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Come un filo di fumo

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Cinque bambini s’incontrano nel parco di un autogrill, si battezzano con nuovi nomi e si promettono un legame eterno in cui solo a quell’età si può credere. Crescendo, ormai adolescente, Jay fatica a inquadrare il proprio ruolo nel gruppo, si sente inadeguato, inadatto all’interno di relazioni che iniziano a sfaldarsi. Il rapporto con suo padre è sempre più difficile e sua nonna, l’unico adulto di cui si fida, ormai sembra vivere in un altro mondo, quello del passato.

L’incontro con Arkadi, un ragazzo muto, un senzatetto che comunica con gli occhi, lo porta a scontrarsi con i propri silenzi, ma riesce anche a dargli più di quanto abbia mai pensato. Un solo dubbio gli attanaglia la mente: chi è davvero Arkadi? È reale o è destinato a dissolversi nell’aria, come un filo di fumo?

Capitolo uno

Accende una sigaretta e tira una lunga boccata. Soffia il fumo in un filo grigio e sottile che svanisce nell’aria fredda. Lo osserva contorcersi, stracciarsi e infine dissolversi, come se non fosse mai stato nel suo petto, nella sua bocca. I capelli gli cadono sugli occhi, ma ha le mani troppo intirizzite per spostarli. Le affonda nelle tasche della giacca, ma non si riscaldano. Non riuscirebbe neppure a mandare un messaggio. I piedi si stanno raffreddando rapidamente, quasi non sente più le dita. Comincia a saltellare sul posto, non gli importa se lo prendono per scemo. 

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Fa davvero troppo freddo. I jeans sono leggeri e nemmeno le scarpe sono adatte alla temperatura notturna. La giacca di piumino, al contrario, fa bene il suo lavoro. Il petto e le braccia sono avvolti da un piacevole tepore. La sigaretta è quasi finita, ma non ha il coraggio di tirare fuori le mani dalle tasche per prenderne un’altra dal pacchetto. Figuriamoci, poi, avere la coordinazione necessaria a usare l’accendino. Sputa il mozzicone per terra e abbassa il mento, cercando di farsi spazio nella sciarpa di lana. I capelli gli solleticano la fronte e uno si insinua subdolamente nell’occhio, facendolo lacrimare. Pensa di soffiarlo via, ma significherebbe estrarre il naso dalla sciarpa e vanificare tutta la fatica impiegata per coprirsi l’intero viso senza l’uso delle mani. Non è una faccenda da poco.

Comincia a odiare tutto quello che lo circonda. L’aria che si condensa in nuvolette a ogni respiro, le macchine parcheggiate ricoperte di ghiaccio, la strada silenziosa, le case barricate e le finestre con le tende tirate. Alza la testa, continuando a saltellare. Un cielo vuoto e banale s’incunea tra gli angoli delle cime dei palazzi. Niente luna. Niente stelle. Troppo inquinamento luminoso. 

Si lascia andare, senza preavviso, a un’ondata di rabbia. Perché era uscito? Perché proprio con quel freddo polare? Se resterà immobile troppo a lungo, il ghiaccio gli fermerà il cuore, gli invaderà le vene? Sorride, immaginando la scena: lui, bloccato per sempre sul bordo della strada gelida, e qualche passante che lo osserva con interesse. Come se fosse la statua che qualche artista ha lasciato lì per caso, o una di quelle opere contemporanee con i titoli che le spiegano per filo e per segno. Ne inventa uno sul momento: La gioventù moderna, incapace di reagire alle pressioni sociali, si perde nel gelo dell’indifferenza e dell’ipocrisia preferendo, al moto, l’immobilità. Se avesse condiviso questo pensiero con la sua professoressa di storia dell’arte, l’avrebbe resa molto fiera.

Soffia con forza l’aria dalla bocca nel tentativo di scaldare la sciarpa gelata dal suo stesso fiato. Che ore saranno? Non ha messo l’orologio e il cellulare, nella tasca posteriore dei jeans, è fuori portata. Basta, il capello gli sta tormentando la cornea da troppo tempo, se così si chiama quella parte dell’occhio che ora gli brucia da impazzire. Prende coraggio, estrae la mano sinistra dalla giacca, si sposta i capelli dalla fronte, recupera il cellulare, controlla l’ora, lo rimette a posto. Pochi secondi e la sua mano intirizzita è di nuovo nella tasca, al sicuro. Se non l’avessero bocciato all’esame di guida, adesso ci sarebbe Green ad aspettarlo come un idiota all’angolo della strada, mentre lui si sarebbe goduto un bel giro in macchina. Purtroppo, l’esaminatrice, una donna che per aspetto e attitudine aveva accolto pienamente lo stereotipo della vecchia inacidita, l’aveva trattato in malo modo, strillando come una pazza isterica a ogni sua manovra. Sì, forse era stato un po’ troppo disinvolto con l’acceleratore, ma lei l’aveva certamente preso in antipatia fin dal momento in cui era salito sull’auto. Ricordare quella faccia grassoccia e piena di trucco malamente spalmato, come Nutella su pane integrale, lo innervosisce ulteriormente.

Come richiamato dalla sua impazienza, Green gira l’angolo sulla sua Polo bianca, un vecchio modello un po’ rattoppato che certamente ha visto notti migliori. Accosta e gli fa un cenno con la mano, indicandogli il sedile del passeggero. Salta in macchina a tutta velocità. Non appena dentro, viene investito da un potente getto d’aria calda. Puzza di umido e di fumo stantio, ma al momento potrebbe tollerare ben di peggio pur di sottrarsi a quel freddo. 

«Sei diventato un terrorista e non mi hai detto niente, Jay?» lo schernisce Green abbassandogli la sciarpa con un dito. «O avevi paura di spaventarmi col tuo brutto muso?» 

«Sempre meglio della tua faccia lentigginosa. Lo sai quanto fa freddo?» chiede in tono sbrigativo. Se ne vuole andare da lì, mettere più strada possibile fra loro e la casa di suo padre. «Dai, andiamo. Sono stato fin troppo a gelarmi sotto quel lampione.»

«Pensa che c’è chi lo fa per lavoro. E tu non sei ancora ridotto così male. Comunque troveresti clientela, questo è sicuro!» gli risponde Green divertito, alzando il volume dello stereo. 

Jay guarda fuori dal finestrino, fingendo che quel commento non l’abbia colpito. Invece gli si è conficcato dentro, nel punto esatto in cui si trova il suo orgoglio maschile. Qualunque esso sia. Ha sempre odiato la propria faccia delicata, i lineamenti dolci e androgini, i ricci castani, quegli occhi scuri, grandi e quasi spaventati, le ciglia troppo lunghe. A peggiorare la situazione già compromessa, la barba non si era ancora presentata sulle sue guance a reclamare un po’ di virilità. Green lo sfotte e lui si offende come un bambino. Deve smetterla di essere così patetico.

Osserva il paesaggio innevato che scorre rapido, la testa che si riempie della musica elettronica di gruppi appena scoperti dall’instancabile spirito di ricerca di Green. 

Gli arti infreddoliti riacquistano pian piano sensibilità, mentre lo stomaco è stretto dalle parole inconsapevolmente urticanti del suo amico che ora, fra i denti, definisce con epiteti non così piacevoli.

Stasera viaggiano in silenzio. Green di solito lo riempie di parole tanto da fargli venire la nausea, con quella parlata rapida e spesso incomprensibile di chi sa tanto di tutto e non riesce a tenerlo per sé. Qualche giorno prima lo aveva tormentato con un lungo e contorto discorso sulla possibilità di respirare sott’acqua, diventato poi un elogio del fumetto a strisce, mutatosi infine nell’accorata richiesta di partecipare a un corso di chitarra. 

Oggi Green è poco loquace per via della musica. Quando scopre qualcosa di nuovo si zittisce, blocca il flusso di sillabe impazzite, perché anche lui possa gustare le sue ultime prelibatezze musicali. Ma è musica così strana, ricercata. Il più delle volte Jay si sente costretto ad ascoltarla solo per fargli un favore. Stasera Green gli ha imposto il silenzio solo perché ne ha bisogno per raggiungere uno scopo più alto: l’estasi musicale. Afferra il bordo del sedile sperando che finisca presto.

Green controlla la sua immagine nello specchietto, strizzando gli occhi. Sono così verdi da accecarti, se li fissi a lungo. Fuori le luci si diradano, mentre si addentrano nella campagna. La strada inizia a diventare scivolosa e l’instabilità del veicolo si percepisce chiaramente anche stando sul sedile del passeggero. Cerca di non mostrare alcun segno di preoccupazione per non offendere Green, ma non si fida molto della sua guida. Ha un andamento zigzagante anche in condizioni normali, figuriamoci sulla strada ghiacciata. Per fortuna non devono andare lontano. Sempre che ci arrivino incolumi.

«Secondo te è di là?» chiede Green guardando un cartello consunto e arrugginito. 

Jay risponde di sì, ma non ne è sicuro. Comunque, meglio controllare. Seguendo l’indicazione poco leggibile, raggiungono uno spiazzo pieno di auto vicino a un vecchio magazzino illuminato a giorno. 

«Beh, se non è qui allora non so proprio dove possa essere» commenta Green guardando le luci sfrigolanti che gli restituiscono lo sguardo a intermittenza. 

«La zona è giusta. E il posto fa cagare, proprio come ci avevano detto» sussurra Jay in modo da non farsi sentire dall’amico. L’idea non era sua, non era mai stato d’accordo nel farsi coinvolgere in feste di gente che non conosceva nemmeno così bene. La musica assordante copre le note sinuose accuratamente scelte da Green, facendo tintinnare i finestrini. 

«Stasera ti giuro che ci divertiamo Jay, non fare quella faccia depressa» lo incoraggia l’amico. 

Jay annuisce e cerca di sorridere, ma non è per niente sicuro che la sua espressione sia riuscita nel migliore dei modi.

Quando aprono gli sportelli, Jay nota tre cose: il freddo che taglia la pelle, la musica pompata nel torace come se volesse gonfiarlo fino all’esplosione, il finto fumo dalla puzza dolciastra di cocco e fragola che esce dal magazzino, così denso da far pensare che la festa stia prendendo fuoco. Non è possibile, non è così fortunato. 

«Cazzo, mi viene già da vomitare» bisbiglia fra sé. 

Va bene, almeno non è rimasto a casa a cercare in ogni modo di evitare suo padre, va a dormire a orari improbabili per uno della sua età. Almeno Green l’ha portato fuori, vedrà della gente, anche se probabilmente saranno tutti brilli o ubriachi o fatti o solo imbecilli. Una festa a tema “Hot Sexy Swamp”. La “Calda e Sensuale Palude”. A chi era venuta in mente? Mai nella vita avrebbe potuto associare qualcosa di sexy a una palude. Al massimo alle zanzare. Invece avevano preso un vecchio magazzino, ci avevano piazzato piante esotiche e false liane limacciose, una valanga di fumo per ricreare quell’effetto tipicamente paludoso dei film horror, molto alcool, ragazze infangate che ballavano su cubi ricoperti di muschio sintetico e via, verso nuove avventure. Sarebbe anche riuscita decentemente, se solo non l’avessero organizzata nella notte più fredda dell’anno.

All’ingresso sono travolti dal fumo filamentoso che scende dalle macchine, dalle luci verdi e giallastre e dal calore sudaticcio di centinaia di corpi in movimento. Come sospettava, le tanto pubblicizzate ragazze infangate sono vestite di tutto punto, con giusto un po’ di terra – o più probabilmente trucco – sulla faccia e sulle mani. La maggior parte dei danzatori urlanti è obbligata a tenere il cappotto e la ragazza del guardaroba si rosicchia le unghie annoiata. Come sempre, Green lo conduce verso il bar, convinto che sia necessario bere qualcosa il più velocemente possibile, forse per non rendersi conto di essere davvero a una festa a tema “Palude Sexy e Bollente”. Non sia mai. 

«Allora, mi dai un Mangrovia Passion e un… tu che prendi?» gli chiede Green tentando di sovrastare i bassi. 

«Un Fango Atomico, credo!» risponde, urlandogli a due centimetri dall’orecchio. 

Il barista rasato recepisce l’ordine con un sorriso e consegna loro i drink in pochi secondi. I bicchieri di plastica sono appiccicosi, ma le cannucce di bambù cercano di mantenere alto il livello di esotismo. Green gli allunga le banconote e si allontana dal bar, attirato da alcune panche di legno in stile decisamente palustre. 

«Tra poco arrivano gli altri, così magari la smetti con quest’aria da eterno dannato!» gli grida con aria stizzita. 

«Stasera non sto molto bene, ok? Non te la prendere con me» risponde, stringendosi nel cappotto e tracannando qualche sorso del cocktail troppo freddo per il clima polare. 

«Allora la prossima volta che sei in modalità “scassapalle” dimmelo, così evitiamo di uscire. Guarda, c’è Corinne» cambia discorso agitando la mano per attirare l’attenzione della ragazza che balla. 

Lei ricambia il gesto, si divincola dalla presa di due ragazzi che cercano di aderirle come una calzamaglia e li raggiunge ravvivandosi la chioma bionda. Anche se è completamente vestita riesce a farsi notare. 

«Vi aspetto da una vita! Perché ci avete messo tanto? No, guarda, non lo voglio sapere, ti si legge in faccia che non vuoi essere qui, Jay!» gli grida a pieni polmoni mettendosi le mani sui fianchi con aria imbronciata. 

«No, ho chiesto io a Green di portarmi alla festa. Per me va bene» cerca di difendersi. 

«“Per me va bene” non significa proprio niente!» ribatte seccata. «Adesso finisci quel drink… Cos’è, un Muddy Mushroom? Uno Swamp On The Beach?» 

«Sarebbe un Fango Atomico…» 

«Quello che è, comunque finiscilo e poi vieni a ballare con me e Green!» ordina categorica. 

Corinne è bella. Non è una di quelle ragazze carine che vedi in giro e ti avvicini per chiedere loro il numero di cellulare, poi uscite insieme e speri che ci stiano quando le baci. Lei è quella che guardi da lontano perché hai paura di avvicinarti. Sai che tentare un approccio sarebbe autodistruttivo, perché una così ti trapasserebbe con lo sguardo come se fossi una pianta grassa piazzata sul suo cammino. Lei è quella che ti fa fare pensieri che rischi ti si leggano in faccia. Non è facile essere suoi amici, non da quando le sono spuntate le tette. 

«Dai, forza!» lo incita, neanche fossero a una partita di calcio. 

Jay ingurgita il drink, consapevole del rischio di una congestione e si fa trascinare da lei in mezzo alla folla. 

Green balla a occhi chiusi, perso nelle note o, in questo caso, nel ta-funz ta-funz martellante. Corinne si scuote alzando le braccia al cielo di compensato, i capelli come scintille. Non resta che stare al gioco. Per lui, ballare non era mai stato difficile. Ha un buon senso del ritmo e movimenti sciolti, ma si obbliga a non lasciarsi andare. Odia quando i ragazzi si avvicinano per ballare con lui scambiandolo per un giovane omosessuale alle prime armi. Poi per l’imbarazzo gli tocca sempre filarsela dalla pista e spesso anche dalla festa. È più forte di lui, quando si sente a disagio la sua faccia lo smaschera di fronte al mondo intero, gridando a pieni polmoni la sua vergogna. Preferisce una fuga discreta agli sguardi indagatori di chi lo vede arrossire come un papavero. 

Stasera non vuole equivoci e modera i movimenti, irrigidendosi quanto più possibile senza però sembrare reduce da un ictus. Si guarda attorno, investito da immagini verdognole di ragazze concentrate a muoversi sensualmente, ragazzi con abbondanti porzioni di brufoli, palestrati che mimano amplessi selvaggi con damigelle non più in pericolo, che pur di attirare l’attenzione tolgono incautamente il cappotto rischiando una diarrea dirompente purché qualcuno noti le loro profonde scollature. Inizia a girargli un po’ la testa. 

«Esco a fumare!» urla a squarciagola, come se dovesse parlare con Green dall’altro lato di un campo da calcio. Green annuisce e si attacca a Corinne come una piovra, approfittando dell’amicizia per avere contatti diretti col suo bel sedere. 

Fuori lo accoglie una notte limpida e ghiacciata. Cerca con lo sguardo un luogo riparato in cui nessuno lo possa disturbare. Non ha voglia di parlare, né di ascoltare. Vuole solo schiarirsi la mente. Si appoggia a una pila di casse vuote e accende la sigaretta. L’aria non gli ha ancora risucchiato il caldo umidiccio dalle ossa, quindi può tollerare più facilmente il freddo. Guarda come al solito il fumo che si perde nel buio, le volute sottili che si disegnano sul viso delle stelle, per poi sparire. 

Green starà certamente tentando un approccio con Corinne. Capitava spesso. Grande amicizia, corteggiamento, baci impetuosi sui muretti, discussioni e fraintendimenti, rottura. Lo schema si ripeteva da tempo. L’attrazione fisica tra i due era palpabile e a tratti perfino imbarazzante. Una volta Green l’aveva anche lasciato a piedi, nella speranza di riuscire a combinare qualcosa sui sedili posteriori della sua Polo. Per lui, invece, Corinne era solo un’amica. Certo, a volte fantasticava su quel corpo morbido e allora l’amicizia andava un po’ a farsi benedire. Ma nella realtà? No, sarebbe stato impossibile. E poi Green l’avrebbe fatto fuori senza giri di parole. Più di una volta gli aveva parlato della sua idea di diventare l’amico con “benefici” di Corinne, così non avrebbero compromesso la loro amicizia. Lui li aveva presi per vaneggiamenti. Green faceva tanto il disinvolto sull’argomento, ma non che si fosse mai dato da fare, nella vita reale. Parlava per sentito dire facendosi trasportare dal desiderio incontenibile di mangiarsi Corinne e poi leccarsi le dita. 

«Jay! Non ti stai ghiacciando qui fuori?» urla Leah correndogli incontro su tacchi poco stabili. «Per fortuna che ti ho visto, dentro c’è un casino tale che non avrei trovato nessuno. Gli altri ci sono?» chiede con aria euforica, come se fosse il più bel giorno della sua vita. I suoi ricci sembrano una colata di lava nella notte. 

«Che hai fatto ai capelli?» le chiede sbigottito, notando che il castano si è improvvisamente mutato in rosso pomodoro. 

Lei tira una ciocca con due dita e gli offre un sorrisetto furbo. «Volevo cambiare e far incazzare mia madre. Paghi uno e prendi due, sono una che ottimizza le risorse. Allora, la festa è stupenda, no?» chiede, senza bisogno di risposte. Sul viso ha stampata l’estasi di chi ha già deciso di divertirsi, a prescindere dal luogo e dall’andamento della serata. «Gli altri dove sono? Devo bere e far vedere a Corinne i miei capelli, le verrà un infarto!» dice eccitata. 

Il suo accompagnatore li raggiunge con il passo imbarazzato dei primi incontri: «Lui è Riccardo! Quello del mare, te ne ho parlato tantissimo! Volevo presentarvelo, spero di trovare anche gli altri, li hai visti?» domanda per la terza volta, sempre senza lasciargli il tempo di rispondere. 

Jay deve interrompere gli sproloqui sul viaggio di Riccardo in treno per spiegarle la situazione: «Corinne e Green sono vicino al bar sulla destra. Li trovi facilmente, basta seguire la scia di ormoni fino a trovarsi di fronte a un mostro di testosterone e una preda consenziente» dice indicando l’ingresso e ricevendo per risposta l’occhiata di chi conosce bene la situazione. 

«Merda, non di nuovo!» esclama Leah sbattendo scocciata il tacco per terra e sollevando spruzzi di ghiaia. «Io li ammazzo quei due se non si decidono a chiarire il loro rapporto una volta per tutte… Vieni, andiamo a fermare l’abominio!» grida a Riccardo, il ragazzo del mare, biondo, grosso e con gli occhi spauriti, trascinandolo nel magazzino. 

Un attimo prima di entrare, Leah si volta e cerca Jay con lo sguardo, intimandogli di seguirla per darle una mano. Lui mostra la sigaretta accesa e le fa cenno che la raggiungerà per salvare la situazione, come sempre. E, come sempre, Rich è in ritardo. Non c’è promessa di puntualità che riesca a non infrangere con scuse più o meno verosimili, non c’è mezzo che non fori, sbandi, s’incidenti, si schianti o si ammacchi con lui sopra. Stasera potrebbe benissimo arrivare in monopattino e lamentarsi della coda che ha trovato sulla corsia dei monopattini. Nonostante questo, è la persona più disponibile e gentile che conosca. Magra consolazione, quando attendi per ore di scorgere il suo catorcio sotto la pioggia. 

Jay decide di restare fuori ad aspettarlo, tanto non riuscirà mai a ritrovare gli altri da solo. E comunque deve fare compagnia a Riccardo mentre Leah tiene un’arringa magistrale su come Corinne stia buttando via anni di amicizia per qualche ora di piacere, mentre Green ribatte che non sono affari suoi e che baratterebbe volentieri un bel po’ di amicizie pur di farsi Corinne. Forse non in modo così esplicito, ma il senso era sempre quello.

Un’auto si parcheggia di fianco a Jay e il finestrino si abbassa rivelando due facce stranamente dissonanti: una scura, con sopracciglia folte e l’aria sognante di chi si è appena fatto una canna, l’altra pallida come la luna, chiara di capelli, con un dente spezzato e un ghigno poco rassicurante. Lo squadrano per un istante poi, come colti dalla sorpresa, riaccendono l’auto e spariscono. 

Lui guarda con curiosità la macchina che si allontana, incerto su come interpretare l’accaduto. Probabilmente l’avevano solo scambiato per qualcuno che conoscevano. 

La testa continua a girare e non certo per effetto dell’orrido drink. Un dolore pungente gli pulsa in cima al cranio, tanto da portarlo a premere con la mano per farlo cessare. Sente come un’eco della voce di suo padre risuonargli nei timpani. Le parole, però, sono mescolate, indistinguibili, sminuzzate fino a comporre una poltiglia scivolosa che gli cola nelle orecchie e s’irradia nel cervello, lasciandogli addosso solo un diffuso senso di malessere. Si strofina con le nocche il punto in cui le parole e il dolore s’incontrano, come per creare un buco e rilasciare la pressione. 

«Scusa il ritardo, ho fatto casino con i segnali e ho preso una strada che mi avrebbe portato lontanissimo da qui. Tipo nel Regno di Oz. Tutto ok?» chiede Rich apparendo nella sua visuale con un berretto di lana dai colori sgargianti. 

«Sì, ho solo mal di testa. In realtà Leah è appena arrivata col suo nuovo ragazzo, quindi non sei molto in ritardo» risponde, vedendolo sorridere all’idea di essere miracolosamente rientrato nel sempre agognato gruppo degli amici in orario. 

«Credo che segnerò questo giorno sul calendario! Gli altri sono dentro? Devo farmi vedere subito o perderò credibilità. Tu puoi testimoniare per me, comunque!» esclama con una gomitata e si dirige all’interno.

Ballano e sono felici. Green è riuscito a conquistare le attenzioni di Corinne, forse solo per le prossime ore, ma tiene le mani ben salde sui suoi fianchi mentre lei scuote il sedere in modo ipnotico. I ricci di Leah ondeggiano e tingono di rosso il viso di Riccardo che, volutamente indifeso contro quell’assalto, subisce la furia divoratrice della sua bocca affamata. Rich saltella con i pugni al soffitto, già seguito da una serie di ragazzine affascinate dalla sua aria da surfista casual. Anche Jay continua a ballare, cercando di dimenticare il dolore sordo delle parole ingarbugliate incastrate nei suoi timpani, a volte tanto forti da sovrastare la musica. 

Una moretta vistosa e pesantemente truccata s’infiltra nel gruppo. Una ragazza bassina che esibisce una scollatura abbondante, con la boccuccia a cuore e gli occhi assetati. Dal suo metro e poco più di altezza, cerca di squadrare gli elementi maschili. Sembra quasi di vedere un tabellone segnapunti sulla sua testa. Il rosso dagli occhi verdi? Nove su dieci, ma il punteggio cala drasticamente a un misero cinque quando lo scopre a infilare mezzo metro di lingua nell’orecchio della bionda. Il palestrato è escluso dalla competizione perché la sua faccia è risucchiata da quella Medusa dai capelli rossi, ma il corpo promette bene. Il biondo abbronzato? Ha un berretto piuttosto stupido, ma abbastanza da poter essere sofisticato e modaiolo. I denti bianchi e gli occhi azzurri fanno decollare il voto a un bel nove e mezzo. Manca solo il moro in disparte, quello con gli occhi nocciola e la carnagione chiara. Un buon otto per l’aspetto e un sette e mezzo per il ballo, i punti calano fino al cinque scarso per il dubbio che gli piaccia il battacchio. Il tabellone si accende sul punteggio di Rich, lancia qualche coriandolo, la moretta si accosta al biondo e gli appoggia, con chiara dichiarazione d’intenti, il sedere sulle gambe. Azione che vista dall’esterno potrebbe sembrare poco sensata, ma d’altronde la tipina è troppo bassa per arrivare in zone più pelviche. Rich sembra piuttosto confuso e guarda la testa che ondeggia all’altezza del suo sterno come se fosse una bestia pericolosa. Cerca lo sguardo degli altri e trova solo quello di Jay. 

“Che faccio?” mima con le labbra, indicando la moretta. 

«Fai come Green» gli risponde lui, accennando all’amico con la testa. 

Rich annuisce e le appoggia le mani sui fianchi, piegandosi in avanti per compensare il dislivello. Lei sembra gradire. Poco dopo lo sta baciando furiosamente, appesa al suo collo con la grazia di un koala, dimostrando una grande forza in quelle braccia così corte. Le altre pretendenti si eclissano. In natura vince il più determinato.

La situazione si sta facendo un po’ imbarazzante. Jay aveva puntato su Rich per avere un po’ di compagnia dopo la ricaduta di Green nella bocca di Corinne e adesso si trova a fare il… Quanti sono? Beh, il settimo incomodo tra lingue stridenti e fumo soffocante. Forse, se facesse il primo passo con una ragazza, fugherebbe i dubbi sul proprio orientamento sessuale, ma non è da lui. Soprattutto adesso, con tutto quello che ha per la mente. Sì, se fosse impegnato a rimorchiare probabilmente non ci penserebbe così tanto, ma non riesce a separare il caos dentro la sua testa da quello esterno, sicuramente più piacevole. 

Torna al bar, accolto dal pelato e dal suo sorriso, e ordina qualcosa con molto rum, senza guardare gli stupidi nomi a tema dei drink. Visto che non può guidare, tanto vale che beva. Il terzo cocktail inizia a fargli formicolare le mani e le labbra: ora può tornare a ballare. Gettando all’aria ogni prudenza si muove senza limiti, aprendosi la giacca di piumino per il caldo che inizia a salire dalla pancia. Sente con chiarezza una goccia di sudore scivolare lungo la tempia e partire alla conquista del collo. 

Leah lo guarda divertita, mollando per un momento il petto muscoloso di Riccardo. «Jay sta andando fuori di testa!» grida con un sorriso. 

Potrebbe essere un complimento, o una minaccia, per come la vede lui. Rich abbandona le labbra calamitate della tappetta e alza il pugno sorridendo. Corinne approva con un balletto che grida al sesso, mentre Green gli molla una pacca sulla spalla. Forse un altro drink lo farà smettere di pensare. Si dirige al bar, ma il portafoglio è penosamente vuoto. Si appoggia al bancone, stizzito. Proprio adesso che stava iniziando a divertirsi. Una gomitata lo riporta alla realtà. 

«Ma buonasera! Che ci fai qui? Non ti facevo il tipo da feste così. Anzi, non ti facevo il tipo da feste» gli fracassa i timpani Simone, il compagno di classe che non vorresti mai incontrare fuori dalla classe. Quello inopportuno, amico di chiunque ma che, all’occorrenza, si dimostra nemico di tutti, scroccone di merende e di compiti per casa. Per di più, puzza di uno strano dopobarba risalente almeno alla Seconda Guerra Mondiale. Un tanfo micidiale che appesta l’aula e i corridoi. 

«Sì, sono il tipo da feste. Tu che ci fai qui?» chiede con la bocca impastata, solo per cortesia. Se potesse, scapperebbe subito a gambe levate. 

«Amici di amici conoscono il bigliettaio che mi ha fatto entrare gratis. Mica potevo stare a casa, no? Ho visto anche qualche altro della classe in giro, anche se tu non sarai qui da solo, no? Vabbè, io stavo per prendere da bere. I nomi sono tutti strani, vero?» domanda come un mitragliatore. 

Jay annuisce in modo vago come per rispondere a tutte le domande. «Adesso devo andare. Mi aspettano» cerca di concludere la conversazione. 

«Ah, sì, giusto. Senti, ma sai che da lontano, con queste luci, per un attimo ti avevo scambiato per una ragazza? Ma guarda te che strano…» dice a mezza voce, lasciando volutamente la frase in sospeso. 

Inopportuno, ovviamente. Le sue parole chiariscono anche l’atteggiamento dei tipi loschi che lo avevano accostato nel parcheggio, per poi sgommare dopo averlo visto da vicino. Perfetto, ora la testa pulsa come se gli avessero acceso un falò nel cervello. Grazie, coglione. Forza una risatina che risulta più un gemito e fugge nella folla, sperando di non essersi acceso di rosso come un semaforo. Basta, deve assolutamente trovarsi una ragazza, così staranno zitti. Tutti.

Una volta raggiunti gli altri, passa poco tempo prima che la noia s’impossessi del branco. Green vorrebbe trovare un posto più buio e meno affollato per infilarsi nei meandri di Corinne, Rich sta avendo un attacco di torcicollo dopo un’ora di labbra a labbra con la nanetta e si percepisce chiaramente come Riccardo, dopo dieci ore di treno per andare a trovare la sua bella, ora sia saturo di baci e strusciatine e più che pronto per passare all’azione. Decidono di comune accordo di abbandonare la palude più fredda e meno sexy mai vista da occhio umano. 

Fuori, il profumo di cocco e fragola li segue, dolce e stucchevole. È nei vestiti, nei capelli. Jay decide che Rich lo accompagnerà a casa, quando nota imbarazzato lo sguardo torbido che Corinne lancia agli occhi verdi dell’amico, teso come una corda di violino. Di certo non ha la minima intenzione di salire sulla stessa auto con loro. Rich, fortunatamente, afferra al volo la situazione: «Jay, sali con me? Non conosco bene la strada». 

«Certo, a Green non dispiace» si affretta a rispondere, vedendo il pollice alto di Green sbucare dall’oscurità. 

Leah batte il piede a terra. «Stasera ci dobbiamo andare, dai!» dice con aria minacciosa squadrandoli uno per uno. «Ci siamo tutti, quindi non dite di no». 

Con quei capelli fiammeggianti sembra una delle divinità vichinghe che hanno studiato a scuola. Quelle che correvano sul campo di battaglia a terrorizzare gli eserciti. 

«Io ci sto!» afferma Jay, sperando di ridimensionare la sua fama di disfattista. Anche gli altri sembrano entusiasti. Eccetto Riccardo, che vede sfumare la possibilità di un amplesso a breve, per di più senza avere idea di cosa stiano parlando.

Parcheggiano le auto e iniziano a inerpicarsi lungo il declivio erboso. O almeno, che una volta era stato erboso, molti anni prima. Adesso la terra è congelata in zolle massicce e difficili da scalare, invasa da bottiglie vuote e sacchetti che spuntano dalle crepe come fiori coperti di brina. Una volta raggiunta la sommità li travolge la luce gialla dell’edificio, intensa e abbagliante. 

Riccardo spalanca gli occhi, confuso: «Ma è un Autogrill…» mormora fra sé. 

Leah annuisce con semplicità e individua lo strappo nella rete ben impresso nella loro memoria: «L’ultimo paga le patatine!» grida e si lancia lungo il parcheggio deserto.

Meglio correre, Jay non ha un centesimo in tasca.

2021-08-28

Aggiornamento

Inizio con un GRAZIE ad abbracciare tutto e tutti. E sapete perché? "Se anche stavolta non fai la scaletta, ti abbasso il voto" "Ma com'è possibile che ogni volta non fai in tempo a trascrivere in bella copia?" "Sei andata fuori tema" Non ho mai scritto una scaletta. Ho riempito decine e decine di fogli protocollo fino ai margini. Sono partita da un argomento semplice per spingermi in luoghi inaspettati. E, posso dire la mia? Va bene così. So che questo obiettivo è dovuto più alla mia perseveranza, che alla scrittura. Perché il libro ancora non c'è. Ma, quando ci sarà, ripagherò la vostra fiducia anche con la mia storia. 200 copie non sono poche, anzi. Sono 200 gesti complessi, investimenti in un'idea che non può essere presente subito, qui e ora, come siamo ormai fin troppo abituati. Ma è un'idea che si deve coltivare, far crescere, attendere. Grazie. Per ora, solo una pioggia di grazie a chi ha speso tempo e denaro per sostenere questo progetto, a chi ne ha anche solo parlato in giro, a chi ha già letto di Jay e di quelle vite che gli ruotano attorno, scudo contro il mondo. Le bozze sono ancora disponibili nel caso vogliate leggerle in anteprima, e magari lasciare un commento o una critica costruttiva. Li leggerò con grande attenzione!
2021-08-14

Aggiornamento

"Se anche stavolta non fai la scaletta, ti abbasso il voto" "Ma com'è possibile che ogni volta non fai in tempo a trascrivere in bella copia?" "Sei andata fuori tema" Non ho mai scritto una scaletta. Ho riempito decine e decine di fogli protocollo fino ai margini. Sono partita da un argomento semplice per spingermi in luoghi inaspettati. E, posso dire la mia? Va bene così. So che questo obiettivo è dovuto più alla mia perseveranza, che alla scrittura. Perché il libro ancora non c'è. Ma, quando ci sarà, spero di ripagare la vostra fiducia anche con la mia storia. 200 copie non sono poche, anzi. Sono 200 gesti complessi, investimenti in un'idea che non può essere presente subito, qui e ora, ma che si deve coltivare, far crescere, attendere. Grazie. Per ora, solo una pioggia di grazie a chi ha speso tempo e denaro per sostenere questo progetto, a chi ne ha anche solo parlato in giro, a chi ha già letto di Jay e di quelle vite che gli ruotano attorno, scudo contro il mondo.
2021-07-03

Voglio vivere così! Magazine

Un bellissimo articolo sul magazine online "Voglio vivere così" parla di viaggio, cambiamento, crowdfounding come scelta coraggiosa e intraprendente. Non sono ancora abituata a sentirmi definire "autrice", o "scrittrice". Ma vedere che il romanzo sta ricevendo affetto e attenzione, è un'esperienza magnifica, che mi sta facendo credere sempre di più nel mio lavoro. Buona lettura! https://www.voglioviverecosi.com/come-un-filo-di-fumo.html
2021-06-25

Evento

Diretta su instagram Oggi, alle 18.00, incontro fra bookabookers! Con Antonella Rossi e Giulia Borzumati si parla d'ispirazione, quella spinta misteriosa che ci porta a creare qualcosa di nuovo. Come nasce un personaggio? Cosa lo rende vero, unico? E quando capisci se funziona o non funziona affatto? Tre autrici, tre generi diversi, un unico obiettivo: confrontarsi. Non lo chiamerei uno scontro fra Titani, perché allo scontro preferiamo la collaborazione. Ma di certo ci sarà modo di porsi domande, risolvere curiosità, punzecchiarsi. Non solo sarete i benvenuti, sarete anche direttamente coinvolti nel percorso di questi tre manoscritti per diventare, finalmente, libri veri!
2021-06-20

Aggiornamento

Perché il vostro preordine vale più di un acquisto in libreria? Ieri, sono entrata da Feltrinelli. Migliaia di libri, copertine accattivanti. I consigli del libraio, quelli dell'intellettuale di turno, il premio Strega, la gigantografia di un autore che ti invita a comprare il suo manuale per perdere 10 kg in una settimana, ché la prova costume si avvicina. Prendo un libro, lo sfoglio. Leggo la quarta di copertina, lo soppeso, controllo il numero delle pagine, la carta, il formato. Guardo vicino a quali altri libri lo hanno messo. A occhio, a naso, a tatto, mi attira. Quando sono fuori, ho il libro in borsa. Semplice. 130 libri sono stati acquistati senza tutto questo. Li avete ordinati senza tenerli in mano, senza neppure sapere quante pagine avessero. Non avete solo comprato un libro che ancora non c'è, avete contribuito alla sua nascita. Avete deciso di avere un ruolo nel suo sviluppo, di dargli una possibilità di venire al mondo. Siete responsabili della sua genesi come del suo possibile successo, consigliandolo o recensendolo, facendolo circolare. 130 atti di fiducia, di cui non posso che esservi grata. Io ci ho messo un'idea, voi ci state mettendo tutto il resto.

Commenti

  1. Fra Filo

    (proprietario verificato)

    Una giornata può cambiare con un incontro fortuito, e questa volta sia per il protagonista che per me, lettore, è stato un evento fortunato. Incentrare il tempo nella lettura di questo romanzo è stato un miscuglio di emozioni, dal sentimento più positivo a quello del dispiacere al massimo.
    Ci si interroga più volte come finiranno i nostri ragazzi, ormai maggiorenni, a risolvere le loro piccole mancanze. A dividersi tra amicizia e amore. Sentire la tenerezza in tante righe, come una serranda che fa ombra al sole, ma traspare comunque la luce. Mamma mia! Cos’ho scritto…
    Arkadi, mi sembra una figura veramente ben studiata, un animo, che non parla ma si fa capire più di chiunque altro. Jay, il protagonista di questo libro ‘Come un filo di fumo’, appare in tutte la sua forza fragile e la fragilità forte. Secondo me lo rende un personaggio cardine dell’intera storia, perché non tralascia nulla, e ci fa immedesimare molto in quel che fa, e non fa.
    Una coraggiosa ‘prima volta’, e indico con questa frase le peripezie romantiche fatte dai protagonisti giovani. Una prima volta benissimamente riuscita per l’autrice riccioluta, la quale si può riconoscere l’impegno di stilare parola dopo parola, frase dopo frase, una interessante prodotto letterario.
    Insomma non mi è garbato proprio dalle mie parole. XD
    Scherzi a parte è stato un viaggio e una scoperta fantastica. Per quanto sia il semplice racconto di un giovanotto qualsiasi, ha dato il via a tante altre possibili dinamiche, magari espresse negli angoli intimi di noi lettori o persone comuni.
    Complimenti Carlotta!

  2. TIZIANA FOGLIETTA

    (proprietario verificato)

    Uno stile narrativo particolare, quello di Carlotta! Bellissimo e preciso il suo modo di descrivere questo gruppo di adolescenti ed i loro pensieri, i segreti inconfessabili di ciascuno che, da un certo punto in poi, sgretolano il mondo che si sono costruiti e si inventano nuove verità. L’amicizia come valore imprescindibile, le ore a parlare cercando di risolvere i problemi, l’arrivo di un senzatetto muto a sradicare preconcetti e spostare gli equilibri di un ragazzo che da sempre si sente fuori posto come una nota stonata. Un filo di fumo che apre e chiude un romanzo di formazione, che è ben più di una storia di adolescenti: è l’avventura verso la crescita, sbattendo la faccia contro i muri che ribaltano i punti fermi, è la ribellione contro le proprie paure svalicando cio che si crede impossibile, è la ricerca della propria identità nel mondo. Perché cio che sei grida sempre più forte di cio che vuoi sembrare.

  3. Giada Command Tinùviel Tinazzi

    (proprietario verificato)

    Seguendo parecchi canali youtube che parlano di libri ma anche profili instagram, mi sono imbattuta in un tuo reel molto divertente e ho quindi voluto approfondire, devo dire che mai decisione fu migliore, dato che alla fine tutti questi passaggi mi hanno condotta al tuo libro, che non vedo l’ora di stringere tra le mani! Accontentandomi nel frattempo di leggerlo in formato digitale, posso già dire quanto la trama mi stia appassionando. Oltretutto trovo lo stile molto coinvolgente e ciò facilita l’immaginare lo svolgersi delle scene narrate… Infine cos’altro posso dire se non che ne consiglio vivamente la fruizione e buona lettura a tutti!

  4. Giacomo Murari Brà

    (proprietario verificato)

    Non fatevi ingannare dall’inzipit e dall’atmosfera delle prime pagine, non è un libro per ragazzi. E’ un libro in cui i protagonisti sono ragazzi, quello si, e la storia è bella ed avvincente, fino all’ultima parola.

  5. (proprietario verificato)

    Una storia che parla di quanto sia bello e difficile scoperchiare lo scrigno ingrovigliato della propria vita a qualcuno, smettere di scappare e compiere l’atto più coraggioso e meno egoistico di tutti: amare e condividere, anche se questo significa dare a qualcuno il potere di ferirti. Di incomunicabilità, mancanza di etichette, affetto genuino, presenze e assenze. Un racconto ben costruito, intimo, appassionante. Profondamente consigliato!

  6. (proprietario verificato)

    Sono arrivato al libro dal tuo canale youtube, l’ho acquistato sulla fiducia e ho già letto alcuni passi dalla bozza. Per quanto non sia più nell’età adolescenziale affrontata nel libro mi sono ritrovato più volte in piccoli gesti, nei pensieri e nelle dinamiche tra i personaggi che hai creato, credo attingendo anche alle tue esperienze personali. Le descrizioni a sostegno della narrazione poi sono articolate ma non prolisse, e ricostruiscono in modo vivido ogni scena.
    Insomma, consiglio l’acquisto per una lettura interessante e per sostenere queste piccole iniziative editoriali!

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Carlotta Striolo
nasce a Verona, classe 1989. Dopo gli studi classici, si specializza in Storia dell’arte e diventa ricercatrice universitaria fra Italia e Belgio. Collabora alla cura di mostre e scrive in libri e riviste d’arte, coltiva costantemente il suo interesse per la cultura pop e la scrittura creativa. "Come un filo di fumo" è il suo romanzo d’esordio.
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