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Due lettori hanno letto la bozza integrale e recensito il romanzo. Condivido le recensioni, che non possono essere più differenti: Iacopo Landrini scrive su Facebook: “Claudia ha poco più di vent’anni, frequenta l’Università e ha una famiglia malausseniana. Per chi non conosce la saga dedicata a Benjamin Malaussene scritta da Daniel Pennac, una famiglia malausseniana […]

 

 

Due lettori hanno letto la bozza integrale e recensito il romanzo. Condivido le recensioni, che non possono essere più differenti:




Iacopo Landrini scrive su Facebook:




“Claudia ha poco più di vent’anni, frequenta l’Università e ha una famiglia malausseniana. Per chi non conosce la saga dedicata a Benjamin Malaussene scritta da Daniel Pennac, una famiglia malausseniana è un nucleo familiare esteso dove i legami di sangue e i legami di vita si equivalgono. È la proverbiale tavola a cui c’è sempre una sedia in più per gli arrivi dell’ultimo momento, per i ritardatari e per i nuovi, un modello di microsocietà aperta e solidale in cui Claudia sembra riconoscersi sia nel bene di una rete affettiva diramata ed affidabile sia nel male di una privacy che passa in secondo piano alle esigenze domestiche.
Claudia è intelligente, sarcastica e un po’ rompicoglioni e si aggira in una Milano distante anni luce dal luogo comune della sua leggendaria messinscena potabile. È una Milano di oratori e di partite a pallone, di carne ed umanità. Al centro di questo microcosmo Federico, un giovane che osserva il mondo da una finestra in attesa del ritorno, ogni anno, delle rondini, immobile e serafico come un guardiano.
Per quest’anno le rondini non tornano è un romanzo che ci parla del quotidiano, con tutti i rischi che ciò comporta, perché il quotidiano, spesso filtrato attraverso la nostra personale esperienza, può annoiare se non si è in grado di raccontarlo, cosa che l’autrice sembra aver ben presente, dosando scalmanate eruzioni di vita domestica a momenti di introspezione che hanno il pregio (raro) della credibilità.
Se nel corso della lettura l’ispirazione (e venerazione) per l’opera di Pennac risulta evidente, il finale dell’opera riesce nell’impresa di celebrarla in tutta la sua forza. Citando il post scriptum della Prosivendola in cui Pennac prende commiato dall’amico deceduto Dinko Stamback, ispiratore del personaggio di Zio Stojil: “La vita non è un romanzo, lo so, lo so… Ma solo lo spirito del romanzo può renderla vivibile”, e proprio nel momento in cui il destino sembra compiersi ed una nuova vita si affaccia al mondo ecco che Giuliana ringrazia Pennac e lo accompagna all’uscita, sottolineando che questa è la sua storia e lui, padre nobile, deve farsi da parte, giacché solo lo spirito che l’autrice ha scelto di infondere nella sua opera può renderla propria.


Certo, il mio essere un amante dell’opera di Pennac potrebbe aver contribuito al divertimento ed al piacere che ha accompagnato la lettura di quest’opera. Tuttavia leggere bene, per quanto aiuti, non significa automaticamente scrivere bene, e quando ci facciamo ispirare dai grandi corriamo anche il rischio di scadere nella copia minore o, ancora peggio, nel vorrei ma non posso. Non è il caso di quest’autrice, che ha saputo ispirarsi mantenendo ferma la propria identità ed il proprio stile.
Una lettura consigliata.”




qui il link: Iacopo Landrini – Per quest’anno le rondini non tornano


Il comizietto scrive sul suo blog:


“sì, sono partito prevenuto e sì, 7,00€ sono tanti per una bozza di una esordiente e probabilmente non l’avessi conosciuta di persona non li avrei dati. Ma i salti nel buio, almeno nelle letture, ogni tanto li faccio e devo dire che in genere mi va bene, come in questo caso.


L’opera è un romanzo, ambientato, mi par di capire, nella metà degli anni 90 (mancano smartphone e internet e ci sono ancora le lire) a Milano, in una casa popolare. Il punto di vista è quello della protagonista, Claudia, una ventiduenne che studia letteratura, con un fratello maggiore e due fratelli minori adottati. È una famiglia allargata, piena di gente stramba: un amico che sta al balcone ad aspettare le rondini in primavera, un fratello e un amico che non sanno “cosa faranno da grandi”, una vicina di casa che non si fa mai i fatti suoi, un altro vicino che ulula nelle notti di luna piena. Ma i legami affettivi sono forti, sinceri, anche se burrascosi. In questo brodo primordiale, che ricorda molto la famiglia malausseniana di pennacchiana memoria, in pochi mesi gli eventi sistemeranno le vite dei protagonisti, daranno loro un nuovo futuro.




Lo stile è asciutto, minimalista, senza descrizioni, molto giocato sui dialoghi, ma dopo qualche pagina lo si trova piacevole ed efficace.


La trama mi ha preso quasi subito. A metà dell’opera mi sono visto costretto a fare la maratona fino all’una di notte per finirlo.


Insomma, spero che la raccolta fondi vada in porto.


Buona lettura!”




qui il link: Il comizietto – Per quest’anno le rondini non tornano

Per un romanzo non ancora esistente non è malaccio.
A proposito. Abbiamo raggiunto il 50%.
Forza!

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