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Un po' di pulizia

Un po' di pulizia
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Consegna prevista Giugno 2023
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Un pacchetto che non si trova, e che rischia di rovinare la vita ad un povero impiegato delle Poste. Un caso all’apparenza banale, Giulia è convinta che il suo principale, il consulente investigativo Jorge Louis Romero, nemmeno riceverà il possibile cliente. E invece Romero non solo accetta di occuparsi del caso, ma fa capire anche che lo farà gratis, nonostante il cliente non sia una donna, al cui fascino Romero è sempre molto sensibile; le certezze di Giulia, che da quasi cinque anni lavora per lui, vacillano. L’indagine prosegue stancamente, fino a quando lo strano comportamento di un uomo coinvolto nella scomparsa del pacchetto, e la sua morte violenta, fanno capire che il caso non è così banale come sembra.
Giulia, proseguendo con l’indagine, scoprirà quanto di aberrante può albergare nell’animo umano. Vedrà cose così sconvolgenti da spingerla a farsi giudice e giustiziere: ma ci sarà qualcuno che, all’ultimo momento, riuscirà a fermarla, impedendole di rovinarsi completamente.

Perché ho scritto questo libro?

Perché mi piace scrivere. Ma la ragione principale per cui ho scritto questo e altri libri, permettetemelo, è molto, molto personale: e preferisco tenermela stretta, anche solo per scaramanzia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Ho spento, le immagini sono sparite. Non ho avuto il coraggio di guardarlo fino alla fine, i pochi minuti che ho visto sono stati più che sufficienti.

Dio santo … come è possibile?

Non riesco a fare niente, a dire niente, mi sento letteralmente inchiodata sul divano. Le gambe di marmo, le braccia di marmo, la testa di marmo; è di marmo persino il respiro.

Senza quasi rendermene conto, facendo un grosso sforzo mi alzo, e mi sembra di metterci un’eternità. Mi avvicino alla libreria, la mano si muove da sola, sta cercando un libro fra i tanti: La gita a Tindari di Camilleri.

Ricordo qualcosa, ho bisogno di trovarlo.

Continua a leggere

Continua a leggere

Scorro le pagine velocemente, furiosamente … cazzo, è qui, ci deve essere!

Eccolo! Senza staccare gli occhi dal libro mi siedo a terra, e leggo: e mentre leggo mi coglie una specie di vertigine, una nausea crescente che cerca di farsi strada, di uscire allo scoperto, di esplodere.

«… corse in bagno tenendosi a malapena, s’inginocchiò davanti alla tazza e cominciò a vomitare. Vomitò il whiski appena bevuto, vomitò il mangiare di quella jornata e il mangiare della jornata avanti e quello della jornata avanti ancora e gli parse, la testa sudata oramà tutto dintra la tazza, un dolore ai     fianchi, di vomitare interminabilmente tutto il tempo della sua vita, andando sempre più indietro fino alla pappina che gli davano quand’era picciliddro e quando si fu liberato macari del latte di sua matre continuò ancora a vomitare tossico amaro, fiele, odio puro …»

Io, invece di vomitare, piango. Piango tutte le lacrime che ho dentro, quelle che ho nascosto e dimenticato in tutti questi anni, quelle che non ho pianto per vergogna, per pudore, per sbaglio, per vigliaccheria, e quando le ho finite piango anche quelle degli altri: di chi non può più piangere perché morto, scomparso, affogato, fatto a pezzi, distrutto, dimenticato.

Piango da sola tutte le lacrime del mondo.

E quando finalmente ho finito, eoni dopo, mi sembra di non avere più nemmeno gli occhi; d’improvviso una rabbia lenta, metodica, spietata, inesorabile prende il posto lasciato vuoto dalle lacrime. Mi riempie fino all’orlo e trabocca dagli occhi ormai asciutti, vuoti, spargendosi sul pavimento intorno a me, inondando la stanza, uscendo da sotto la porta fino a scendere lungo le scale.

Non resisto a tanto.

Mi alzo, butto il libro sul divano, vado in camera mia.

Apro il cassetto del comodino, prendo la pistola, controllo il caricatore, lo inserisco con uno scatto secco.

Ritorno in salotto. Il televisore è ancora acceso, solo righe confuse.

Metto le scarpe, prendo il giubbotto. Caccio in tasca altri due caricatori.

Apro la porta con furia, ma non faccio in tempo ad uscire.

«Dove sta andando, señorita?»

Le mani appoggiate sul bastone, in piedi davanti a me, il mio capo sembra guardarmi fin dentro il cuore. Non è possibile, credete? È cieco, no? Balle: quello adesso mi sta proprio guardando.

«Posso entrare?»

Mi faccio da parte. È la prima volta che viene a casa mia, ma si muove con disinvoltura, come se la conoscesse benissimo. Richiudo la porta, mi sento stranamente calma. Faccio persino fatica a sentirmi, tanto è basso il volume della mia voce.

«Lei sapeva, non è vero?»

Non risponde subito. Si toglie la giacca, me la porge, si siede con calma sul divano, le mani sempre appoggiate sul bastone.

«Ha voluto guardarlo lo stesso, vero? Doveva darmi retta, señorita, non è roba per lei. Non è roba per nessuno, a dire il vero. Eppure, l’avevo avvertita.»

«Sì, sì, ha ragione … ma davvero pensava che avrei resistito? La curiosità è donna, dicono. No, lei sapeva già che l’avrei guardato, perché sarebbe qui, se no?»

«È stato un mio imperdonabile errore lasciare quel pacchetto sulla scrivania, lo ammetto. E penso di conoscerla meglio di quanto lei creda.»

Per un attimo si sente solo il ronzio del televisore; poi, prendo il telecomando e schiaccio un canale a caso. Curioso, sul terzo danno un documentario sul Brasile. Spengo anche la televisione, avvicino la poltrona e mi siedo proprio davanti al mio principale.

Che comincia con calma, con voce tranquilla, a raccontare qualcosa che io non credevo nemmeno possibile potesse esistere.

«Credo che il termine pornografia sia sicuramente troppo gentile, banale quasi, ma preferisco non cercare di trovarne uno adatto; non credo nemmeno esista. Questo … signore, chiamiamolo ancora così, per il momento … non è lui che ha girato queste scene, no. Lui non si sporca con certe oscenità. Lui si limita a distribuire il materiale ai clienti. Ma procura anche direttamente la materia prima, già, quello è il suo compito principale.

Non si sorprenda, la chiamano proprio così, materia prima: viene comprata nei ghetti e nelle bidonville di tutto il mondo, lì c’è merce in abbondanza. Bambini, soprattutto. Due viaggi all’anno in Sud America, ricorda?

Poi, in qualche modo, credo attraverso gli stessi canali clandestini che forniscono i passeggeri agli scafisti nordafricani o albanesi, viene fatta arrivare in Europa. Vengono seviziati ed a volte persino uccisi nei modi più svariati, lei ne ha appena visto un’anteprima … e, le assicuro, nemmeno delle più orrende. Le telecamere funzionano automaticamente, nella stanza ci sono solo le vittime con i loro carnefici. E già, mica facile trovare qualcuno che si metta dietro la macchina da presa. Oltretutto, sarebbe molto rischioso, qui non si tratta di riprendere qualche amplesso fuori ordinanza, ci può scappare di mezzo anche un omicidio. Meglio limitare il problema a qualche sadico iyio de puta, di quelli ce ne sono in abbondanza. Le riprese vengono poi distribuite, ma niente Internet, si ricorre a canali diciamo così alternativi, che garantiscono l’anonimato. Niente corrieri privati, posta ordinaria. La roba arriva con indirizzi fasulli, così, nel caso venga intercettata, niente può condurre ai veri destinatari. Questi venivano riforniti direttamente dal señor Dellamorte, almeno quelli    italiani. Ci sono persone come lui in quasi tutti i Paesi europei.

In alternativa, vengono anche organizzate riprese a domicilio, ed il filmato diventa di esclusiva  proprietà di chi ha pagato per stare, se così si può dire, direttamente sul set.

Tutto, dall’acquisto dei DVD alla distribuzione dei filmati, passa tramite contatti telefonici tra pochissime persone. I pagamenti avvengono rigorosamente in contanti.

Niente può collegare il nostro ex cliente con queste cose. La morte del direttore delle Poste? L’ennesimo caso irrisolto ed archiviato dalla Polizia, e mi creda, non ci sarà verso di riaprirlo in futuro. Mi chiedo solo per quale motivo sia stato ucciso, e da chi … certo, punterei molto sul nostro uomo, se potessi. Per dare l’esempio, o per semplice disperazione? Punto sulla seconda ipotesi, lei l’ha visto: che tipo le è sembrato?»

Non parlo, non riesco nemmeno a pensare, in questo momento.

«Sarebbe comunque stato un testimone totalmente inattendibile, e facilmente ricattabile. E che molto probabilmente non aveva nemmeno un’idea precisa di quello che c’era nei pacchetti; a lui interessavano solo i soldi. Sostanzialmente, un delitto inutile.»

Accende una delle sue pestilenziali Gauloises, ma non dico nulla: anzi, me ne faccio offrire una, così, tanto per stordirmi un po’.

Tira giusto un paio di boccate, poi riprende a parlare.

«Quell’ultimo DVD, quello sparito, l’unico arrivato quel giovedì, doveva essere una cosa particolare, non era come le altre. C’era qualcuno, dentro quelle immagini, qualcuno di conosciuto, di importante … credo, almeno, che sia così. Qualcuno che, se la cosa fosse finita nelle mani sbagliate, non avrebbe perdonato l’errore. E questo il Dellamorte lo sapeva, non sono ammessi errori in questo … lavoro? … bah … e quelli che si fanno si pagano cari.

Non credo sia possibile incriminare nessuno, in base a quel filmato, per questo gliel’ho restituito. Ho la sensazione che tutto verrebbe … sotterrato? Sì, probabilmente sì. La persona, l’attore principale, dev’essere troppo potente, troppo in vista. No, non possiamo fare niente. Dobbiamo obbligatoriamente alzare le mani e disinteressarci della cosa.

Ha ragione, señorita; quando mi sono accorto che il pacchetto era sparito dalla mia scrivania, ho capito subito che l’aveva preso lei. Non ho avuto dubbi sul fatto che l’avrebbe guardato, e ho capito anche, conoscendola, che avrebbe probabilmente combinato qualcosa di insensato. Per questo sono qui, per fermarla. Non è compito suo, mi creda, fare l’angelo giustiziere.»

Ora sono calma. Ma le parole fanno ancora fatica ad uscire dalla mia gola.

«E di chi, allora? Crede davvero che quel … quel … non so nemmeno come chiamarlo … possa essere arrestato e condannato? L’ha detto lei, no? che nulla può collegarlo a quei filmati, non esistono prove, non ci sono testimoni, niente a cui aggrapparsi per sperare in una condanna. … signor Romero, quell’essere non merita di vivere.»

«E chi è lei per deciderlo?  Molte persone meritavano di vivere ed invece sono morte. Non tocca a lei fare la dea vendicatrice, si rovinerebbe l’esistenza. Sempre ammesso che ne esca fuori viva».

Tira un paio di boccate … il fumo delle Gauloises è davvero pestilenziale, ma io  nemmeno lo sento, questa sera.

Spegne la cicca nel posacenere che gli porgo, si accomoda meglio sul divano, rilassato, a suo agio.

«Ripeto, non è compito suo. Adesso rimetta a posto la pistola che ha sicuramente in tasca e se ne vada a dormire. No, no, non mi dica che non può dormire, si prenda qualcosa, o meglio, si sbronzi; lei non uscirà da questa casa, stanotte.»

Potrei fregarmene, uscire lo stesso, non potrebbe nemmeno seguirmi: ma c’è qualcosa nella sua voce, qualcosa che non ho mai sentito prima, e che forse mai più sentirò. Una specie di … come dire … ecco, sembra quasi che sia preoccupato per me.

Ma non è solo questo, anche se mi ci vorranno ancora un paio di giorni per capirlo. Così decido di dargli retta; estraggo il caricatore, rimetto la pistola al suo posto nel cassetto del mio comodino, tolgo il DVD dal lettore e lo richiudo nella sua busta. Poi vado in cucina, e torno con due bicchieri, una bottiglia di Cognac, un barattolo di Nutella e due cucchiai.

«Non ho sonniferi in casa, e non mi piace sbronzarmi da sola. Mi fa compagnia?»

«Volentieri, señorita, volentieri.»

2022-09-09

Aggiornamento

La bozza che avete scaricato è, naturalmente, solo una bozza. Ho già una serie di correzioni e/o aggiunte mandatemi da un amico che, tra le altre cose, è anche scrittore. Bravo, per giunta.
2022-09-05

Aggiornamento

Ora il gioco si fa duro, come direbbe Bluto Blutarsky: grazie ha chi ha iniziato a crederci, fidandosi del sottoscritto. E grazie in anticipo a chi lo farà da qui in avanti.
2022-09-01

Aggiornamento

Chiudo gli occhi per tre giorni, pronto a ripartire lunedì 5 con aggiornamenti su Instagram. Arriveranno poi alcune note biografiche sui miei personaggi. Intanto, un brindisi ai miei primi sostenitori (vedi foto). Stay tuned.

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Angelo Rollino
Nato ben sessant’anni fa (compiuti il 31 maggio scorso), ex bancario e ufficiale degli Alpini in congedo, convivo da più di trent’anni con una donna che mi ha reso padre di due meravigliose ragazze, di 23 e 25 anni.
Discreto chitarrista, mi sono messo a studiare anche pianoforte con risultati accettabili; cintura nera di karate, apprendista di aikido, buon camminatore con una 100KM del Passatore sulle spalle e svariati trekking, lettore onnivoro e seriale, scrittore non improvvisato ma comunque decisamente dilettante.
Profondamente ottimista, nonostante tutto; sono convinto che il giorno più bello sia quello che ancora devo vivere.
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