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Allenatore della Primavera del Carpi e scrittore per passione, Luca Diddi racconta Il calcio che vorrei: “Questo libro è la storia di tutti noi”. “Questo libro sono io. Io e chi ama follemente questo sport. In questo libro ci sono le storie di tutti noi, i sacrifici, i panini mangiati di fretta prima di un […]

 

 

Allenatore della Primavera del Carpi e scrittore per passione, Luca Diddi racconta Il calcio che vorrei: “Questo libro è la storia di tutti noi”.

“Questo libro sono io. Io e chi ama follemente questo sport. In questo libro ci sono le storie di tutti noi, i sacrifici, i panini mangiati di fretta prima di un allenamento. Ci sono io e ci siamo noi. Noi che in fin dei conti siamo una grande squadra, una squadra di persone innamorate a tal punto da sacrificare ogni cosa. Sì, sacrificare, quella parola di cui oggi si è perso il significato. Sacrificio per vincere, sacrificio per la gloria. Allenatore (da questa stagione alla guida della Primavera del Carpi, club in cui lavora da tre anni) per professione, scrittore per passione: Luca Diddi descrive così Il calcio che vorrei, il libro da lui scritto e disponibile in pre-ordine su Bookabook.

“Questo libro è un grido, un grido che ho voluto far sentire a tutti per dire: niente arriva senza sacrifici ma soprattutto niente arriva senza passione. Un grido forte per ricordare ma per non rendere vani i ricordi. I ricordi di pomeriggi spesi tra sogni e calci al pallone, tra una goccia di sudore e una di pianto, per un ginocchio sbucciato o per una palla uscita di ‘tanto così’. Quel ‘tanto così’ che è lo stesso di Roby Baggio a Francia ’98, perché non conta dove sei ma cosa fai e perché lo fai. Dagli amatori alla serie A, sarà sempre un ‘tanto così’ dal massimo raggiungibile in quel momento”, racconta Diddi a GianlucaDiMarzio.com.

“Qui, in questo libro, ci siamo tutti, senza esclusioni. Ci siamo noi e non solo noi. C’è posto anche per chi c’è stato e oggi vive nel ricordo. Per quel calcio genuino che si è fatto fino ai primi anni del 2000 quando il business c’era ma era più debole. Il calcio dei presidenti trasudanti di passione e delle bandiere eterne. La mia idea era questa: quella di creare un concerto di emozioni che lasciasse qualcosa dentro. Qualcosa che facesse tornare I bambini per strada a giocare, farsi male e arrampicarsi. Perché in fondo, il calcio, è un divertimento, un piccolo attimo di felicità nel caos, un fulmine in un temporale d’estate. Il calcio è qualcosa che mi ha stregato e da cui, da troppo ormai, dipendo” ha concluso Luca Diddi.

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