere i desideri segreti dei suoi clienti meglio di quanto potessero fare loro stessi. Ci andava sempre vicino, e spesso esplicitava loro ciò che non pensavano neanche di poter essere in grado di immaginare.

«Sono colpito.» disse Mark dopo un breve silenzio. «Hai colto nelle mie parole gran parte dei miei desideri, nonché della mia condizione. Sei ancora fuori strada, però.» disse con aria di chi voglia nascondere una leggera insofferenza. Poi, un vago sorriso, difficilmente interpretabile. «Per tua informazione, e per esser chiari, scopo ogni giorno, spesso anche più volte al giorno, dall’età di vent’anni. Circa.» In quel momento Lana fu davvero tentata di fare un giro sotto il tavolo, per verificare la condizione di Mark. Trovò nuovamente l’idea ridicola, bollandola come adolescenziale. Eppure, irresistibile. Distolse lo sguardo e rimase in attesa. Le parole di Mark non la incuriosivano più, ora la eccitavano. Mark non aveva smesso di fissarla, di certo consapevole del coinvolgimento di Lana, a giudicare da quanto faticasse a nasconderlo.

«Sono anorgasmico. Di tipo secondario e generalizzato, masturbatorio e coitale» disse Mark poco dopo. Il suo tono tradiva la consapevolezza di non avere la speranza di essere capito al primo colpo. Senza un’adeguata spiegazione, per lo meno. «Non riesco a raggiungere l’orgasmo.» aggiunse, col favore del dono di sintesi. Lana sentì sopraggiungere una leggera vampata di calore alla testa, e la trovò tanto piacevole quanto inaspettata, e tanto inebriante quanto inusuale.

«Beh, Sig. Sheperd,» disse Lana lentamente, protraendosi verso il tavolo ancor più di quanto fatto in precedenza, e inarcando nuovamente la schiena. «Ora hai tutta la mia attenzione.» Aveva ripreso ad accarezzarsi la gamba accavallata, ma questa volta la sua mano si spinse oltre, scivolando verso la coscia, fino all’inizio dei leggeri shorts bianchi. Da lì, verso l’interno, nel punto d’incrocio delle gambe. Aveva il battito leggermente accelerato, intuendo che quello che stava per udire da Mark, le parole che avrebbe adoperato, non avrebbero costituito la solita storia di un miliardario annoiato.

Mark temporeggiò qualche secondo. Sorseggiò un po’ di vino, portandosi subito dopo il tovagliolo alla bocca, per poi riporlo ben piegato sul tavolo. Aveva conquistato l’interesse di Lana, ostentando, con i suoi tempi dilatati e le sue pause, quanto si stesse godendo quel momento. Gli occhi azzurrini fessurati, i lunghi capelli lisci, immobili, nerissimi e lucenti, la bocca carnosa e proporzionata, leggermente schiusa, tutto quello che rendeva Lana così incredibilmente sensuale era puntato su di lui, con estrema attenzione e in trepidante attesa. Probabilmente essere osservato in maniera così penetrante, da una donna di una bellezza così fuori dal comune come Lana, avrebbe portato la maggior parte degli uomini a perdere il controllo, e a non potersi trattenere. Ma per Mark era diverso, sembrava condannato a non essere come la maggior parte degli uomini.

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Giuseppe D'innocenzo
Nato in Puglia alla fine degli anni Settanta, inizia a scrivere racconti in tenera età per emulazione di suo fratello maggiore, salvo abbandonare ben presto l’idea per manifesta inferiorità.

Gli piace pensare di esser riuscito a recuperare anche attraverso un lungo percorso di studi umanistici prima, ed economico sociali poi, che lo conduce, per caso o per fortuna, a guadagnarsi da vivere attraverso la libera professione di art director. Si trasferisce in Lombardia poco più che ventenne, dove vive tuttora con sua moglie ed il suo cane.

È appassionato di cinema, musica e fotografia, e varie altre occupazioni minori che non gli consentono di focalizzare le sue attenzioni verso un interesse univoco. Poco male. Scrivere il suo primo romanzo è l’ultima ossessione a chiusura del cerchio o forse, per caso, o con una buona dose di fortuna, l’inizio di una lunga serie.
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