Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Voglio sapere il tuo nome (American Cracker)

Voglio sapere il tuo nome (American Cracker)
50%
101 copie
all´obiettivo
0
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Dicembre 2022
Bozze disponibili

Può una sola persona distruggere l’esistenza di un’intera famiglia? Può una sola persona prendersi l’anima e la vita di coloro a cui ha scelto di fare del male?
Echo ha deciso di andare a lavorare dalla famiglia Jasper nell’upper east side di Manhattan. Ad ogni costo.
L’attico dei Jasper dove il capofamiglia, arricchito rozzo uomo del sud, comanda senza educare, sua moglie vive sottomessa ed infelice e i loro figli, Moon e Sun, sono vittime predestinate, è il luogo dove si consuma la tragedia.
Da New York al Messico, uno spartiacque che delineerà il passato, il presente e il futuro dei protagonisti di questo romanzo. Un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca della verità.
Una storia che parla di violenza, una violenza figlia dell’ignoranza e di vendetta, figlia di quella violenza. Un romanzo che parla anche d’amore. Un amore che nasce spontaneo attraverso il dolore.
Ma chi è veramente Echo, il cui nome ricorda l’antica leggenda ellenica?
A te scoprirlo…

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per comprendere la radice e il senso del male e la potenza dell’amore, l’unico sentimento che possa trasformare in qualcosa di meglio tutte le cose.
Per cimentarmi con il genere thriller e un’ambientazione internazionale.
Per divertirmi a mischiare più sottogeneri insieme.
L’ho scritto per gettare una nuova luce su ciò che per me un tempo era solo dolore.
Ho scritto questo libro per voi. Per farvi evadere e provare intense emozioni.
Spero di esserci riuscito.

ANTEPRIMA NON EDITATA

0.

“Com’è fredda la tua mano…com’è fredda la mano di un angelo…”, fece una pausa come se stesse sistemando qualcosa nella sua mente. Guardava quella piccola sagoma con gli occhi di chi non sa cosa cercare ancora.

“Non c’è più luce intorno a te…”

Non riusciva a trattenere le lacrime che le scivolavano calde sulle guance candide di cipria. Il calore che trasudava dalle pareti di quella cantina decrepita le si era insinuato nelle vene. Il suo sangue ribolliva di estasi e disperazione. Le succedeva sempre, ogni volta. Come se fosse contemporaneamente due: due persone, due menti, due anime. Teneva stretto quel piccolo essere tra le braccia, come fosse un bambolotto di pezza. Gli aveva chiuso gli occhi, vedere le pupille senza vita le aveva sempre fatto orrore.

Dondolava avanti e indietro e continuava a piangere, forse chiedendosi perché e soprattutto quando mai tutto sarebbe potuto finire. Niente ha fine o inizio le diceva da piccola sua madre e forse era vero. Ma lei avrebbe voluto tanto che non fosse così. La lacerazione del cuore, del suo cuore nell’oscurità di quel locale stretto, avvolgente ed umido come il ventre di quella madre, le faceva pensare cose che non le appartenevano. 

In un gesto di stizza scaraventò via il fantoccio di carne morta che andò a sbattere violentemente contro le pietre dure e grandi. Un rivolo di sangue restò impresso sulla parete mentre il corpicino senza vita giaceva sconnesso ai suoi piedi. 

Continua a leggere

Continua a leggere

Lei si girò appena e, guardandosi nel piccolo specchio illuminato da una piccola lampada, vide un mostro, una donna dalla faccia maligna e un ghigno terrificante. Un volto dove la cipria lavata via dalle lacrime mostrava il suo lato più nero. Ebbe paura di sé stessa.

Chiuse gli occhi, si girò senza voltarsi e si chiuse il piccolo uscio alle spalle. Girò la chiave decisa, si sentì il rumore nitido del ferro che forzava dentro la serratura. Si mise la chiave in tasca e senza pensare cominciò a salire verso la luce. Sarebbe tornata un altro giorno a pulire, oggi voleva solo respirare un po’ d’aria, voleva solo dimenticare ciò che aveva fatto. 

Ma che non avrebbe potuto non ripetere, finché qualcuno non l’avesse fermata.

I suoi passi rintoccavano a morto per le scale che restavano avvolte nell’oscurità, un’oscurità profonda, densa, come la sua mente malata di odio e disperazione…

Engramma

1.

Il sole alto nel cielo, una palla di fuoco intensa. Un cielo azzurro da far chiudere gli occhi, gente giù in strada che cammina ognuna con i propri sogni, le proprie speranze. I problemi di tutti i giorni, i segreti inconfessabili. Con la mente poteva immaginare di fermare quell’attimo. Dal nono piano, dalla vetrata lucida e perfettamente pulita di un palazzo qualsiasi. Un fotogramma, un fermo immagine ad alta risoluzione. Le persone immobili nei gesti e nei pensieri. L’uomo con la valigetta piena di documenti e speranze inutili, la donna grassa con la spesa grassa, il bambino incantato davanti alla vetrina dei muffins. Il nero tirato a lucido ed elegante, perfetta sintesi del nuovo schiavo metropolitano. E poi le macchine in colonna e il fumo dei gas di scarico congelato in quell’attimo e il grigio che avvolge ogni cosa, in basso. Lei è in alto e il cielo continua ad essere azzurro, di un azzurro accecante. 

La sua mente particolare crea e disfa la realtà a piacimento. Come le aveva insegnato quel guru del momento, ciò che è fuori è ciò che hai dentro. 

Guardava muoversi la propria figura riflessa sul vetro. Nuda, bellissima, bionda, con i capelli come lame d’oro intrecciate e gli occhi del colore del cielo. Una gara con il cosmo, un corpo statuario, rassicurante, possente e sensuale come una vera statua ellenica. Frutto del dono più grande che la natura avesse potuto elargirle in un mondo dove ciò che vedi è più importante di ciò che senti. Frutto anche di allenamenti estenuanti per domare il corpo e una mente bizzarra.

     Pensò tra sé che il lavoro paga. 

Ammirava i propri seni perfetti, senza artifici, i capezzoli turgidi per il fresco che arrivava dallo split dell’aria condizionata. Fuori erano quasi quaranta gradi. 

Torna a guardare giù, tutto è come lo ha lasciato, non sa decidersi se lasciar perdere o continuare ad intrappolare ogni cosa. Poi squilla il telefono, ed è costretta a lasciar andare i pensieri. Le macchine sbuffano, l’uomo con la valigia riprende la sua inutile corsa verso l’illusione del successo. La donna grassa si volta e si vede riflessa tra i muffins e pensa a quanto si disprezza per essersi ridotta a brutta copia di una balena. Il bambino ormai corre verso casa sazio delle sue fantasticherie. Il nero continua sicuro per la strada del suo riscatto sociale…

“Pronto, chi parla?”

“Sono Mr. Jasper. Buongiorno signorina Anger. La chiamo in risposta alla sua disponibilità. Io e mia moglie stiamo cercando disperatamente una tata come ben saprà e stiamo valutando varie possibilità. Le andrebbe bene vederci domani alle due?”

“Benissimo signor Jasper, l’indirizzo lo conosco. Sarò puntuale. Grazie, a domani.”

“Grazie a lei, a domani.”

Certe cose per una qualche ragione apparentemente strana succedevano senza sforzo, come se certe cose in luogo di altre dovessero succedere. Come se qualcuno o qualcosa le facesse accadere, anche se forse, a volte, sarebbe meglio non accadessero affatto. 

2.

Constancy Echo Anger, questo era il suo nome. Un nome in cui c’era tutto. Non ricordava se fosse inventato oppure no. Il tempo aveva cancellato ogni riferimento possibile ad una realtà logica, fatta di cause ed effetti normali. Gli eventi, le storie, i desideri, i rimorsi, i viaggi e gli obiettivi. Ogni cosa stava andando per il verso giusto. Ogni cosa succeduta come un incastro pensato e studiato a tavolino. 

La vendetta è un piatto da consumare freddo, a lei piaceva ancora quando era caldo, come il sangue che le piaceva guardare. Le ricordava la vita e la morte, il dolore e la bellezza insieme.

Mancava un’ora all’appuntamento. Poteva osservare tutto con calma, non c’era alcuna fretta. Seduta guardando verso la finestra registrava i movimenti del palazzo di fronte. 

Masticava lentamente un’insalata di pan di zucchero con anacardi, bacche di goji, semi di chia e aceto balsamico. Solo la bottiglietta dell’acqua costava un occhio della testa.

Per una mente sana occorre un corpo sano. Nessuna dieta mediterranea, nessun hot dog, nessuna pietanza messicana poteva competere con la potenza della natura rarefatta nella più perfetta semplicità di un seme di chia o di una bacca di goji. O di anacardi tostati che si sposavano a meraviglia con il dolce di quelle bacche particolari. 

La forza della mente, Echo, ricorda, la forza della mente! Si ripeteva come un mantra nella testa, senza autocontrollo ogni cosa le sarebbe sfuggita di mano, senza una dieta ipocalorica e genuina la sua mente non avrebbe potuto funzionare come lei desiderava, e l’obiettivo poteva allontanarsi e lei non aveva più voglia di aspettare. Erano anni che aspettava, anni fatti di ricerche feroci. Di momenti di stallo e di sconforto. Solo la determinazione non l’aveva mai fatta desistere. Una rabbiosa, violenta, feroce determinazione. Un sentimento che andava oltre l’umana concezione propria di un qualsiasi sentimento in lei era assurto a baluardo contro l’autodistruzione. 

Sì, nel tempo ci aveva pensato, molte volte. Al suicidio. 

Ma no!

Una parte di lei le diceva di farlo, di spingersi oltre, di lasciare questo mondo allucinante dove non c’è spazio per l’amore o per la redenzione. Un mondo dove ogni cosa brucia nello spazio di un momento, tra uno spot e l’altro, dove la vita vale niente. Dove le oche sono inchiodate a terra per farsi scoppiare il fegato, dove gli umani sono ormai solo consumatori di amianto e piombo e dove gli animali sono rinchiusi in zoo dove mettere in mostra la loro perdita più grande, la libertà.

Libertà che però può essere tradotta anche come privilegio, il privilegio di poter disporre della vita degli altri, come fanno i politici, ex dittatori, ora democratici aguzzini.

Allora sì, anche io voglio disporre della vita di qualcuno, che non sia la mia. Voglio vedere quella vita scemare e svanire tra le mie dita, voglio essere padrona di quella vita!

Come qualcuno si è preso la mia!

Constancy Echo ribolliva nei suoi pensieri trucidando quel soffice pan di zucchero, polverizzando noccioline come fossero sassi di fango essiccati dal sole della vendetta.

Calmati ora, calmati adesso. È ora di andare. 

Echo si alza. Va verso la camera, sfoglia i vestiti in rassegna nel suo armadio senza ante, così può avere tutto sotto controllo. Sceglie una gonna leggera di lino lunga fino al ginocchio. Una maglietta tutto sommato sobria e non troppo attillata, che delicatamente scopre le curve armoniose del suo bel seno, senza mostrare niente di provocatorio. Una scarpa con un tacco di media altezza. Solo un accenno di rossetto, una spazzolata per ravvivare il biondo dei capelli e un leggero tocco di cipria.

Si guarda, si piace. 

Ce la farò, dice a sé stessa. I pensieri diventano reali se si è convinti e se la propria fede risulta incrollabile. I suoi pensieri la precedevano sempre, con una creatività smodata e un’immaginazione fervida poteva creare il proprio futuro come fosse un quadro. L’estetica in ogni cosa le piaceva, la bellezza drammatica delle creature viventi o delle cose inanimate. Ne coglieva lo sforzo perenne più intimo, un anelito effimero, un’armonia alla continua ricerca di un punto di equilibrio sempre agognato e forse mai raggiunto per essere perduto nello stesso istante. La perfezione non esiste, ma io ne sono il guardiano, Echo se lo ripeteva sempre per far svanire nuvole di pensieri costantemente bramose di caos.

Mancano dieci minuti all’appuntamento, un leggero moto di agitazione le fa tremare la bocca. Sente la saliva salirle anomala in mezzo ai denti bianchissimi. Le piace quella sensazione, si sente in contatto con il proprio stomaco, che partecipa eccitato al momento che da tanto aspettava. Le sensazioni sono l’anticamera dei suoi pensieri. La tavolozza con cui creare poi la realtà che si è imposta. 

Giù in strada le macchine scorrono lente nell’afa insopportabile. Il cielo rimane di un azzurro abbagliante e il calore che sale dall’asfalto avvolge cose e persone in una nebbia bollente. 

Dietro gli occhiali da sole Echo si carica come una batteria solare, inspira quel caldo e quella luce con avidità, mentre il rintocco dei suoi tacchi si smorza soffice nel catrame arrostito.

È davanti al grande portone d’ingresso, va sicura col dito a pigiare il campanello. 

Secondi pesanti che paiono dilatarsi e sciogliersi. La bocca non trema più, lo stomaco non produce più nulla, solo una quiete apparente e una riflessione profonda. 

Ci siamo, si dice sottovoce.

“Signorina Anger?”

Una voce sensuale di uomo adulto e sicuro di sé la richiama alla realtà. 

“Si, signor Jasper. Sono io. Buongiorno, sono in anticipo?”

“No assolutamente, è in perfetto orario. Salga.”

Il palazzo è tutto rivestito di marmo all’interno, incute rispetto e timore reverenziale studiato. Le case qui devono costare molto, pensa tra sé. Il portiere saluta con un cenno confidenziale, come se sapesse del suo arrivo. Lei risponde con un sorriso cortese, senza proferire parola. Il silenzio e il fresco di quell’atrio le infondono la sicurezza necessaria. 

Al nono piano le porte si aprono e una filippina minuta le fa cenno di entrare.

“Prego da questa parte signorina Anger, ben arrivata.”

“Buongiorno, grazie. Ho un appuntamento con…”

“Sì sì, si accomodi, prego entri. La stanno aspettando.”

Echo segue a piccoli passi quella donnina gentile e delicata che pare muoversi in quella grande casa con estrema disinvoltura. Echo studia i comportamenti, i dettagli. La sua mente scandaglia ogni frazione di spazio, ogni centimetro di pelle. Dal momento che le porte dell’ascensore si sono aperte la sua materia grigia si è messa in moto in modalità scansione. Ogni dato viene registrato e immagazzinato in un qualche cassetto nella sua testa. Ogni frammento dell’esistente. La filippina le pare una persona tranquilla, non incline al sospetto. Una persona di cui ci si può fidare. I suoi movimenti sono regolari, ogni gesto è compiuto con una calma determinata, come di una persona che sa quello che fa e che ha tempo per poterlo fare nel migliore dei modi. 

Nello stomaco tutto tace, buon segno. La prima impressione è sempre quella giusta, il buongiorno si vede dal mattino e ha pure l’oro in bocca. Pensa Echo.

La casa è molto grande, il lusso è evidente negli arredi antichi, nei pavimenti di cotto pregiato. È una casa inondata dal sole, dove gli oggetti sono posizionati nel posto perfetto, i quadri scelti con cura, alcuni contemporanei altri molto antichi. Echo si sente bene, sente che quel mondo le appartiene, che l’estetica che lei vive come regola di vita permea il sentire di quei facoltosi proprietari. Tappeti soffici e dai disegni magnifici si lasciano calpestare con voluttà. Si passa attraverso saloni quasi spogli nella loro elegante essenza e per ambienti più contenuti, come salottini dall’arredo più casual a piccoli angoli dedicati al relax, alla lettura o allo svago. Al termine di un breve e ampio corridoio la filippina si ferma e si volta.

“La famiglia, al completo, la sta aspettando in salone. Prego, siamo arrivati.”

Le due ante di una porta di mogano intagliato si aprono sospinte da quelle braccia piccole e apparentemente deboli. La forza di quella donna minuta è tutta interiore, più forte degli uragani oceanici e più forte del progresso che l’ha portata in America.

Un piccolo respiro per far tacere ogni cosa, per mantenere il battito sotto controllo, per non rischiare di mostrarsi debole o insicura, per non emettere nemmeno una goccia di sudore caldo o forse freddo. Sente un brivido lungo la schiena, un lieve dolore alla mascella, impercettibile, e un formicolio che parte da sotto il collo fino ad arrivare a solleticarle i polpacci.

Entra.

Di fronte a lei, dall’altra parte del grande salone una vetrata altissima e impreziosita da tende damascate in tinte dal rosso all’arancio. Se fosse stato un sogno sarebbe potuto essere il paradiso, o l’inferno. Dipende dai gusti.

2022-05-27

Evento

cinema teatro s.angelo di perugia alle 19,00 di venerdì 27 maggio al teatro s.angelo di perugia video presentazione del romanzo. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Ci aspetto!
2022-05-11

VIVO UMBRIA

La testata on line Vivo Umbria dedica un articolo al romanzo e alla campagna di crowdfunding. Buona lettura! Per leggere l'articolo ecco il link. https://www.vivoumbria.it/2022/05/11/stelio-zaganelli-crowdfunding-per-il-suo-ultimo-libro-voglio-sapere-il-tuo-nome/
2022-05-15

Evento

Instagram Buongiorno! Per saperne di più sul romanzo "Voglio sapere il tuo nome (American Cracker), Sarò in diretta Instagram domenica 15 maggio dalle 19,00. cercherò, senza spoilerare troppo!, di parlarvi del libro, del perché l'ho scritto, delle tematiche, e altro ancora. A presto!
2022-05-20

Evento

Radio Rgs (Radio Green Stage di Foligno) Buongiorno a tutti! Sarò ospite della trasmissione radiofonica "Così è se vi piace" condotta da Gian Marco Taddei. Parleremo del libro, della campagna e molto altro. La trasmissione è visibile anche in streaming, www.rgsradio.it Radio Rgs, Radio green Stage. Ci sentiamo e vediamo lunedì 20 Maggio alle 19,00!! A presto!
2022-05-02

Aggiornamento

Buongiorno a tutti! Ho deciso, di concerto con la casa editrice, di devolvere il 50% delle royalties che deriveranno dalla prevendita e vendita del romanzo a Telefono Azzurro, un ente che si occupa della tutela dei minori. Nel romanzo tratto a modo mio anche il tema che riguarda la violenza sui minori. È una cosa che volevo fare da tempo e che mi riempie di gioia e dona al libro e al mio scrivere un grande valore aggiunto. Grazie per sostenere la campagna e per il passaparola! A presto.
2022-04-06

Aggiornamento

Grazie a tutti voi che avete deciso di appoggiare la campagna di crowdfunding per il mio nuovo romanzo "Voglio sapere il tuo nome" (American Cracker). Dopo tre settimane siamo al 40% di pre-ordini! Grazie di cuore, continuate a supportare il libro e a fare passaparola! A presto, Stelio

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Voglio sapere il tuo nome (American Cracker)”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Stelio Zaganelli
Stelio Zaganelli nasce a Ferrara il 17 settembre 1970. Vive da sempre a Perugia.
Frequenta il liceo scientifico, si laurea a Firenze in Architettura. Dopo l’Esame di Stato a Ferrara si trasferisce per tre anni nelle Marche dove comincia a scrivere.
Parallelamente da allora fino ai nostri giorni Stelio lavora nei settori più diversi: moda, architettura, teatro, design, arte, turismo, per potersi mantenere.
Attualmente sta lavorando e continua a formarsi come coach in PNL Ipnotica, Theta Healing e Scrittura Emotiva.
Il suo primo romanzo risale al 2004, l’ultimo al 2022.
Numerosi i servizi giornalistici e le pubblicazioni sia artistiche che letterarie sui lavori di Stelio Zaganelli.
Stelio Zaganelli on FacebookStelio Zaganelli on InstagramStelio Zaganelli on Wordpress
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie