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Un tè coi pinguini e altre cose che non credevo possibili

Un tè coi pinguini e altre cose che non credevo possibili
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Consegna prevista Luglio 2023
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Sofia è una donna tranquilla che vive una vita ordinaria con il marito e i due figli.
Una mattina di marzo, però, Giacomo ha un incidente e Sofia si ritrova a dover gestire la loro nuova vita a tre: sa di dover cercare un lavoro migliore, magari cambiare casa, chiedere aiuto ai suoi genitori, ma non riesce.
A inizio giugno, invece, mentre la madre le dà della pazza, prenota un bungalow in un campeggio in Sardegna.
Così, tra la pineta e il blu del mare, con i profumi della pizza d’asporto e le telefonate dei suoi migliori amici, Sofia e i bambini ritrovano un certo equilibrio. Questo almeno fino a che non incontreranno una persona che Sofia non avrebbe mai pensato di trovare in un campeggio, figurarsi nel suo.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea mi è venuta un pomeriggio, quando per un momento ho pensato “E se mio marito non tornasse da lavoro? Cosa farei io?”. Non volendomi dare una risposta troppo triste ho immaginato che magari avrei fatto la vacanza al mare più lunga della mia vita, per staccare da tutto e tutti. Da quel pensiero è poi partita la fantasia e ho iniziato ad aggiungere elementi come il mitico Dj Rudy che incarna il personaggio famoso che ognuno di noi sogna di incontrare almeno una volta nella vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Dopo aver fatto colazione con l’acqua e caffè del bar, il traghetto ha attraccato nel Golfo degli Aranci e noi, una volta sbarcati, abbiamo preso la statale 131 direzione Cagliari, che stiamo percorrendo diligenti.

Dopo aver mangiato qualche Tuc e macinato altri trenta chilometri, il cielo inizia ad aprirsi e si inizia a vedere qualche raggio di sole. Arrivati al campeggio La Pineta facciamo il check in e, con un carrettino, portiamo i bagagli fino al bungalow Ibisco 144, mentre qualche sporadica goccia di pioggia continua a mantenere i vialetti umidi.
L’esterno del bungalow è color gelato al pistacchio (quello vero, non quello con gli aromi artificiali e i coloranti chimici), incorniciato da una verandina in legno scuro. Dentro è piccolo ma ha tutto: c’è una piccola tv nella zona cucina, una stanza con due lettini a destra, vicino al bagno, e una stanza matrimoniale a sinistra.
Mentre i bambini trafficano già con la sabbia intorno alla veranda, io recupero una casseruola per il riso alla pescatora Knorr che, come dicevo, non è il massimo, ma serve ad entrare nell’atmosfera marittima. Mentre giro il riso, chiama Mag: «Siete arrivati?»

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«Sì, siamo già al bungalow.»

«Com’è il tempo?»

«Pioviggina.»

«Come stai?»

«Il peggio del viaggio è passato. Anche se stavo valutando, per il ritorno, di vendere la macchina e tornare in aereo.»

«Vorrei riuscire anche io ad essere così ironica rispetto alla vita, invece ho solo istinti omicidi. Soprattutto con Piero!»

Mi scappa da ridere. Lei non sa cosa dire, così la rassicuro: «Non ti preoccupare, conosco tuo marito, avrei istinti omicidi anch’io penso, o almeno me ne andrei.»

«Sai che non posso… Sofi… ti manca ancora tanto Giacomo?»

«Solo quando mi viene in mente… Mag?»

«Si?»

«E se non riuscissi a trovare lavoro?»

«Prima o poi lo troverai e, nel frattempo, ci sono sempre i tuoi. Lo so che non sopporti si intromettano, ma sono comunque una risorsa, non come i miei!»

«Già, speriamo non serva però!»

«Vedrai che non servirà.»

Dopo pranzo e dopo esserci riposati un po’, il tempo è migliorato tanto che ora il sole splende. Così ci mettiamo i costumi, i bimbi prendono maschera e canotto e io asciugamani, crema solare e un libro della Flagg (Hamburger & Miracoli sulle Rive di Shell Beach), una lettura leggera ma non troppo, con un’ambientazione a tema per non farmi mancare niente!

Ci sistemiamo sotto il nostro ombrellone, lascio tutto su una delle due sdraio e respiro l’aria salina che si solleva dalla riva.

«Mamma, come sto?»

«Viola, la maschera si mette al contrario. Vieni qui…»

«Mamma, perché sei l’unica ad avere il costume intero?» chiede intanto, in effetti, intorno a noi, perfino il gruppetto di tre signorotte ultrasettantenni è in due pezzi.

«Sto più comoda quando nuoto.» mento, più che altro non voglio mostrare la mia pancia vittima di due gravidanze.

Li accompagno in acqua, al primo passo la temperatura dei miei piedi scendere e in quel momento il mare è come se si insinuasse dentro di me e riempisse gli spazi vuoti che si sono creati nel tempo, adesso è lì placido che brilla, chiudo gli occhi ed è ancora davanti a me e questo mi basta per stare meglio.

Tornata sotto l’ombrellone la luce arancio colora le pagine del libro, arrivano delle voci alle mie spalle, mi giro, una coppia con due bambini piccoli si inoltra dentro il bosco di ombrelloni: lui tiene sulle spalle il maschietto più grande, lei tiene per mano il piccolo che ha appena iniziato a camminare e viaggia trallante. Sono bellissimi. Un alone di tristezza mi pervade e non riesco a trattenere le lacrime che sfociano in singhiozzi sordi.

«Mamma?» Enea scuote i capelli come fosse un cagnolino, alcune gocce bagnano il libro, «Mamma? Ma stai piangendo?»

«No, è che mi è andata della sabbia negli occhi… »

«Mi tagli l’etichetta del costume? Mi dà fastidio!»

«E come faccio tesoro scusa? Non ho mica delle forbici.»

«Non lo so. La strappi?»

«Resisti, la taglieremo dopo ok?»

«Papà aveva sempre un coltellino dietro.»

«Già, imparerò a portarmi qualcosa anch’io, tipo… un tagliaunghie magari.»

«Un tagliaunghie?» il suo tono è schifato, gli faccio cenno di tornarsene in acqua.

Al ritorno dalla spiaggia sono stanca, troppo stanca per preparare la cena, così porto i bambini al ristorante La Ghiandaia, al centro del campeggio. Una struttura molto ampia, aperta, con un tetto a cappello di riso, ma ricoperto con delle canne di bambù sottili e dorate.

Ci sediamo appena fuori dal “cappello” e ordiniamo una cena gourmet: hamburger e patatine per i bambini, mentre io prendo del salmone alla griglia con riso thai. Il salmone non è male ma spero tanto che i bambini avanzino le patatine, sono proprio buone.

Le patatine non avanzano, così vado a pagare e torniamo al bungalow passando per il vialetto principale. Qui incrociamo un gruppetto di ragazzi dell’animazione che ci propongono di unirci alla serata a tema karaoke, in lontananza si sente una canzone dei Queen, una delle preferite di Giacomo, Viola si incupisce un po’: «Mi manca papà.» così declino l’invito degli animatori.

«Anche a me manca, tantissimo.» risponde Enea, mentre il gruppo di ragazzi si allontana.

«A lui piaceva questa canzone. Vero mamma?» Viola si accoccola sul mio braccio.

«Sì è vero, anche se non credo che si sarebbe messo a cantare al karaoke!» ci scappa una risatina, poi li abbraccio uno per lato e li stringo a me mentre camminiamo.

«Mamma come mai non siamo mai venuti in campeggio prima?» mi chiede Enea mentre sbandiamo nel brecciolino del viale ancorati l’uno all’altra.

«Diciamo che papà preferiva ecco… sistemazioni più comode. E poi non sopportava l’animazione. Per cui a parte un paio di volte in cui eravate molto piccoli, siamo sempre andati in case in affitto.»

«Quindi non gli sarebbe piaciuto il campeggio…» conclude serio, ha visto il mio bluff.

«Forse qui gli sarebbe piaciuto. A me piace.» la voce Viola è speranzosa.

«Sì, magari qui gli sarebbe piaciuto. Anche a me piace tesoro.»

Enea, il più sensibile ed introverso tra i due, nella notte si sveglia di soprassalto, col fiatone. Dice che gli è successo ogni tanto, in questi ultimi mesi, io mi rendo conto di non essermene mai accorta, sarà colpa delle pastiglie per l’insonnia. Lo abbraccio e lo tengo stretto a me come quando era piccolo, si riaddormenta. Io rimango ancora un po’ sveglia a pensare.

In questi ultimi mesi le giornate sono passate quiete, senza litigi o rimproveri, il che non è per forza un male, però mi rendo conto di non essere me stessa. Ma mi chiedo: quella ero davvero io? Perché la maternità, così come anche il matrimonio, mi hanno di certo cambiata… e mi rendo conto che con Enea sono stata una mamma diversa che per Viola. Forse perché hanno caratteri diversi, forse perché uno risponde di più al tipo di figlio che pensavo avere… e l’altro meno? Ma alla fine cedo, mi addormento, anche i miei i sogni sono leggermente agitati, come la brezza che rinfresca la fine di questa prima giornata sarda ed entra a tratti dalle zanzariere scure.

Quando mi risveglio, la mattina è tersa e già calda. Subito dopo colazione siamo già sulla strada per il mare. Qualche ritardatario filo d’aria sposta il miscuglio di terra e polvere prodotto dal ciabattare svogliato dei villeggianti. In spiaggia i bambini si tuffano e si schizzano nell’acqua cristallina, scavano buche e mi fanno sparire ginocchia e piedi sotto la sabbia. Mi convincono a fare un bagno, però non sono brava a nuotare e quindi rimango in piedi increspando con le braccia l’acqua intorno a me, osservandone le variazioni di colore. Giacomo mi diceva che ero proprio imbranata a nuotare e che in caso di necessità sarebbe stato meglio non propormi per un salvataggio. Non l’ho mai preso come un’affermazione dispregiativa, ci ridevo su, ma potrei essermi sbagliata. Non credo mi serva capire se era in buona fede oppure no, certo però che sono arrabbiata. Con lui, magari poteva guidare più piano, oppure in modo più accurato. O anche solo scegliere un cavolo di lavoro da un’altra parte. Enea si tuffa per guardare il fondo e il peso delle sue gambe provoca un piccolo tsunami che mi lava la faccia. Assaporo il sale in bocca e li avviso che torno alla sdraio per asciugarmi, ma loro mi tirano indietro e giochiamo ancora un po’.
Quando torniamo al bungalow siamo carichi come cammelli di asciugamani bagnati, secchielli, palette penzolanti e materassino mezzo sgonfio. I piccoli piedi che mi precedono lasciano impronte costellate da minuscole goccioline che raggrumano la sabbia, come stelle di una strana nebulosa minerale. Perché non mi sono mai trasferita al mare? Perché non ho mai provato a portare la mia vita vicino al mare prima di diventare la moglie di Giacomo?

La sera, forse per una punizione divina per non essere andata al quiz a premi, passo un’intera notte insonne come non mi capitava da tempo, nonostante abbia preso la pastiglia per dormire. In questi casi la mente va proprio per conto suo e sembra impossibile fermarla. E non è che ho pensieri brutti per forza o che sono in ansia, va solo a mille e non si ferma. A volte faccio dei respiri profondi, che però mi agitano più che tranquillizzarmi; pensare di poter decidere se e come respirare (un atto così necessario alla vita) mi destabilizza, voi fermereste il battito del vostro cuore se poteste farlo? Io no, non si sa mai!
Così mi concentro sulle sensazioni del mio corpo, come consigliava un guru della meditazione in un podcast. Il materasso è troppo duro sotto i talloni, le gambe bruciano un po’ per il sole, ho caldo alle mani, il cuscino è troppo molle e ho una pellicina che tira sulle labbra. Infine una fastidiosa tensione alla testa e un ronzio alle orecchie come quando torni da un concerto. Calamari fritti. Perchè mi sono venuti in mente i calamari fritti? Provo a seguire il ronzio alle orecchie sperando smetta. “Se pensi che si faccia così.” questa frase parte a caso, come fosse qualcun altro ad averla detta, come se l’avessi sentita. Forse sono pazza. Ora mi prude il naso. Niente c’è troppo rumore nella mia testa e nelle mie orecchie, devo smettere di pensare, metto su un audiolibro magari. Ne avevo cominciato uno tempo fa, ma non l’ho finito, torno un pochino indietro rispetto a dove l’avevo lasciato:

«Questa ingenua è venuta qui, dopo tre figli e zero anni di esperienza, a chiedere un lavoro! Ahahahah!»

Spengo, forse per questo dialogo lo avevo interrotto. Ora mi è venuto anche il nervoso. Magari metto un film, serve però qualcosa che abbia un sottofondo che non mi faccia prendere un colpo nel caso mi addormentassi.

Magari… Una Vita a Forma di Me, sì, mi era tanto piaciuto. Devo comprare una pompetta per gonfiare il materassino, me lo segno se no me lo dimentico. La Aniston non invecchia mai, pazzesco.

Verso circa metà film, credo, finalmente mi addormento.

La mattina però ho la testa in panne e per prima cosa sbotto contro Viola che non lascia il bagno libero: «Dai che devo andare in bagno! Ma è possibile che ci metti così tanto? Che stai facendo? Ci metti sempre troppo tempo, che problemi hai?» appena finito di pronunciare la frase faccio ammenda, poi mi metto sulle scalette scricchiolanti della veranda ad aspettare che finisca e, mentre Enea sta facendo una pista per biglie sulla sabbia, mando un vocale a Mag:

  • Mag… mi sono infuriata con Viola  perché non faceva cacca abbastanza in fretta, sono una pessima madre! –

Lei mi risponde quasi subito:

Ma che dici, non è che adesso  perché hanno subito un lutto non puoi più sbottare, vai tranquilla. Ma ti sta venendo il ciclo?  Perché a me manca poco…

Guardo veloce il calendario, in effetti mancano un paio di giorni… questo certo non aiuta e questo lei lo sa.

Con Mag ci conosciamo ormai da una vita, è una persona semplice e pacata, tranne quando si arrabbia col marito. Ha il vantaggio di essere magra naturalmente, anche i suoi capelli sono sempre naturalmente ordinati, marroni e lucidi e di un bel riccio accattivante. Ma lei non fa un vanto di queste fortune, rimane umile. Ci unisce in particolare l’essere al di fuori dagli standard della moda e i pochi soldi sul conto in banca. È stata spesso una valvola di sfogo nei miei momenti bui, e io per lei, «Hey, ciao!», mi distrae una voce dall’alto, oddio i testimoni dell’animazione sono tornati!

«Ciao.» dico sulla fiducia, alzando gli occhi dal punto davanti a me in cui mi ero imbambolata. Scopro che è il ragazzino di ieri, pel di carota, ed è su una bici con una biondina.

«Se vi state annoiando stiamo organizzando una partita di pallavolo per i ragazzi in spiaggia!»

«E un po’ di acquagym per i più grandi!» chioccia la biondina aggrappata alle spalle di pel di carota.

«Non penso…» inizio a dire, ma la biondina mi interrompe: «L’aspetto vicino alla zona dei pedalò!»

«Non credo mi unirò.» mi rivolgo al ragazzo, almeno lui pare ascoltarmi.

«Immagino debba badare ai ragazzi, però sta sera se vuole facciamo una serata di cabaret! È adatto anche a loro.» cerca di convincere Enea con il solo potere dello sguardo.

«Ci penserò…» cerco di concludere poco convinta.

«Ah, comunque io sono Arturo.» mi dice lanciandosi verso di me con la mano trepidante e la biondina dondolante dietro.

«Sofia.»

«Sofia.»

«Sì esatto.»

«Ci vediamo Sofia.» e così scappa via con la biondina che si stringe d’istinto a lui, per evitare di cadere.

Passa qualche giorno tranquillo in cui iniziamo ad avere un nostro ritmo a tre, finché arriva sabato e anche la pioggia, per cui rimaniamo nel bungalow. All’ora di pranzo mi preparo a cucinare, faccio un giro in tv per trovare qualcosa da guardare in sottofondo. Lascio Jumanji, Viola si mette a guardarlo con me, Enea è in camera al telefono con i nonni. Mi incanto un’attimo sullo schermo in movimento, non è il mio film preferito, però il fatto di guardarlo ora senza avere paura mi rassicura, una volta invece agitava le mie notti. Poi adoro i due attori protagonisti, Robin Williams in particolare, ma anche Bonnie Hunt che ha sempre avuto un viso familiare, rassicurante: magari mi ricorda la mia vera mamma? Ho fantasticato cose del genere durante l’adolescenza. Poi mi sono rassegnata: sono troppo simile a mia madre, fisicamente parlando.
Fa freddino, fuori le gocce di pioggia cadono stanche, mentre dentro i vetri si stanno appannando sotto il getto di vapore delle pentole, il loro tepore è piacevole, il televisore è illuminato da una scena divertente, Viola ride: questo è un momento perfetto. C’è una pace che temo non avrò una volta a casa. Come potrei mai ricrearla?

Giro le zucchine che si stanno stufando, a Giacomo non piacevano; ma a questo punto Enea ci raggiunge e mi distraggo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Lisa Lardon
Lisa vive e lavora vicino a Torino, in una valle circondata dalle montagne. Quando riesce a dormire, sogna il mare.
Si è laureata in cinema e televisione all'Università degli studi di Torino e ha studiato regia e sceneggiatura alla Scuola Holden. Tra le sue passioni la pittura ad acquarello, la natura (anche se non ha un vero e proprio pollice verde), la cucina, in particolare la pasticceria.
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