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Aggiornamento

Dopo quel primo barlume di idea, In fondo al mar è rimasto a lungo nel cassetto perché affrontando temi molto reali e molto impegnativi, come la morte e il fenomeno della migrazione, avevo bisogno di capire come volevo farlo. Dopo averci pensato a lungo uno degli obbiettivi che mi sono data scrivendo è stato quello […]

Dopo quel primo barlume di idea, In fondo al mar è rimasto a lungo nel cassetto perché affrontando temi molto reali e molto impegnativi, come la morte e il fenomeno della migrazione, avevo bisogno di capire come volevo farlo. Dopo averci pensato a lungo uno degli obbiettivi che mi sono data scrivendo è stato quello di voler parlare anche di questa nostra epoca disincantata, in cui sempre più difficilmente riusciamo a meravigliarci.
La tecnologia, che in sé e per sé è meraviglia, ci ha reso paradossalmente indifferenti alla possibilità che con un click possiamo vedere chi sta in questo momento attraversando l’incrocio di Shibuya, o sapere cosa sta succedendo ad una stella ad anni luce di distanza da noi. Come appassionata della filmografia dello Studio Ghibli e del Realismo Magico sudamericano, ho scelto di colorare la nostra realtà, rendendola un po’ più strana e affollata del solito, facendo vivere e camminare in mezzo a noi sirene, fantasmi e Mammedraghe.

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