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Un cuore colmo di speranza

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Consegna prevista Gennaio 2025
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“La verità è che non so di preciso cosa spinga due persone a stare insieme, né tanto meno cosa le spinga a lasciarsi dopo aver condiviso così tanti anni e così tante cose insieme. Ma più vado avanti e più mi rendo conto di quanto sia difficile per me, andare avanti senza riuscire a non guardarmi indietro. Ed è proprio quest’àncora con il passato che mi rende così triste e vulnerabile. Ogni piccola, piccolissima cosa mi ricorda lui. Difficile pensare che riuscirò ad essere felice di nuovo. Anche se a volte mi chiedo: sono stata mai davvero felice?”
Nicoletta aspira ad una sola cosa nella sua vita: trovare la felicità.
Nonostante debba combattere giornalmente con il senso di inadeguatezza e di fragilità che la pervade, e con la scarsa fiducia che ripone nel mondo, Nicoletta non smette mai di sperare, che forse anche per lei, il destino ha in serbo qualcosa di speciale.

Perché ho scritto questo libro?

Un cuore colmo di speranza è un romanzo di pura fantasia. Ho iniziato a scrivere questo libro un po’ per gioco, in un periodo particolare della mia vita, nel quale ho cercato di entrare a contatto con le mie emozioni e di tirarne fuori qualcosa di bello. E pagina dopo pagina mi sono ritrovata a scrivere il mio primo manoscritto, che spero vivamente possa trasmettere qualcosa di bello a chi vive di emozioni forti come me.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Prologo

É quasi l'una di notte, e come sempre mi ritrovo sdraiata sul letto a pensare, sconcertata da quegli irrefrenabili ed ostili pensieri che mi invadono completamente la mente.
Sono passati esattamente tre anni, ma il ricordo è lì, vivo come sempre e così anche quel dolore che oramai si è fatto spazio in me e si è ricavato un piccolo posticino.
Mi chiedo se davvero riuscirò un giorno a mettere tutta la rabbia e la tristezza che mi pervade da parte e ad essere felice. Alzo gli occhi e fisso il soffitto, cerco di evitare di piangere, ma le lacrime mi escono da sole e non riesco a trattenerle. Ultimamente le cose non vanno bene, anzi cosa dico, vanno davvero male. Le crisi di pianto si fanno sempre più frequenti e il mio umore è sempre a terra. Nonostante sia passato molto tempo, per me la ferita è ancora aperta… e per quanto io mi sforzi di reagire alla fine non ce la faccio! Non ricordo neanche qual è stata l’ultima volta in cui mi sono sentita felice e non ricordo neppure l’ultima volta in cui mi sono sentita realmente viva! Perché la verità è che, nonostante davanti agli altri fingo di essere andata avanti e di stare bene, in fondo, non è così. E l’unica cosa che vorrei è starmene da sola qui dentro la mia piccola fortezza, senza dover mai preoccuparmi di avere contatti con il mondo esterno, perché so che qui dentro nessuno può ferirmi. A volte, per sfuggire a questo fastidioso senso di inquietudine, sogno di essere una persona diversa, immergendomi nelle mie letture ed immaginando di vivere un'altra vita, di vivere in un mondo diverso dal mio… e spesso la mia fantasia corre talmente tanto veloce che devo davvero impormi di smettere di pensare, perché rischio davvero di confonderla con la realtà.
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Sin da bambina ho sempre immaginato come sarebbe stata la mia vita, semplice e lineare, sarei diventata una donna in carriera, mi sarei sposata giovane con il ragazzo dei miei sogni che mi avrebbe amata più di ogni altra cosa al mondo. Avremmo avuto una bellissima casa, un buon lavoro entrambi, dei bambini e saremmo stati felici. La mia vita sarebbe stata meravigliosa. Peccato però che i sogni non sempre si avverano…o meglio, peccato che il mio non si è avverato!
Anche se adesso credo sia stato meglio così…perché forse quella non sarebbe stata né la scelta giusta da prendere né la strada giusta da percorre. Ed è forse questa l’unica cosa che mi consola…

Capitolo 1

La sveglia suona, e come ogni mattina faccio fatica ad alzarmi. Oramai è sempre così. Ma stamattina mi sono imposta di alzarmi presto e scendere all'Università! Ho già perso troppe lezioni questo semestre e devo darmi una mossa se voglio riuscire a laurearmi alla fine dell’anno!

Metto i piedi per terra e un senso di angoscia mi assale. Perché non rimanevo a dormire? Prendo da sopra una sedia i vestiti già pronti dalla sera prima, un'abitudine che ho sin da quando ero piccola e che ancora oggi non riesco a togliermi perché mi risparmia molto tempo. Corro in bagno, mi faccio una doccia veloce, mi lavo i denti e mi vesto. Metto un filo di trucco ed esco dal bagno. Mentre sistemo la borsa sento mia madre chiamarmi e mi precipito subito sotto.

«Nicky, vuoi del caffè?» domanda a voce alta.

«No, grazie mamma ma vado di fretta» rispondo frettolosamente mentre cerco le chiavi della macchina ed infilo il giubbotto. «A proposito, non so se torno per pranzo, ti mando un messaggio più tardi». 

«D’accordo, fai attenzione per strada mi raccomando! Buona giornata».

Afferro le chiavi e faccio capolino in cucina «Anche a te mamma». Lei sorride con estrema dolcezza mentre mi avvicino per darle un bacio e dopo aver fatto qualche coccola a quel buffone di Artù, salgo in macchina e metto in moto.

Artù è davvero carino, è il mio migliore amico da ormai tre anni. La cosa più bella è che mi gira sempre intorno e spesso mi evita di essere triste anche solo per qualche minuto, stare con lui mi rende più serena, è terapeutico. Ringrazio di cuore mio padre per averlo preso.

Ricordo ancora il giorno in cui lo portò a casa. Ero nella mia stanza, come sempre, a fare non ricordo cosa, ad un tratto sentii il rumore della macchina di mio padre e d'istinto mi alzai ed uscii fuori dalla mia stanza. Non appena arrivai sulla rampa delle scale iniziai a sentire le voci di mamma e papà e mi bloccai.

«Non posso credere che tu l'abbia fatto, pensavo che non volessi animali in casa» disse mia madre.

«Lo so ma non ho potuto resistere, la farà molto felice» le rispose mio padre.

A quel punto confusa e ignara di quello che stava succedendo di sotto, scesi le scale e andai in cucina. Mia madre era seduta di spalle attorno al tavolo, con lei c'erano i miei nonni mentre mio padre era già sgattaiolato via. Non appena raggiunsi mia madre, la vidi tenere in braccio quella piccola palla di pelo le uniche parole che mi uscirono furono: «E' mio?»
«E' tuo» rispose lei.

Felice ma ancora incredula lo presi in braccio, «Ti chiamerò Artù» gli dissi prima di dargli un bacino sul suo piccolo musetto chiaro.

Da quel momento siamo diventati inseparabili. Lui è diventato la mia ombra ed io sento che mi manca qualcosa quando non è con me. Strano a dirlo visto che tutti non fanno altro che ripetermi che è solo un cane. Spesso mio padre mi rimprovera perché sostiene che io lo tratto come un bambino mentre invece dovrei lasciarlo vivere fuori all'aria aperta come un cagnolino normale. Ma è più forte di me, devo averlo sempre trai piedi.

All'entrata della tangenziale c'è una fila chilometrica e maledico il fatto di essermi svegliata tardi. Dopo circa venti minuti raggiungo l'Università, ed inizio a girare come una trottala, dato che trovare parcheggio qui in zona è sempre un gran problema. Alla fine, per mia fortuna, lo trovo poco vicino alla sede, posteggio e dopo essermi assicurata di aver chiuso la macchina, mi dirigo verso l'entrata.

Non appena arrivata, mi fermo subito alle macchinette. Essendomi svegliata tardi questa mattina, non sono riuscita nemmeno a fare colazione e adesso, inizio a sentire un disperato bisogno di caffè per incominciare la giornata. Inserisco le monete nella macchinetta e seleziono un caffè macchiato. In attesa che l’erogatore finisca mi do un’occhiata intorno e poi controllo l’orario, fino a quando il bip del distributore automatico mi avvisa che il caffè è pronto. Mi abbasso leggermente per prendere il bicchiere e non appena lo afferro, sento una voce familiare provenire da dietro le mie spalle e catturare la mia attenzione.

«Buongiorno Nicky». Mi volto e con grande sorpresa mi ritrovo davanti Carlotta.

Carlotta è la mia migliore amica praticamente da quando eravamo bambine. Abbiamo frequentato quasi tutte le scuole insieme e nonostante da piccole ci bisticciassimo spesso, siamo sempre rimaste unite. La voglio un bene dell'anima.

«Ciao Carly» esclamo con un flebile sorriso sulle labbra.

«Luna storta?» domanda lei socchiudendo leggermente gli occhi e scrutandomi per bene.

«No, scusa, è solo che stamattina ho fatto tutto di corsa e mi sento ancora un po’ scossa». Spiego intanto che mescolo pigramente il mio caffè, «Vuoi?» domando infine porgendole il bicchiere.

«No tesoro, grazie, devo correre in aula perché la lezione di Sociologia sta per iniziare. Ci vediamo per pranzo?» Un velo di speranza sembra ricoprire i suoi occhi.

«Sì, certo». Accenno un mezzo sorriso e mi sporgo in avanti per abbracciarla.

«Perfetto!» Esclama lei ricambiando il mio abbraccio, «Allora ti mando un messaggio non appena termino le lezioni».

«Sì, d’accordo, ci vediamo dopo». La guardo andare via mentre sorseggio il mio caffè macchiato. Non è certo paragonabile a quello del bar ma è di gran lunga più sbrigativo prenderlo qui, quando si è già in ritardo. Mentre esco fuori per raggiungere il lato B dell'edificio, ripenso a Carlotta. Lei è davvero una buona amica e nonostante abbiamo due caratteri completamente diversi e differenti punti di vista praticamente quasi su tutto, lei per me c'è sempre stata ed io altrettanto. Lei, è sempre la prima ad accorgersi dei miei stati d’animo. Riesce a capire solo con uno sguardo, quando mi sento triste, quando sono nervosa o addirittura quando mi sento imbarazzata ed è sempre pronta a fare tutto ciò che è in suo potere per farmi spuntare un sorriso sul viso. È incredibile! È davvero meravigliosa. Tutti dovrebbero avere un'amica come lei accanto.

Mentre penso a Carlotta e ai suo disperati tentativi di farmi ridere mi accorgo di essere già arrivata davanti all'aula tre. Oggi si terrà la lezione del corso avanzato di Storia dell'Arte Moderna, la mia materia preferita, getto il bicchiere ormai vuoto in un cestino della plastica e prendo posto fra le prime file. In attesa dell'arrivo della professoressa, giocherello con le punte dei capelli e faccio qualche sbadiglio fino a quando non la vedo entrare. Dopo un armonioso saluto rivolto alla classe, la professoressa Milo accende il video proiettore, pronta per iniziare la spiegazione.

Ascolto con molto piacere la sua lezione per le due ore successive. Credo davvero che lei sia una delle migliori professoresse di storia dell'arte che io abbia mai avuto, perché mette così tanto amore in quello che fa, che sembra quasi voler trasmettere tutta la passione che la infervora dentro ogni volta che guarda un'opera d'arte. Ed è proprio questo suo modo di fare che mi attira così tanto e che mi spinge a voler diventare una professionista dell'arte. Oltre ad essere una bravissima insegnante poi, è anche una brava pittrice, ho avuto modo di vedere alcuni dei suoi dipinti qualche mese fa, durante una mostra al Palazzo della Cultura e devo ammettere che è molto brava anche come artista. Ricordo di essere andata a visitare la mostra sotto suo invito e l'emozione che mi ha scaturito è stata molto positiva. L'ho trovata molto affascinante, oltre che interessante, per non parlare poi dei quadri di altri artisti siciliani emergenti che hanno catturato totalmente la mia attenzione. Bravissimi. Mi piacerebbe un giorno diventare tanto brava da poter partecipare ad una mostra ed esporre i miei quadri, ma questo va al di sopra delle mie aspettative, dato che al momento la mia carriera si può riassumere in due/tre tele che ritraggono paesaggi.

Mentre la professoressa Milo spiega il profondo significato intrinseco nel celebre dipinto di Tiziano Vecellio –Amor Sacro e Profano-, custodito nell’incantevole Galleria Borghese di Roma, rimango completamente stupefatta dalla bellezza di questo quadro e dall’utilizzo dei colori.

Ed è proprio quando mi immergo nella visione di queste splendide opere d’arte che la mia curiosità mi spinge a domandarmi a cosa pensassero i pittori nel momento in cui creavano queste meravigliose opere d'arte e quali emozioni scaturivano in loro stessi.

Finita la lezione esco dall'aula e mi incammino verso l'atrio. Prendo il telefono dalla borsa e scrivo un messaggio a mia madre per dirle che non tornerò a casa per pranzo. Ma un attimo prima di premere invio, mi sento sbattere qualcuno addosso. «Fa attenzione» grido istintivamente.

Alzo la testa e mi ritrovo davanti un ragazzo molto più alto di me, moro e dai grandi occhi verdi, intento a fissarmi, «Ti serve qualcosa?» domando indispettita.

«Beh, tanto per cominciare potresti essere più gentile» risponde lui con tono secco.

Lo guardo contrariata, «E tu potresti guardare dove metti i piedi, visto che mi sei venuto letteralmente addosso». Obietto, gesticolando e assumendo la tipica aria di chi è visivamente irritata.

«Veramente signorina, sei tu che eri distratta con il cellulare e non hai guardato dove hai messo i piedi» ribatte lui sarcastico.

Ammetto che ha ragione e che la colpa di questo piccolo incidente possa ricadere quasi interamente su di me ma dal suo atteggiamento e dalla sua sfrontatezza capisco quanto sia presuntuoso e non mi va certo di chiedergli scusa anzi tutt’altro. Mentre cerco le parole adatte per controbattere alla sua costatazione sento una voce femminile provenire da dietro.

«Eccoti qui!» Esclama a voce alta, «Ma dov'eri finito? Ti sto cercando da più mezz'ora». Una ragazza di media statura, con i capelli ricci e biondi, si palesa davanti a noi e abbozza un sorriso prima di affiancarsi a lui.

«Mi ero allontanato per fumare una sigaretta» le risponde lui cordialmente girando lo sguardo nella sua direzione e alzando la mano destra per farle vedere la sigaretta che tiene tra l'indice e dito medio.

«Bene, possiamo andare allora, per oggi ho finito con le lezioni». Lo informa spazientita, lui le fa un cenno con il capo e annuisce. Poi si volta verso di me e con un sorriso beffardo esclama «Ci si vede in giro, simpaticona» prima di avvolgere il braccio intorno alle spalle della ragazza e andare via.

Lo guardo con aria ostile e senza neanche rispondere mi giro e faccio strada per l'aula sei. Ma che razza di problemi ha la gente?

2024-05-01

Aggiornamento

Ciao a tutti, con tanta gioia vi annuncio che "Un cuore colmo di speranza" ha raggiunto il primo step arrivando alle 60 copie, che a campagna finita verranno editate e spedite a tutti coloro che le hanno pre-ordinate. Il goal dei 200 è ancora lontano però sono molto contenta di avere raggiunto questo piccolo traguardo grazie al vostro caloroso appoggio! Ve ne sono davvero grata e lo sarò per sempre! Grazie =)

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Chiara Fiorello
Mi chiamo Chiara, ho trent'anni, sono laureata in Scienze del Turismo e a breve conseguirò il titolo di Master in Promozione turistica e Management del patrimonio culturale e ambientale all'Università di Catania.
Sono un'amante dell'arte e della cultura in generale pertanto amo viaggiare spesso e conoscere posti nuovi.
Amo la mia famiglia, le mie nipotine ed il mio cane.
Sono un'inguaribile romantica ed una grande, grandissima sognatrice motivo per il quale adoro leggere i romanzi rosa, perché in un mondo pieno di cattiveria, credere nel lieto fine mi fa stare bene e mi dà ancora speranza.
Spero che un giorno riuscirò a trasformare la mia passione per i libri e per la scrittura in qualcosa di più.
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