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Un giorno lungo

Un giorno lungo
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Consegna prevista Agosto 2023

È la storia di cinque personaggi, uniti tra loro imprescindibilmente da qualcosa: C’è un viaggiatore onirico, un barbone che vive in un parco in filosofeggiante armonia col mondo, una donna in affanno che fatica a capire il proprio posto nella società, un ricco regista con una crisi dei valori morali e un ragazzo amante di De André che si mette a nudo nella propria crescita.
Sono cinque essenze che hanno perseguito il proprio percorso senza mai fermarsi, senza chiedersi dove stessero andando, perché. Ora hanno tutti l’occasione di arrestarsi un momento, di guardarsi e ascoltarsi.

In quel momento le loro vite si incontreranno.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro nasce dalla volontà di ricerca, di rispondere alla domanda più classica che da sempre mi perseguita: chi sono?
Non ho mai preteso di dare una risposta, ma spero di accendere delle umili micce di riflessioni e sorrisi per chiunque avesse la volontà di interrogarsi sui propri traguardi e tappe dell’esistenza.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Parte I: La Mattina

Capitolo 1: L’alba

(Il viaggiatore)

È davvero strano non sapere quel è il posto in cui ci si trova. Provo a ricordare come sono arrivato, ma non c’è niente nella mia memoria, nessun dettaglio.

Ho paura. È davvero spaventoso.

Mi guardo intorno e non riconosco niente, anche perché mi trovo in un deserto e non è certo un luogo usuale, per me.

Anzi, non ho mai camminato sulla sabbia di un deserto, è un’esperienza che mi manca.

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Ho paura perché è tutto troppo assurdo e penso al peggio. Penso di essere impazzito e sento un forte formicolio allo stomaco, sento le mani improvvisamente fredde e un solletico sulle tempie. È un attacco di panico che si annuncia.

Sorrido. Non ho un attacco da anni, ormai. Ho imparato a gestirli da tempo, ma il panico è come un marchio, basta provarlo una sola volta e ti accompagnerà latente per tutta la vita.

L’ho riconosciuto subito, anche se non ci vediamo da anni. È assurdo se dico che un po’ mi mancava questa sensazione?

Lo è, ma ormai è troppo tardi, l’ho detto.

Ciao Panico, grazie per la premura, ma non mi servi. Qui è tutto così assurdo che ho capito benissimo cosa sta accadendo: sto sognando. È un tattica classica, no? Rintracciare le origini dell’esperienza che si sta vivendo per svegliarsi da un sogno. Nei sogni non si ha contesto, non c’è un passato e allora ecco che ci si sveglia, una volta capito il trucco.

Ora mi sveglio.

Non so dove sto andando, ma continuo a camminare. Stare fermo mi è sgradevole, mi inquieta. La mia mente sta giocandomi un brutto scherzo e non mi lascia svegliare. Lo so che è un sogno.

Bentornato Panico. Lo so che è tutto dannatamente reale, ma se ci pensi bene, l’irreale è ben più denso, seppure sembra tutto così vero.

Come potrei esser arrivato in un deserto? Perché mai? Troppo insensato.

Possibile che non riesca a ricordare niente di ieri?

Dov’ero?

Mi passo una mano sulla lunga barba brizzolata per pensare meglio, un gesto che fa parte di me, ma devo inorridire: non ho la barba. Sono perfettamente e scandalosamente liscio. Mi guardo le mani. Non sono le mie mani.

Ciao Panico, ti do il benvenuto. Resta, resta pure.

Riconosco un anello nell’anulare sinistro, una fedina d’argento. E sul palmo della medesima mano riconosco una piccola cicatrice che mi sono fatto da bambino. Sono le mie mani, in effetti.

Ma sono bellissime, curate, senza una ruga.

E quell’anello… quell’anello l’ho sotterrato in un parco, svariati anni fa. Che ci fa al mio dito?

Va’ pure, Panico. Adesso so per certo che sto sognando. Ma visto che sei in intimità con l’Inconscio fammi un favore, digli di svegliarmi di grazia.

È l’alba.

L’orizzonte regala uno spettacolo mozzafiato, fondendo colori e sfumature bizzarre. Dunque avevo passato lì la notte, secondo il mio sogno? Ricostruire i fatti in un sogno, pur di svegliarsi.

Mi guardo le scarpe. Sono scarpe da ginnastica, bianche e blu. Erano quelle con cui mi allenavo negli anni del liceo. Avevo poi una tuta bianca, larga. La maglietta invece era dei Led Zeppelin, dell’album Stairway to Heaven.

Era la prima maglietta rock che avessi mai comprato.

Un sogno curioso, un po’ nostalgico magari. In ogni caso, non era possibile che un uomo vestito in quel modo potesse sopravvivere nel deserto di notte, ergo sto sognando. Un’altra prova.

Cosa vuoi, Inconscio? Che c’è di irrisolto? Non abbiamo ancora dialogato abbastanza, noi due?

Mi guardo intorno, vorrei vedere un’oasi, perché ho bisogno di specchiarmi nell’acqua e ammirare il mio riflesso, ma non c’è nessuna oasi. Che sogno frustrante.

Sono passate ore. Si dice che i sogni durino pochi istanti, ma quelle erano davvero alcune ore. Ormai sono quasi certo che sia un sogno, quindi Panico non prenderti la briga di tornare, ma il tutto è davvero strano. Posso affermare con assoluta certezza che questo è il sogno più strano di tutta la mia vita.

Il sole è alto e brilla di una intensità unica. Forse è il deserto, o forse è il sogno, ma ha un qualcosa di assolutamente innaturale, è quasi spaventoso.

Ma ecco l’ennesima prova, non che ne servissero altre: non ho fame, non ho sete, non ho caldo. Non faccio in tempo a gongolare che vengo distratto da un foglio di carta bianco che mi passa affianco e svolazza avanti a me.

Tendo la mano per afferrarlo ma una folata di vento lo spinge qualche metro avanti. Non c’era vento fino a poco fa. Inconscio, serve più coerenza.

Corro in avanti e faccio per prendere il foglio che mi incuriosisce non poco, ma di nuovo viene spinto avanti. Mi meraviglio della mia mente, così banale. Inizio a correre e ogni volta che mi avvicino al foglio ecco che viene accompagnato qualche metro avanti. Più corro, più il vento è forte.

Lo so che lo prenderò, Inconscio. Lo hai fatto apparire per un motivo, no?

Forse il povero Inconscio si è sentito umiliato dalla mia lucidità, finalmente riesco ad afferrare il pezzo di carta. Lo leggo bramoso di sapere cosa c’è scritto.

Domani sarà un giorno incerto e senza parole.

Una frase che riecheggia nella mia memoria, ma non so individuare dove l’ho sentita o letta.

Alzo gli occhi dal foglio e ciò che vedo richiede l’intervento di Panico.

In mezzo al deserto, dove fino a pochi istanti fa non c’era assolutamente Nulla, sono apparse migliaia e migliaia di persone. Compongono due file, una di fronte all’altra a distanza di un paio di metri. Hanno tutti gli occhi chiusi e le mani ai fianchi.

Inconscio, scherzavo quando ti ho dato del banale… mi sembra eccessiva come vendetta.

E come stranamente accade nei sogni, mi appresto a incamminarmi in mezzo alle due file di gente senza sapere il perché.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Valerio Di Lorenzo
Sono nato a Roma nel 1989.
Amo il cinema, da Malick a Miike e la narrativa, da Welsh a Pennac.
Ho da sempre scritto "qualcosa", da quando ho memoria. Inizialmente erano fumetti terribili (col tempo ho capito di non saper disegnare) che copiavano storie qui e lì, vuoi un film, un altro fumetto o un videogame. Poi ho iniziato a sperimentare il formato "narrativo", grazie all'entusiasmo di un tema libero, in quinta elementare, protratto per oltre dieci pagine.
A 14 anni ho completato la mia prima opera intera, raccontavano di uno sfigatello che affrontava il liceo classico in modo scontroso e burbero per sopravvivere, ma dentro aveva mille insicurezze. Sì, vagamente autobiografico.
Ho scritto due romanzi, girato un film e molti cortometraggi. Ogni progetto è la ricerca di una risposta a qualche domanda che mi tormenta.
Questo non è assolutamente un'eccezione, anzi.
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