La città è in fiamme, il sogno di un impero ridotto in cenere. Solimo, fedele compagno di Enea, è costretto a fuggire insieme ai pochi sopravvissuti. Ma il destino ha in serbo per lui molto più di una semplice fuga: un viaggio epico tra terre sconosciute, battaglie sanguinose e passioni travolgenti. Mentre Enea lotta per fondare una nuova patria, Solimo combatte la sua guerra personale, tra lealtà e desiderio. Nirea, una donna misteriosa sopravvissuta alla caduta di Troia, divide il suo cuore tra i due eroi, ma sarà solo a Lavinium che Solimo scoprirà il vero amore accanto ad Arianna. Dalle acque insidiose del Mediterraneo ai campi di battaglia dell’Italia, Solimo dovrà scegliere tra la gloria e il sacrificio, tra il dovere e il cuore. Un romanzo che fonde mito, avventura e passione, perfetto per chi ama le storie epiche e gli eroi dimenticati.
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto questo libro perché amo la mia città Sulmona, mitologia, la storia e le storie di eroi dimenticati. Solimo, fedele amico di Enea, meritava di essere raccontato. Volevo dare voce a un guerriero che ha vissuto battaglie, passioni e sacrifici, intrecciando la grande epopea troiana con il lato più umano dei suoi protagonisti. Unire azione, sentimento e leggenda è stato il mio modo di far rivivere il passato con emozione e intensità.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Prologo
Il cielo sopra Troia non era mai stato così cupo. I venti della guerra soffiavano con violenza, mescolando la polvere e il fumo che si sollevavano dalle rovine della città. La magnificenza di quella che un tempo era una delle città più potenti dell’antichità, ora era ridotta a una macchia nera sulla terra. Il grande fuoco che divorava ogni angolo di Troia sembrava il sigillo di una fine inevitabile. L’epoca di gloria della città era terminata, ma la sua caduta avrebbe segnato anche un nuovo inizio per coloro che, come Solimo, avevano scelto di resistere fino all’ultimo respiro.
Solimo non era un principe, né un re. Non era un uomo di sangue regale, ma la sua vita era stata legata indissolubilmente a Troia e ai suoi eroi. Era figlio della tempesta, un guerriero che, pur non essendo nato tra i potenti della città, aveva trovato il suo posto tra i migliori combattenti di Troia. La sua lealtà era stata guadagnata nel fuoco della battaglia, e la sua amicizia più profonda era con Enea, il figlio di Anchise, il principe troiano che avrebbe affrontato la distruzione della sua patria con la determinazione di chi sa che la salvezza del futuro è nelle proprie mani.
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Le mura di Troia, alte e possenti, avevano resistito a decenni di assedi. Ma nessuna forza, nemmeno quella degli dèi, poteva fermare la rottura che ormai si stava compiendo. La città era circondata, il nemico era alle porte, e l’ultimo atto della guerra era imminente. Le forze greche, con i loro eroi leggendari. Achille, Ulisse, Agamennone avevano ottenuto la vittoria. Solimo, come tanti altri, sapeva che non c’era più speranza per Troia. Le sue strade, un tempo ricche di vita e di commercio, ora erano desolate. Le grida della battaglia risuonavano come l’eco di una morte imminente.
In quel giorno di oscurità, Solimo si trovava in cima alla collina che dominava la città. Guardava la sua casa, la sua patria, che stava per essere inghiottita dal fuoco. I suoi occhi, di solito fermi e risoluti, erano colmi di tristezza. Non era solo la sua città a cadere. Con essa, stava morendo un’intera civiltà, una cultura che aveva visto i suoi padri fondatori costruire un impero che ora stava per essere annientato. Non c’era spazio per la speranza, eppure, dentro di sé, Solimo sentiva che la sua battaglia non era finita.
Accanto a lui, in silenzio, c’era Enea. Il leggendario eroe troiano, un uomo segnato dal dolore e dalla perdita, ma ancora animato da una determinazione che solo i grandi condottieri possiedono. Nonostante tutto, Enea non si era mai arreso. Eppure, Solimo sapeva che la sua amicizia con Enea lo avrebbe spinto a fare qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato.
Il destino di Troia era segnato, ma quello di lui e di Enea no. Solimo avrebbe scelto di seguire l’amico, di andare oltre la fine della sua città natale. La loro strada sarebbe stata lunga e incerta, ma il futuro di Roma, la grande città che Enea avrebbe fondato, sarebbe passato attraverso di loro.
Enea, consapevole che Troia stava per crollare, aveva deciso di partire, di salpare verso l’ignoto, verso una nuova terra. Ma Solimo non poteva restare a guardare la fine della sua città senza fare nulla. Il suo legame con Enea non era solo quello di un amico, ma anche di un compagno di battaglia, di un uomo che, purtroppo, aveva imparato a conoscere il dolore e la perdita. La sua decisione era presa: avrebbe seguito Enea nel viaggio verso l’ignoto, verso una speranza che nessuno poteva prevedere.
Mentre le fiamme consumavano Troia, i due amici si prepararono a partire. Non erano solo soldati o guerrieri in cerca di salvezza. Erano uomini con una missione più grande: quella di costruire qualcosa che andasse oltre la distruzione. Enea portava con sé la promessa di un futuro, e Solimo, pur consapevole che avrebbe dovuto lasciare tutto ciò che amava dietro di sé, sapeva che il suo destino ora apparteneva alla causa di un nuovo mondo. Avevano combattuto per Troia, ma ora avrebbero combattuto per il futuro dell’umanità.
Il viaggio che li attendeva sarebbe stato lungo e difficile. Le acque del mare non sarebbero state loro amiche, e le terre che avrebbero attraversato erano piene di insidie. Tuttavia, la loro forza e il loro coraggio li avrebbero accompagnati. Con Enea come guida, Solimo avrebbe affrontato ogni pericolo, ogni avversità. Non sarebbe stato solo un viaggio fisico, ma un cammino che avrebbe forgiato il suo spirito e la sua volontà, un cammino che lo avrebbe portato da un angolo oscuro della storia a un luogo dove avrebbe avuto la possibilità di risorgere.
Quando finalmente salparono, con le acque del mare che si aprivano davanti a loro come un orizzonte nuovo e sconosciuto, Solimo sentì il peso della sua decisione. La guerra era finita, ma per lui, e per Enea, era solo l’inizio di una nuova battaglia. Troia non sarebbe mai più stata la stessa, ma la sua memoria, quella di chi aveva combattuto e sacrificato tutto, sarebbe rimasta viva nel cuore di chi avrebbe saputo riscrivere la storia.
La nuova terra che li attendeva, lontana dalle ceneri di Troia, avrebbe avuto bisogno di uomini come loro. Uomini che, pur segnati dalla guerra, avrebbero saputo portare con sé il fuoco della speranza e la forza del coraggio. Solimo, figlio della tempesta, sarebbe stato uno di loro. Non avrebbe mai dimenticato la sua città, ma avrebbe trovato il modo di onorarne la memoria in un mondo nuovo. La guerra non aveva avuto pietà di Troia, ma Solimo avrebbe combattuto per qualcosa di più grande: un futuro dove la gloria e la rovina si sarebbero fuse in una nuova eredità.
Il mare era vasto e misterioso, ma Solimo era pronto a seguirlo. La fine di Troia non era la fine per lui, ma solo l’inizio di un viaggio che lo avrebbe portato verso la sua vera destinazione.
E così, tra il fragore delle onde e il canto degli dei, Solimo lasciò il suolo di Troia per salpare verso l’ignoto, con un solo pensiero che lo accompagnava: “Troia è morta, ma la sua leggenda vivrà attraverso di me.”
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