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Aggiornamento

I somniugrammi sono come le canzoni di Vasco: messaggi che non ti aspetti e che devi trascrivere in fretta “perché poi svaniscono e non ritornano più”. Me ne ha spedito uno Eugenio Montale qualche notte fa. Mi ricorda Montale che un buon poeta, come lui si ritiene (fa il modesto), deve innanzitutto nutrirsi con dosi […]

I somniugrammi sono come le canzoni di Vasco: messaggi che non ti aspetti e che devi trascrivere in fretta “perché poi svaniscono e non ritornano più”. Me ne ha spedito uno Eugenio Montale qualche notte fa. Mi ricorda Montale che un buon poeta, come lui si ritiene (fa il modesto), deve innanzitutto nutrirsi con dosi abbondanti di narrativa di ogni genere. Mi dice che ha letto Le favole di Rubber Soul e che uno di questi lustri recapiterà al mio fermoposta un pacco pieno di suggerimenti. Da là – dove si trova adesso – vede e si interessa del mondo, anche delle cose meno importanti. Soprattutto continua a fare esperimenti di scrittura. Ecco di seguito il suo somniugramma.

# Prendiamola dal lato sbagliato. Chi ce lo impedisce? Teniamoci fuori da questa notte d’inverno che rischiara di una luce improvvisa l’incontro tra un padre e una figlia rimandato troppo a lungo.

Teniamoci fuori da quei due e dal loro passato che immaginiamo traboccante di spade affilate, amore dissimulato e normalità. Teniamoci fuori dalle parole non dette e dai “silenzi che s’incuneano tra quelle stesse parole”.
Teniamoci fuori dal filo rosso, da tutti i fili rossi che non sappiamo se davvero legano tra loro le stagioni degli uomini e delle donne fino a trasformarle in destino.

Teniamoci fuori dal teatro che ogni storia impone, dalle scene e dai trucchi di quel teatro. Dal tempo che non si piega ai nostri vezzi plasmandoci diversi da ciò che non siamo.

Teniamoci fuori.

Che ci rimane dunque alla fine di questo intreccio sghembo di favole che si improvvisa per il tramite di una voce perpetua facendo finta di condurci in nessun luogo?

Loro, rimangono. Soltanto loro. Quattro ignari ragazzi di Liverpool divenuti “il moloch” di un epoca che vuole a tutti i costi appartenerci ancora.

Meglio: un nuovo racconto di loro ci rimane, ancora tutto da svelare, imbrigliato, chissà da quanto, nelle pieghe del nostro animo che non distingue più tra Storia e illusione. Questo ci rimane alla fine. Vi pare poco? #

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