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Aggiornamento

Oggi parliamo di MOTIVAZIONE, cioè di “muoversi verso qualcosa”. Nel post precedente abbiamo visto che l’ingegner Cairoli (uno dei personaggi di “Ti scrivo per abbracciarti“) è mosso da una motivazione sbagliata, tanto da essere ossessionato dalla sua ambizione di fama e di potere. Oggi, invece, analizziamo un esempio di motivazione giusta, quella di Beatrice Savoldi, […]

Oggi parliamo di MOTIVAZIONE, cioè di “muoversi verso qualcosa”. Nel post precedente abbiamo visto che l’ingegner Cairoli (uno dei personaggi di “Ti scrivo per abbracciarti“) è mosso da una motivazione sbagliata, tanto da essere ossessionato dalla sua ambizione di fama e di potere.

Oggi, invece, analizziamo un esempio di motivazione giusta, quella di Beatrice Savoldi, la protagonista del mio nuovo romanzo. Lei è un esempio di come possiamo trovare la motivazione giusta, quella che ci sprona a vivere (non a sopravvivere) e a realizzare i nostri obiettivi.

Beatrice – dopo un lungo periodo di mancanza di motivazione – un giorno, finalmente, sceglie di avere speranza.
Da quel giorno, ogni mattina, lei si chiede perché deve alzarsi dal letto e perché sta vivendo. E si risponde.
Un giorno decide di dare ascolto alla sua amica Irene e, finalmente, si abbandona a un pianto liberatorio. Da quel momento, piange ogni volta che ne sente il bisogno. Prima di allora, invece, ricacciava indietro le lacrime, con forza e con rabbia.
Subito dopo questo importante passo decide, con gioia ed entusiasmo, di realizzare il sogno di una persona a lei molto cara. Diventerà anche il suo sogno.
Si accorge, quindi, che la sua vita non è diventata inutile, anche se ha perso tutto, e aver trovato un senso al suo vivere le dà modo di rinascere.
Non perde, a questo punto, nessuna occasione per fare atti di bontà e di gentilezza verso gli altri. Adesso sa cogliere le buone opportunità che si presentano in ogni sua giornata.
I piccoli obiettivi raggiunti, di conseguenza, le danno la carica per andare avanti. Capisce che sono questi a darle la spinta per realizzare il grande obiettivo.
Scopre anche che ogni piccolo successo le dà la forza per superare i suoi limiti, gli ostacoli, i dubbi.
Si rende conto, inoltre, che non è la sola a provare un grande dolore. Impara a capire anche il dolore di chi le sta vicino.
Capisce che immaginare realizzato “quel sogno” e i benefici che ne deriveranno è il segreto che le consente di tornare a vivere e di trasformare il suo dolore.
“Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave.” (Antoine de Saint-Exupery)

Questo è proprio ciò che ha fatto Bea: ha comunicato il suo sogno ai familiari e ai colleghi e, prima di distribuire compiti e di organizzare il lavoro, ha risvegliato in loro il desiderio delle cose belle e utili di cui tutti avrebbero beneficiato dopo la sua realizzazione.

Bea rappresenta ognuno di noi e il suo esempio può aiutarci.

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