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L’uomo che salvò il mondo – Recensione di Alberto Pellai Quella che il mio amico Angelo Ceriani racconta nel suo romanzo “L’uomo che salvò il mondo” è la storia più fantascientifica in cui potete imbattervi. Ci sono elettrodomestici che dichiarano guerra all’uomo e un rischio di fine del mondo stabilito in territori interplanetari. C’è Matteo […]

L’uomo che salvò il mondo – Recensione di Alberto Pellai

Quella che il mio amico Angelo Ceriani racconta nel suo romanzo “L’uomo che salvò il mondo” è la storia più fantascientifica in cui potete imbattervi. Ci sono elettrodomestici che dichiarano guerra all’uomo e un rischio di fine del mondo stabilito in territori interplanetari. C’è Matteo che da solo ha sulle spalle il destino del mondo: è l’unico convinto che si debba fare qualcosa per salvare gli umani da estinzione certa. E poi ci sono tutti gli altri. Quelli che fanno male all’uomo e coloro che non hanno cura del pianeta e lo maltrattano incuranti della sua fragilità. C’è Freud con la sua capacità di scandagliare l’animo umano in ogni suo anfratto e c’è la società delle macchine che simula e spia il mondo interiore degli umani, provando a riprodurlo, simularlo ed imitarlo, ma che, come dice il nome, resta solo e soltanto una società delle macchine. Nella realtà quasi ectopica in cui muove il suo Matteo, Angelo Ceriani ha nascosto ciò che si vede ciò che che non si vede delle “millemila” contraddizioni e ambivalenze dell’uomo moderno. Un uomo che nel tentativo di salvarsi da solo, rischia l’autodistruzione. Per sé e per tutti gli altri. Eppure non si stanca mai di farsi domande, di andare alla ricerca, di muovere passi verso un destino che pur sembrando avverso nasconde possibilità e seconde occasioni che possono cambiare il corso della storia individuale e collettiva. Dentro il personaggio Matteo “che salva il mondo” ci sono tantissimi frammenti di ciascuno di noi: le nostre speranze, i nostri sogni, le nostre paure, le nostre fragilità. C’è l’enorme complessità di essere “esseri umani” in un mondo che sembra sempre più dominato dal predominio delle tecnologie e delle macchine. Il contrasto tra cuore e ragione, tra relazione ed azione permea le visionarie e spesso davvero folli vicende di questo romanzo. Che a suo modo è una parabola dell’uomo moderno, del suo bisogno di evolversi dalla propria finitezza ma anche della sua incapacità di comprendere che cosa davvero sia l’infinito che ci sovrasta.

“L’uomo che salvò il mondo” è un romanzo che spiazza, sfida, interpella, disorienta. Una sorta di navigatore impazzito che ti mostra percorsi che portano proprio là dove non immaginavi che saresti potuto arrivare. Questo succede a Matteo. Questo succede ai lettori. Che se entreranno nel libro con il gusto di lasciarsene provocare, porteranno a casa un bel po’ di divertimento e qualche sana risata. Oltre ad un milione di domande senza risposte. Perché in effetti, questo è un romanzo che ti fa alzare lo sguardo e ti fa domandare: “ma io su questa terra, che cosa ci sto a fare?”. Ci vuole un’intera vita per riuscire a darsi la risposta giusta. Matteo la risposta la sa già fin dalla prima pagina: lui vuole salvare il mondo. E per chi conosce Angelo, il romanzo ha un regalo in più da fare al suo lettore: perché secondo me dietro alla maschera di Matteo si nasconde, almeno in parte, l’identità del suo autore.

Alberto Pellai

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