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Una giornata inaspettata

Una giornata inaspettata
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Consegna prevista Ottobre 2022

Possono ventiquattro ore decidere il destino di una vita intera? È quello che Marta scoprirà il giorno del suo ventunesimo compleanno.
Fra genitori distanti, ex amiche, un amore finito, un ammiratore segreto e una solitudine ingombrante, viviamo con Marta 24 ore intense.
Una giornata che inizia come tante e finisce in maniera del tutto inaspettata.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivo per mettere ordine nei pensieri sfusi e nel disordine che creano nella mia testa.
Dentro la mia borsa sempre una penna e un quaderno.
Appuntavo tutto: scrivevo, conservavo, catalogavo, incollavo, commentavo, disegnavo, scarabocchiavo.
Nel tempo scrivere ha cambiato significato. Ho scoperto che quello che normalmente non riuscivo a dire a voce lo riuscivo a scrivere benissimo. Forse è stata la paura di dimenticarmi. O la presunzione di farmi ricordare.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La giornata più lunga dell’anno. Così l’aveva battezzata. Era il giorno del suo compleanno e nessuno sembrava essersene accorto. Eppure quest’anno il giorno del suo compleanno era coinciso con un sabato. In più essere nata la prima settimana di settembre l’aveva messa al riparo da solitudini legate alle vacanze estive. Senza contare che la prima settimana del mese di settembre coincideva con la festa del Santo Patrono del paese. Questo significava che tutti, ma proprio tutti, facevano in modo di esserci. Per poter vestire i panni della festa, sfoggiare l’abbronzatura e i racconti delle vacanze e ascoltare il concerto in piazza. Il suo compleanno era sempre stato un giorno di festa, e i suoi amici sempre tutti presenti.

Certo, da due anni tornava al paese una volta al mese.

Dopo il diploma poche alternative: rimanere in attesa di qualcosa affacciata alla finestra della sua cameretta oppure iscriversi all’Università. Non aveva assolutamente preso in considerazione l’idea di trovarsi un lavoro. Aveva scelto una facoltà a numero chiuso. Aveva sostenuto tre prove d’ingresso: Salerno, Roma e Bologna. Una qualsiasi l’avrebbe portata abbastanza lontana da Avella e da lui.

Quello che all’inizio, quando tornava per il fine settimana a casa, sperava di incontrare per sbaglio. Quello di cui aveva bruciato il numero di telefono nel portacenere a forma di teschio della sua camera la sera che aveva deciso che non si

sarebbe mai più innamorata. Anche se il numero di telefono lo conosceva a memoria. Quello che aveva scoperto di amare quando aveva deciso di lasciarlo.

Era stato proprio lui che aveva definitivamente messo fine ad ogni possibilità di incontrarla. Era andato via. A Milano, le avevano detto le amiche.
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Quelle stesse amiche che a distanza di due anni non solo non vedeva più, ma con cui non si sentivano nemmeno telefonicamente. E che ora avevano dimenticato anche il suo ventunesimo compleanno.

Quella sera aveva deciso di uscire lo stesso a festeggiare. Aveva ancora un’amica al paese: Regina. Un’amica di infanzia. Da piccola, quando ancora viveva i nove mesi invernali in un paese del nord, e i tre mesi estivi ad Avella, era la sua vicina di casa, oltre ad essere l’unica bambina che conosceva.

Le chiamavano “le gemelle”. Erano inseparabili. Spesso costringevano i rispettivi genitori a comprargli gli stessi abiti. Dormivano spesso insieme ed era difficile non trovarle in qualche stanza o in qualche giardino intente ad un gioco che conoscevano solo loro.

Marta era stata ammessa all’Università di Roma. Regina si era sposata. Gestiva un bar nella piazza centrale del paese, dove in occasione della festa patronale si svolgeva il concerto finale.

Ecco dove sarebbe andata. Marta non sarebbe rimasta a casa proprio stasera.

– Andrò da Regina, lei saprà tirarmi su di morale –

Marta ancora non sapeva che quella decisione avrebbe cambiato il percorso della sua esistenza, cambiando definitivamente il modo di considerarsi e di pensare a se stessa.

– 2 –

Era sveglia. Teneva gli occhi chiusi e il corpo immobile come un opossum sorpreso dal suo predatore. Sapeva che il minimo movimento sarebbe stato intercettato dalle orecchie radar di sua madre, costringendola ad alzarsi.

Quando viveva ancora a casa ricordava che ogni mattina saliva i due gradini che la portavano in cucina ignara dell’umore che avrebbe avuto sua madre. Sperando ogni mattina fosse migliore di quello del giorno precedente.

Ora che non viveva più a casa da due anni, sapeva perfettamente che, salendo quei due gradini, avrebbe scoperto quanto l’umore, in una scala da uno a Lucifero, fosse cattivo, pessimo, perfido, aggressivo o brusco.

L’estate sembrava già finita. Stava bene avvolta nel lenzuolo fino alla testa. Dormiva sempre così, fin da quando era piccola. Aveva paura del buio, dei mostri nascosti sotto al letto e dei rumori notturni di cui non sapeva spiegare l’origine, e anche se oggi compiva ventuno anni, quelle paure non le aveva ancora superate.

Era arrivato il momento di cambiare posizione. L’auricolare della cuffia le stava massacrando l’orecchio. Garantito che ci aveva dormito sopra tutta la notte. I soldi per comprare le batterie ormai scariche sarebbero state uno degli argomenti di discussione mattutina. Sua madre proprio non capiva che addormentarsi con la musica la metteva al riparo dagli strani

rumori notturni e dai conseguenti strani pensieri che la tenevano sveglia.

  • Finalmente ti sei degnata di svegliarti –

Nel muoversi per sganciare l’orecchio dal cerchietto delle cuffie sua madre l’aveva sentita. Nemmeno un pipistrello dotato di sonar avrebbe potuto, ma sua madre era riuscita a sentire il fruscio del corpo che si liberava dall’imbalsamatura del lenzuolo.

  • E quindi? Ti alzi? –

Aveva ancora gli occhi chiusi, ma dal volume della voce sapeva che ora si sarebbe spostata dalla porta alla cinghia della tapparella, tirandola su con talmente tanto sdegno, da invadere la stanza di luce in un baleno.

  • Marta, quindi? Non fare finta di dormire. Lo so che sei sveglia. Sei pregata di alzarti e … –
  • Si, mamma, si. Mi alzo. Mi alzo –

Le aveva risposto in maniera automatica, senza muovere nemmeno un muscolo.

  • E non farti chiamare di nuovo – aveva concluso girando di 180 gradi con la grazia di un buldozer.

Buttato il lenzuolo all’aria si era trascinata in bagno a piedi nudi muovendo le labbra in una frase che sentiva solo lei:

  • Buongiorno tesoro. Buon compleanno. Cosa vuoi per colazione stamattina? – Scene da un film, per quanto la riguardava. Per

sua madre ogni giorno era uguale all’altro, in una lunga sequenza di giorni grigi e giorni neri.

In bagno si era guardata allo specchio sorridendosi. Si era fatta coraggio e si era avviata verso la cucina. Appena messo piede sul primo gradino, dai rumori che sentiva, sapeva che suo fratello stava giocando a Game boy. Stava salendo il secondo gradino e:

  • E BASTA CON QUESTO COSO DI PRIMA MATTINA. TI ALZI CON QUEL PENSIERO. –

Sua madre ripeteva questa frase ogni mattina. Suo fratello continuava a giocare al tavolo della colazione incurante, come ogni mattina. E lei sentiva questa frase ogni mattina da quando era tornata a casa dall’Università per le vacanza estive.

  • Buon compleanno Marta –

Non aveva alzato lo sguardo dal Game boy ma nonostante i suoi quattordici anni suo fratello era stato più gentile di sua madre.

  • Grazie Cri – e gli diede un bacio sulla guancia.
  • E dai che mi fai perdere – disse lanciandole uno sguardo sorridente e ricambiando il bacio.
  • Ah già, oggi è il tuo compleanno. Vieni che ti faccio gli auguri –

“Fare gli auguri” per sua madre significava fare finta di darle due baci sulla guancia, uno a destra e uno a sinistra, tenendola abbastanza a distanza, per evitare altri contatti

fisici. Marta quando era piccola schioccava le labbra per non sentire la vacuità di quel gesto. Ma quella mattina non se la sentiva, e il rito si era consumato in silenzio, con Marta rigida, paralizzata da quel gesto che di amorevole non conteneva nulla.

  • E sbrigati a fare colazione, così metti a fare la lavastoviglie e poi mi dai una mano con le faccende di casa. – Meccanicamente prese la tazza, la riempì di latte, la infilò un minuto nel microonde prima di accorgersi che non c’era nemmeno una goccia di caffè.

Maledisse mentalmente qualche santo, notò che la macchinetta del caffè era sporca, e senza perdersi d’animo la svitò, la sciacquò, la riempì nuovamente, attese che il profumo di caffè invadesse la cucina, e versò l’intera macchinetta da due nella tazza del latte in attesa.

Non aveva fatto in tempo a sedersi a tavola che sua madre arrivò in cucina, e il tempo di rendersi conto della cosa incominciò: – Ecco, la solita egoista. Brava! Brava! Ti sei preso tutto il caffè. Pensa sempre e solo a te stessa –

La sentiva ancora borbottare mentre tornava alle sue faccende da qualche parte in casa.

Anche la colazione era rovinata.

Ma oggi era il suo compleanno. Marta era convinta che c’era ancora tempo perché la giornata prendesse una piega migliore.

– 3 –

Marta non aveva sempre detestato il giorno del suo compleanno. Le feste in giardino con i suoi amici, insieme alla processione dei parenti che le portavano regali e la facevano sentire speciale per qualche ora, erano un appuntamento atteso e desiderato.

Fino al giorno del suo quattordicesimo compleanno.

Aveva invitato quelle che considerava le sue amiche del cuore: Anna, Rita, Angelica, Roberta, Paola e Regina. Era venuta solo lei, Regina, con una sua cuginetta. Arrivate verso le otto di sera, in ritardo e di fretta. Quando aveva ormai tolto dalla tavola i panini afflosciati dal caldo, le bibite piene di condensa e i dolci che sudavano crema.

  • Il peggior compleanno della mia vita – aveva esclamato quando aprendo il cartone della torta aveva scoperto che era una crostata con la frutta. Frutta in pezzi, invischiata nella gelatina trasparente che assomigliava tanto alla bava di lumaca. Suo padre le aveva scattato una foto mentre strizzava gli occhi e tratteneva le lacrime, dietro un sorriso falso, mentre la sua amica le teneva una mano sulla spalla e la cuginetta sconosciuta aveva l’espressione di una che fremeva per scappare via.

Da quel giorno non aveva più organizzato feste di compleanno. Fino al suo diciottesimo. La tradizione voleva che per il

passaggio nell’età adulta si celebrasse un festeggiamento da scrivere nelle stelle. E la sua festa non era stata da meno.

I suoi genitori avevano affittato un intero giardino, ingaggiato un buttafuori al cancello e un DJ Set. Marta nel suo abito da adulta, nero con corpetto in pizzo che le lasciava le spalle scoperte e la gonna a pois in tulle, con trucco e parrucco sorretto da un paio di tacchi inusuali e dolorosi, non si era mai sentita più fuori posto.

Proprio per questo motivo quando era stato il momento di spegnere le diciotto candeline aveva chiamato intorno a se tutti i suoi amici che quel giorno compivano gli anni. Così dietro la torta si erano ritrovati in quattro e la sua sensazione di inadeguatezza si era dispersa insieme al fumo delle candeline.

Ognuno ha i suoi parametri personali per decidere chi e come è degno di essere considerato un vero amico. Per Marta l’ampiezza del sentimento dell’amicizia era direttamente proporzionale alla capacità di ricordare il giorno del suo compleanno.

Fino a due anni prima la medaglia d’oro spettava a Teresa. La sua migliore amica al liceo. Sempre la prima a telefonare per farle gli auguri. Ma a due anni dal diploma anche per lei era scattato l’oblio e il trasferimento nel libro nero.

  • Che se ne vadano tutti al diavolo –
  • Cosa hai detto? – Cri aveva alzato gli occhi dal Game Boy e la guardava interrogativo dall’altro lato del tavolo.

-Niente. Pensavo ad alta voce –

  • No no, ho sentito che hai detto una brutta parola –
  • Cri, hai quattordici anni. “Andare al diavolo” penso sia una imprecazione troppo modesta. –
  • Vabbè. Però voglio sapere con chi ce l’hai –

Come poteva raccontare al suo popolare fratellino che lei non era la ragazza che credeva. Che la sua vita sociale all’Università non era assolutamente entusiasmante come credeva.

  • Hai impegni? Usciamo un po’ insieme? –

Cri la guardò incerto – Sei sicura che mamma ci faccia uscire? Non c’è nemmeno papà. Se la lasciamo sola secondo me va fuori di testa –

Giusto. Suo padre si liberava dal lunedì al venerdì di loro andando in ufficio dalle cinque del mattino alle sette di sera. E nei fine settimana andando a coltivare un pezzo di terra abbastanza lontano da loro da non doverli sopportare.

  • Dai, diamole una mano con le faccende e cerchiamo di fare presto. Che dici? –

Cri sbuffò e si rimise a giocare. Per lui era facile. Mamma non pretendeva che il suo unico figlio maschio imparasse le faccende domestiche.

  • Dai, aiutami. Usciamo e ti offro qualcosa al bar –
  • Devi essere proprio disperata per voler uscire con me –

-Solo perché è il mio compleanno, tu sei mio fratello, e voglio passare un po’ di tempo con te? –

  • Vabbè dai. Inizia tu. E se vedi che proprio non ce la fai, mi chiami –
  • Allora! Vi alzate da quella tavola o vi siete incollati? – Eccola arrivare all’attacco. Era passata solo mezz’ora da quando si era alzata.
  • Mamma, ti sto facendo il caffè –
  • Ecco, brava. Come minimo. Sono in piedi dalle sei e per colpa vostra ancora non ho combinato nulla –

Marta alzò gli occhi all’orologio che campeggiava sul muro della cucina. Erano solo le nove, e la giornata si prospettava enormemente lunga.

  • Mamma, se faccio presto a darti una mano, dopo io e Cri possiamo uscire un po’? –
  • Tu incomincia a fare qualcosa e poi ne parliamo –

Marta sfogliò mentalmente tutto il manuale delle frasi standard di persuasione, ma tendendole la tazzina del caffè si scontrò con lo sguardo irritato di sua madre che le azzerò la saliva e il pensiero.

Decise di lasciar perdere e darsi da fare. Il suo compito era rendere la cucina un ambiente sterile, pronto più per un’operazione di alta chirurgia che di cucina semplice. Inforcò un paio di guanti da medico e iniziò l’intervento.

2022-04-17

Donne Madonne

Care amiche e cari amici di Donne Madonne, oggi voglio presentarvi Marcella, meglio conosciuta sul web come Marlene Miele. Marlene a giorni pubblicherà il suo primo romanzo “Una giornata inaspettata” con la casa editrice milanese “Bookabook” tramite una campagna di crowdfunding, una raccolta fondi per la pubblicazione: verranno stampate solo le copie effettivamente pre-ordinate e questo porta diversi vantaggi a livello di risorse e di spreco di copie. Avete tempo fino alla sera del 18 aprile per pre-ordinare e quindi acquistare il suo libro con uno sconto del 10% usando il codice PASQUA22. Questa sarà l’ultima possibilità di acquisto, perché dopo il suo libro andrà in stampa definitivamente. Per ordinare il libro vi invito a seguire questo link! Oggi ho invitato Marlene a raccontare il suo libro e come è arrivata a scrivere il suo primo romanzo. Marlene, laureata in Scienze della Comunicazione, cura la comunicazione di un ente pubblico regionale ed è blogger e web writer. La potete trovare sul suo blog www.lastanzadimarlene.com online da quasi 15 anni. Marlene è stata inoltre local blogger per la piattaforma di Virgilio, dove scriveva un diario dedicato alla città di Modena. Vi lascio qui di seguito l’intervista, una bella chiacchierata durante la quale non pensavo di divertirmi così tanto. Un’intervista che ha passato non poche peripezie, tra ritardi non voluti, orari proibitivi che ci hanno messo a cena tardissimo, bambini che comparivano dietro lo schermo, conversazioni improbabili e imbarazzanti con Alexa, gatti senza alcun pudore, lupetti di pezza che sbucavano da sotto la scrivania. Tagliare tutta la vita che ci è ruotata attorno non è stato semplice, ma le nostre eroine ce l’hanno fatta! Grazie Marlene per questa bella chiacchierata, sono contenta di averti ritrovata. A voi amici e amiche, buona visione! https://youtu.be/IrHWdwQe2MM
2022-03-24

BINEWS

Cosa ci faccio su un quotidiano della Bassa Irpinia? Vi racconto del mio romanzo. E sapete perché? Perché è ambientato ad Avella, un paese in provincia di Avellino. Curiosità: In latino il frutto del nocciolo si chiama <nux avellana>, mentre in catalano, spagnolo, in portoghese e in occitano la nocciola è chiamata rispettivamente avellana, avellana, avelã e avelana. Ad Avella le nocciole sono la coltivazione principale e sono finite anche dentro al mio romanzo. https://www.binews.it/cultura-e-manifestazioni/avella-marlene-miele-e-il-suo-primo-romanzo-dal-titolo-una-giornata-inaspettata/
2022-01-14

Il mio blog

Ho scritto un post raccontando le mie suggestioni letterarie che mi hanno portata alla scrittura di questo libro https://www.lastanzadimarlene.com/2022/01/i-3-autori-che-mi-hanno-ispirata-e-guidata-nella-realizzazione-del-mio-primo-romanzo/
2022-02-02

Aggiornamento

Giovy Malfiori viaggiatrice, Professional Blogger e Web Marketing Strategist Freelance, intervista l'autrice e racconta come è avvenuta la pubblicazione del romanzo d’esordio Una giornata inaspettata.

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Marlene Miele
Nata al sud, ma solo anagraficamente. Cresciuta nel nord-est che per un po’ è stata la mia casa. Adolescente al sud, sono diventata grande in una città di mare, che mi ha accolta senza fare troppe domande. Adesso vivo al nord, un nord diverso da quello della mia infanzia, il nord che quelli del nord-est a volte chiamano sud.
Curiosa e chiacchierona, mi laureo in Scienze della Comunicazione con l’ambizione di diventare una giornalista. Invece lavoro come Comunicatrice Pubblica per un ente regionale, dove mi occupo di comunicazione esterna ed istituzionale. Blogger e web writer dal 2017. Per quattro anni Local blogger per la piattaforma di Virgilio, dove scrivevo un diario dedicato alla città di Modena, ho collaborato con varie realtà editoriali senza però mai farne un vero lavoro.
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