Trentacinque città prendono forma come variazioni dell’anima, attraversando temi universali come amore, morte, natura, sogno, tempo e ciò che resta nascosto. Ognuna è un frammento simbolico, una metafora che riflette i conflitti, le attese, le paure e le speranze dell’essere umano. I nomi stessi diventano indizi di un viaggio intimo e personale, dove l’immaginazione dialoga continuamente con l’esperienza.
Il risultato è una mappa emotiva fatta di racconti brevi e visionari, che non cercano risposte ma aprono possibilità, perché ogni città ideale, in fondo, esiste solo nello sguardo di chi la attraversa.
0. Fedora
I colori si nascondono alla vista dell’uomo che attraversa Fedora senza conoscerne il segreto. Così la città protegge il suo mistero da chi non merita di apprezzarlo. Punisce l’incauto viaggiatore, che nella nebbia di quei vicoli prova a nascondere i propri drammi, anziché portarli per mano verso nuovi giorni. E l’incerto sognatore, confuso dal riflesso dell’arcobaleno di quel palazzo al centro, ma senza il cuore necessario per provare a esplorarlo. E l’ingenuo, infine, che nella vita si è sempre accontentato della sola sfumatura che il sole disegna sulla propria ombra.
Non fermatevi all’apparenza, non arrestatevi nella ricerca, perché al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Si trova lì il cuore dell’essenza, lo scopo di un’esistenza intera, se solo si volesse perdere il giusto tempo per viverla in pienezza. L’invisibile trascende in ideale, all’incrocio di strade trafficate da questo intreccio di anime. In quei mondi, trasparenti nei pensieri e pieni di difetti, ognuno potrà sinceramente raccontare le proprie storie.
Ciascuno cercherà se stesso tra quei granelli di sabbia dal calore intenso. Non ci troverà un tesoro, però, se non saprà volerlo. Potrà incontrarsi disperso nei dilemmi di un passato mai davvero scomparso. Scoprirsi diverso in un presente che non riesce ad appassionarlo. Inventare un nuovo inizio e scriverne il futuro con l’inchiostro del desiderio. Una sfera di cristallo non rivela mai davvero il mistero che le chiediamo, ma ci racconta sottovoce quello che, più di tutto il resto, desideriamo nell’ignoto.
Capiterà forse che, chi apra questo scrigno di racconti, trovi in mano briciole di sogno o soltanto mosche con le ali già nel vento. O, al contrario, che siano farfalle a sbucare dal bozzolo, come l’alba sorge a domare il buio tra le scintille del mattino. Dentro la mappa dell’impero che ognuno di noi ha costruito per se stesso, basterà che si ritrovi una sola tra le Fedora che l’universo ha disegnato. Sia essa reale o soltanto una presunta, sia essa possibile o una priva di ogni senso.
Inizia così il cammino dentro al palazzo delle sfere di cristallo, con i pensieri tra le stelle e il cuore già in viaggio. Chi vuole conoscere nel profondo il segreto di Fedora, però, non ha valigie in mano. Saprà trovare in ciascuna città ciò che è necessario per amarne ogni dettaglio. E quel palazzo di metallo, così grigio e solitario per chi prima d’ora non ci è mai davvero entrato, saprà prendere vita dal più incantevole miraggio. Invisibile o ideale, il racconto è più straordinario quando esce dalle pagine e per un secondo puoi toccarlo.
1. ELEIL
Amore [1]
Un pettirosso vola ogni mattina tra le strade di Eleil. Porta sul cuore il colore degli amanti in fiore, delle guance di una donna dichiaratasi da poco all’uomo che le sposta l’orizzonte un passo più in là. Non si posa su alcun balcone, per planare dentro l’alba di quei vicoli vuoti senza perderne alcun tratto.
Ogni tanto arresta il suo volo per fermarsi a respirare, a camminare con le zampe vispe tra gli ultimi ubriachi. La notte è ormai alle spalle e non ne resta che un residuo di stella, sfumato dentro uno di quei primi raggi caldi. La mattina avanza, vi si trascinano i lavoratori stanchi fino al luogo in cui soffrire il trascorrere delle ore.
Il colore che lo rappresenta, però, non si può trovare né nel vino in corpo né nella fatica sul volto. Il pettirosso cerca parole d’amore tra gli infiniti sproloqui delle anime di Eleil. Il viaggiatore sa di non sbagliarsi, quando dolcemente lo sente appoggiarsi sulla sua spalla. Si guardano un secondo ancora, prima di volare di nuovo via.
E, se quella pennellata color rubino si nasconde ai suoi occhi, il pettirosso la cerca con disperazione. Anche se è troppo presto, anche quando il mondo muore. Ha trovato due giovani sulla spiaggia, ma non li conosce. Forse sono arrivati la notte prima senza aver dormito, perché dentro di loro batte già l’emozione del sole che sorge. Forse si conoscono da una vita e vogliono soltanto ricordarsi l’incantevole sensazione della curiosità, nascosta in quei momenti.
Non importa davvero saperlo. Né al pettirosso, né a nessuna delle persone coinvolte in questo vortice di sentimento, nell’alba di Eleil. Non importa nemmeno sapere se il pettirosso sia realmente quel che ciascuno immagina, con le ali al vento, oppure abbia forma di un ragazzo che cammina per la strada, alla ricerca di un altrove in cui rinascere. In fondo, non sono entrambi loro una medesima metafora d’amore?
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