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La Morte stanca

Immagine giusta Matera
Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Un promotore professionale proporrà il libro ai librai, una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
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Da quando il pittore Fabio Druni si è trasferito a Uclia (nella realtà i Sassi di Matera), una città dalla strana atmosfera di indolenza e magia, ha la sensazione che il posto racchiuda un segreto da scoprire. Ritrattista e accanito fumatore di hashish, Fabio dipinge volti identici ai modelli che, tuttavia, sulle tele acquistano fra di loro dei leggeri tratti in comune. Una recensione ad una sua mostra del giornalista Oscar Frei, che cita una leggenda indiana, lo porta a pensare di dipingere ritratti di persone condannate a morire dopo avere posato per lui. Fabio incontra in più occasioni una bellissima ragazza che solo lui vede. Si tratta della Morte, che si innamora, ricambiata, del pittore e che vuole farsi ritrarre da lui. Fabio pensa così di avere scoperto il segreto di Uclia, racchiuso nella presenza della Morte in quella città. Ma il vero segreto viene da più lontano: l’equilibrio dell’intero universo potrebbe essere in pericolo.

Perché hai scritto questo libro?

Cercavo una storia da raccontare e alla fine, dopo l’incontro con uno strano pittore, l’ho trovata. È una storia vera. Ho iniziato a parlarne con qualche amico e tutti, dopo aver ascoltato il racconto, volevano conoscere il pittore. Troppo imbarazzante per me, così ho deciso di scriverla, quella storia. Che, come tutte le cose che si scrivono (parola di giornalista), un po’ è inventata.

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Biagio Tarasco
A sedici anni quelli di ventotto anni li consideravo vecchi. A diciannove anni mi sentivo un quasi vecchio. Ho trascorso i venti e i trenta senza pensarci, anche perché nel frattempo ho iniziato a lavorare come bibliotecario, mi sono laureato, mi sono sposato e ho avuto due figli. Vicino ai quaranta, sempre per non pensarci, ho iniziato ad alternare, all'attività di bibliotecario, quella di giornalista, un mestiere che, come quello del cameriere che ho fatto da ragazzino, trovo sia fra i più stressanti. Per questo motivo, ora che si avvicinano i sessanta, ho ridotto l'attività giornalistica e mi sono messo ad assaporare il tempo, senza farci su troppi discorsi. E ho capito che a sedici anni mi sbagliavo: il tempo non è proiettato linearmente in avanti, ma è una stanza disordinata in cui sei capitato e dalla quale conviene afferrare a caso quello che ti va sul momento.