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Coltiva te stesso – Note (personali) a margine 4 – Mollare la presa Il terzo capitolo del libro focalizza l’attenzione sulla sorgente Cuore, ovvero sulla dimensione Emotiva della nostra vita. Personalmente, è quella che ho percepito come più bisognosa di attenzione negli ultimi anni. Un passaggio decisivo è avvenuto con la scoperta della Bioenergetica, un […]

Coltiva te stesso – Note (personali) a margine

4 – Mollare la presa

Il terzo capitolo del libro focalizza l’attenzione sulla sorgente Cuore, ovvero sulla dimensione Emotiva della nostra vita. Personalmente, è quella che ho percepito come più bisognosa di attenzione negli ultimi anni. Un passaggio decisivo è avvenuto con la scoperta della Bioenergetica, un approccio psicoterapeutico e una pratica corporea sviluppati negli Stati Uniti da Alexander Lowen (atleta e medico) negli anni ’50 del secolo scorso, a partire dal rivoluzionario lavoro di Wilhelm Reich. È grazie ad un percorso individuale di Analisi Bioenergetica, accompagnato da una serie di esperienze di gruppo, che ho potuto constatare come e fino a che punto la “storia emotiva” si stratifichi nel nostro corpo e ne plasmi forma e abitudini (posturali, respiratorie, motorie…); quanto le tensioni muscolari, soprattutto quelle croniche e profonde, spesso siano correlate a vissuti emozionali non metabolizzati, risalenti magari ai primi anni di vita, per non dire alla gestazione. E quindi quanto molte delle difficoltà relazionali con le quali facciamo i conti nella vita quotidiana (al lavoro, coi partner, in famiglia…) siano figlie più o meno dirette delle rigidità e contratture (anche mentali) che abbiamo alimentato senza rendercene conto. È destabilizzante, in una società che glorifica la forza muscolare e invita alla competizione, che premia ‘i migliori’ ed esalta la prestanza, gustare il potere curativo della fragilità. Rendersi conto che dietro a molte nevrosi, angosce e ansie, si nasconde il bisogno profondo e nascosto di piangere le lacrime trattenute, urlare l’aggressività repressa o esprimere l’amore taciuto; di abbracciare, accogliere, le parti più dimenticate e sacrificate del corpo e della psiche. La tanto osannata filosofia del “tener duro sempre e ad ogni costo” mostra tutti i suoi limiti e si scopre il sollievo del “mollare la presa”, del lasciar andare, del cedere. Ecco che allora si apre la possibilità di prendere confidenza con una gamma più ampia di emozioni, senza necessariamente giudicarle o rifiutarle. Questo processo di espansione, di integrazione, ci rende emotivamente più intelligenti e ci fa toccare con mano la spinta basilare, essenziale (e commovente) dell’essere umano a cercare connessioni empatiche coi propri simili e più in generale con l’ambiente che ci circonda. Per quanto quest’ultima frase possa sembrare ingenua o semplicistica, ne ho sperimentato la verità. E per quanto, guardandosi intorno, sembri facilissimo smentirla, credo di non sbagliarmi.

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