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Milano, 1931.

In una città attraversata da contraddizioni e presagi, Edilio è un giovane inquieto che si confronta con una verità inattesa sulle proprie origini. Da quella frattura nasce un’urgenza: dare forma a un destino che sente sfuggirgli. Nel suo cammino, accanto all’amico Ludovico, Edilio si muove tra personaggi che hanno segnato la storia di Milano e che si mescolano ad apparizioni enigmatiche, simili agli Arcani dei Tarocchi.

Intrecciata alla sua vicenda, riaffiora dal passato un’altra storia: l’incontro tra Annamaria e Gabriele, legati da un amore autentico e ostinato, messo alla prova dal tempo e dalle avversità.

Prologo.
Il sogno

Cammino nel buio. Non c’è forma o luce che mi conforti, dove sono? Ovunque mi giri, trovo solo del nero. Muovo le mani nella speranza di toccare qualcosa, ma niente. È angosciante. Aspetta, cos’è quel puntino bianco là in fondo? Si avvicina. Ora è sopra la mia testa. Un faro? Sembra una di quelle luci che trovi sul palcoscenico del teatro. È accecante. Pare volermi indicare qualcosa. Mi volto. C’è un drappo rosso dietro di me, non me n’ero accorto. Lo scosto.

Un’enorme risaia compare dietro quel sipario, è così vasta che non ne vedo la fine. Sta per albeggiare. Il sole sbuca all’improvviso, illuminando con i suoi raggi la scacchiera dei campi allagati. Che meraviglia!

Ogni riquadro ha un colore diverso. Il quadrato sulla sinistra, più in fondo, si sta tingendo di giallo, quello accanto a lui, sulla destra, di lilla, i più vicini di viola, poi blu, verde, rosa, arancione. Ricordano un quadro di Mondrian. Le lunghe strisce di terra che delimitano ogni quadrato sono di colore rossiccio e qualche ciuffo d’erba come il sole qua e là, in oro. Che posto è questo?

Sotto di me compaiono delle radici, che cominciano a muoversi autonomamente, intrecciandosi fra loro, fino a formare una piccola scala. Sembrano invitarmi a calpestarla per scendere fino alla risaia. Non so se sono molto sicure. Ho la sensazione di cadere.

Un lamento stridulo e roco allo stesso tempo sopraggiunge dietro di me. Mi volto. Un uccello enorme mi punta con decisione. Ha delle zampe lunghissime e magre. Un becco secco e appuntito. È agghiacciante. Senza pensarci troppo, mi precipito lungo le scale di radici. A ogni passo che faccio, si sgretolano. Corro sempre più veloce, fino a che non tocco una delle strisce rosse della risaia. Ecco, ora lo vedo meglio. È un airone. Scende in picchiata sul pelo dell’acqua. Le sue zampe si macchiano di rosso. Ora attacca le altre pozze, cambiando continuamente di colore. Un airone variopinto, impregnato del colore di un’enorme tavolozza. Poi si posa su una betulla che costeggia la risaia e mi osserva. Non sembra però avere un’aria minacciosa. Anzi, mi strizza l’occhio in segno di saluto. Che animale singolare. Ho un brivido che mi scorre dalla nuca fino alla punta dei piedi.

A proposito, che scarponi sto calzando? Non sono le mie solite scarpe. Sono marroni e sono slacciati, ma per quanto provi a chinarmi per allacciarli, non riesco ad arrivarci. Li trovo pesanti, è come se il terreno si fosse improvvisamente fatto più paludoso e fangoso. Ho la sensazione di scivolare. Devo trovare un posto dove potermi sedere. Ecco, su quel ciuffo abbondante di erba dorata. Affaticato, mi tolgo le grosse scarpe infangate. Osservo l’acqua, nuotano frettolosamente e nella stessa direzione un sacco di pesciolini rossi. Strane raganelle gialle mi saltellano accanto. Una in particolare sembra voler giocare con me. Ma non appena mi avvicino, mi guarda e mi fa la linguaccia. Dopodiché salta nel quadrato blu che mi sta di fronte, increspando tutta l’acqua. Osservo la mia immagine riflessa. Rabbrividisco per quanto è scura. Non riesco nemmeno a vedere il mio viso. Agito l’acqua. L’immagine si ricompone piano piano e torno nuovamente a riconoscere il mio volto, la mia bocca, i miei occhi. Tiro un sospiro di sollievo.

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Il vento comincia ad alzarsi. Le chiome delle betulle ondeggiano. L’acqua ha la pelle d’oca. Il sole viene oscurato da qualche nuvola grigia-bianca. Improvvisamente, dall’altra parte del quadrato d’acqua, un corpo di donna coperto interamente da un lenzuolo bianco agitato nell’aria, allarga le braccia verso di me. Mi alzo in piedi. Siamo uno di fronte all’altra. Sembra quasi un manichino per quanto è perfettamente immobile. Qualcosa mi dice di attraversare l’acqua per andare verso di lei. Sono a piedi nudi. Mi inzupperei tutto, ma sono curioso. Chi si nasconde sotto quel velo? Perché sono così attratto? Il vento comincia a intonare una dolce melodia. La conosco, dove l’ho già sentita? La donna inizia a ridere. Una risata forzata, che nasconde un pianto. Il vento si fa più forte, scoprendo parte del corpo della donna. La sua pelle è chiara, perlacea, vedo le sue gambe nude, il seno rotondo e i suoi fianchi. È bellissima. Senza che me ne accorga, entro nell’acqua per avvicinarmi a lei. Sento un calore dentro di me, che parte dalla pancia. Ci sono quasi. Il cuore batte fortissimo. Sto quasi per allungare la mia mano verso la sua, quand’ecco che qualcosa di strano e informe compare dietro le sue spalle. Sono paralizzato. È un’ombra oscura. Sembra essere un uomo barbuto con forti braccia che la stanno avvolgendo e portando via. No, fermati! Che cosa sta succedendo? Lei non reagisce. Divincolati, scappa, non farti trascinare via! Non riesco a muovermi. Mi sento sprofondare nell’acqua, come fossero sabbie mobili. Con le unghie, cerco di trovare qualunque appiglio, graffiando la lingua di terra che mi è accanto, ma continuo a sprofondare, mentre l’ombra porta via quella donna. Il cielo si è fatto sempre più grigio. Cerco disperato con lo sguardo qualche aiuto, strappando erba dorata e qualche giunco, finché non alzo gli occhi verso le betulle. L’airone si è alzato in volo, venendo in mio soccorso. Ma non appena allunga le sue zampe verso di me, prende fuoco, disperdendo le sue ceneri nel vento. No, non può finire così! Ormai l’acqua mi è arrivata alla gola e i primi lampi dominano un cielo ormai nero. Sono completamente bloccato, non riesco a muovermi. Aiuto, sprofondo. Aiuto, l’acqua mi sta entrando nel naso. Aiuto! Aiuto! Aiutooo!

Edilio si alzò di colpo tutto sudato e con il fiatone. Ancora quel sogno, pensò. Guardò la stanza in cui stava. Poi decise di alzarsi dal letto, si vestì, prese le scarpe in mano e senza fare troppo rumore, uscì di casa.

Capitolo 1.
Il principio

Milano, 1931. Le prime luci dell’alba facevano risplendere tutto viale Umbria e già molta gente era in giro per la città, la strada era un fiume di persone. Continue meteore impazzite si tagliavano il cammino a vicenda, prendendo le direzioni più imprevedibili e disparate, con un ritmo incessante e snervante. Procedevano tutti col proprio passo. L’espressione di una città in tumulto, che stava attraversando un’epoca di forti crisi economiche, alla ricerca della propria dimensione, con evidenti contraddizioni. I suoi cittadini ne erano l’oggettivo manifesto: bancari e avvocati in completi di flanella grigio scuro, cappelli alla francese, cravatte e soprabiti che andavano di moda in Europa da una parte e mercanti, artigiani, contadini in abiti più sobri, legati alla tradizione del lavoro manuale, vistosamente rovinati, su carrozze trainate da cavalli o spinte a mano dall’altra. Intanto i tram gialli solcavano le strade. Li potevi udire anche solo attraverso il suono metallico dei loro clacson. I tendoni dei negozi cominciavano ad adombrare i marciapiedi e la loro presenza non faceva che appesantire quella confusione, visto che alcuni avevano persino il tempo di fermarsi davanti alle vetrine, impedendo agli altri una circolazione più regolare. Tutti si facevano ancora più vicini, così vicini da poter sentire i loro discorsi.

E su quel marciapiede stava girovagando anche Edilio. Era una mattina dei giorni della merla, accompagnata da uno strano vento caldo e quando c’era vento nei giorni della merla, si diceva che avrebbe protratto l’inverno. E per lui quel vento era un vento freddo di novità. Aveva camminato per tutta la notte con un gorgoglio nella pancia. Aveva passato le sue ore a rimuginare su quanto era accaduto, provando qualcosa che non aveva mai sentito prima. Si era trascinato a fatica sull’uscio di casa, ma poi non era entrato e aveva ripreso nuovamente a camminare. Nemmeno la stanchezza e il vino gli avevano permesso di rilassarsi, di trovare pace e soffocare i propri pensieri, facendo sembrare la nottata e tutto ciò che aveva vissuto solo un sogno.

E con quell’aria ancora frastornata si era poi brevemente ricomposto, era ritornato nuovamente a casa, era entrato senza fare troppo rumore, aveva fatto scaldare l’acqua e poi riempito la vasca. Si era lasciato scivolare nell’acqua tiepida e profumata, fino a immergere le orecchie, ascoltando il suono del suo cuore, come se fosse la prima volta. Si era quasi spaventato per quanto era incessante quel rumore, temendo un mancamento. Aveva qualcosa di nuovo dentro, anche se ancora non sapeva riconoscerlo, era troppo presto. Dalla vasca poteva vedere quel foglio appoggiato sul tavolo. Era intollerabile. Uscì dall’acqua. Non poteva rimanere in casa, doveva riprendere a camminare per schiarirsi le idee. Si era sciacquato velocemente e asciugato con il primo asciugamano raggiungibile, si era rivestito in fretta e dopo una fugace controllata allo specchio, era uscito di nuovo per strada. All’esterno appariva come sempre: un ragazzo dai modi semplici, educato, con la testa fra le nuvole, imperscrutabile, con la mascella pronunciata e lo sguardo fiero. Fiero di essere se stesso, incapace di mostrarsi nella sua fragilità.

Solitamente quando scendeva in strada e si mischiava agli altri, si isolava e non pensava più a niente. Seguiva il flusso. Come in un fiume, si lasciava trasportare, cercando di non pensare a qualcosa in particolare. Ma non quella mattina. In quella mattinata milanese lui era terribilmente sofferente e trovava insopportabile ogni rumore, ogni odore, ogni presenza. Ciò che doveva aiutarlo a distrarsi quel giorno lo intralciava.

2025-06-10

Aggiornamento

Ce l'abbiamo fatta!! Abbiamo raggiunto il primo grande traguardo delle 200 copie pre-ordinate!!! Grazie a voi il nostro sogno potrà diventare realtà!! Un forte abbraccio a tutti voi Da Filippo e Alessandra

Commenti

  1. Alessandra Bassignani e Filippo Pezzini

    (proprietario verificato)

    Come fai ad aver ricevuto consiglio su un libro che non è ancora uscito? 😂

  2. Luca Fava D'alberto

    degli amici me l’hanno sconsigliato, poco interessante

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Alessandra Bassignani e Filippo Pezzini
Alessandra Bassignani è freelance in Service Design e Marketing dell’Innovazione. Collabora con realtà sociali, startup e multinazionali, trasforma visioni in servizi ed esperienze, e crea momenti di meraviglia e spazi di incontro orientati al cambiamento e all’empowerment femminile.

Filippo Pezzini è musicoterapeuta e cantautore. Ha realizzato gli album “Flemmatico” (2019), “Sai, DiVento!” (2022) ed “Edilio Gotico”, in uscita nel 2026. Ha pubblicato l’articolo “L’atto autentico nell’errore” nella rivista “Attualità Lacaniana”.
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