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Tutto, tranne l’amore

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Se io vi chiedessi: “che cos’è l’amore?”, voi vi affrettereste a cercare una risposta… ebbene placate i vostri animi perché non è ancora tempo di risposte, ma fate bene attenzione a quello che leggerete nel mio libro perché potrei rifarvi la stessa domanda in qualsiasi momento. Sa di compito in classe, vero? Ma no! Sono solo convinta che ognuno di voi nella vita, almeno una volta, se non forse di più, si sia posto questa domanda!
Anch’io un mucchio di volte. Poi però ho scoperto l’amore, quello vero, quello raccontato nelle leggende mitologiche, nei romanzi d’autore, nei film strappalacrime, nelle parole di una canzone… come? Attraverso le pagine ingiallite di un diario nascosto nel tempo, di lettere d’amore che narrano la storia di tramonti colorati, di corse a perdifiato in riva al mare,
di momenti magici inaspettati, di due cuori abbracciati, di mani che lentamente si intrecciano le une alle altre, di sguardi senza tempo uniti per l’eternità.

Perché ho scritto questo libro?

Perché ho scritto questo libro? Onestamente è una domanda che non mi sono mai posta prima. Scrivo per il piacere di farlo, perché amo dare vita ai miei pensieri , perché scrivere mi fa stare bene. Perché quando scrivo la mia testa vola, va per farfalle, perdendosi nelle fantasie, perché perdersi è il solo modo per ritrovare la meraviglia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione parte prima

Scrivere un libro è davvero un’impresa ardua!

Non che fossi convinta del contrario, però pensavo fosse un po’ più semplice.

Eppure per alcuni scrittori è così facile…

Proviamoci lo stesso.

Non so quante volte ho scritto e riscritto questa pagina, per trovare la frase giusta con cui iniziare, per trovare la parola chiave capace di catturare l’attenzione dei lettori.

Solo adesso, volgo lo sguardo al cestino (una montagna di carta lo ricopre interamente), dicevo solo adesso mi rendo conto che tutto questo accanimento alla ricerca della frase giusta, della parola miracolosa, non serve.

Quello che realmente conta, è lasciare che sia il proprio cuore a parlare. Perché non c’è voce più bella, voce più vera che quella dei sentimenti, delle emozioni, o in una parola sola dell’amore.

Continua a leggere

Continua a leggere

Così ho deciso che sarà lui il mio maestro, sarà lui a guidare la mia mano in queste pagine bianche, attraverso lo scorrere del tempo, il fluire delle ore, pagine che mi auguro alla fine di questo cammino che con voi percorrerò, siano tinteggiate d’amore, di speranza, di vita vera.

Introduzione parte seconda.

Questa storia appartiene a tutti coloro che nella propria vita, hanno creduto all’esistenza dell’amore vero, quello con la A maiuscola, quello che si dice si incontri solo una volta nella vita, quello di cui si lascia traccia nelle bianche pagine di un diario, pagine che il tempo ingiallirà, ma che manterranno sempre vive le emozioni di un sentimento travagliato, ostinato, confuso, di un sentimento che ci porta alla ricerca della persona giusta, quella con cui condividere l’intera esistenza, quella a cui dedicarsi anima e corpo, annientando la propria personalità, ignari che l’unica, vera, grande storia d’amore che valga la pena di essere vissuta, è quella con se stessi!

Catullo (Poesie)

tacesse, m’avrebbe dimenticato,

sarebbe guarita, invece sbraita e m’insulta: 

non solo ricorda, ma cosa ben più grave è furente.

Brucia d’amore, per questo parla.

Primo capitolo

Se io vi chiedessi: ”che cos’è l’amore?”, voi vi affrettereste a cercare una risposta…ebbene placate i vostri animi perché non è ancora tempo di risposte, ma fate bene attenzione a quello che leggerete nelle prossime pagine perché potrei rifarvi la stessa domanda in qualsiasi momento. Sa di compito in classe, vero? Ma no! Sono solo convinta che ognuno di voi nella vita, almeno una volta, se non forse di più, si sia posto questa domanda!

Anch’io un mucchio di volte. Poi però ho scoperto l’amore, quello vero, quello raccontato nelle leggende mitologiche, nei romanzi d’autore, nei film strappalacrime, nelle parole di una canzone…come?

Venite con me…

… Lunghi, soffici ondulati capelli castano chiaro quasi biondi, intensi occhi verdi, figura snella, curata, e un dolce immenso sorriso, Elisa.

Una ragazza semplice, cresciuta in una città allora troppo piccola per essere definita tale!

Ora voi vorreste conoscere il luogo o meglio ancora il nome delle città in cui ho deciso di ambientare il mio romanzo…… spero di non deludervi perché in verità non ho scelto nessun luogo in particolare, poiché credo che qualunque posto quando ci sono di mezzo i sentimenti possa diventare il più bello che ci sia. Lascio a voi la scelta di ambientare il mio romanzo nel luogo magari a voi più caro o in quello che più vi piace.

……..Piccola per i pregiudizi dietro cui la gente si nascondeva, piccola per quei principi che oggi chiaramente sono considerati da bigotti. Li c’era lei. Bella, solare, entusiasta della vita e del mondo, li tra tutta quella gente una ragazza diventata donna, una donna che aveva donato tutta se stessa all’amore, che credeva nel destino, una donna che ha saputo amare!

Lei, con la sua famiglia, suo fratello da poco ventenne, le sue due sorelle una ancora molto piccola di soli nove anni, e l’altra diciottenne, e i suoi genitori, chiusi, ottusi, come poteva essere la gente nel 1966, ma li si può biasimare per questo?

Io direi proprio di no. Considerato che noi, non siamo poi così tanto migliori di loro, vista l’era evoluta in cui viviamo.

Dicevo… si… una famiglia che viveva di poco, accontentandosi con molto meno di quanto in realtà oggi serva a noi.

Suo padre era un’impiegato comunale e sua madre casalinga ma anche un’ottima sarta, tanto che in molti le portavano abiti e camicie da cucire o semplicemente da riparare.

Elisa, suo fratello, le sue sorelle, lei la più sognatrice, la più romantica, lei con le sue tante folli idee per la testa.

Aveva appena 16 anni quando l’amore ha bussato alla porta del suo cuore. Un cuore impreparato, incredulo, un cuore che ha saputo dargli ospitalità, un anima che per la prima volta assaporava il piacere di un dolce tormento.

Era una bellissima mattina di inizio giugno. Il sole alto e forte, picchiava sulla strada  incandescente. La gente affollava le spiagge, alla ricerca di un oasi capace di donare quella frescura che, in giornate così afose, era difficile trovare.

Quella domenica mattina Elisa, come tutte le domeniche, era andata a messa con la prima delle sorelle: Benedetta.

Alla fine della Santa messa, lei e sua sorella avevano avuto il permesso per fare una passeggiata sul lungo mare. Inutile descrivervi la loro gioia per questa che, a tutti gli effetti, si potrebbe definire in gergo militare, libera uscita.

Il sole accarezzava il suo candido viso, la brezza marina,  avvolgeva con dolce melodia ogni centimetro del suo corpo.

Non c’era uomo che restasse indifferente di fronte a tanto incanto.

-Ahi!-

-Che c’è Elisa?- chiese sua sorella, allarmandosi quasi subito per quel piccolo fremito di dolore. Le era molto legata, per questo, non avrebbe mai permesso a niente e a nessuno di farla soffrire.

-Ma non saprei, mi è entrato qualcosa nell’occhio-

-Fammi vedere. Si ma, se lo tieni chiuso non penso di poter vedere molto!-

-Ma non riesco ad aprirlo!-

-Dai! Non esagerare! Vediamo un po’. Non c’è nulla. Prendi il fazzoletto-

Elisa tirò fuori il fazzoletto dalla tasca della sua gonna, e in un attimo quel breve e lieve fastidio svanì con la stessa identica velocità con cui si era presentato turbando la piacevole passeggiata. Ripose il fazzoletto in tasca, o almeno credeva di averlo fatto, perché in realtà cadde per terra.

-Signorina, Signorina si fermi, vi è caduto questo, credo che sia vostro-

-All’improvviso, non ti ricordi più il mio nome, o il sole ti ha paralizzato il cervello Luca?-

-Se sapevo, Elisa, che non avrei avuto neanche un grazie in cambio, non lo avrei mai raccolto-

-Grazie Luca-

-Mamma mia, che grazie forzato!-

-Luca si può sapere cosa vuoi?- chiese Benedetta, seccata dalla presenza di un ragazzo che nel quartiere in cui erano cresciute, era conosciuto come un casanova che ci provava con tutte le ragazze.

-Nulla, solo parlare un po’ con voi!-

-Magari le altre ragazze non sanno cosa voglia dire buon gusto, noi invece sì!-

-E’ questo che vuol dire, Benedetta?-

-Vuol dire, che ti secca perché tutte le ragazze ti corrono dietro ma noi no.-

Anche Elisa cominciò ad infastidirsi:-Luca ciao, cammina un po’ per i fatti tuoi!-

Benedetta, che era di sicuro tra le due la meno transigente, rispose con impeto: -Grazie per il fazzoletto, e ora se non ti dispiace vorremmo continuare la nostra passeggiata!-. Così dicendo, afferrò Elisa per il braccio e la trascinò via.

Luca ed Elisa, due persone cresciute nelle strade di un piccolo quartiere di periferia in cui tutti sapevano tutto di tutti, due persone che ignoravano che presto le loro vite si sarebbero intrecciate in un poetico abbraccio.

Il pomeriggio seguente Elisa, si recò come faceva sempre, al convento, dove seguiva oltre alle consuete lezioni di italiano, matematica, storia, geografia e altre, le lezioni  di ricamo. Le vacanze estive erano ormai alle porte, e anche se ad Elisa piaceva molto studiare e ricamare, era felice che mancassero pochi giorni al termine delle lezioni, le suore non le piacevano molto, diceva che erano troppo fiscali, troppo severe,  e tanto, tanto noiose, ma purtroppo le toccava andarci, poiché sua madre aveva voluto che le  sue figlie potessero a differenza di lei, che aveva conseguito solo la licenza elementare, proseguire negli studi, acculturarsi per essere capaci di fronteggiare ogni situazione e sapersi rapportare con la gente che avrebbero incontrato lungo il loro cammino. Non avrebbe mai premesso a nessuno di deridere le sue bambine o di prendersi gioco di loro per mancanza di cultura. Anche per questo, lei era solita leggere molto, la lettura le permetteva non solo di tenere a mente le poche nozioni apprese durante gli anni di scuola elementare, ma anche e a questo lei teneva in particolar modo, di parlare un italiano corretto.

Quel pomeriggio per Elisa, però, qualcosa sarebbe cambiato, qualcosa di imprevedibile, inatteso.

-Elisa, ti sembra un ricamo fatto come si deve questo? Io vedo solo un mucchio di fili ammassati qua e la. Forza, voglio che tu lo rifaccia interamente!-

A quelle parole Elisa sentì venirsi meno. Rifare interamente quel ricamo, voleva dire, trattenersi almeno un’ora di più dopo l’orario d’uscita. E se fosse arrivata tardi a casa, suo padre non avrebbe creduto alla storia della suora. Farneticando ansiosamente, si mise velocemente a ricamare sperando di recuperare tempo.

La campanella suonò precisa, ed Elisa a quel suono stridulo, balzò dalla sedia affrettandosi ancora di più a concludere il suo lavoro.

Intanto fuori….

Indovinate chi c’era?

-Mi scusi, lei conosce una certa Elisa?-

-Elisa e basta? Ci sono tante Elisa da noi-

-Ha lunghi capelli castani e…..-

-Si ho capito, è ancora dentro, deve terminare un lavoro-

-Grazie-

Luca, ormai deciso a far breccia nel cuore della giovane Elisa, o a strapparle se non altro almeno un sorriso, pensò di aspettare. Lei era diversa da tutte le altre, e cosa che ancor più lo intrigava era la sua resistenza, il fatto che a differenza delle altre ragazze corteggiate, lei si mostrasse una preda piuttosto dura da catturare.

Intanto Elisa, in meno di venti minuti dal suono della campanella, terminò il suo lavoro. Lo porse a suor Matilda, e incrociò le dita sperando che tutto andasse bene.

-Va bene puoi andare, ma la prossima volta mettici più attenzione-

-Grazie-

Corse via come una furia .

-Benedetta ragazza ma perché corri così!-

Purtroppo però, della meravigliosa giornata precedente, non c’era che un bellissimo ricordo. Il cielo era ricoperto da un intenso strato di nuvole grigie, il vento soffiava più forte, e le prime goccioline di pioggia iniziavano a bagnare la strada. La gente affrettava il passo, sperando di riuscire a rincasare prima del temporale che di lì a poco si sarebbe scatenato.  Elisa fece altrettanto, se non che, ad un certo punto, sentì due mani posarsi sui suoi occhi.

-Indovina chi sono?-

-Luca! Ma che ci fai qui?–

-E’ questo il modo di accogliere un amico che ti viene a trovare?-

Un attimo, e i loro sguardi si incrociarono in un turbinio di scintillanti emozioni, era come se il mondo ad un tratto tutt’intorno tacesse, persi l’uno nello sguardo dell’altra. Elisa sentì improvvisamente il battito del suo cuore farsi sempre più insistente, il peso del suo esile corpo, cedere sulle gambe tremoli. Non era riuscita a dire altro, era come se all’improvviso le mancassero le parole. E lui? Lui non si trovava di certo in una posizione migliore. Tante volte si era trovato alle prese con una bella ragazza, lui il latin lover, lo sciupafemmine come lo chiamavano nel gruppo, ma con lei, con quella figura di donna che immobile scrutava ogni impercettibile movimento del suo viso, non riusciva a dire neanche una parola.  Eppure si erano trovati tante volte l’uno di fronte all’altra, erano cresciuti insieme, si conoscevano da quando erano bambini. Ma questa volta era diverso. Era come se si fossero incontrati per la prima volta, era come se in realtà si stessero conoscendo in quel preciso istante.

Rimasero fermi, in silenzio, a guardarsi, nessuno dei due sapeva cosa dire, cosa fare per sciogliere l’imbarazzo, poi i rintocchi della campana dell’oratorio bruscamente riportarono Elisa alla realtà, da quel meraviglioso groviglio di impensabili emozioni, assaporato per troppo poco tempo.

-Oh mio Dio! Sono le sette, è tardissimo! Devo correre subito a casa, altrimenti mio padre è la volta buona che mi ammazza!-

-Io ho la lambretta, e se vuoi posso accompagnarti-.

-Io sulla lambretta con te?!  Ma come ti viene in mente! E poi sai come mi bagnerei, sta per piovere!-.

-Allora tanti auguri con tuo padre!-

Elisa non sapeva assolutamente decidersi, ma poi il pensiero di suo padre, la paura del rimprovero e di qualche sonoro ceffone, decisero al posto suo. Così disse: -Va bene, ma solo fino al parco comunale, da lì sono vicina-.

Salirono sulla lambretta e partirono alla volta di casa di lei. Per fortuna sembrava che il tempo, si fosse mosso a compassione e avesse atteso a sfogar la sua ira, giusto il tempo di permettere ai due giovani di mettersi al riparo.

-Cos’è hai paura che qualcuno ci veda?-

-Che mi vedano con te sì, non voglio rovinarmi la reputazione!-

-Quanto sei esagerata!-

-Piuttosto, pensa a guidare, voglio tornare a casa mia sana e salva!-

-E ti conviene, con tuo padre che ti aspetta? Scherzavo! Come siamo permalose!-

Proseguirono in silenzio, ma Elisa si sentiva stranamente diversa. La compagnia di Luca in realtà, non le dispiaceva affatto. Si chiedeva come mai questa volta sembrasse tutto così tremendamente, spaventosamente diverso. Aveva addirittura paura di incrociare il suo sguardo nello specchietto laterale. Si sentiva imbarazzata e a disagio, ancor più quando si accorse di avere le sue braccia intorno al bacino di lui strette e ben serrate per paura di cadere. Avrebbe voluto mollare la presa, ma un po’ per paura, e soprattutto per quella strana e piacevole emozione che le percorreva il corpo non lo fece. Il vento li accarezzava dolcemente. Elisa sentiva inebriante il profumo dei capelli di lui sfiorarle il viso. Chiuse gli occhi. Non avrebbe voluto dimenticare nulla di quel momento, voleva che rimanesse tutto impresso nella sua mente il più a lungo possibile.

Arrivarono al parco.

-Grazie per il passaggio-

-Aspetta un momento-

-Luca è tardissimo!-

-Solo un attimo.-

Raccolte tutte le sue forze, fatto molto insolito per uno che delle donne faceva il suo pane quotidiano, la sua unica ragione di vita, disse: -Ci vediamo domani?-

-Sei impazzito o cosa?-

-Perché dovrei essere impazzito!  Tu mi piaci….-

Ma prima che potesse dire altro, Elisa lo interuppe: -E tu pretendi che io ti creda? Tu che hai spezzato il cuore di non so quante ragazze…-

-Ma che c’entra! Non erano te.-

-Questa poi! Ciao Luca!-

Elisa corse via, con una gioia nel cuore così intensa, che aveva paura che tutto il vicinato la sentisse. Possibile che Luca le aveva detto quelle parole? Possibile che quel ragazzo così tanto corteggiato, si stesse interessando a lei? Con mille interrogativi che affollavano la sua mente, percorse frettolosamente il tratto di strada verso casa sua, sotto lo sguardo ormai innamorato di Luca.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Giacoma Minafra
L'opera più difficile della mia vita: "la mia biografia!". Mi chiamo Minafra Giacoma, ma tutti mi conoscono come Mina. Vivo con la mia famiglia a Terlizzi, un piccolo comune della provincia di Bari conosciuto soprattutto per i suoi fiori con cui sovente è stato addobbato il palco dell'Arison in occassione del Festival di Sanremo. Laureata a pieno voti in Scienze pedagogiche, ho sempre coltivato la passione per la scrittura in tutte le sue molteplici forme. L'ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, sono stata Direttrice del Giornale scolastico.
Se qualcuno mi chiedesse cosa porterei sempre con me, senza alcuna esitazione gli risponderei un foglio e una penna, in quanto amo il profumo della carta, il suono che la penna produce quando scivola su di essa, perchè scrivere per me ha il valore di un viaggio senza fine.
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