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Aggiornamento

Caterina Franciosi de “Il Salotto Letterario” mi ha fatto qualche domanda su Favole piccole e foglie di vernice, i quadri di Silvia e bookabook. Leggete l’intervista completa qui. Eccone alcuni brani. Come ti sei avvicinato alla scrittura? Sono sempre stato uno da “sogni ad occhi aperti”, fin da piccolo. Ispirato dalle storie che trovavo su […]

Caterina Franciosi de “Il Salotto Letterario” mi ha fatto qualche domanda su Favole piccole e foglie di vernice, i quadri di Silvia e bookabook.

Leggete l’intervista completa qui.

Eccone alcuni brani.

Come ti sei avvicinato alla scrittura?

Sono sempre stato uno da “sogni ad occhi aperti”, fin da piccolo. Ispirato dalle storie che trovavo su Topolino, nei film e nei cartoni giapponesi, mi rendo conto a posteriori che immaginavo continuamente non tanto storie, quanto immagini e scene, espandevo da solo quello che vedevo. E crescendo… non sono certo migliorato. Durante l’adolescenza mi appassionai al rap e ai giochi di ruolo, due passioni che considero oggi estremamente formative, perché entrambe mi abituarono al desidero di “costruire una storia”. Poi crescendo scoprii dischi, film e libri sempre più profondi e complessi, fin quando non potei più resistere al desiderio di “provare a fare una cosa simile anch’io”. Forse il colpo di grazia finale me l’ha dato la Pixar. Davanti a quelle storie perfette non ho più saputo resistere. Dovevo provare anche io.

Ho notato che nel tuo libro ci sono diverse illustrazioni interessanti. Potresti dirci qualcosa di più in merito?

Dentro “Favole piccole e foglie di vernice” si trovano 15 storie. 10 di queste vengono raccontate attraverso le parole, e 5 attraverso i colori. Sono vere e proprie “favole dipinte”, realizzate da mia sorella Silvia, perché io non so disegnare. Mia sorella ha uno stile di pittura astratta molto veloce e istintivo, dipinge spesso quadri ispirati alla musica realizzandoli all’interno dell’ascolto della canzone stessa. Uno stile quindi che non solo mi piace molto, ma anche perfetto per il senso di rivelazione e meraviglia che volevo raccontare. Così ho scritto 5 storie che servissero solo quale “matrice” per un quadro. Una volta scritte le ho fatte leggere a un attore (il mio amico Francesco Wolf) e le ho inviate a Silvia. In questo modo Silvia ha potuto lavorare come sempre, dipingendo mentre ascoltava la registrazione della storia. Poi sul libro saranno solo i colori, uniti ad alcuni stralci della favola che avevo scritto, a raccontare la storia.

C’è un titolo di una delle tue opere che è particolarmente significativo per te?

Do molta importanza ai titoli e ai nomi dei personaggi. Penso che se metti impegno e significato nei nomi e nei titoli, nella storia resterà traccia di questa ricerca e di questo impegno. Le mie storie sono quasi tutte nate visualizzandone la scena finale e poi scegliendo il titolo. Solo dopo inizio a costruirle. Uno dei titoli più significativo è quello di “Antigone”. Quando lessi “Edipo a Colono” rimasi colpito da un passaggio in cui Antigone accudisce il suo vecchio padre ormai cieco. In due, tre righe erano concentrate una tenerezza e un’intimità commoventi. Mi sembrò allora il nome perfetto per un’orchidea che assiste dal suo davanzale agli ultimi giorni di un malato.

Il Salotto Letterario Favole piccole e foglie di vernice,

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